Libri

“Nudo maschile in arancione e giallo”

di Gabriele Ottaviani

Mattia e Pavel dopo il loro incontro non cercano una seconda occasione tra le dune. Anzi. Entrambi sono terrorizzati da quello che è successo. Tra i due è proprio Pavel il più tormentato. È completamente inorridito dal piacere che ha provato e che è stato accecante. L’autoerotismo non prepara alla verità della carne. Pavel si sente un Adamo particolarmente affamato che ha mangiato non una mela ma due. La compressione del desiderio, come insegnano i mistici, può far delirare ma anche il dopo può essere devastante. “I terasz?” E adesso?: è questa la domanda a cui Pavel non sa dare una risposta. È talmente in confusione che pur non essendo mai stato credente si affida a un pezzetto di carta con una preghiera. È un santino di Santa Tolmina, signorina che disse no a diversi legionari al tempo di Diocleziano, e che Pavel si infila nel taschino della camicia. La protezione di Tolmina però non è efficace perché la santa, vergine ma non stupida, vede che non è sincero e quindi si volta dall’altra parte ad aiutare qualcuno che se lo merita. Mattia, dopo un giorno di paralisi, decide che non ne può più. Entra nella camera di Pavel ma il lituano appena lo vede viene preso dal panico. Apre la finestra, la scavalca e scappa. La signorina Zelotti che sta preparando il caffè vede dai vetri della cucina Pavel che in pigiama e scalzo corre come un pazzo sul prato. Mattia non si dà per vinto. In un momento in cui Pavel non è in casa va alla finestra e infila un piccolo pezzo di metallo in modo che il meccanismo di apertura si incastri. Così l’indomani torna all’attacco, entra nella stanza del lituano, Pavel indietreggia ma stavolta la finestra non si apre. Senza tanto preambolo Mattia si avvicina e infila la mano nella patta del pigiama. Il sesso di Pavel è già in erezione. «È così da due giorni» balbetta il ragazzo. Mattia lo bacia in bocca, slaccia la cordicella dei pantaloni del pigiama, si mette in ginocchio e decide di dare sollievo a quel martire.

Nudo maschile in arancione e giallo, Alessandro Fullin, Manni. Artisti, galleristi, divi del cinema muto, reduci, giardinieri belli più del sole e di tutte le altre stelle messe insieme, nobili decadute che non si rassegnano alla fine di un’epoca e che sostengono giovani pittrici capaci di imprimere su tela il verbo nuovo del tempo che muta: la Polonia tra le due guerre rassomiglia a una più fredda e disincantata Parigi, e mescolando spumeggiante immaginazione e ironica inventiva con una ricostruzione storica che appare precisa e puntuale come una cronaca Fullin realizza un’entusiasmante allegoria del potere dell’arte, che vuole ridisegnare il mondo per renderlo più bello e felice. Da leggere.

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