Libri

“Il destino di una famiglia”

518NcX+QbgL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I bambini erano seduti sul ciglio della strada a Wismar, e mendicavano qualcosa da mangiare.

Il destino di una famiglia, Marie Lamballe, Rizzoli, traduzione di Manuela Francescon. Bello ed elegante sin dalla copertina, il romanzo, che si legge d’un fiato ma si candida a rimanere a lungo intessuto nei ricordi, perché è di forte impatto emotivo, racconta la storia di Hilde, che quando riemerge dal rifugio antiaereo stenta quasi a credere ai suoi occhi, perché la caffetteria dei genitori, di fatto accanto al teatro dell’opera della sua Wiesbaden, un luogo fremente di vita e bellezza, è pressoché intatta, e dunque, tra le fumiganti macerie di una Germania carnefice e vinta, si mette in testa, con coraggio e passione, di riaprirlo, e… Da leggere.

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“La casa delle bugie”

813js60uuaL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Penso che la pausa sia finita…

La casa delle bugie, Ian Rankin, Rizzoli, traduzione di Alberto Pezzotta. L’ispettore John Rebus (cognomen omen, verrebbe da dire) è in pensione da parecchio, ma la sua mente è una fucina in continua attività, da far invidia a quella divina di Efesto: quando viene a conoscenza del fatto che nei boschi di Edimburgo un gruppuscolo di ragazzini ha trovato all’interno di una macchina abbandonata un cadavere sa già non solo che si tratta di una Volkswagen Polo, e che è di colore rosso, ma che il trapassato ha i piedi ammanettati, e che si chiama Stuart Bloom. Sono passati dieci anni da quando le indagini si sono chiuse con un nulla di fatto, ma… Impeccabile e imperdibile.

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“Nessuna notte è infinita”

71K0CC2xRaL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando pensi che la tua esistenza stia crollando, ecco che si presenta un dono bellissimo.

Nessuna notte è infinita, Francesca Pansa, Rizzoli. Il lessico familiare di Francesca Pansa è il tenero, intenso, delicato, struggente, emozionante, articolato, potente, travolgente, commovente, entusiasmante, credibile, concreto ed empatico racconto della vicenda di un nucleo fatto da persone – personaggi caratterizzati con una finezza magistrale – che si amano, e che dunque spesso provano pena nel cuore, nel contesto di un mondo, di una nazione, di una storia e una politica che cambiano, di punti di riferimento che si perdono e si ritrovano attraverso il Novecento. Da non perdere.

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“Che fine ha fatto Bernadette?”

81vuihtNBdL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sarebbe stato assolutamente poco professionale mettersi a discutere delle colpe di Bernadette con tutti intorno che cercavano di origliare.

Che fine ha fatto Bernadette?, Maria Semple, Rizzoli, traduzione di Paolo Antonio Livorati. Cate Blanchett è brava, si sa, oltre che bella, ha vinto due Oscar e tanti premi, e l’ottimo Linklater l’ha scelta, nonostante di primo acchito non sembri un’attrice che ben si amalgama alla sua Weltanschauung, per il ruolo della protagonista nell’adattamento – che pare essere piuttosto malriuscito, e addirittura molti hanno parlato della peggior interpretazione della carriera della diva australiana, perlomeno da diversi anni a questa parte (il che fa venire ancor di più la curiosità di vederlo…) – di questo romanzo di sette anni fa, che intanto possiamo leggere e rileggere e che invece è riuscito eccome, e realizza un formidabile ritratto al femminile, quello di una donna che, presa dai preparativi, lei che non si è mai voluta occupare di nulla e di nessuno e che ha in apparenza in spregio il mondo, per il viaggio in Antartide chiestole dalla figlia come premio per gli ottimi risultati negli studi, non sopportando più di essere quella che non è, prende e scompare, lasciando dietro di sé una scia di tracce e frammenti che porteranno a una rivelazione taciuta per decenni… Intenso.

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“La casa delle voci”

81Vx+VFUgaL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sostiene di aver rimosso finora il ricordo dell’omicidio e di essere tornata in Italia solo per scoprire se è vero oppure no.

La casa delle voci, Donato Carrisi, Longanesi. Pietro è il miglior psicologo di Firenze, lo chiamano l’addormentatore di bambini perché è specializzato in ipnosi e nell’aiutare infanti a superare traumi che ne condizionano l’esistenza. Un giorno però lo chiama una collega australiana che gli raccomanda il caso di un’adulta. Tituba, com’è naturale che sia, ma poi… Il maestro è tornato, più in forma che mai: un thriller angosciante, deflagrante e mozzafiato che indaga i meccanismi e dell’anima e dell’istituzione alla base della nostra visione del mondo che, sotto un aspetto rassicurante, in realtà è spesso, al di là della facciata, un calderone di perversioni, la famiglia…

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“Mammamoka”

41ZyLGTF-1L._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I giovani non capiscono un cazzo, né quelli di oggi né quelli di ieri né quelli di domani…

Mammamoka, Charlie Gnocchi, NPE. Fratello di Gene, i cui calembour sono sempre formidabili, e che ha sempre raccontato della loro famiglia numerosissima, e al tempo stesso del padre decisamente orientato a sinistra e che, pur avendo sei figli, si comprò il mitico Duetto Alfa Romeo eternato, prima ancora che da Mine vaganti e dalla guida sportiva di Nicole Grimaudo, naturalmente da Dustin Hoffman nel Laureato, con l’ovvia, assurda ed esilarante conseguenza che per andare al mare, nella godereccia riviera romagnola, dalla natia Fidenza toccasse per forza fare i turni, su e giù per l’antica via Emilia, Charlie Gnocchi, conduttore radiofonico di chiara fama, dà ora alle stampe un volume piacevolissimo sin dalla copertina, particolarmente azzeccata perché nel riprodurre uno degli oggetti più iconici all’interno del nostro immaginario collettivo, ossia la moka, lo rende simbolo di quello che è il fulcro del sapido testo, ovvero la nostra contemporaneità, che sembra l’affresco di un romanzo novecentesco sull’alienazione dell’uomo moderno per quanto è assurda. Dipanandosi fra Parma e Roma, con una ridda di personaggi strampalati e geniali e un crogiuolo di situazioni picaresche, la prosa narra la vicenda di Carlo De Sanctis, che a cinquantasei anni si rende conto di non aver mai vissuto di fatto, di essere stato sempre un abulico ignavo inconcludente e incapace di/impossibilitato a prendere una decisione, anche la più insignificante, continuamente influenzato da tutti e da tutto, e decide quindi di diventare lui, a sua volta, nientedimeno che un influencer. Per far ciò detta i ricordi dei suoi clienti più sconclusionati allo psico-conversatore Davide Maria, il quale dal canto suo ha bisogno di un avvocato che lo tiri fuori da un guaio non di poco conto, e… Delizioso.

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“Sotto il kilt… niente – 2.0”

Cover500di Gabriele Ottaviani

Non seppe cosa replicare, non aveva calcolato che lui potesse scaricarla a qualcun altro. La voce di Sean, sul finire della frase, aveva perso quasi del tutto la vena ironica ed era diventata pensosa, per poi sfumare nel silenzio assoluto. E lei ascoltò il suo silenzio per un attimo, quasi certa che Sean si fosse fermato dal dire qualcosa di più.

Sotto il kilt… niente – 2.0, Giuditta Ross, Triskell. In questa nuova edizione il romanzo è ampliato, viene aggiunto uno speciale natalizio e c’è una diversa copertina a fare bella mostra di sé: la trama invece è pressoché la stessa, così come medesima è la godibilità di una vicenda intrigante, brillante, leggibilissima, sensuale, lieve ma niente affatto superficiale, una storia di sentimenti ed erotismo in cui ci si immerge con piacere scoprendo e riscoprendo sapori passati e nuovi. Un sapido regalo per la festa più attesa.

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