Libri

“Macchia”

61gcxtNskoL._AC_UL320_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lei indossava un cappotto vistoso, di un rosa aranciato, che in tutto quel grigio e argento degli alberi, il fogliame che tremolava silenzioso e il paesaggio e la luce biancastra, spiccava molto e faceva pensare a qualcosa di crudo, alla polpa di una papaya o alla cicatrice di un’ustione. Poi l’uomo, gesticolando in modo più quieto rivolto alla donna, si è inoltrato nell’oliveto con il telefono e parlava più piano, incalzante, nervoso. La donna più anziana si è incamminata su per la collina. Procedeva molto lentamente nel suo cappotto voluminoso, la macchia sgargiante si spostava nei paraggi, dai colori opachi, come un’escoriazione. Dal colletto pendevano pompon grandi quanto una mano, che oscillavano avanti e indietro al ritmo dei suoi passi. Forse aveva un peso sul cuore, o aveva il cuore debole, e proprio per quello portava il cappotto ferito con tanta cautela su per la salita e oltre la curva successiva, mentre dal basso la musica rimbombava inghiottendo la voce dell’uomo al telefono. Poi la musica è ammutolita, come fosse stata troncata di colpo, e per qualche secondo c’è stato silenzio, l’intera valle doveva riprendersi dalle scosse di rumore. Nell’aria c’erano solo le parole dell’uomo, asciutte e taglienti. Ha alzato lo sguardo, si è accorto che la donna non era più accanto all’auto, e ha interrotto la sua telefonata. A grandi passi, per niente consoni al suo abbigliamento distinto, ha preso a salire su per la collina. «Mamma!» chiamava come atterrito, «Mamma!». L’ho sentito gridare più volte dietro la curva. In basso, nella valle, i bambini hanno attaccato a urlare, è risuonata la voce dell’animatrice e un istante dopo, di nuovo, i bassi incalzanti della musica.

Macchia – Il romanzo dei luoghi, Esther Kinsky, Il saggiatore, traduzione di Silvia Albesano. Scrittrice e traduttrice tedesca che perde il compagno della sua vita, anche lui un intellettuale, Esther Kinsky decide di partire comunque per il viaggio che i due hanno organizzato in Italia prima che le loro strade si dividessero loro malgrado per sempre, almeno in questa vita, per chi crede. Un paese, quello dalla forma di stivale e dalla tomaia piuttosto male in arnese, bella ma maltrattata, cui però non si relaziona affatto col classico sguardo, e soprattutto col canonico atteggiamento, da turista alla ricerca di bellezze da cartolina, patinate e superficiali: il senso del suo viaggiare è soprattutto una ricerca esistenziale, che si manifesta anche attraverso la significatività di incontri occasionali, luoghi, dettagli, sfumature. Malinconico e dolcissimo.

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