Libri

“Gli adulteranti”

71ycnT5SP7L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mentre finivo di ricaricarmi mi bevetti una caffettiera intera.

È più vicino ai trentacinque che ai trenta, fa il giornalista, è sposato, sta per diventare padre, è immaturo e non ha voglia di crescere, cerca sempre di sfangarla con la simpatia: finché un giorno non è costretto a guardare in faccia la realtà. E… Eccezionale da ogni punto di vista, credibile, travolgente, trascinante, scritto in stato di grazia da Joe Dunthorne, che dipinge l’animo umano alla perfezione e senza l’ombra di un passaggio a vuoto (non a caso una sua celebre opera è divenuta un film con Craig Roberts, Yasmine Paige, Noah Taylor, Paddy Considine e Sally Hawkins, Submarine), Gli adulteranti, tradotto da Giulia Boringhieri per Einaudi, sono un affresco magnifico del nostro tempo liquido e precario: da non perdere.

Standard
Libri

“Transiti”

71iuegeUnyL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho settecento pagine di appunti, ha detto Jane con freddezza. Non posso buttarle via.

Che sia allo sbando lo si capisce da subito: accetta di pagare un’astrologa che le scrive di sua spontanea volontà per e-mail dicendo che essendo venuta a conoscenza dei suoi dati ne ha calcolato il quadro astrale… E del resto appena riconosce Gerard che pedala forsennatamente e le passa dinnanzi senza guardarla il primo pensiero che le sovviene alla soglia della coscienza è di lui nudo seduto sul davanzale dell’appartamento che condividevano tre lustri prima quando con le gambe ciondoloni nel vuoto si rammaricava del fatto che a suo dire lei non lo amasse: siamo tutti di passaggio, ci ricorda senza retorica e con brillantezza estrema Rachel Cusk nell’ottimo Transiti, libro dell’anno per ben più d’una testata, edito da Einaudi e tradotto da Anna Nadotti. Cambiamo sempre, casa, amori, vita: la protagonista è una scrittrice. Ha due figli. Il suo matrimonio è naufragato. Lascia il luogo natio per Londra. Sceglie, dopo una ricerca lunga e faticosa, un appartamento del tutto da ristrutturare. Inizia, anche simbolicamente, un percorso complesso ed estenuante in cui le pare di avere tutto e tutti contro: i figli al momento restano a casa del padre e lei entra in contatto con varia umanità con cui si relaziona nella maniera che più le si addice, ascoltandone e raccontandone le storie. Perfetto.

Standard
Libri

“Come una famiglia”

4184en6A4DL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La proprietaria dell’Aston Martin era una donna alta e quasi filiforme. Due le cose che mi hanno colpito subito: le sue sneakers a disegno tartan e i guanti da guida. Per il resto era vestita di bianco, camicia marinière di popeline e pantaloni a sigaretta. Potevo sbagliarmi, ma la sola borsa in pelle d’agnello costava quanto un mese di stipendio di Ramón e Alicia (e Nora paga loro anche un solo minuto di straordinario). Ti chiederai perché mi dilungo su questi aspetti. Perché chi porta addosso circa cinquemila euro di vestiti può permettersi di non lasciare nessun particolare al caso. Un re studia ogni accessorio per comunicare esattamente il proprio potere, il militare si equipaggia pensando solo alle esigenze della battaglia. L’essere umano che sta dentro vestiti del genere delega tutto alla sua divisa e ci si barrica per risultare il meno vulnerabile possibile. Fisicamente poteva essere una ex modella, i capelli erano a metà fra il biondo e la canizie dell’anzianità. Mentre ci presentavamo le ho dato una sessantina d’anni, e non ci sono andato lontano. – Amanda Paulus, l’avvocato Di Maria le avrà parlato di me. Mi aveva comunicato solo il nome, ma naturalmente ho mentito con trasporto. Si è sfilata un guanto da guida per darmi la mano. Me l’ha porta, anzi, concessa, con il polso reclinato verso il basso. Non ha nemmeno accennato a stringere.

Come una famiglia, Giampaolo Simi, Sellerio. Nella sestina finale del Bancarella. I figli, si sa, non sono i nostri figli. Sono i figli della vita, e non ci appartengono. Sono diversi da noi che li generiamo. Sono frecce scoccate dall’arco. Vanno amati, aiutati, protetti. Ma non si può vivere al posto loro. E soprattutto non è al loro posto che si possono risolvere i problemi che hanno, men che meno quelli che creano. Perché altrimenti non avranno contezza del reale peso delle loro azioni, e dunque ne compiranno sempre di peggiori. Fino a che punto ci si può spingere per tutelare chi si ama? Fino a che punto si può negare la verità? Di questo e molto altro scrive Simi, con prosa magistrale e sublime, nel contesto delle neghittose, ammalianti e ruvide atmosfere della fascinosa Versilia: magistrale.

Standard
Libri

“La grammatica della corsa”

3517334di Gabriele Ottaviani

Forse vuole solo dirti che ti vuole bene…

La grammatica della corsa, Fausto Vitaliano, Laurana. Aveva poco più che vent’anni quando se n’è andato dal natio borgo selvaggio. E non ha conquistato il mondo, anzi. Ne sono passati più o meno altrettanti, e ora torna. Pare che il padre si sia suicidato, ma non è che tutti i tasselli collimino alla perfezione, tutt’altro. Il ritorno, come sempre, porta inoltre con sé la speranza di un vivificante cambiamento e insieme un misto di sensazioni contrastanti dovute al ritrovarsi mutati in contesti familiari ma che non si riconoscono più completamente: come gli amici di un tempo, che nel corso della propria storia hanno mutato vita, interessi, abitudini, opinioni, atteggiamenti. Inoltre, come se non bastasse, un commissario, che non eccelle in nulla ma non si ferma di fronte a niente, è coinvolto in un’inchiesta che non mancherà di generare conseguenze ben più che semplicemente significative… Con prosa fluida e cristallina Vitaliano trascende il genere per raccontare, bene, l’umana natura e le sue contraddizioni.

Standard
Libri

“Chi ha ucciso mio padre”

71XP+4vc5qL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non ero innocente.

Chi ha ucciso mio padre, Édouard Louis, Bompiani, traduzione di Annalisa Romani. Giovane gay curioso di vita, ha abbandonato la famiglia, segnato soprattutto dal rapporto pessimo col padre, figura da superare, da sconfiggere simbolicamente per raggiungere l’indipendenza e l’autodeterminazione. Questo è uno dei più significativi passaggi del suo primo volume, Il caso Eddy Bellegueule, tradotto da Alberto Cristofori, dirompente caso letterario, ben scritto, intenso, avvolgente, coinvolgente, drammatico, duro, doloroso, difficile, potente, capace di indurre alla riflessione e all’empatia narrando una storia di forte impatto con passione e solennità, credibilmente, senza apparente retorica: Ridevano mentre il mio volto si colorava di rosso per mancanza di ossigeno (la naturalezza delle classi popolari, la semplicità delle persone da poco a cui piace ridere, sempre di buon umore). Mi venivano le lacrime agli occhi, mi si confondeva la vista come quando va di traverso la saliva o un boccone. Non sapevano che era il senso di soffocamento che mi faceva lacrimare, pensavano che piangessi. Perdevano la pazienza. Ho sentito il loro alito quando mi si sono accostati, quell’odore di latte inacidito, di animale morto. I denti, come i miei, probabilmente non venivano mai lavati. Le madri, nel paese, non tenevano molto all’igiene orale dei figli. Il dentista costava troppo caro e la mancanza di denaro finiva sempre per trasformarsi in scelta. Le madri dicevano In ogni caso ci sono cose più importanti nella vita. Soffro ancor oggi di atroci dolori, di notti insonni, per questa negligenza della mia famiglia, della mia classe sociale, e anni dopo, arrivando a Parigi, alla Normale, avrei sentito dei compagni domandarmi Ma perché i tuoi genitori non ti hanno portato da un ortodontista. Le mie bugie. Avrei risposto che i miei genitori, intellettuali un po’ troppo sognatori, si erano tanto preoccupati della mia formazione letteraria da trascurare per essa la mia salute. Nel corridoio, il grande coi capelli rossi e il piccolo con la schiena curva gridavano. Le ingiurie si succedevano ai colpi, e il mio silenzio, sempre. Frocio, checca, invertito, culattone (culo allegro), pederasta, inculato, busone, ricchione, finocchio, sodomita, rottinculo, bardassa, zia e poi omosessuale e gay. A volte ci incrociavamo sulle scale piene di studenti, o altrove, in mezzo al cortile. Non potevano picchiarmi davanti a tutti, non erano così stupidi, rischiavano di essere sospesi. Si accontentavano di un’ingiuria, tipo frocio (o una cosa simile). Nessuno ci badava, intorno a me, ma tutti sentivano. Penso che tutti sentissero perché mi ricordo dei sorrisi di soddisfazione che comparivano sulla faccia degli altri in cortile o in corridoio, come per il piacere di vedere il grande coi capelli rossi e il piccolo con la schiena curva fare giustizia, dire quello che tutti pensavano in segreto e sussurravano al mio passaggio, quello che sentivo Guarda, è Bellegueule, il frocio… Bellegueule vuol dire faccia tosta. Ma Eddy non la aveva. L’infanzia in campagna per lui non è stata affatto un paradiso arcadico, bensì un inferno di violenze, a casa e fuori, psicologiche e fisiche. Il padre non faceva altro che bere. Quando non chiudeva i cuccioli della gatta di casa in un sacco prima di fracassarli contro il muro. A scuola si è beccato tutti gli epiteti possibili e immaginabili che il dizionario dei sinonimi prevede, nella colonna più triviale, tra quelli del lemma omosessuale. Per non dire del resto. Ha cambiato nome. È diventato Édouard Louis. En finir avec Eddy Bellegueule (in Italia, per Bompiani, Il caso Eddy Bellegueule), è un romanzo devastante di grandissima qualità ed enorme successo. Da qui prende le mosse per il suo film – Marvin, con Finnegan Oldfield, Grégory Gadebois, Vincent Macaigne, Catherine Salée, Jules Porier, Charles Berling e, nel ruolo di sé medesima, colei che ha contribuito personalmente e in maniera decisiva alla produzione e alla messa in scena dello spettacolo che aiuterà il ragazzo a raccontare la sua tragica storia (nel corso del cui dipanarsi però ha anche incontrato persone che lo hanno aiutato, in primo luogo a non vergognarsi di essere quel che è, come una preside illuminata, della quale prenderà, emblema di salvezza, il cognome quando deciderà di chiamarsi in un modo diverso, e un mentore che l’ha spinto con ulteriore forza sul palcoscenico), ossia nientedimeno che la sempre impeccabile Isabelle Huppert – dolorosissimo e ottimo, crudo e struggente ma pure lirico e malinconico, Anne Fontaine (Augustin, Nathalie…, Nouvelle chance, La fille de Monaco, Two mothers, Gemma Bovery, Agnus dei)”: così scrivevamo invece dal Lido di Venezia in occasione del vincente passaggio del film tratto dal succitato volume. Ma anche per Louis giunge il momento del ritorno in quel nido da cui ha voluto e dovuto spiccare presto il volo, e la domanda è sempre quella: perché il padre non è in grado di capirlo? La risposta che si dà – finalmente l’elaborazione arriva – è che ciò sia dovuto al fatto che le promesse delle istituzioni, tradite, gli abbiano di fatto tolto l’esistenza, impedito di poter vivere davvero evolvendosi, facendolo avvizzire nel risentimento e nella frustrazione: ci sono dunque dei colpevoli, e contro di loro si scaglia Louis in questo fiammeggiante, travolgente e imprescindibile pamphlet.

Standard
Libri

“Lettere dall’universo”

91dlUz5cfxL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Aveva il viso accartocciato come se qualcuno glielo avesse annodato stretto.

Lettere dall’universo, Erin Entrada Kelly, Rizzoli, traduzione di Giuseppina Oneto. Vincitore della Newbery Medal. A differenza di Valencia, che non sente dalla nascita ma non si ferma dinnanzi a nulla, Virgil è gracile, timido, insicuro, a tal punto che, come se non sapesse o volesse mai uscire dal suo guscio, finanche i suoi genitori lo chiamano Tartaruga: per fortuna che ha Gulliver, il suo porcellino d’India, a cui però Chet, il peggior bullo del quartiere, fa uno scherzo terribile. Le loro esistenze, come pure quella di Kaori Tanaka, che sa leggere le stelle, consultare i cristalli e addirittura preconizzare l’avvenire, non hanno inizialmente punti di contatto, ma, come per un effetto domino, si concatenano via via in maniera sempre più stretta, simbolica, variegata e sorprendente: per tutti, da leggere.

Standard
Libri

“Itaca”

Itaca_COP.qxp_Layout 1di Gabriele Ottaviani

Questo rimescolamento di popolazioni non è cosa nuova nell’Eptaneso…

Itaca – L’isola dalla schiena di drago, Luca Baldoni, Exorma. È per antonomasia il luogo del ritorno, la patria che si è dovuta abbandonare, il miraggio che gli dei si divertono a far scomparire di continuo dinnanzi agli occhi dell’eroe punito per la sua hybris, la peggiore delle colpe: amalgamando con rara sapienza la storia, il mito e suggestioni più contemporanee, Luca Baldoni, avvalendosi anche di belle immagini, intesse una narrazione solida ed efficace che induce alla riflessione e che pone il lettore nella condizione di meditare sulle sorti umane, sulla loro tendenza alla reiterazione, sulle domande esistenziali che, di fatto, in ogni tempo e in ogni luogo, sono assai simili fra loro.

Standard