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“La verità…” sul piccolo schermo

patric-2-maxw-654Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Eagle Pictures, Società Italiana di Distribuzione e Produzione Cinematografica, è lieta di annunciare l’inizio delle riprese della serie evento “LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT”, adattamento televisivo in 10 puntate dell’omonimo best-seller scritto da Joël Dicker e tradotto in 25 lingue.

La serie, diretta dal leggendario regista Jean-Jacques Annaud al suo esordio nella regia televisiva, ruota attorno alla misteriosa figura del Professor Harry Quebert (interpretato da Patrick Dempsey) accusato di aver assassinato una giovane donna con cui 33 anni prima aveva avuto una relazione.

Jean-Jacques Annaud ha dichiarato: LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT è il progetto ideale per il mio debutto nella serialità tv americana. Il romanzo da cui è tratto possiede tutti gli elementi che servono a creare l’atmosfera di mistero che è la forza di questa storia. Mi sono gettato in questa nuova avventura con enorme entusiasmo”.

LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT”è una co-produzione Eagle Pictures e MGM Television in associazione con la Barbary Films di Fabio Conversi.

Tarak Ben Ammar, Chairman di Eagle Pictures e Produttore Cinematografico le cui collaborazioni nel corso degli anni sono andate da Roman Polanski a Steven Spielberg, da Roberto Rossellini a Giuseppe Tornatore, consolida il sodalizio iniziato con Jean-Jacques Annaud sul set del “Principe del Deserto”, che Ben Ammar ha prodotto e distribuito nel mondo attraverso Universal Pictures e Warner Bros.

Tarak Ben Ammar ha dichiarato: “Eagle Pictures non solo co-produce LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT ma, cosa più importante, co-finanzia il progetto, affermandosi così tra gli interlocutori più solidi e affidabili nella produzione di opere filmiche, oltre che nella distribuzione che esercita con successo in Italia da oltre 30 anni”.

 

Non capita tutti i giorni” ha proseguito Ben Ammar “di riuscire a mettere insieme una produzione di oltre 45 milioni di dollari, per una storia Americana ma interamente narrata da europei. Di fatto, è la prima volta in assoluto che un progetto di questa portata parte dall’Italia per poi entusiasmare l’America al punto da convincere una major quale MGM Television a co-finanziarlo e curarne la distribuzione sul territorio Statunitense tramite EPIX. Sono sicuro che questa serie evento aprirà la porta a molte altre collaborazioni simili”

 

Steve Stark, Presidente MGM Television Production & Development ha affermato: “Milioni di lettori sono stati conquistati da questa storia di mistero, amore e menzogne, e non potremmo essere più entusiasti che questo cast di altissimo livello abbia accettato di dare corpo e voce a questi straordinari personaggi”

LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT è stato da subito un titolo molto ambito per una trasposizione” ha affermato Fabio Conversi di Barbary Films, “quindi io e il mio socio abbiamo dovuto muoverci molto in fretta per assicurarci i diritti e poi portare a bordo Eagle Pictures, MGM Television e Jean-Jacques Annaud”.

Eagle Pictures S.p.A., fondata nel 1986, è una società di distribuzione e produzione cinematografica italiana; dal 2008 la Società è di proprietà di PrimaTV, Holding dell’omonimo Gruppo che fa capo a Tarak Ben Ammar (80%) e Naguib Sawiris (20%).

Nel giro di pochi anni la Eagle è diventata leader tra le società Indipendenti italiane del settore dell’intrattenimento curando la distribuzione e produzione di film, l’acquisizione di diritti televisivi e la distribuzione home video. Eagle Pictures vanta rapporti commerciali consolidati con tutti i principali Broadcaster (SKY, RAI, MEDIASET) e le più importanti Piattaforme di Distribuzione VOD (NETFLIX, TIM, CHILI-TV, I-TUNES e GOOGLE PLAY) presenti in Italia. Dalla sua creazione nel 1986, la Eagle Pictures ha distribuito nelle sale cinematografiche e in home video circa 1.500 film.  Tra i film più importanti distribuiti da Eagle ricordiamo: La passione di Cristo e Apocalypto di Mel Gibson, la Saga di Twilight,  Il discorso del reIl Lato PositivoAmerican HustlePaddington, La battaglia di Hacksaw Ridge  e Lion solo per citarne alcuni.

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68. Berlinale

Berlinale – News about Panorama

PM_PanoramaBerlinale: Wieland Speck Takes on New Responsibilities and Hands Over His Position as Head of Panorama after 25 Years

Wieland Speck, until now head of the Berlinale’s Panorama section, will in the future be contributing his extensive range of expertise on film to the Berlinale as Consultant of the Official Programme. Starting in 1982, Wieland Speck joined forces with Manfred Salzgeber to build upPanorama (an autonomous section as of 1980, known as “Info-Schau” until 1985) and made its programme one of the most prestigious in arthouse film.

Wieland Speck took over as head of Panorama in 1992. Over the past 25 years he has continually enhanced and fine-tuned the section’s profile as well as brought international recognition to the Teddy Award. Launched with Manfred Salzgeber in 1987, it was the world’s first and, to this day, most important film prize for queer cinema. Speck has curated more than 1800 promising cinematic productions – fiction films, documentary works and short films – and offered them to the public, press and industry for political debate and cinematographic experience.

“I want to thank Wieland from the bottom of my heart for the fantastic job he has done with Panorama. He established a platform for ambitious independent cinema, and successfully positioned it on the international market. I’m especially pleased that he will now be assisting us with his expertise and experience, and programming the Panorama’s 40th jubilee in 2019,” says Festival Director Dieter Kosslick.

Dieter Kosslick has appointed a new team to run Panorama – headed by Paz Lázaro. Together with Michael Stütz and Andreas Struck she will curate the Panorama programme.

All three have worked alongside Wieland Speck for years. Paz Lázaro became programme manager of Panorama in 2006. Michael Stütz, to date responsible for programme coordination, will – in addition to coordinating the Teddy Award – now contribute to shaping the section as programme manager and curator. Andreas Struck, programme advisor at Panorama as of 2006, will now be responsible – alongside his curatorial tasks – for editorial work and communicating the Panorama programme.

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Cinema

“Dunkirk”

maxresdefaultdi Gabriele Ottaviani

Millenovecentoquaranta, fine maggio. Il male, ossia i nazisti, sembra inarrestabile. Il corpo di spedizione britannico, insieme agli alleati, è costretto a indietreggiare fino a Dunkerque, estrema propaggine nordorientale della Francia occupata e sventrata. Una spiaggia da cui l’Inghilterra si vede, tanto è stretta in quel punto la Manica. Ma non si riesce a raggiungerla, quella casa amatissima. L’arenile è una claustrofobica trappola spazzata dalle abnormi maree che fanno incagliare le grandi navi, un soffocante cul de sac in cui quattrocentomila uomini, per lo più ragazzi dannatamente timorosi di deludere il prossimo loro e forsennatamente aggrappati all’istinto di sopravvivenza, e che padri, madri e innamorati disperano un giorno di rivedere varcare la soglia della propria porta, sono sotto tiro. Bisogna recuperarli. L’aviazione, con i ranghi ridotti ai minimi termini in quelle zone perché considerata più utile altrove, combatte in cielo, per mare arriva la gente comune col guscio di noce con cui va a pesca la domenica a riprendersi i suoi figli. A Churchill ne basterebbero trentamila. Saranno trecentotrentacinquemila. Dunkirk, di Christopher Nolan, in sala dal trentuno di agosto, con Jeffrey Kurland ai costumi, Hans Zimmer alla musica, Lee Smith al montaggio, Nathan Crowley alla scenografia, Hoyte Van Hoytema alla fotografia e una magnifica compagine di attori (Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D’Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy), è epico, maestoso, commovente, monumentale, esaltante, emozionante, perfetto. Imprescindibile.

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Cinema

“Amityville – Il risveglio”

imagesdi Gabriele Ottaviani

Belle è una splendida e problematica diciassettenne che ha perso il padre per un cancro e che si sente immotivatamente in colpa per l’incidente che da due anni ha ridotto a un vegetale attaccato alle macchine il fratello gemello James. La madre, da sempre molto credente e tenacemente attaccata alla speranza, decide, per cercare di ricominciare, di trasferire tutto quel che rimane della famiglia, che comprende anche la piccola Juliet e il cane Larry, un bellissimo pastore tedesco, in una meravigliosa villa in stile coloniale olandese dei primi del Novecento sita in una elegante località di Long Island. È vicina a un ottimo centro di neurologia ed economicamente – guarda un po’… – è stata un vero e proprio affare. Il problema è l’indirizzo: 112, Ocean Avenue. Ovvero la casa infestata più famosa d’America e forse del globo. Quella dove nel millenovecentosettantaquattro, il tredici di novembre, alle tre e un quarto di notte, il ventitreenne Ronald De Feo massacra la famiglia a fucilate. Quella che ha ispirato illazioni, libri e film (uno anche di Damiano Damiani, ed è tra quelli citati nel corso della pellicola, quando Belle comincia a non essere più ignara della storia della magione, e a rendersi conto che qualcosa non va…), il primo dei quali persino con il signor Streisand, ovvero James Brolin (due Golden Globe e un Emmy per Marcus Welbymedical drama con Robert Young trasmesso negli USA tra il millenovecentosessantanove e il millenovecentosettantasei). Quella di Amityville. Nella fattispecie, Amityville – Il risveglio. In sala dal ventitré di agosto. Di Franck Khalfoun. Con Bella Thorne, Cameron Monaghan, McKenna Grace, Jennifer Morrison, Thomas Mann (pleonastico a dirsi che non si tratta del fantasma del premio Nobel, benché il film sia un thriller/horror classico come e quanto più non si può – per non dire prevedibile e già visto – e approssimativo sotto ogni aspetto: può anche andar bene per una serata estiva con gli amici, si lascia guardare ma nulla di più…), Kurtwood Smith, Taylor Spreitler, Hunter Goligoski e Jennifer Jason Leigh. Che veramente brava non lo è mai, ma qui si supera in negativo. Il problema fondamentale però purtroppo di questa pellicola è uno: non c’è un millisecondo che sia uno in cui metta almeno un po’ di paura… Peccato.

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Cinema

“The teacher”

594-the-teacherdi Gabriele Ottaviani

Bratislava, allora Cecoslovacchia, millenovecentoottantatré, cortina di ferro e palazzoni socialisti spersonalizzanti e grigi, quantomeno all’esterno, che di più non si può (l’incantevole centro storico medievale, mitteleuropeo e asburgico dell’attuale capitale della Slovacchia non si intuisce nemmeno). È vedova di un militare. È la presidente della sezione scolastica del partito di governo, quello, va senza dirsi, comunista. È senza figli. Ha la sorella a Mosca, Unione Sovietica. È una donna non brutta, non giovane, non magra. È un’insegnante. Di letteratura russa. Letteratura slovacca. Storia. Sembra dolce. Veste in modo colorato. Si presenta ai suoi alunni all’inizio dell’anno scolastico e domanda loro quali siano le professioni dei genitori. Per poter chiedere dei favori. E chi si rifiuta viene vessato. Ma padri e madri, giustamente, non ci stanno. The teacher è un film brillante, intelligente, ben fatto, ben scritto, ben diretto, splendidamente interpretato, ironico, pieno di livelli e chiavi di lettura, credibilissimo, al di là delle latitudini, universale, di cristallina importanza etica, civile, morale. Ed è tratto da una storia vera. Da non perdere. In sala dal sette di settembre.

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Libri

“Le radici del mirto”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Non si può pretendere di andare a fondo dell’anima di nessuno…

Le radici del mirto – Donne ribelli contro la violenza – 1935-1945 – Genova, Milano, Firenze e Parma, Maria Grazia Corradi, Erga. Targa speciale della giuria dei critici del Premio Stresa di narrativa, edizione del duemiladiciassette. Il mirto è una pianta che tutta una serie di leggende che si perdono nella notte dei tempi ha connotato con un gran numero di significati simbolici: come chi muore giovane è infatti assai cara agli dei. Di più, è sacra. Pare prenda il nome da una fanciulla uccisa per invidia da un giovane che era stato da lei sconfitto in una gara ginnica, e quindi abbia avuto origine dalla pietà di Atena per la sventurata ragazza, è legata al culto dei morti ma anche, se non soprattutto, ad Afrodite, la dea dell’amore, della bellezza, della sensualità, della prosperità, della femminilità. È del resto un arbusto sempreverde, longevo, finanche secolare, di grande adattabilità: laddove poche piante riescono a crescere, lui è in grado di mettere radici, e dare frutto. Emblema perfetto, dunque, della natura delle donne, che non solo, raccontando il mondo, ne impediscono la fine, ma spessissimo in prima persona si oppongono con forza cristallina a ciò che ritengono insopportabilmente ingiusto: è assai difficile a credersi che le istanze di Antigone potessero, in tutta onestà, essere incarnate da un uomo, diverso sarebbe stato il suo agire. È tempo di regime e di guerra quello che Maria Grazia Corradi con stile energico e fluido racconta, tratteggiando figure non solo femminili di esemplare dirittura morale, che si stagliano solidissime in difesa del bene e in netto contrasto con la multiforme violenza, annidata in ogni angolo. Interessante.

 

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Libri

“I coraggiosi saranno perdonati”

51cCjxvsCGL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dove si andrebbe a finire, con questa tolleranza che va tanto di moda, se cominciassimo ad ammettere che ci sono cose che non vediamo pur avendole davanti agli occhi?

I coraggiosi saranno perdonati, Chris Cleave, Neri Pozza, traduzione di Laura Prandino. La guerra è dichiarata, ma non si tratta della struggente e autobiografica pellicola del duemilaundici di Valérie Donzelli con Jérémie Elkaïm: in questo caso il conflitto che sta esplodendo è la seconda guerra mondiale. Hitler ha invaso la Polonia, e si prepara a mettere a ferro e fuoco l’Europa intera. Fortunatamente i suoi piani saranno, dopo un’estenuante e annosa carneficina, sventati, ma Mary non può ancora saperlo. È il millenovecentotrentanove, ha diciott’anni, è sveglia, intraprendente, vuole darsi da fare come volontaria, sogna di essere una spia al servizio di Sua Maestà Britannica. Ma il suo destino non sarà quello di essere, mutatis mutandis, un’emula di Mata Hari. Piuttosto qualcosa di molto simile al Primo incarico di Isabella Ragonese, per citare nuovamente qualcosa di cinematografico (ed è soltanto uno degli innumerevoli esempi possibili): maestra in provincia. Una classe, un percorso da compiere per portare in salvo i fanciulli in campagna prima che la situazione si faccia ancor più pericolosa, trenta bambini. Gli ultimi. I meno desiderati. I più problematici. Quelli che hanno delle difficoltà. Quelli la cui pelle non è poi così chiara… Intenso ed emozionante, pieno di chiavi di lettura e di interpretazione, sfaccettato come un diamante dal bel taglio, è caratterizzato con sapienza e cura, ha una prosa ampia, piena, convincente.

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