fumetti, Libri

“Le più belle storie Disney del cinema – Un omaggio a La Strada di Fellini”

94b63926-48c5-4359-90ab-e6995f5c81ab_medium_pdi Gabriele Ottaviani

Il venti di gennaio Federico Fellini, uno dei massimi geni dell’arte planetaria, poliedrico come un umanista, vincitore di tutto quel che si poteva vincere nel suo ambito e non soltanto, avrebbe compiuto cento anni: l’occasione è troppo ghiotta per non approfittarne, e Giunti fa un regalo straordinario a tutti i lettori, ossia, con la deliziosa prefazione di Vincenzo Mollica, Paperica per gli amici di vignetta, il nuovo meraviglioso titolo, in cui si può apprezzare la maestria di un maestro del fumetto come Giorgio Cavazzano, ma non solo, della collana Le più belle storie Disney del cinema – Un omaggio a La Strada di Fellini, che per la prima volta, assieme ad altre tredici avventure in cui i protagonisti dell’universo disneyano hanno a che fare a vario titolo con la settima arte, vede raccolte in un unico volume tutte le parodie – divenute un vero e proprio genere letterario in quel di Paperopoli e Topolinia, capace di istruire divertendo e di divertire istruendo, avvicinando molto spesso alla cultura chi forse non avrebbe nemmeno mai potuto avervi accesso – a fumetti con Topi e Paperi ispirate dalle pellicole del regista di Amarcord: semplicemente imprescindibile.

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Libri

“Sul cinema”

617ZuxqTa4L._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Poiché hai nominato Dante all’inferno, vorrei fare una piccola parentesi per domandarti se è vero che ti hanno offerto più volte, specialmente gli americani, di tradurre in cinema la Divina Commedia. È una tentazione ricorrente che il cinema ha da sempre verso il poema dantesco. Sì, è vero, mi è stato proposto in tre o quattro occasioni, e sempre le facce dei committenti si allungavano in espressioni di severo disappunto, non riuscivano a giustificare la mia riluttanza; era grave, molto grave, imperdonabile che io dicessi di no a un progetto così alto. Ultimamente un americanone simpaticissimo, nel tentativo di convincermi, mi diceva che io solo potevo riuscire a far intendere agli americani che cosa Dante era andato a fare all’inferno. Il progetto è seducente, mi piacerebbe fare una oretta di immagini manicomiali, schizoidi, l’inferno come dimensione psicotica, riproponendo Signorelli, Giotto, Bosch, i disegni dei pazzi: un infernetto brullo, scomodo, stretto, obliquo, piatto; ma in generale il produttore che propone la Divina Commedia vuole Doré: fumoni, belle culone nude e draghi fantascientifici. Un’opera d’arte nasce in una sua unica espressione; trovo mostruose, ridicole, aberranti queste trasposizioni. Le mie preferenze vanno in genere a soggetti originali scritti per il cinema. Io credo che il cinema non abbia bisogno di letteratura, ma ha bisogno soltanto di autori cinematografici, cioè di gente che si esprima attraverso i ritmi, le cadenze, che sono particolari del cinema. Il cinema è un’arte autonoma che non ha bisogno di trasposizioni su un piano che, nel migliore dei casi, sarà sempre e soltanto illustrativo…

Sul cinema, Federico Fellini, Il saggiatore. A cura di Giovanni Grazzini. Con uno scritto di Filippo Tuena. Uno dei più grandi cineasti della storia della settima arte, ormai scomparso da tanti anni, come un vero e proprio classico non smette mai di dire quello che ha da dire, a voler prendere in prestito la notissima definizione che dà Italo Calvino dei libri che hanno edificato l’immaginario collettivo: in questa raccolta le sue parole si impongono all’ascolto più stentoree che mai, e stimolano la fantasia e la riflessione. Per tutti gli appassionati e non solo.

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