Libri

“Il cuore delle ragazze arde più forte”

9788854515987.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma come avrebbe fatto a conquistarsi una cosa semplice e insignificante come una banana?

Il cuore delle ragazze arde più forte, Shobha Rao, Neri Pozza. Traduzione di Federica Oddera. Ha sedici anni, come taluni dicono che ne avesse la Vergine quando il suo fattor non disdegnò di farsi sua fattura. Cinque fratelli più piccoli. Si chiama Poornima. Vive presso il villaggio indiano di Indravalli. È orfana di madre. Il padre appartiene alla casta dei tessitori. Vorrebbe che lei si sposasse il prima possibile, ha bisogno di aiuto per i sari, preziosi, finissimi, splendidi, raffinati (come la trama di questo bellissimo libro). Inoltre, non è proprio il genitore ideale per numerosi altri aspetti, anche se certo in quel contesto non c’è molto da sperare. Chi vive di speranza rischia infatti di morire disperato. O di illudersi, che forse è ancora peggio. Poornima una volta al mese si reca al tempio. A lungo non aveva fatto nemmeno caso alla porta di quel luogo sacro, poi le cose sono cambiate. E un ulteriore mutamento avviene all’improvviso: un giorno infatti si ritrova dinnanzi una ragazza. Mai vista né conosciuta. Ma riconosce in lei ferite difficili a sanarsi. Nasce dunque un’amicizia, e… Intenso, potente, emozionante, mai retorico, sempre appassionante, lirico e magnifico sin dal suadente titolo. Da leggere e rileggere.

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“Nero di Siena”

Copertina-Nero-di-Siena-285x400.pngdi Gabriele Ottaviani

Durante il viaggio di ritorno dal Policlinico Gemelli fino a casa di Marina, padre e figlio rimasero in silenzio. Lorenzo era molto dispiaciuto per aver costretto il figlio ad assistere a quello spettacolo, ma nello stesso tempo era fiero della sua composta e matura reazione. In quelle tre ore, a conferma che non era importante quanto tempo si riuscisse a trascorrere insieme a una persona amata ma la qualità dello stesso, Lorenzo e Piero ebbero modo di toccare con mano la vasta gamma delle emozioni umane. Avevano condiviso affetto, risate e paura. Per tre ore, Lorenzo e Piero erano stati nuovamente padre e figlio. Giunti davanti al portone del palazzo in cui Marina si era trasferita su invito del nuovo compagno, un alto dirigente del network televisivo in cui lavorava, Lorenzo fermò la macchina e volse lo sguardo verso il figlio che, invece, fissava un punto indefinito davanti a lui. «Cosa c’è Piero?» «Niente, pensavo». «Mi vuoi dire a cosa?» «A te e alla nonna. Cercavo d’immaginarti della mia età insieme a nonna Tea». «Un giorno, se avremo tempo, ti racconterò tante cose e ti farò vedere i filmini che faceva tuo nonno». Piero si girò di scatto verso il padre: «Non te ne andare papà». «Lo sai che non posso». Piero annuì, poi si avvicinò al padre, lo baciò sulla guancia, recuperò il suo borsone, aprì lo sportello e scomparve di corsa all’interno del portone senza più voltarsi indietro. In quel momento il cellulare di Lorenzo cominciò a squillare: «Che gli hai fatto? Perché è uscito dalla macchina a quel modo?» Era Marina che aveva assistito alla scena affacciata alla terrazza del suo attico.

Nero di Siena, Mario Falcone, Ianieri. L’autore ha una carriera di sceneggiatore lunga e onusta di trofei, e si vede lontano un miglio, perché il maggior pregio di quest’opera interessante, avvincente, che si legge con trasporto, in maniera semplice, chiara, bene e coerentemente caratterizzata in ogni dettaglio, coinvolgente e fruibile, è proprio il suo ritmo, che non conosce lungaggini e tempi morti, caratterizzato da una vividezza che rende concrete le immagini dinnanzi agli occhi del lettore: la storia è quella di Lorenzo Brandi, scomodo ma senza dubbio affascinante, forse proprio per il suo carattere così spigoloso, poliziotto che da Catania, dove ha trascorso anni turbolenti combattendo la mafia, viene trasferito a Siena, la città delle diciassette contrade non certo esente dal marciume. E infatti, indagando sull’omicidio di un banchiere e della di lui consorte, scopre che… Da leggere: un giallo come dev’essere.

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“Danza o muori”

411ba-xEiqL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Giugno 2014, Tadamon – «Guarda che è un’idea splendida. Ci pensi? Potresti conoscere un sacco di gente, avere degli insegnanti stranieri, imparare qualcosa di nuovo, magari fare carriera… e comunque, anche se non vinci, non hai niente da perdere.» «Ma figurati, a vincere non ci penso neanche, non è quello il punto.» «E allora qual è il punto?» Said mi guarda e aspetta una risposta. Io fisso la tazza che ho davanti e rimescolo il fondo di caffè con il cucchiaino, sperando di veder apparire un’immagine meno confusa del groviglio che ho in testa. Vorrei che fosse lui a spiegarmi perché voglio a tutti i costi partecipare a un reality show sulla danza, ma non ho neppure il coraggio di iscrivermi. «Forse voglio solo andarmene da qui, almeno per un po’…» rispondo. «Guarda che hai tutto il diritto di volertene andare, non devi sentirti in colpa! Anch’io sono stato via, anche tua mamma… Insomma, mica possiamo stare qua ad aspettarci a vicenda, no?» Dalla finestra spalancata entra un filo di vento fresco che porta con sé il consueto odore di polvere e cemento. C’è anche molta più luce del solito, probabilmente perché stanotte hanno bombardato il palazzo di fronte e ora la sua ombra non può più allungarsi fino alla mia finestra. «Sì, ma… perché non vieni anche tu? Sarebbe fantastico, ci divertiremmo un sacco insieme!» «Ma cosa vengo a fare, Ahmad? Questi cercano ballerini di danza classica o contemporanea, io faccio breakdance… Cosa porto all’audizione? Lo stacchetto di Michael Jackson?» «E perché no? Ti viene così bene!» Ridiamo entrambi. Lo guardo alzarsi e portare le tazzine vuote al lavandino. Ha ragione, lo so: fra i due, sono io quello più adatto a rispondere all’annuncio. «Bene, se non riesci a decidere da solo allora lo faccio io per te. Appena arrivo a casa ti giro il link per inviare la candidatura.» Mi rivolge un sorriso dolce, in cui vedo ancora una volta tutto il bene che mi vuole. Said sa sempre cos’è giusto per me e cosa non lo è, e io mi fido ciecamente. Del resto, se non fosse per lui, me ne starei qua a marcire accanto a tutta quella gente che, come me, non può o non vuole andarsene. Per aspettare cosa, poi? Che un aereo distrugga anche il mio palazzo? Devo farmi forza e staccarmi dalla realtà malata che mi circonda. Voglio lasciare questa guerra inspiegabile che ci impedisce di vivere la vita di tutti i giorni, con le sue gioie e i suoi problemi; voglio lasciare questo quartiere, che tutto il mondo sembra osservare con grande compassione ma senza che nessuno alzi un dito per aiutarci; voglio lasciare questo appartamento, troppo piccolo per ospitare me, mia madre, mio fratello e mia sorella, troppo soffocante per chi ormai ha persino paura di uscire di casa. Voglio lasciare questo mio corpo, che gli specchi riflettono sempre troppo magro o troppo grasso, che non ha il diritto di essere semplicemente se stesso, che deve muoversi e pensare secondo regole altrui. Sono stanco, ormai. Ne ho passate troppe. Voglio scappare di qua e andare incontro alla mia natura, a ciò che sono veramente, senza più dovermi nascondere né vergognare. Ho fatto tutto quello che potevo per rimanere, ma è venuto il momento di andarmene. Me lo merito: devo farlo per me.

È maschio. È siriano. Vive in una delle periferie più difficili di Damasco. Il padre osteggia con violenza ogni cosa che non trova abbastanza virile. E lui fa il ballerino. Insegna danza. Lotta per anni contro tutto e tutti, con le unghie e con i denti, si sottopone a sforzi indicibili, a sacrifici sovrumani, a privazioni ed esercizi di pazienza nei confronti dell’altrui immotivato e cruento disprezzo, finché non riesce a farsi una nuova vita nella meno incivile Europa, a realizzare il suo sogno, un passo a due col suo idolo di sempre, l’immenso, formidabile, straordinario Roberto Bolle: perché nulla rende più sensata e degna d’essere vissuta questa vita di una passione. Il libro, scritto in stato di grazia, è la sua storia: Danza o muori, Ahmad Joudeh, De Agostini. Prefazione del già nominato Roberto Bolle. Da non perdere.

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“La sostenibilità è comune”

la-sostenibilita-e-comune-300x270.jpgdi Gabriele Ottaviani

I cambiamenti climatici non sono certo una novità…

La sostenibilità è comune – Il caso studio di Salsomaggiore Terme, Gloria Luzzani, Ombretta Capellini, Mattioli 1885. Gloria Luzzani, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Ombretta Capellini, responsabile del servizio patrimonio e infrastrutture di Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma, amministrazione guidata dal duemilatredici da Fabrizio Fritelli (Partito Democratico), partendo dal caso specifico riflettono assieme in modo semplice, approfondito, chiaro e di limpida indole divulgativa su strumenti, azioni e pratiche che un comune, per definizione l’ente locale che almeno in teoria rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo, può mettere in opera per il bene supremo, quello di tutti. Interessante.

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“Voci dalla luna”

Voci-dalla-luna-400x360.jpgdi Gabriele Ottaviani

C’è qualcosa di oscuro in noi, qualcosa di malvagio che va estirpato.

Voci dalla luna, Andre Dubus, Mattioli 1885, traduzione di Nicola Manuppelli. La madre se n’è andata, ha scelto di restare da sola, lasciando il padre. Uno dei figli vuole farsi prete, però è innamorato della vicina di casa. E ha solo dodici anni. L’altro è attore e ballerino, e anche lui si è separato, da poco, dalla legittima consorte. La figlia, invece, è un angelo di comprensione, è forse davvero l’unico laccio che tiene ancora avvinta insieme, come un mazzolino di fiori strapazzato dal vento d’inverno, a suo modo questa famiglia, unica e dunque universale: Dubus entra nell’anima dei suoi protagonisti con un tono che conquista.

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“Adulterio e altre scelte”

9788862616713_0_0_300_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando lui la guardava, lei vedeva nei suoi occhi le luci dell’amore e della pietà.

Adulterio e altre scelte, Andre Dubus, Mattioli 1885, traduzione di Nicola Manuppelli. Si dice che l’amore sia quella cosa che inizia per a e finisce con corna, ma al di là degli scherzi e del cinismo certo è che non è facile mantenersi fedeli, dato che ognuno di noi è in continuo mutamento, finanche cellulare: altrettanto sicuro è il fatto che la prosa di Dubus sia in assoluto tra le migliori che si possano trovare, e la traduzione ne esalta, come d’abitudine, la pregiata tessitura (è da lui che trae origine In the bedroom, tanto per dire). Qui, in questa che, datata millenovecentosettantasette ma modernissima, è la sua seconda formidabile raccolta di racconti, indaga le dinamiche che sottendono alle varie tipologie di relazioni umane, fatte di bivi, fragilità, dubbi e compromessi.

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“Il club dei parenticidi”

Il-club-dei-parenticidi-400x360di Gabriele Ottaviani

Era stata scattata una settimana prima del decesso, e Barting era senza baffi.

Il club dei parenticidi, Ambrose Bierce, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Decimo figlio nato in Ohio da una famiglia povera da cui si è presto allontanato, non certo un uomo vizioso ma di sicuro un ingegno acutissimo e sarcastico, scrittore, aforista (la sua più famosa frase è: Solitudine, condizione di chi ha il difetto di dire la verità e di essere dotato di buon senso) e giornalista, viaggiatore, esponente di spicco del vivacissimo mondo culturale di San Francisco, vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento e scomparso settantunenne durante la battaglia di Ojinaga, nell’ambito della guerra civile messicana di Pancho Villa ed Emiliano Zapata che seguiva da corrispondente, Bierce, la cui prosa è scintillante, in questo prezioso volume narra con una sapida dose di umorismo nerissimo, ma non solo, quattro racconti di voluttuosi omicidi tra parenti. Da leggere.

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