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“Non oso dire la gioia”

51tIFXmr99L._SX323_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sul cuscino corvi solitari si puliscono le penne.

Non oso dire la gioia, Laura Imai Messina, Piemme. Clara è sposata. Ma non ama suo marito. Vuole un figlio. Ma non riesce a concepirlo. Poi, però… Marcel soffoca. La madre lo assilla. Ha un amico, Jean, che si comporta con lui in modo più che possessivo. E lui, invece, ha solo dentro un vuoto enorme, quello lasciatogli dalla mancanza di una figura che non ha mai fatto parte della sua vita, il padre che non ha mai conosciuto. È in cerca di sé. E di pace. E incontra Momoko. Una donna. Giapponese. L’incarnazione, per lui, della felicità. Una gioia che ha paura anche di pronunciare ad alta voce, perché teme che svanisca come un desiderio il cui segreto è stato violato. Catullo insegna: non devono sapere gli altri il numero dei baci che si scambiano gli amanti, perché la loro invidia cagionerà malefici. E infatti… Emozionante, potente, elegante.

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