Libri

“Con occhi di tigre”

COP_rampini_occhi_tigre.indddi Gabriele Ottaviani

L’ipersensibilità animale per fenomeni microscopici sarebbe la ragione per cui alcuni di essi riescono a prevedere i terremoti – un’ipotesi a nostro avviso non fondata. Di sicuro, sanno prevedere l’imminente cambiamento delle condizioni meteorologiche: ma anche in questo caso, ciò che noi percepiamo non corrisponde alla realtà. Un animale che a noi pare «agitato», «innervosito» e che con questo prevede un temporale che poi effettivamente si verificherà, è in realtà un animale che, sentendo l’avvicinarsi della pioggia, si mette alla ricerca di un luogo coperto dove ripararsi. La nostra tendenza a leggere le cose in chiave umana è così radicata da essere ineliminabile. È una caratteristica che ci distingue da qualsiasi altra specie biologica, ma al tempo stesso abbiamo anche molto in comune con gli altri animali. Uno dei due aspetti prevale, di volta in volta, come un pendolo, e questo in certe situazioni rende possibili storie curiose come quella che stiamo per raccontare.

Con occhi di tigre, Matteo Rampin, Gianni Mattiolo, Sperling & Kupfer. Sono affascinanti, eleganti, potenti, superbi, bellissimi, simboli magnetici e magnifici di intelligenza ma anche di dolcezza: e possono pure essere fonte di ispirazione, per evitare le trappole mentali, i conflitti, gli errori, crescere come persone, individui, cittadini. Sono i grandi felini. Matteo Rampin, psichiatra e psicoterapeuta che da anni si occupa di gestione delle crisi e di problem solving, collabora con il Ministero della Difesa ed è consulente di comunicazione e innovazione per conto di enti pubblici, aziende private, di allenatori, manager e imprenditori, nonché autore di decine di pubblicazioni, e Gianni Mattiolo, trainer di animali cui si deve un bioparco a Campolongo, in provincia di Venezia, con linguaggio semplice, accattivante e avvincente dialogano a proposito di tigri, leopardi e non solo, inducendo il lettore alla riflessione. Da non perdere. Del resto anche Rocky si affidava non a caso all’eye of the tiger

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Libri

“Storia del libro in Occidente”

41qjBVJGlJL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Conclusa la stesura, giunge il lavoro della trascrizione, eventualmente seguìto da una prima diffusione. La scrittura, su una sola facciata del rotolo, si sviluppa dapprima su lunghe righe, nel senso della larghezza: il rotolo non è un volumen ma un rotulus e lo si tiene in verticale. La disposizione in colonne, che diventa sempre più frequente (in tal caso il volumen si tiene orizzontalmente), implica che il testo sia organizzato in «pagine», che il lettore sfoglierà l’una dopo l’altra. Il termine «pagina» designa l’insieme delle colonne – generalmente tre – che si presentano agli occhi del lettore e, per estensione, il lato scritto del volumen. È evidente che il verso con cui si maneggia la copia cambia in funzione della grafia: da sinistra a destra per il latino e il greco, da destra a sinistra per l’ebraico. Per proteggere il testo, il volumen viene arrotolato cominciando dalla fine, «che veniva chiamata umbilicus, a cui si fissava un bastone di legno di bosso o d’ebano, oppure di qualche altro materiale, allo scopo di tenere dritto il rotolo. All’altra estremità si incollava un pezzo di pergamena che foderava tutto il volume».

Storia del libro in Occidente, Frédéric Barbier, Dedalo, nuova edizione, traduzione di Vito Carrassi e Rita Tomadin. Storico e bibliotecario francese di chiara fama originario di Chatou, laddove c’è il celebre isolotto degli impressionisti, nel dipartimento degli Yvelines, a nemmeno venti chilometri dal centro di Parigi, con ogni evidenza ha fatto della passione la sua vita e viceversa. E lo sa raccontare. E la sua vita e la sua passione sono i libri. Gli amici più fedeli, insieme ai cani, che un essere umano possa trovare. Gli unici che non mentono. Non tradiscono. Non deludono. Gli unici che hanno le risposte. Gli unici a cui non hai bisogno di fare domande. Gli unici in cui puoi rispecchiarti senza remore. Gli unici che davvero non ti giudicano. Gli unici che non ti amano solo per comodità. Il libro è un oggetto, certo, ma ha anche un’anima, e nel corso della storia, in cui certamente l’invenzione della stampa ha funto da spartiacque, ha vissuto un’evoluzione non solo formale: Barbier la racconta con magnifica acribia. Imprescindibile.

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Libri

“I pazienti del dottor García”

4129uoCBShL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le ho detto che ti sei innamorato alla follia…

I pazienti del dottor García, Almudena Grandes, Guanda, traduzione di Roberta Bovaia. Monumentale come la voce dell’artefice, fra le più importanti della recente storia letteraria spagnola che è stata di ispirazione anche per il maestro Bigas Luna, il romanzo, avvolgente, sensuale, complesso, articolato, convincente, coinvolgente, entusiasmante, potentissimo, solenne e poderoso, racconta la resistenza al nazismo nella Spagna di Franco. Ottantadue anni fa infatti su Madrid piovono le bombe dei nazionalisti e il giovane Guillermo García Medina, nipote di un nonno assai libertario, impara a trasfondere sangue, diventa il medico dei rossi – almeno questo è l’appellativo che gli viene di fatto affibbiato – e soccorre i repubblicani. Da lui, che vede nel suo destino il plotone d’esecuzione, si rifugia la vicina e amica d’infanzia Amparo Priego. Bella. Seducente. Ambigua come il rapporto che li lega. Falangista. Ma Guillermo ha una possibilità di salvezza: un suo paziente è infatti una spia, e la loro amicizia supera il tempo, che tutto erode. Ma anche nell’epoca della Guerra fredda il nazismo continua a tessere le sue infami e infide trame, e proprio pure a Madrid: infatti… Da non lasciarsi sfuggire.

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Libri

“Il club delle lettrici”

51KTe9r+E+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non fare la saccente, Martha.

Il club delle lettrici, Renate Dorrenstein, Guanda, traduzione di Laura Pignatti. Sono sette. Sono donne. Sono olandesi. Amano i libri. Hanno fondato un club di lettura. Hanno deciso di prendere parte a una crociera letteraria organizzata da un autore che, almeno in foto, sembra giovane, magro e simpatico. Lo spirito è quello del capolavoro di Melville, Moby Dick, che però la critica – a dimostrazione di quanto sovente lasci il tempo che trova – stroncò appena apparve in maniera a dir poco assurda e feroce. Sono un manipolo di amiche sovreccitate – e forse è addirittura un eufemismo – all’idea di questo viaggio, che ognuna affronta preparandosi come meglio crede e come sa, tra mappe, vestitini e gilet beige, pistole dorate e whisky: ma è in arrivo la tempesta… Graziosissimo.

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Libri

“Racconti scelti”

41z3-VRZD-L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non poteva proprio immaginare che sua moglie fosse contenta: lo era così di rado…

Racconti scelti, William Trevor, Guanda, traduzione di Laura Pignatti, introduzione di John Banville. Per amore di Ariadne, Caffè con Oliver, I figli dell’editore, Sabato d’agosto, Il passato lontano, Il signor McNamara, Sole d’autunno, I fatti di Drimaghleen, Il terzo incomodo, Luna di miele a Tramore, Il campo di Kathleen, Tre persone, Gli scapoli delle colline, La veglia con il morto, Una sera fuori, Soldi a palate, Un dettaglio insignificante, La stanza, Una relazione perfetta, I figli: scrittore e drammaturgo irlandese vissuto a cavallo tra il novecento e il secolo successivo, Trevor, autore prolifico e dallo straordinario palmarès, che con ogni probabilità avrebbe meritato di essere insignito del più importante fra tutti gli allori, ossia il premio Nobel, cui più volte si dice sia stato accostato, nel novero dei papabili, membro del celebre collettivo Aosdána, ha una scrittura magnifica e preziosa, che fa rassomigliare le sue opere a espressioni artistiche neoclassiche, almeno secondo la definizione del Winckelmann, ovverosia dall’apparenza quieta ma agitate nel profondo da drammatiche e sensuali passioni. È il cantore della vita e del dolore, con un lessico delicato, nostalgico, malinconico e suadente: da non perdere.

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Libri

“La ragazza della nave”

9788823520707_0_0_300_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io credo che il ragazzo stesse cercando di dirmi qualcosa su quella base…

La ragazza della nave, Arnaldur Indriđason, Guanda, traduzione di Alessandro Storti. Scrittore islandese ormai più che celebrato, e con pieno merito, di romanzi polizieschi che ha lavorato anche come critico e giornalista, Arnaldur Indriđason, la cui prosa è solida e ben caratterizzata in ogni dettaglio, racconta in questa occasione con una trama fitta e congegnata in modo ottimo la storia di una doppia indagine che si dipana e si articola fra due diversi livelli temporali, non lesinando in vendette, violenze e gelosie e facendo riferimento all’epoca della seconda guerra mondiale, dell’occupazione inglese dell’isola, neutrale ma di decisiva importanza per gli alleati, mentre l’allora madrepatria Danimarca era invasa dalle croci uncinate: un ragazzo manca l’appuntamento con la sua fidanzata, e un giovane ufficiale viene ritrovato cadavere… Da leggere.

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“La filosofia dei Led Zeppelin”

snaidero-filosofia-led-zeppelindi Gabriele Ottaviani

Robert Plant (detto Percy) non sopporta i frontmen tutti mossette sul palcoscenico, come lo sono stati molti dei suoi colleghi che cantavano nei gruppi heavy metal formatisi negli anni Ottanta. Si riferiva a uno di costoro, David Coverdale, quando affermava che «quello che la gente come lui non ha capito, è che ci deve essere qualcosa di concreto: il sangue e i coglioni, il cuore e il tuono». Quando cantava nei Led Zeppelin, Robert Plant possedeva certo tali qualità. Lui stesso ha inoltre più volte evidenziato il ruolo decisivo che nel suo stile canoro hanno emotività, corpo e sensualità, rivendicando il suo appartenere all’estetica del soul contrapposta alla plastica del pop. Il Plant dei Led Zeppelin aveva un’ulteriore qualità: era in grado di plasmare la sua voce in modo da adattarla alla persona di quello specifico pezzo, adeguandovi di volta in volta intensità, volume, timbro e tessitura, o grana.

La filosofia dei Led Zeppelin – Edonismo vitalista e volontà di potenza, Tiberio Snaidero, Mimesis. I Led Zeppelin, uno dei gruppi rock più importanti della storia della musica, sono nati, e non può certo dirsi un caso, nel millenovecentosessantotto, mezzo secolo fa, nel Regno Unito, si sono sciolti dodici anni dopo quando il batterista John Bonham si è definitivamente distrutto la vita a forza di bere, i componenti rimasti in vita (Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones) hanno continuato la propria carriera come solisti non mancando di concedersi qualche reunion, di norma baciata da uno straordinario successo, e con i loro album hanno lasciato un segno indelebile. Tiberio Snaidero, docente di lingua e letteratura italiana in Italia, Germania e Stati Uniti, autore dalla prosa chiara e brillante, dal multiforme ingegno e dagli interessi variopinti – letteratura italiana e transculturale, cinema, sociologia della comunicazione, didattica della lingua e della cultura italiane e non solo – analizza il paradosso degli avanguardisti per eccellenza capaci di ottenere al tempo stesso un successo commerciale ineguagliabile e ineguagliato dal punto di vista della personalità, della vita e in special modo della musica e dei raffinati e suggestivi testi, ricchissimi di livelli di lettura e di chiavi di interpretazione, nonché di riferimenti: per tutti gli appassionati e non, un’occasione da non perdere per immergersi in un mondo onirico, mistico, psichedelico ed emozionante.

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