Libri

“Sul cinema”

617ZuxqTa4L._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Poiché hai nominato Dante all’inferno, vorrei fare una piccola parentesi per domandarti se è vero che ti hanno offerto più volte, specialmente gli americani, di tradurre in cinema la Divina Commedia. È una tentazione ricorrente che il cinema ha da sempre verso il poema dantesco. Sì, è vero, mi è stato proposto in tre o quattro occasioni, e sempre le facce dei committenti si allungavano in espressioni di severo disappunto, non riuscivano a giustificare la mia riluttanza; era grave, molto grave, imperdonabile che io dicessi di no a un progetto così alto. Ultimamente un americanone simpaticissimo, nel tentativo di convincermi, mi diceva che io solo potevo riuscire a far intendere agli americani che cosa Dante era andato a fare all’inferno. Il progetto è seducente, mi piacerebbe fare una oretta di immagini manicomiali, schizoidi, l’inferno come dimensione psicotica, riproponendo Signorelli, Giotto, Bosch, i disegni dei pazzi: un infernetto brullo, scomodo, stretto, obliquo, piatto; ma in generale il produttore che propone la Divina Commedia vuole Doré: fumoni, belle culone nude e draghi fantascientifici. Un’opera d’arte nasce in una sua unica espressione; trovo mostruose, ridicole, aberranti queste trasposizioni. Le mie preferenze vanno in genere a soggetti originali scritti per il cinema. Io credo che il cinema non abbia bisogno di letteratura, ma ha bisogno soltanto di autori cinematografici, cioè di gente che si esprima attraverso i ritmi, le cadenze, che sono particolari del cinema. Il cinema è un’arte autonoma che non ha bisogno di trasposizioni su un piano che, nel migliore dei casi, sarà sempre e soltanto illustrativo…

Sul cinema, Federico Fellini, Il saggiatore. A cura di Giovanni Grazzini. Con uno scritto di Filippo Tuena. Uno dei più grandi cineasti della storia della settima arte, ormai scomparso da tanti anni, come un vero e proprio classico non smette mai di dire quello che ha da dire, a voler prendere in prestito la notissima definizione che dà Italo Calvino dei libri che hanno edificato l’immaginario collettivo: in questa raccolta le sue parole si impongono all’ascolto più stentoree che mai, e stimolano la fantasia e la riflessione. Per tutti gli appassionati e non solo.

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