Intervista, Libri

La forza delle donne: intervista ad Antonella Ferrari

di Gabriele Ottaviani

Antonella Ferrari è l’autrice di Adelaide: Convenzionali la intervista per voi.

Da quale esigenza nasce questo romanzo?
Nessuna esigenza particolare, mi aveva affascinato la storia di Giuseppe Mazzara che arriva a Chieti da Napoli in manette, e diventa un tramite tra i Carbonari delle due città. Da lì il romanzo ha preso una piega più romantica, data la scarsità di riscontri storici negli archivi.

Che ruolo hanno l’amore e la storia nella vita, in letteratura e in quest’opera?
L’amore, declinato in ogni sua accezione, padre/figlio, uomo/donna, o tra sorelle, regna in questo libro come nella vita. Il mondo finirebbe senza amore. Secoli di letteratura descrivono la sua importanza in ogni momento dell’esistenza umana. Cosa sarebbe la terra senza amore?

Qual è il messaggio del suo testo?
Un messaggio di amore trasversale, a 360°, per tutti, senza limiti e confini e che vince sulla bigotteria dei benpensanti.

Quale sensazione spera che i lettori provino immergendosi nelle pagine della sua narrazione?
Vorrei donare qualche ora di spensieratezza e distrazione. Il lettore si accomoda e parte per un viaggio fino a tre secoli fa. Scoprire come era dura la vita senza telefoni, internet e auto.

Cosa rappresenta la Carboneria?
La Carboneria è stata un movimento popolare per i diritti e la libertà del popolo agli inizi dell’800, ha unito persone diverse, nobili e umili, ricchi e poveri,  è  stata uno scenario interessante su cui  tessere la trama, un argomento non troppo inflazionato.

Com’era la Chieti ottocentesca? Perché ambientare qui il romanzo? Come mai si parla di rado di questa città?
La Chieti ottocentesca è descritta fedelmente, ho sfogliato pergamene impolverate presso l’Archivio di Stato di Chieti, la mia città di origine, scoprendo l’epidemia di colera a marzo 1837 e altri eventi riportati nel libro. Il romanzo è incentrato sui personaggi, Chieti è il teatro degli eventi, l’ho lasciata di proposito sullo sfondo, mi interessava più descrivere stati d’animo e umanità varia.

Chi è Adelaide?
Scartabellando tra le carte mi sono imbattuta in questa donna forte e indipendente, davvero la colonna portante della famiglia. Mi ha colpito questa persona avanti di cento anni, e da lì ho plasmato la mia eroina senza paura e single convinta.

Chi sono i Mayo?
I Mayo sono una famiglia della nobiltà chietina, appartenevano a un gotha di sei o sette casati potenti che di fatto imperavano in città. Negli archivi si trovano molti documenti sul loro palazzo sul corso principale, oggi Fondazione/Museo,  ma poco delle vicende dei Mayo. Così ho modellato alcuni personaggi su spunti storici riportati e ho inventato gli altri protagonisti del libro e le loro avventure.

Chi sono suor Anna, Ari, Giacinta, Giuseppe e Rebecca?

Solo Giacinta, sorella di Adelaide e Giuseppe, diventato suo marito, sono realmente esistiti, gli altri sono espedienti per arricchire la narrazione, per romanzare i fatti di tre secoli fa.

Perché scrive?
Scrivo quello che accade intorno a me, i fatti che osservo ogni giorno. Li elaboro, fantastico e nascono storie più o meno avvincenti.

Prossimi progetti?
Ho già pronto un romanzo ambientato in Sardegna, mio luogo del cuore. Si intitola L’Isuledda, storia d’amore e di vita dura a cavallo dei secoli.

Il libro e il film del cuore, e perché.

Il mio libro del cuore è Le Braci di Sandor Màrai, un romanzo perfetto, non è migliorabile, spinge a riflessioni profonde e insegna il vero senso della vita. Per i film, spazio da Fuga per la Vittoria, squadra di calciatori nella seconda guerra mondiale che vince e fugge grazie al popolo, a Pretty Woman, una Cenerentola degli anni ‘90. Entrambi dimostrano che è possibile salvarsi, la vita riserva sempre splendide sorprese.

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“Adelaide”

di Gabriele Ottaviani

Non ero bella, ma il fascino del mio nome conquistava…

Adelaide, Antonella Ferrari, Castelvecchi. Teatina, laureata in giurisprudenza, docente a contratto nell’università della propria città, Antonella Ferrari ha già all’attivo diverse e convincenti prove letterarie: il suo nuovo romanzo conduce con mano sicura il lettore sul finire del diciannovesimo secolo, facendogli conoscere una donna assolutamente all’avanguardia, nubile per scelta ma certo per nulla ostile all’amore, anzi, che assieme a fratelli e amici decide di impegnarsi anima e corpo nella lotta carbonara, una battaglia sociale, culturale, etica, morale, collettiva per la giustizia e la libertà che trae forza proprio dagli ideali da cui è ispirata, e dal desiderio di autodeterminazione, di presa di coscienza, di affrancamento da una realtà asfissiante che non consente, ad Adelaide come agli altri personaggi, chi vive una passione che il resto del mondo segna a dito, chi viene accusato del male solo perché trova altre strade per il bene, chi perché vive in una prigione, ma non ne ha piena contezza, di essere davvero quel che sono. Da leggere.

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“Il riflesso del passato”

di Gabriele Ottaviani

Qualche volta si sforzava di ripensare in maniera più precisa a quegli anni. A un certo punto radunò una pila di fogli di quaderno e cercò di tracciare una cronologia. Scrisse luglio 1966 in cima al primo foglio, agosto in cima al secondo, e così via. Poi si sedette al tavolo della cucina con tutti i fogli bianchi davanti, mentre una decina di fili sottili si aggrovigliava e si dipanava nella sua mente. Si rese conto di non riuscire a riordinarli. E anche di ciò che credeva di ricordare, capì di non essere in realtà molto sicura. Per esempio, cominciò a ricordare di aver conosciuto una tizia che si chiamava Maris alla stazione degli autobus di Omaha; una ragazza brillante, con le trecce e gli occhi assonnati, seduta vicino a uno zaino strapieno. Ma poi ricordò che Maris era il nome della ragazza scomparsa ai primi di marzo del 1966 dalla Casa della signora Glass. Potevano esserci due Maris? Non sembrava probabile, eppure lei era certa che quella con cui aveva abitato nella comune di Omaha fosse Maris. Erano rimaste amiche per… quanto tempo? Quando l’aveva vista l’ultima volta? Cosa ne era stato di lei? Nora rimase immobile a fissare i fogli bianchi. Si era tormentata per tutta la notte. Era posseduta, si aggirava per casa alle tre del mattino, con gli spiriti che scivolavano al loro posto come ombre colpite per un attimo dal raggio di una torcia elettrica. La casa era piena di fantasmi, e Nora si fermò accanto al letto di Jonah e fece scorrere la torcia sul suo viso addormentato. «Non… non…» borbottò lui, con le palpebre serrate, muovendo la mano contro la luce per scacciarla, come se fosse una ragnatela. «Piantala! Ho bisogno di dormire». Non sapeva quanto grave fosse la situazione.

Il riflesso del passato, Dan Chaon, NN. Traduzione di Silvia Castoldi. Docente e scrittore pluripremiato, Dan Chaon torna in libreria con un apologo formidabile sulla natura umana: siamo fragili, bisognosi d’amore, fatti per stare assieme, ognuno a modo suo, e ciascuno di noi porta su di sé, più o meno palesi, i segni delle cicatrici lasciati dalle sofferenze che ha subito e a cui è sopravvissuto. Sono due uomini i protagonisti di questa storia, uno convive sin dalla più tenera età con una difformità fisica causata da un incidente terribile e col senso d’alienazione dovuto allo straniamento che gli dà il contesto in cui si muove, lo spaesamento per l’assenza di legami, l’ansia per la ricerca di un fratello mai conosciuto, perché dato in adozione dalla madre con cui la frattura si è fatta insanabile, e l’altro sta perdendo ogni punto di riferimento e ogni affetto: inizialmente diffidente nei confronti del primo, pian piano si convince di non aver nulla da temere da quest’ultimo. Finché un giorno suo figlio non scompare, e… Monumentale.

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“Qui giace un poeta”

di Gabriele Ottaviani

Di tomba in tomba, si rafforza una convinzione: questo cimitero rappresenta la suprema espressione dell’assurdo che diventa reale. Dove, se non qui, la figura di un magnaccia diventa una divinità a cui chiedere intercessioni? Eccomi di fronte a una lapide ingombra di bottiglie di rum e birra, accanto a bigliettini con richieste di grazie ed espressioni di devozione. Sono le offerte lasciate ad Alberto Yarini, detto “il re di San Isidro”, famigerato importatore di prostitute francesi nella viziosa Cuba di inizio Novecento. Una brillante carriera interrotta a ventotto anni, quando un suo concorrente lo uccide a revolverate per avergli rubato la “piccola Berta”, petite princesse dei bordelli avaneri. Yaneisimi assicura che le jineteras, cavallerizze del turismo sessuale a poco prezzo, vengono qui nottetempo a ballare attorno alla tomba di Yarini, macchiando con baci vermigli il bianco sepolcro…

Qui giace un poeta – 60 visite a tombe d’artista, Jimenez. Keats, Onofri, Kerouac, Camilleri, Holan, Yeats, Frost, Virgilio, Leopardi, Whitman, Carver, Carbone, Thomas, Genet, Chateaubriand, Silva, Campana, Mansfield, Bolaño, Vittorini, Sbarbaro, Kapuściński, Skene, Kafka, Carpentier, Biamonti, Tolkien, Browning, Woolf, Poe, Hesse, Joyce, Spark, Pirandello, Sartre, De Beauvoir e tantissimi altri nelle parole di Forster, Governi, Miele, Ghiotti, Trabacchini, Manuppelli, Simon, Damiani, Emmons, Ciccolari Micaldi, Gallico, Keevil, Pasti, Benigni, Escorcia, Ulbar,  Kimber, Coletta, Dozzini, Mencarelli, Ferracuti, Rickard, Grazioli, Ricci, Denti, Gulisano, Ciampi, Rampello, Vannucci, Bertoldi, Brunoni, Tafi, Cacioppo, Cutolo e un ulteriore gran numero di autori, fini esegeti, dicitori eleganti e sensibili. La morte non è niente, in fondo, si scivola nella stanza accanto, quel che rimane è nel ricordo di chi resta, nelle opere che si sono lasciate: visitare le tombe, che nascono per fare dell’immateriale qualcosa di tangibile, è un atto d’omaggio che ricorda il machiavelliano cambiarsi d’abito prima di andare, di sera, al termine di una lunga giornata, nello studio per recarsi al cospetto dei più grandi, che parlavano tramite i propri testi, e questo mosaico policromo e corale di sessanta viaggi letterari è una celebrazione della bellezza come essenza inevitabile e salvifica.

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“Salviamo il nostro futuro!”

di Gabriele Ottaviani

Uno dei motivi per cui avevo deciso di dedicare un Fire Drill Friday alla salute è che alcuni ignorano il legame tra crisi sanitaria e crisi climatica. Non collegano al clima la comparsa di nuove malattie, l’aumento dei disturbi respiratori, del cancro e di altre patologie che mettono alla prova il sistema sanitario degli Stati Uniti e quello dei Paesi di tutto il mondo. Il riscaldamento globale favorisce la diffusione di zanzare, zecche, roditori e altri vettori di malattie, portando la dengue, l’encefalite, la febbre gialla e la zika in luoghi in cui prima non esistevano. Le inondazioni, contaminando cibo e acqua, causano un’impennata di malattie legate alla presenza di roditori. E l’impatto sulla salute umana si prolunga anche oltre la fine dell’emergenza. L’inquinamento dell’aria, aggravato dal riscaldamento globale, ha causato due milioni di morti in tutto il mondo per cancro ai polmoni, malattie cardiovascolari, asma e allergie. L’OMS stima che il 93 per cento dei bambini sotto i quindici anni respira quotidianamente aria inquinata al punto da mettere a rischio la salute e lo sviluppo psicofisico. È una situazione inaccettabile. I sistemi sanitari a livello globale non sono equipaggiati a gestire l’esistente, figuriamoci ciò che ci aspetta. La dottoressa Sandra Steingraber, la scienziata con l’animo da poetessa che aveva diviso la cella con me dopo il primo Fire Drill Friday, è stata la prima ospite a intervenire al dibattito. “Non mi capita spesso di essere presentata come biologa e come poetessa” ha esordito. “Ma credo che sia la biologia sia la poesia ruotino intorno al mistero della vita. La biologia vuole risolverlo e la poesia lo contempla. Da giovane ho avuto il cancro. Stavo per compiere vent’anni quando mi è stato diagnosticato un tumore alla vescica, uno dei tipi di cancro di cui è ormai stata dimostrata l’origine ambientale. ‘Perché proprio io?’ mi sono chiesta. La risposta era nella biologia, certo, ma anche nella poesia. Soprattutto nella poesia scritta da donne. Quando oggi vedo tanti ragazzi che scioperano per il clima sventolando cartelli con la scritta ‘Voi morirete di vecchiaia, noi moriremo di cambiamento climatico’, li comprendo perfettamente. So cosa significa per una giovane donna sapere che il proprio futuro è a rischio, conosco il senso di terrore che ti afferra quando pensi di non aver modo di difenderti, di non poter fare progetti, di non avere idea di cosa fare della tua vita perché devi affrontare un grosso problema di salute. “Come biologa ho il dovere di indagare scientificamente i legami tra clima e salute. Ma per me l’oggettività scientifica non si traduce in neutralità politica. Se l’analisi dei dati su clima e salute arriva alla conclusione che saranno sempre di più le persone destinate a subire danni fisici, che ci sarà un aumento di casi di ictus, infarti e nascite premature, che i raccolti andranno perduti e si rischierà una carestia di massa che ingrosserà le fila dei rifugiati, allora, come scienziata, sono in dovere di prendere questi dati e inserirli all’interno di un movimento sociale che abbia come obiettivo quello di salvare vite umane. “Il nostro corpo vive in una comunione perfetta con l’ambiente che lo circonda. Siamo composti per il 65 per cento di acqua: il plasma nel nostro sangue, le lacrime, il latte materno sono gocce di pioggia, acqua di falda. In questo senso, siamo parte del ciclo dell’acqua. A ogni respiro in noi entra circa mezzo litro di atmosfera, che è composta per il 20 per cento di ossigeno. E l’ossigeno viene per metà dagli alberi, e per metà dal plancton presente negli oceani: sono le uniche fonti che abbiamo sul nostro pianeta. “La crisi sanitaria comincia nell’istante stesso in cui una trivella raggiunge le rocce del sottosuolo”…

Salviamo il nostro futuro! – Il mio impegno per l’ambiente, l’equità e la salute, Jane Fonda, Aboca, traduzione di Anita Taroni. Due Oscar, quattro Golden Globe, tre Henrietta Award, un primetime Emmy, due BAFTA, due vittorie a Cannes, un David di Donatello, un Hollywood Film Awards, un Golden Laurel, un NSFC Award, due OFTA, un Leone d’oro alla carriera, quattro nomination agli Screen Actors Guild Awards, una manifesta avversione per Trump e un impegno vero, perenne e al di sopra di ogni sospetto, tanto che ci è finita anche in galera più di una volta, per i diritti civili, che non sono una coperta né una torta, darne a chi non ne ha non toglie nulla a nessuno, anzi: Jane Fonda, ottantadue primavere all’attivo e una verve da ragazzina, è un’attrice formidabile e una pasionaria, e Greta Thunberg l’ha stimolata. La nostra casa è in fiamme, il futuro non aspetta, il mondo è malato, dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo farlo adesso, contro l’inquinamento e per il bene di tutti. E lei lo fa, e lo racconta. In modo semplicemente eccellente: da non farsi sfuggire per nessuna ragione. per conoscere, capire, imparare, riflettere, ragionare, migliorare, stare meglio.

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“In scienza e coscienza”

di Gabriele Ottaviani

Le strade di Lodi, martedì mattina, mi accolgono deserte. Il solito traffico dell’ora di punta, quando tutti corrono in ufficio o a portare i bambini a scuola, è ormai un lontano ricordo che in fondo rimpiango. Lungo il tragitto per l’Ospedale Maggiore incrocio solo un paio di auto della polizia e molte ambulanze, che mi superano perdendosi più avanti a sirene spianate. A Codogno, dopo la chiusura del Pronto Soccorso, anche la Terapia Intensiva è stata progressivamente svuotata; rimarrà solo un presidio con un anestesista di turno. Riprenderò quindi servizio a Lodi dove la situazione, a quanto mi dicono i colleghi, è drammatica. Tanta è la voglia di ricominciare che arrivo in ospedale con largo anticipo. Lo scivolo di accesso carrabile al Pronto Soccorso ingoia i mezzi del 118 senza sosta. Intorno a me c’è grande movimento, un andirivieni di barelle e pazienti che si accalcano all’ingresso principale. Nella confusione e riorganizzazione seguita all’emergenza, l’ospedale mi appare completamente diverso da come lo ricordavo, e nonostante i tanti anni di lavoro ho difficoltà a orientarmi. Alla fine raggiungo la Terapia Intensiva, che si trova al settimo piano. L’ascensore va e viene senza mai fermarsi, quindi decido di usare le scale.

In scienza e coscienza – Cos’è successo davvero nei mesi che hanno cambiato il mondo, Annalisa Malara, Longanesi. Originaria di Reggio Calabria, medico anestesista rianimatore, lombarda d’adozione, premiata anche da Sergio Mattarella, Annalisa Malara il Covid lo combatte in prima persona, contro tutto e tutti, da quando è cominciato quest’orrore mortifero che ci fa titubare prima d’abbandonarci a un abbraccio con chi ci manca ma che d’altro canto non fa sì che si ponga come primo provvedimento quello che parrebbe più logico anche a un bambino appena nato e del tutto privo d’esperienza del mondo, ossia fare in modo che i mezzi pubblici non siano un indicibile carnaio in cui si viaggia pressati: questa è la sua viva voce. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“Il mio terzo tempo”

di Gabriele Ottaviani

Sono passati ventidue anni dalla morte di Justin Fashanu e ventinove dal ritiro di Marcus Urban…

Il mio terzo tempo, Claudio Marchisio, Chiarelettere. Sette scudetti, tre supercoppe italiane, quattro coppe Italia, un campionato in Russia, novantacinque presenze in nazionale, tra cui cinquantacinque nella compagine maggiore, oltre quaranta gol in carriera, un’avviata attività imprenditoriale, una splendida famiglia, una bellezza oggettivamente abbagliante e, come diceva Gigi Cagni, elogiandolo con pieno merito come uno dei migliori centrocampisti italiani, forza fisica, inserimento, tiro da fuori, tocco sotto, grande intelligenza dentro e fuori dal campo: ed è proprio questa caratteristica la più splendente e significativa che emerge nel suo libro. Claudio Marchisio, infatti, che i lettori del Corriere della Sera sanno già quanto ben scriva, visto che sovente sulle colonne del principale quotidiano italiano compaiono suoi pezzi, e che si sta dimostrando eccellente commentatore per la tv pubblica, dove non mancano professionisti formidabili come il finissimo esegeta Franco Bragagna o il sempre ottimo Alessandro Antinelli, è un vincente che non lo fa pesare, anzi, è straordinariamente umile, non giudica ma si mette sempre in discussione, e non tira indietro la gamba mai, nemmeno quando c’è da dire che il mondo del calcio è un universo spesso connotato in modo sessista, maschilista e omofobo, o che è ipocrita preoccuparsi del fenomeno dell’immigrazione interessandosi delle persone non in quanto esseri umani ma solo perché il sistema ha bisogno di manodopera a basso costo da sfruttare. Il mio terzo tempo è un’ampia riflessione sulla contemporaneità da leggere assolutamente.

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“Ugo il duro”

di Gabriele Ottaviani

Come si fa a non tirare un pugno sul naso a quella bestia?

Ugo il duro, Gianfranco Mammì, MUP. Introduzione di Anna Malerba. Prefazione di Gino Ruozzi. Quattro anni fa chi scrive ha avuto la grandissima fortuna e l’immenso onore di vincere l’edizione, dedicata in quell’occasione, come avviene alternativamente con la narrativa, alla miglior sceneggiatura fra quelle pervenute alla commissione giudicante, del duemilasedici del Premio Malerba, un riconoscimento letterario assai importante e prestigioso che si deve in primo luogo all’inesausto impegno e alla travolgente passione di Anna Lapenna, moglie di uno dei più significativi e originali scrittori italiani, cui si devono opere come Il serpente, Salto mortale, Il pataffio, Le pietre volanti, Le maschere, Itaca per sempre e tanti altri tioli ancora: è per me dunque una gioia davvero grande e intensa poter scrivere del libro dell’autore che si è imposto nell’ultima edizione del premio, Gianfranco Mammì, funzionario di biblioteca dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, primo autore dell’Emilia-Romagna a vincere in undici anni il riconoscimento ispirato da un suo conterraneo, che ha dato vita a un romanzo non solo bello, agile, fluido, ben scritto, ben congegnato, interessante, intelligente, brillante, profondo, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, ma anche punteggiato da una tenera e umanissima ironia, mai malevola, che si inserisce perfettamente nel solco della tradizione malerbiana e zavattiniana. La motivazione della giuria ha giustamente infatti sottolineato, tra le varie doti di quest’opera, che ha per protagonista una originale e simbolica figura che ricorda a tratti il celebre Mozziconi di Malerba, e che realizza un affresco esistenziale compiuto e preciso, l’ impasto linguistico estremamente calibrato, che mescola armoniosamente registri alti e bassi, seri e comici, nonché lo stile leggero e divertente che però suggerisce tematiche profonde legate al mondo degli emarginati. Da non perdere per nessuna ragione.

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“Gingko”

di Gabriele Ottaviani

Non è noto con esattezza quando o perché il gingko è diventato concesso alle persone…

Gingko – L’albero dimenticato dal tempo, Peter Crane, Olschki. Traduzione di Gianni Bedini. Presentazione di Fabio Garbari. È la sola specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae, dell’intero ordine Ginkgoales e della divisione delle Ginkgophyta. È un albero antichissimo le cui origini risalgono a duecentocinquanta milioni di anni fa nel Permiano e per questo è considerato un fossile vivente. È una specie relitta. Ha proprietà antiossidanti e neuroprotettive, tra le molte che possiede, è raro, ma non così tanto, perché ogni tanto, in qualche giardino, aiuola o cortile, spunta e fa subito allegria, con la sua chioma folta ed elegantemente sbarazzina, quasi arruffata, è bellissimo: è il gingko. L’umanità è cambiata, lui è rimasto, pertinace simbolo di speranza e vita: Crane ne fa un ritratto imprescindibile.

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“I sistemi della comunicazione”

di Gabriele Ottaviani

La prospettiva alternativa all’esistenzialismo è il costruttivismo.

I sistemi della comunicazione, Claudio Baraldi, Olschki. Siamo fatti per stare insieme. Per comunicare. Per abbracciarci. Per parlarci. Per confidarci segreti. Per condividere la gioia. Per ripartire il peso del dolore. La comunicazione è una caratteristica innata, indispensabile, ineliminabile dell’essere umani: ma è anche uno strumento di propaganda, di marketing, di lavoro, di persuasione, e, sin da quando l’uomo ha facoltà di parlare, agisce in ossequio a precise strategie, che se da un lato rispondono a esigenze sempiterne dall’altro si evolvono assieme al tempo, alla società e al target di riferimento: questo saggio curatissimo è un’ampia e interessante digressione sul tema. Esaustivo.

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