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“Piani inclinati”

di Gabriele Ottaviani

Un bambino ha bisogno di cure differenti…

Piani inclinati, Eleonora Carta, Piemme. Daniele Fois, ispettore della Forestale, con ogni probabilità soprattutto per il suo carattere schivo, riservato e alieno ai fronzoli, oltre che per la sua grande competenza, sembra l’unico capace di penetrare il muro di riservatezza che si staglia monolitico nei boschi dell’entroterra sardo: solo con lui infatti tutti coloro che vivono in quelle zone sembrano essere disposti a confidarsi e collaborare. Questo è il principale motivo per il quale senza dubbio viene coinvolto nelle indagini: del resto ci sono due bambini di sette anni vittime di un orrore cupo e sordo. A indagare con lui una donna, un’abilissima maggiore del ROS: non potrebbero essere più diversi, eppure al tempo stesso nemmeno così simili… Ottimo, deflagrante, dirompente.

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“Doppia identità”

di Gabriele Ottaviani

L’ho uccisa…

Doppia identità – Un’indagine di Jonathan Stride, Brian Freeman, Piemme, traduzione di Gioia Sartori. La pistola è ancora calda, e mancano due proiettili. Viene ritrovata nel bagagliaio dell’auto alla cui guida c’era un uomo che è morto sul colpo dopo un incidente causato da un cervo. I documenti dell’uomo sono falsi. E non è che l’inizio di una lunga giornata per Jonathan Stride: una studentessa di cinema è scomparsa, e in città c’è il set di un film che vede per protagonista una star di Hollywood che interpreta proprio Jonathan Stride, dato che è stato lui, anni e anni or sono, a svelare il mistero che si celava dietro una lunga serie di efferati crimini. Ma… Intrigante.

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“La danza dei tulipani”

di Gabriele Ottaviani

Le ultime notizie arrivarono anche in televisione…

La danza dei tulipani, Ibon Martín, Piemme. Traduzione di Giulia Zavagna. Lo schianto è inevitabile. La donna muore sul colpo. Il treno si ritrova la sedia sui binari, il macchinista non può farci nulla. E dire che avrebbe voluto. Eccome. Perché la donna che investe è sua moglie. Che in una mano ha un cellulare che trasmette in diretta su Facebook tutte le immagini del macabro evento che ha luogo nel mezzo di una maestosa riserva naturale basca. E nell’altra un tulipano rosso come il sangue. E non è che l’inizio… Travolgente.

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“I riti dell’acqua”

di Gabriele Ottaviani

Jota era morto, e io non ne potevo più di morti…

I riti dell’acqua, Eva G. Sáenz de Urturi, Piemme. Traduzione di Paola Olivieri. L’acqua non ha forma, se non quella del recipiente che la contiene: al tempo stesso però l’acqua, inarrestabile, lenta e silente, erode, consuma e distrugge, prorompe d’improvviso e non lascia scampo alle sue vittime. Esattamente come l’assassino della prima ragazza di Unai, ispettore e profiler del commissariato della bella e suggestiva città di Vitoria, nei Paesi Baschi, che lungo il cammino di Santiago viene ritrovata giustiziata secondo un millenario macabro rituale, la cosiddetta Tripla morte celtica, una liturgia mortifera carica di suggestioni perverse, che mette in allarme Unai, soprattutto perché la giovane donna era in attesa di un bambino. Pare infatti che il filo rosso che unisce le vittime sia l’approssimarsi di un lieto evento, diventare finalmente genitori: e stavolta potrebbe essere il turno di Unai… Mozzafiato.

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“Il muro del silenzio”

di Gabriele Ottaviani

Pia notò con interesse che Tariq era diventato rosso come un pomodoro…

Il muro del silenzio – Le indagini di Pia Sander e Oliver von Bodenstein, Nele Neuhaus, Piemme, traduzione di Serena Tardioli. Vicino a Ruppersthein, là dove è nato il commissario capo Oliver von Bodenstein, c’è una foresta in cui una notte una roulotte prende fuoco. Rimane ucciso il figlio della proprietaria, anche lei dopo poco tempo costretta suo malgrado a passare nella schiera di coloro che vivono, si dice, una miglior vita. E non è che l’inizio: oltretutto, la scia di sangue e morte che si fa via via più consistente nel corso della vicenda costringe gli investigatori ad andare all’origine di questo domino di vendette, rivalse, riscatti e inganni, una fonte che conduce sino all’estate del millenovecentosettantadue, oltre quarant’anni prima, quando sempre in quella medesima selva oscura da cui tutto ha avuto inizio il migliore amico dell’epoca del commissario scompare senza lasciare traccia… Ad altissima tensione, ben calibrato, perfettamente riuscito.

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“L’ultima erede di Shakespeare”

di Gabriele Ottaviani

L’ammasso da gettar via restò esiguo, ogni foglio all’ultimo istante deviava…

L’ultima erede di Shakespeare, Elvira Siringo, Piemme. Elisabetta vive una dorata, maestosa e solenne prigione, un’austera magione di famiglia ereditata dal padre piena di volumi che sembrano opprimere le sue aspirazioni, i suoi sogni e le speranze, che sono del resto un lusso che è ormai avvezza a non concedersi più: Messina si staglia neghittosa e languida lungo il mare, ma questa vicenda non si muove solo attraverso lo spazio, bensì anche per il tramite del tempo. Ed è una dimensione lontana, quella del sedicesimo secolo, il contesto nel quale si muovono i personaggi che portano Elisabetta, che un suo vecchio professore contatta per dirle di essere in possesso di incredibili rivelazioni sul passato della sua famiglia, cosa che immediatamente la risveglia e incuriosisce, al cospetto di Giovanni, medico ebreo, e donna Memma, nobile cattolica, che hanno un figlio, vogliono amarsi ed essere liberi: viaggiando giungono pertanto fino in Inghilterra, alla corte di Elisabetta I, dove li introduce il loro più celebre cugino, John Florio, e… Brillante e appassionante.

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“L’ultima ricamatrice”

di Gabriele Ottaviani

Al nome mio avvicinavano parole appuntite…

L’ultima ricamatrice, Elena Pigozzi, Piemme. Chi si rivolge a lei non cerca soltanto la perfezione di un intreccio di fili che, per il tramite di un telaio di ciliegio che è stato prima della bisnonna, poi della nonna e infine, prima che suo, di sua madre, componga un tessuto magnifico: chi va da Eufrasia, che non è più giovane, ha le mani rese curve dall’artrite ed è l’ultima ricamatrice rimasta, sa che lei nella trama e nell’ordito ci metterà anche il cuore, e qualcosa che inevitabilmente e incontrovertibilmente richiami in modo inequivocabile e unico la persona che le ha commissionato il lavoro, perché una stoffa non è solo uno scampolo di cotone, è molto di più, contribuisce a punteggiare i ricordi nella dimensione domestica della rassicurante riconoscibilità di un oggetto simbolico. Un giorno giunge dunque da lei, fragile e timida, una ragazza che già dal nome palesa un bisogno d’amore, oltre che l’impossibilità di non volerle bene: ed Elena Pigozzi, con delicatezza impareggiabile, attraversa la storia e prende per mano il lettore, facendogli fare la conoscenza di personaggi forti, irresistibili e indimenticabili, come il ricordo di un amore mai spento.

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“L’estate dell’incanto”

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L’ala ovest era la zona proibita. E io ci entrai.

L’estate dell’incanto, Francesco Carofiglio, Piemme. Barese, regista, architetto, scrittore, Francesco Carofiglio regala a tutti i suoi lettori una nuova e splendida occasione per immergersi nella sua prosa bella, raffinata, intensa, avvincente, appassionante, che dipinge con tenerezza malinconica e dolcissima l’ultima estate d’innocenza di una protagonista adorabile come Miranda, che, nel millenovecentotrentanove, ignara della carneficina planetaria che si prepara, non è che una bambina di dieci anni che parte da Firenze con la mamma – il padre è altrove – per raggiungere sulle colline pistoiesi Villa Ada, la residenza del nonno materno, nientedimeno che il marchese Ugo Soderini, circondata da un bosco che incarna completamente la seduzione del mistero dell’esistenza, in cui Miranda si tuffa. E… Una delizia.

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“Pandemia”

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L’operato di Putin fu messo sotto esame ma non successe nulla. Già allora era intoccabile.

Pandemia, Lawrence Wright, Piemme, traduzione di Elena Cantoni. Che il Premio Pulitzer garantisca anche proprietà divinatorie? Chi può dirlo: certo è che mai così sconcertantemente attuale come ora appare questo riuscitissimo romanzo. Ginevra, assemblea mondiale sulla salute: viene presentato all’attenzione degli astanti il caso di una strana influenza sviluppatasi da poco in un campo profughi a Giacarta e che ha fatto in poche ore quasi cinquanta morti. Henry Parsons, epidemiologo di chiara fama, parte per l’Indonesia per vederci più chiaro e trova l’apocalisse: il virus è ignoto, velocissimo, letale. Il suo autista, nel frattempo, parte per un pellegrinaggio alla Mecca, in mezzo a tre milioni di pellegrini: quando dopo una corsa forsennata con lo scopo di metterlo in isolamento lo raggiunge è troppo tardi. Il morbo è ovunque. E… Destabilizzante.

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“Quel che affidiamo al vento”

978885667463HIG_be73eb2ed371c82a1ce0ab2f69b81e5adi Gabriele Ottaviani

Le cose ci sono anche quando non le vediamo, le persone che spariscono dal quotidiano non è detto che scompaiano del tutto, per dire, anzi…

Quel che affidiamo al vento, Laura Imai Messina, Piemme. Nata a Roma ma trasferitasi giovanissima a Tokyo dove si è addottorata alla Tokyo University of Foreign Studies, docente universitaria, Laura Imai Messina, prendendo le mosse dal dramma reale dello tsunami di nove anni fa, conduce il lettore con mano sicurezza, dolcezza incomparabile, infinita tenerezza, grazia, eleganza ed empatia senza traccia di retorica, in un luogo che, come l’amore e il suo miracolo, esiste davvero, nel Giappone nordorientale, un amplissimo e meraviglioso giardino lungo il ripido Kujira-yama, la cosiddetta Montagna della Balena, chiamato Bell Gardia, laddove è installata una cabina telefonica che ha un apparecchio scollegato. E che dunque proprio per questo motivo può realmente portare la voce di chi lo adopera ovunque, soprattutto lì dove altrimenti, se funzionasse sul serio, non potrebbe mai arrivare, nel mondo di chi è scivolato dall’altra parte, condannando allo strazio della permanenza chi rimane di qua, senza più chi ama, che sia un genitore, un coniuge, un figlio. Un giorno lì arriva Yui. È una donna. Ha trent’anni. Ha perso tutto. Non vuole che vada perso anche il giardino, a costo della sua stessa vita. E… Splendido, fa bene all’anima, la cura e migliora.

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