Libri

“Scoppi urla risate”

418mqgykAmL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ah, dolci le mattine

in cui sull’amore splende il sole!

Scoppi urla risate, Lawrence Ferlinghetti, SUR, traduzione di Damiano Abeni. Con una nota dell’editore. Il faro della controcultura americana, poeta, libraio ed editore, nato il ventiquattro di marzo di cent’anni fa, nei ventitré componimenti qui raccolti dimostra un’impeccabile  immarcescibile lucidità nell’affrontare la mutevolezza liquida, precaria e mercificante del nostro tempo in cui tutto scorre lasciando dietro di sé la scia del continuo depauperamento di una società sempre più egoista, cattiva, arrivista, umana e invidiosa, eppure ancora affamata di luce, bellezza e speranza: un balsamo per l’anima.

Annunci
Standard
Libri

“Non si uccidono così anche i cavalli?”

51WIlQ3mG3L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È sempre più debole, o sbaglio? Dice il medico che gli tocca controllarle il cuore parecchie volte al giorno.

È senza ombra di dubbio il più bello, riuscito, potente, intenso, significativo, politico e ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione tra i film della monumentale carriera di Jane Fonda, ha ispirato spettacoli teatrali e moltissima arte in genere, è un testo agilissimo ma deflagrante, un apologo straziante e sempre attuale sulla feroce protervia della necessità, del bisogno che morde i polpacci e le caviglie come un cane rabbioso niente affatto disposto per alcuna ragione a mollare la presa, e che induce, pensando di poter riuscire comunque a cavarsela, ad abdicare alla propria dignità, fosse anche per una competizione di ballo, disciplina che più d’ogni altra dovrebbe testimoniare la gioia, quando in gioco c’è la speranza di un futuro migliore, e intanto si riesce anche ad avere la pancia un po’ piena, ché uno è sempre meglio di zero… L’uomo, però, è per l’altr’uomo un lupo, e così… Non si uccidono così anche i cavalli?, Horace McCoy, SUR, traduzione di Luca conti, prefazione di Violetta Bellocchio: da leggere, rileggere, scoprire e riscoprire.

Standard
Libri

“Bye bye vitamine!”

41gSj2TLvlL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I motivi per cui ci prendiamo cura l’uno dell’altro possono non avere niente a che fare con la persona di cui ci prendiamo cura. C’entra solo come eravamo noi insieme a quella persona – cosa sentivamo per quella persona. E la paura è questa: che mamma ci abbia dato, e noi abbiamo preso da lei, finché non è scomparsa.

Bye bye vitamine!, Rachel Khong, NN. Traduzione di Silvia Rota Sperti. Straziante, bellissimo, commovente, dolcissimo, intenso, emozionante, entusiasmante, ironico, profondo, ferocemente delicato e delicatamente feroce, schiettamente e spietatamente credibile, travolgente, fa ridere a crepapelle e piangere catarticamente tutte le lacrime che si posseggono, e forse anche qualcuna presa in prestito da qualcun altro, questo gioiello è la storia di Ruth che tiene un diario di un anno. Sì, perché dopo essersi lasciata con Joel torna in California a casa dei genitori che, a differenza del fratello, che sta con un’assistente di volo e vede infatti le cose in maniera molto diversa da lei, non va, per non compromettere il ricordo che ha di loro né guardare in faccia la realtà, mai a trovare. E il momento che sceglie per raggiungerli è dei più sbagliati: Howard, suo padre, Ariete fin nel midollo (è nato il venti di aprile), un autorevole e fedifrago professore universitario di storia di cui lei ritrova un taccuino pieno di struggenti ricordi, oramai non si rende conto – quasi mai: perché ci sono anche momenti in cui si diverte a dipingere saponette con lo smalto trasparente per scherzo… – di quello che fa e non ha più memoria. Soprattutto quella a breve termine è la prima che se ne sta andando. Ma Annie, sua moglie, madre di Ruth, si rifiuta di pronunciare la parola fatidica: è colpa, per lei, di una dieta povera di vitamine, non certo dell’Alzheimer. E chiede alla figlia, che con l’aiuto di Theo, un bravo ragazzo, assistente del padre, organizza, complici pure altri giovani del campus, un finto corso di studi per far sì che il professor Howard possa ancora essere convinto di insegnare, di restare a casa. Per un anno. Trecentosessantacinque giorni, uno dopo l’altro… Un capolavoro.

Standard
Libri

“In punta di penna”

0x300.pngdi Gabriele Ottaviani

Mi sento a disagio e in imbarazzo quando tento di descrivere la tua timidezza…

Salter, Hempel, Conroy, Gilbert, Stone, Bass, Moody, Davis, Jacobson, James, Hannah, Harrison e Johnson: che compagine per Minimum FaxIn punta di penna – Riflessioni sull’arte della narrativa – Volume secondo, a cura di Will Blythe, traduzione di Sara Bilotti e Luca Briasco, è un viaggio divertente, intenso, agile e bellissimo nel mondo della parola, necessità insopprimibile per l’animo umano: ognuna di queste formidabili voci, a suo modo, induce alla riflessione e alla meditazione, alla consapevolezza e allo studio, alla scoperta e all’impegno: da non perdere.

Standard
Libri

“Solo un fiume a separarci”

51x8W5+IutL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I sogni sono orribili, spiega il killer agli intervistatori. Sono molto realistici.

Con la copertina migliore di sempre sotto ogni punto di vista, un’opera d’arte e un atto politico formidabile, un muro di bandiere a stelle e strisce che divide l’utopia di a better life, per citare il film di Chris Weitz, la cui nonna era la diva messicana Lupita Tovar, con un favoloso Demián Bichir cui solo Jean Dujardin ha potuto togliere l’Oscar, dalla protervia dell’America first, nella bella traduzione di Fabrizio Coppola Francisco Cantú, pronipote di immigrati, americano per nazionalità (e in quel Paese la civiltà dello ius soli comunque esiste) ma messicano d’origine, dottore in diritto internazionale, borsista Fulbright, traduttore, che ha deciso di abbandonare il destino segnato per diventare guardia di frontiera, dipinge con prosa di rara potenza l’umanità bisognosa e intrisa di speranza: Solo un fiume a separarci – Dispacci dalla frontiera è da non perdere. Edizioni Minimum Fax.

Standard
Libri

“La sottovita”

41XQi4+SRPL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La televisione distrugge le cellule del cervello.

La sottovita, Francesco Savio, Mondadori. La vita, si sa, è quel che accade mentre si è impegnati in altro. Ma esiste anche un livello che si trova alle soglie più basse, finanche quasi della coscienza, la sottovita, ossia quella forsennata corsa per non ruzzolare all’indietro, per restare, come Alice nel paese delle meraviglie, sempre fissi nello stesso punto, per non perdere quel poco che si ha che al tempo stesso si crede di non meritare appieno e si reputa, più o meno giustamente, insufficiente: si barcamena a fatica fra passioni e necessità contingenti il protagonista della storia, raccontata con prosa asciutta e accattivante, un padre che lavora in modo precario ma indefesso che vorrebbe potersi dedicare a qualcosa di più stimolante della vendita di elettrodomestici ma che non può fermarsi mai, non riesce a riflettere, a trovare il tempo. Finché un giorno in Alto Adige non lo travolge una vacca e non deve restare per forza di cose immobile ad aspettare i soccorsi, e a meditare sulle continue svolte prese dalla sua esistenza, di cui sempre meno chiara gli pare la direzione… Da leggere.

Standard
Libri

“Amore non Amore”

41Ei72IjopL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se avessi te.

Se avessi.

Se.

Amore non Amore, Franco Marcoaldi, La nave di Teseo. In cento componimenti ricchissimi di riferimenti all’arte in generale, figurativa e non solo, alla storia, alla filosofia e complessivamente alla vita, in tutta la sua caleidoscopica bellezza, che sa stupire e rendere felici, ma anche lasciare distrutti, consapevoli della caducità d’ogni cosa, dell’inevitabilità del dolore, dell’impossibilità della conoscenza ultima, Marcoaldi, con la sua inconfondibile voce, classica e insieme modernissima, soave e scabra, indaga il sentimento primo e generatore, ricercato da tutti ma non praticato, perché sempre costretti nella spirale ipotetica di un rimpianto inespresso e irrisolto, alla rincorsa di qualche cosa che come un miraggio sfugge, fagocitata dall’erronea scala delle priorità. Da leggere.

Standard