Cinema

“Dove bisogna stare”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il popolo italiano è meticcio e migrante. Ma siccome fortunatamente viviamo tutto sommato nella democrazia e nel benessere, dopo aver passato decenni e decenni a riempire bastimenti per esportare per lo più operosità e in qualche caso criminalità, perché tutti i fenomeni di questo tipo fanno gola a chi ha motivi abietti per lasciare la terra natia, a molti, che magari citano De André ma non lo capiscono, fa comodo dimenticarlo. Per fortuna c’è chi si impegna per fare quel che si deve, perché il cielo stellato sarà pure sopra di noi, ma dentro di noi ci deve essere la legge morale. E Daniele Gaglianone, con asciuttezza e bravura, documenta la storia di quattro donne che aiutano chi ha bisogno. Chi cerca un futuro migliore per sé e chi ama. Chi scappa dalle persecuzioni. Perché è gay. Perché la sua religione non è accettata dal potere costituito. Per tanti motivi. Talvolta, appunto, anche niente affatto positivi. Ma non può essere questa una valida giustificazione per voltarsi dall’altra parte. Dove bisogna stare, in sala da oggi distribuito da ZaLab, è un documentario da vedere e far vedere.

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Libri

“Vicolo dell’Immaginario”

31RHZb75UVL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Amalia si fida della donna, ma tutto quel parlare e la penombra della stanza le stringono lo stomaco. Si guarda attorno come se uno spirito dovesse spuntare da un angolo oppure affiorare dall’acqua dei catini. Ma decide di tacere, osservare e ascoltare. Tia Marga chiude gli occhi. Improvvisamente nella stanza si sente una nenia, non si sa da dove provenga. È una voce profonda, di viola e di oboe. Un soffio di vento in una valle profonda, il suono di mille uccelli che volano bassi. Poi capisce: è Tia Marga a cantare, a bocca chiusa. Le sembra che l’acqua, nei tini, s’increspi. La pelle del pesce si fa iridescente, luminosa. La cuoca prende una boccetta e fa cadere una goccia di liquido in ciascuna vasca. Poi dice parole strascicate, in una lingua sconosciuta, ed è come se la voce raggrumasse l’acqua in piccoli gorghi disuguali. Dai bacili si alzano sussurri e si mescolano a quelli della Tia. Ci sono grida, pianti e alcuni singhiozzi soffocati. Lei annuisce e sembra rivolgersi a loro, a ciascuno con un tono diverso. Alcuni li consola, altri li vezzeggia, oppure rivolge un pacato rimprovero. Di tanto in tanto, lascia cadere altre gocce. Amalia si inginocchia accanto ai bacili. Minuscole creature sembrano staccarsi dalla polpa del pesce e vengono risucchiate da vortici, o forse i riflessi delle squame, la poca luce e la suggestione, le fanno vedere ciò che non c’è. Tia Marga le prende le mani e le immerge nell’acqua. «Aiutami a rimescolare, fa’ che si abituino a te».

Vicolo dell’Immaginario, Simona Baldelli, Sellerio. Lisbona è una montagna di sale, un mosaico di squame bianche attraversato dai tram e bagnato da quel fiume che ad Amalia, che ha trentasei anni, due ombre e viene da vicino Milano – o almeno così dice a chi, avendo un’idea solo sommaria dell’Italia per quello che arriva per il tramite dei mezzi di comunicazione di massa, che in quegli anni carichi di promesse parlano per lo più di terrorismo, glielo domanda, perché da quella distanza tutto sembra più insignificante, anche se in realtà tra la sua città, da cui è venuta via appena morto il marito, e quella del Duomo distano cento chilometri – per assistere un’anziana signora che cammina incipriata e impettita per la sua magione in una piazza che le ricorda la nobiltà che ha nel sangue e che le marcisce dentro come l’inesorabile decadenza del tempo che tutto fagocita ed erode, sembra impossibile che sia fatto d’acqua dolce, perché è tanto grande che le pare il mare. Clelia invece è della Bassa, presso Reggio Emilia, ha appena cambiato reparto in fabbrica – la ditta produce giostre – perché un operaio del settore delle cinghie ha perso una mano sotto alla cucitrice, ed è lì che, priva di quella malizia che ha invece Marisa, che, nonostante abbia nove anni di meno, è scaltra e furba, e compensa con la testa quel che le gambe le impediscono di fare, dopo alterne e squallide vicende ha conosciuto Dario, e quelle pietre che da tempo le opprimono il ventre hanno fatto un sobbalzo: ogni sabato sera vanno a ballare a Monticelli, con la 600 di lui… Simona Baldelli ha il dono di saper emozionare autenticamente con una scrittura travolgente e dalla cifra raffinata e inconfondibile che definire formidabile è decisamente riduttivo, e dà alle stampe un romanzo incantevole che danza con grazia fra Tabucchi, Pessoa, Borges, Márquez, Vittorini e non solo, ricchissimo di livelli d’interpretazione, riferimenti, suggestioni e chiavi di lettura, perfetto in ogni dettaglio.

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Libri

“Un cuore tuo malgrado”

41zlee8iagl._ac_us218_di Gabriele Ottaviani

Mia sorella telefonava quasi tutte le sere…

Un cuore tuo malgrado, Piero Sorrentino, Mondadori. Eternamente in bilico tra essere e dover essere, tra quello che si vuole e quello che si può: è la peculiarità, più o meno marcata, della natura umana. Bianca è giovane. È una brava ragazza. È una persona perbene. Ha un lavoro. Lo stesso di suo padre. È una conducente d’autobus. Una guidatrice giudiziosa. Un giorno, però (e qui la mente, cambiando quel che dev’essere cambiato, va a molta altra letteratura e anche a una certa cinematografia) provoca un terribile incidente. Stravolge numerose esistenze. In primo luogo la sua. Al suo fianco la sorella, all’altro estremo del canale di comunicazione che viene a instaurarsi un uomo con cui, intessendo un dialogo, si ritrova ad affrontare le sue ferite, che nascono da lontano, proprio dalla morte del padre, e dunque il senso di colpa, la determinazione a distruggersi confondendola con l’espiazione… Piero Sorrentino scrive con classe un romanzo importante e denso: da non perdere.

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Cinema

“Creed II”

taxi-drivers_creed-ii_in-sala-1024x700di Gabriele Ottaviani

Creed II. Adonis, figlio di Apollo, è il campione. Il suo mentore, Rocky, un vero e proprio secondo padre (lui che, vedovo ancora innamorato della moglie, col figlio che ha messo al mondo e lo ha reso nonno ha pudore di parlare), anche se lui lo chiama zio, figura irresistibilmente malinconica che ha superato, pure grazie all’impetuoso ragazzo, il cancro, gli è accanto e lo assiste, lo aiuta a tenere bene a mente l’obiettivo, sia all’interno che all’esterno del recinto di corde che delimitano il ring, allegoria e quintessenza sia della settima arte che dell’esistenza, fatta di amori, passioni, obblighi, doveri, paure, debolezze, fragilità, scontri. All’orizzonte, rabbiosamente bramoso di rivalsa, c’è infatti chi insegue la sfida per trovare un senso alla sua battaglia: Ivan Drago. Colui che sul ring ha ucciso Apollo. Colui che ha perso tutto, umiliato da Rocky. Colui che ha un figlio, enorme, brutale, rozzo ma efficacissimo boxeur… Perfettamente in linea con le attese, piacevole, riuscito, sornione, intriso d’effetto nostalgia, il curato capitolo che vede mattatori della valida e ampia compagine attoriale, tra Los Angeles, Kiev, Mosca e quella Philadelphia che a Balboa ha dedicato una statua, Michael B. Jordan e Sylvester Stallone, nel suo ruolo per antonomasia, è un film che si lascia davvero ben guardare. In sala dal ventiquattro di gennaio per Warner.

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Libri

“Corpo a corpo”

413-vVoaypL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quel giorno è un brutto giorno per parlare.

Corpo a corpo, Silvia Ranfagni, e/o. La verità va guardata in faccia. Specialmente se è sotto gli occhi di tutti. E non si può negare il fatto che tantissime persone, uomini e donne, avrebbero dovuto pensarci non una, non due, non tre, non dieci, non cento, non mille ma miliardi di volte prima di riprodursi. Perché se non sei risolto non puoi risolvere, se non ti ami non puoi amare, se non sei responsabile non puoi trasmettere la responsabilità. E invece, poiché lo stadio della consapevolezza per molti è un vero e proprio miraggio, c’è chi pensa di colmare la voragine che ha dentro mettendo alla luce un figlio, condannato a generare e a provare infelicità. Un figlio che non sa crescere, e che dunque affida a un altro da sé, con cui il rapporto non può che scivolare verso la perversione… Finalmente la maternità affrontata senza le nuvole di zucchero filato della retorica stucchevole e falsa che fa sentire colpevoli e inadeguati i sensibili e i fragili, in un libro che trascende i generi.

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Libri

“Il fuoco e la polvere”

51jYtl1qOCL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

E adesso, cosa avrebbe fatto?

Il fuoco e la polvere, Mauro Garofalo, Frassinelli. L’Italia è stata appena unita, e per giunta nemmeno del tutto, visto che Roma e il Veneto sono ancora terre straniere ed estranee, eppure la protervia del potere che impone i suoi schemi anche laddove se ne sono sempre adottati degli altri comincia già a farsi sentire. La Maremma del milleottocentosessantadue è stupenda e fascinosa, perigliosa e selvaggia, aspra, dura, feroce e ribelle, è luogo di contadini, di mezzadri, che tirano avanti tra le mille vessazioni dei padroni: c’è chi vuole togliere loro letteralmente il pane di bocca, zolla dopo zolla, per costruire la ferrovia, e il bandito-eroe, il capitano Bosco, che ama la bella Elena, che per far dispetto a lui viene rapita, li aiuta a resistere. Ma… Garofalo dà alle stampe una travolgente storia di passioni, convincente e coinvolgente.

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Libri

“L’umanità in tempi bui”

41SUZ0mCNDL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La gioia, per dir così, si dà il tono. Ciò che la rende impossibile è l’invidia…

L’umanità in tempi bui – Riflessioni su Lessing, Hannah Arendt, Raffaello Cortina editore. Edizione italiana a cura di Laura Boella. Il ventotto di settembre di sessant’anni fa, in occasione del conferimento, da parte della libera città anseatica di Amburgo, tradizionale roccaforte della SPD in Germania, del prestigioso premio Lessing, Hannah Arendt, storica e filosofa tedesca naturalizzata statunitense, migrante e apolide perché perseguitata in quanto ebrea durante gli anni del nazismo, pensatrice tra le più importanti, influenti e significative del cosiddetto secolo breve, pronunciò un discorso che è anche un’efficace sintesi della sua Weltanschauung, e un ritratto del concetto stesso di umanità, vessillo dell’illuminismo sventolato a viva forza anche in tempi che di umano non avevano nulla. Da questo punto, e dalla sopravvivenza di quest’idea, al di là di tutto, prende le mosse questo saggio intenso e importante: da leggere.

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