Libri

“Addio Lugano bella”

di Giuseppe Mario Tripodi

Massimo Bucciantini, Addio Lugano bella: storie di ribelli, anarchici e lombrosiani, Torino, Einaudi, 2020, € 30.

Preannunciato da un lungo articolo apparso sul domenicale de «Il Sole 24 ORE» del 24 maggio 2020 (L’anarchia a suon di musica) è apparso in libreria  Addio Lugano bella: storie di ribelli, anarchici e lombrosiani (Torino Einaudi 2020, € 30) di Massimo Bucciantini.  

L’autore è docente di Storia della Scienza all’Università di Siena e la sua attività istituzionale risalta soprattutto nei capitoli XI e XII ove affronta l’intreccio tra la storia del movimento libertario e gli intellettuali positivisti; vi traspaiono sia le semplificazioni lombrosiane sui numerosi attentati commessi dagli anarchici, iscritti a cliché craniometrici e pseudo biologici (il «delinquente epilettoide» ne fu il più fortunato), già serviti nello studio di altre vicende tragiche come il brigantaggio postunitario, ed anche l’autonomia dal potere politico che quel consistente nugolo di studiosi poteva permettersi di fronte alle stragi crispine  del 1894 in Sicilia e in Lunigiana.

Un libro da leggere: a differenza degli innumerevoli che non superano la circolazione amicale e di altri che, pur stampati in centinaia o migliaia di copie, servono ad adornare i comodini delle signore di buona società o ad arredare le librerie neoclassiche, dagli scaffali geometrici e geometricamente ripieni, destinate a fare da sfondo a video per marchette di ventennali trasmissioni televisive, ahimè condotte da persone sedicenti di sinistra.

Il libro, che ha avuto buona accoglienza critica (a noi è capitato di leggere Il cavaliere errante dei radicali libertari, di Francesco Benigno su «Alias-il manifesto» del 2 agosto 2020), è una biografia di Ernesto Antonio Pietro Giuseppe Cesare Augusto Gori, nato a Messina, 14 agosto 1865 e morto a Portoferraio l’8 gennaio 1911), anarchico, giornalista, avvocato, poeta, scrittore e compositore italiano nonché «paroliere» di alcune tra le più famose canzoni anarchiche di fine  XIX secolo: Addio Lugano bella, Stornelli dell’esilio, Ballata di Sante Caserio e, aggiungiamo noi al profilo di Wikipedia, l’Inno del Primo Maggio arrangiato e cantato sull’aria Va pensiero del «Nabucco» di Giuseppe Verdi, forse il più famoso canto della lirica italiana «scritto anch’esso in carcere, a San Vittore, nel 1892» (p. 225).

Uno show-man («Pietro assomiglia a un artista prestato alla politica. Più che comizi, i suoi erano spettacoli musicali e teatrali», p. 229) nelle aule di giustizia, nelle piazze, nelle osterie, nei teatri europei ed americani o, anche,  nei vapori con cui affronta  forzate o ludiche migrazioni transoceaniche; un vero cantastorie con tanto  di chitarra a tracolla che riusciva ad intrattenere affollati uditori per diverse ore, convinto che «conquistare la ragione, la mente, non basta se non si conquista anche il sentimento, il cuore» (p. 236).

Un vero e proprio mito che «ha in molti casi ha offuscato il suo ruolo di organizzatore e agitatore rivoluzionario nel senso proprio del termine. E così facendo ha riprodotto uno stereotipo da leggenda e da canzone popolare che ha finito per imbalsamarlo nella figura del cavaliere errante dell’anarchia, dell’apostolo e poeta gentile. Figura che lui stesso da un certo punto della sua vita in poi ha contribuito a costruire» (p. 129).   

E tra gli estemporanei ascoltatori delle sue performances (politiche, musicali e teatrali ad un tempo) la folla dei seguaci dell’anarchia per i quali Pietro Gori ha speso la sua vita, logorata e interrotta dalla malattia quando non aveva ancora cinquant’anni:  emarginati, ribelli e sognatori di antico e di nuovissimo conio, plebi di studenti, operai, artigiani.

Già gli artigiani: non esiste luogo ove si siano sviluppate le battaglie del movimento anarchico che non annoveri tra i suoi membri un artigiano e, tra essi, i sarti: «le associazioni dei sarti erano le più toccate dalle idee radicali» (G. D. H. Cole, Storia del pensiero socialista, Vol. I, I precursori, Bari 19772, p. 254).

E tra i sarti il più famoso, e quello che diede più filo da torcere a Marx nella Prima Internazionale dei lavoratori (1864-1872) fu senza dubbio Wilhelm Weitling, (ibidem, pp. 180-181)

Molti sono gli artigiani che incontriamo in questo libro: da quelli in prima linea nelle città toscane (pp. 21, 58 e sgg., 92) a Isaia Pacini, sarto pistoiese trapiantato in Svizzera (p. 208-209) «… primo sarto di Lugano, egli veste tutto ciò che c’è di elegante e di ricco in città e nei suoi dintorni» (nota 20 p. 290), perseguitato assieme a Pietro Gori e, nella persecuzione, fondatore di altre sartorie  a Londra, a Parigi, a Marsiglia: egli aveva scritto un’autobiografia (Reminiscenze) in cui «che rappresenta un esempio tipico di quello strato sociale artigiano che costituiva, con le sue speranze e le sue delusioni, il principale sostegno dell’anarchismo italiano» (Biblioteca Franco Serantini, Dizionario Biografico on-line degli anarchici italiani, ad vocem).

Le storie artigiane di questo volume  si chiudono alle pagine 239-240: durante un viaggio in Sudamerica fatto nel 1901 con il poeta Romano Cesare Pascarella, Pietro Gori ebbe modo di frequentare un anarchico italiano, un calzolaio torinese che già da diversi anni risiedeva in America Latina. Juan De Marchi si chiamava. E nei primi anni Venti del Novecento, nella sua bottega a Valparaiso trascorrerà lunghi pomeriggi uno studente cileno di quattordici, quindici anni, poi diventato famoso, che così ricorderà:

Appena finite le lezioni andavo a parlare con questo anarchico che ha avuto davvero molta influenza nella mia vita da ragazzo.  … erano importanti soprattutto i suoi commenti, perché io non ero portato per le letture profonde, e lui me le semplificava con quella chiarezza e quella semplicità che sono proprie degli operai quando hanno assimilato qualcosa.

«Quel chico, quel giovane studente che andava a lezione di politica da un ciabattino anarchico italiano si chiamava Salvador Allende» (p. 240).

Siamo arrivati alla fine della recensione e abbiamo dimenticato di parlare della canzone, Addio Lugano bella, che ha dato il titolo al libro.

Non importa: quella canzone era soltanto la scusa per parlare di Pietro Gori e dell’anarchia. 

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Libri

“Un’ambigua leggenda”

di Gabriele Ottaviani

Fino alle soglie della seconda guerra mondiale il fascismo permise che nelle sale cinematografiche circolassero molte pellicole estere, in particolare americane…

Un’ambigua leggenda – Cinema italiano e Grande Guerra, Giaime Alonge, Il Mulino. Il cinema è un mezzo di straordinario fascino e di grande immediatezza, efficacissimo per raccontare, semplificare, divulgare, far capire: per questo è stato usato sin dalla sua nascita per la propaganda, per questo non manca di raccontare temi universali. E cosa coinvolge tutti, volenti o nolenti, più della guerra? Se il secondo conflitto mondiale è stato ed è tuttora assai analizzato, da vari punti di vista, minoritarie sono le esegesi della Grande Guerra, che ha sancito la fine non solo degli imperi centrali ma anche del concetto di stato liberale come lo si considerava in un primo momento a cavallo fra Ottocento e Novecento, grande affresco della borghesia metropolitana: questo approfondito volume colma la lacuna. Da leggere.

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“Tewje il lattaio”

di Gabriele Ottaviani

Io non sono un ragazzo di diciotto anni, io non cerco la mia mamma, e io so bene chi siete voi…

Tewje il lattaio, Sholem Aleichem, Bollati Boringhieri. Traduzione di Lina Lattes. Tre Oscar, due Golden Globe e un David di Donatello: questi sono solo alcuni dei premi che a livello internazionale nel millenovecentosettantadue si aggiudicò Il violinista sul tetto, il film di Norman Jewison con Topol tratto da un celeberrimo musical di Broadway a sua volta ispirato da questo romanzo pubblicato per la prima volta nel milleottocentonovantaquattro: nel villaggio di Anatevka, un tipico shtetl dell’Ucraina all’epoca ancora parte integrante dell’impero russo, un povero lattaio ebreo è alle prese con il matrimonio di tre delle sue cinque figlie, e… Maestosa allegoria della condizione umana, si legge in un baleno ma si annida nel cuore per sempre. Poetico e delicatissimo.

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“L’agente segreto”

di Gabriele Ottaviani

I morti sono avulsi, sono come estratti dalla nostra dimensione…

L’agente segreto, Andrea Ferrari, Bollati Boringhieri. Indiscutibilmente bello sin dalla copertina, lieve ma assai profondo, fruibile, leggibile, affascinante, adatto a tutti e dal ritmo irrefrenabile, piacevole e gustoso, fresco e gradevole come l’acqua per chi ha sete, appagante e compiuto, questo raffinato volume racconta la storia di un uomo, un agente segreto non più giovanissimo e dall’aria stropicciata e disillusa, cui viene dato l’ordine di attendere, in un piccolo albergo sulla costa sufficientemente male in arnese, al di là delle apparenze, e popolato dalla più varia umanità, che non manca di stimolare la sua curiosità, una lettera contenente le istruzioni relative alla missione da compiere. Ma… Una delizia.

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Libri

“La vita dentro”

di Gabriele Ottaviani

Non riusciva a immaginare una vita senza di loro…

La vita dentro, Edwidge Danticat, SEM, traduzione di Velia Februari. Perdita, abbandono, lutto, amore, amicizia, passione, desideri, quelli inespressi, quelli necessari, quelli soffocati, quelli che fungono da indispensabile sprone per provare perlomeno anche soltanto a concepire l’idea stessa di ricominciare, di non lasciarsi andare alla corrente, di prendere in mano il proprio destino e costruire un’esistenza migliore per sé e per chi soprattutto si spera che voglia farne parte, perché senza non se ne trova altrimenti il senso. Ognuna di queste otto storie scritte in modo magnetico e magnifico è un romanzo, e l’antologia ha a sua volta una compiutezza narrativa maestosa: la vita, in tutto e per tutto, è la protagonista. La voce narrativa di Edwidge Danticat è solenne, policroma, indimenticabile.

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Libri

“Grounding Griffin”

di Gabriele Ottaviani

Il dolore divenne insopportabile…

Grounding Griffin, Lucy Lennox, Triskell. Traduzione di Natascia Gandini. Griffin è un uomo ferito e fragile, nonostante le apparenze, e non ha il benché minimo desiderio nemmeno di ammettere a livello ipotetico l’idea di impegnarsi in una relazione stabile, duratura, sera, vera e propria, profonda, che vada oltre l’effimero. E con tutti i suoi pregiudizi figurarsi se può fargli cambiare idea un barista. Bello più del sole, per carità, e senza dubbio molto più brillante di quel che sembra, ma… Intrigante.

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Libri

“Tracce di neve”

di Gabriele Ottaviani

«Non si preoccupi per me. Sto mettendo in scena una versione de La piccola fiammiferaia per un solo attore.» Ammucchiò i pezzettini di carta e li cacciò nella valigetta. «Terribilmente vizioso. Ma cosa ci fa qui?» «Torno a Wychcomb St. Mary, come lei.» Certo, quella non era una risposta soddisfacente per Page. «È uno dei suoi giorni londinesi. Ma se venisse da Londra non sarebbe salito sul treno qui. Avrebbe preso il treno a Paddington, come me, o avrebbe fatto il cambio a Oxford. Invece è salito ora, a…» Guardò fuori dal finestrino come se la campagna che gli scorreva davanti potesse rivelargli il nome della stazione che avevano appena lasciato. «Bourton on the Water,» gli venne in aiuto James. «Il punto è, non Londra.» «Proprio così.» Gli occhi di Page si ridussero a due fessure, simili allo sguardo di un’aquila. «In paese sono tutti convinti che lei vada a Londra due volte a settimana.» James scrollò le spalle. «Non posso farci niente.» «Mi vuole dire che quando i suoi pazienti le chiedono dove va al martedì e al giovedì lei mente? Stento a crederlo.» «No, dico loro la verità, cioè che ho delle faccende da sbrigare fuori città.» «E poi non dice il motivo? Penseranno che combini qualcosa di losco.» James abbozzò un sorriso ironico. «A nessuno verrebbe in mente che io combini qualcosa di losco. Lascio che pensino quello che vogliono e alla fine riempiono i buchi da soli.» Page lo osservò con un’espressione simile all’ammirazione. «E alla fine, prima o poi, smettono di chiedere?»

Tracce di neve, Cat Sebastian, Triskell. Traduzione di Lucia Bandini. Tornato a pezzi dalla guerra non vuole altro che pace. Ma nel suo paesino di campagna non lo attenderà la quiete dopo la tempesta, anzi… Una spia e un dottore si uniscono per venire a capo di un’intricatissima matassa, per scoprire la verità, per risolvere un delitto e lenire le ferite dei traumi che li opprimono nel contesto, assai ben reso, di un’Inghilterra lacerata: da leggere.

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fumetti

“Dylan Dog 34”

di Gabriele Ottaviani

Dylan Dog 34.Di Alessandro Bilotta. Disegni di Carlo Ambrosini. Copertina di Marco Mastrazzo. Nell’Inghilterra del dodicesimo secolo una ragazza da un momento all’altro, in modo pressoché incomprensibile, viene privata di ogni cosa e di tutti i punti di riferimento: il destino che la attende è misterioso, oscuro, preoccupante, angoscioso. Ma tutto questo come si lega alle vicende del Dylan Dog alternativo nel pianeta dei morti e alle sconcertanti rivelazioni sul paziente zero della pandemia che ha sconvolto, secoli e secoli dopo, l’umanità? E qual è la grande consolazione del titolo? Da non perdere.

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Libri

“Lo scacchiere dell’odio”

di Gabriele Ottaviani

Si sentiva diversa. Era diversa. Un’estranea…

Lo scacchiere dell’odio – Giochi di piccole menti che si credevano grandi, Frankie Castiglione, Sabrina Calabrese, Infinaindiana. Finalista all’edizione di quest’anno del premio letterario nazionale Bukowski quest’opera di grande solidità, fruibile e fresca, intensa e puntuale, corale e ben costruita, confezionata e amalgamata, tratteggia con bravura la figura di Nausicaa, una giovane che avverte fra sé e il contesto che la circonda come una sorta di diaframma, come se qualcosa a cui non sa dare un vero e proprio nome né delle fattezze ben definite le impedisse di immergersi pienamente nella realtà della sua vita e nelle relazioni affettive e professionali: emerge pertanto un ritratto molto interessante della contemporaneità, fragile, contraddittoria, complessa. Da leggere

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Libri

“La politica raccontata ai ragazzi”

di Gabriele Ottaviani

L’unico modo certo per non realizzare i propri obiettivi è non provare nemmeno a perseguirli…

La politica raccontata ai ragazzi, Giuliano Pisapia, Lia Quartapelle, De Agostini. Il sottotitolo dice già tutto: Perché può essere bella, perché puoi farla anche tu! Verrebbe da dire, però, in realtà, perché deve essere bella. Perché devi farla anche tu. Perché i diritti prevedono i doveri. Perché tutto è un atto politico. Essere educati. Fare il proprio dovere. Essere rispettosi, di sé e degli altri. Fare coming out. Mettere sul davanzale una pianta, che pulisce l’aria per tutti e non le interessa se sei alto, basso, grasso, magro, ricco, povero. La politica è l’arte, nell’accezione più elevata di questo già nobilissimo termine, del bene comune. Sovente però è un coacervo di interessi personali e meschini. Ma si può cambiare. Si deve. E il compito è dei nuovi cittadini. Dei nuovi votanti. Dei giovani. Che devono aver chiaro da subito che non devono disperare, la possibilità c’è per rendere il mondo più simile all’idea che se ne ha e che se ne spera. Giuliano Pisapia, un mandato come sindaco di Milano per il centrosinistra, e Lia Quartapelle, ricercatrice all’istituto per gli studi di politica internazionale, deputata e non solo, scrivono un bel libro, rivolto a tutti.

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