Teatro

“Alice disambientata”

alice disambientatadi Gabriele Ottaviani

La vita è un ring. Non è una metafora insolita, sovente il cinema e la televisione (Eastwood, Wise, Longoni, Zeffirelli, Visconti…) hanno utilizzato stilemi, immagini, concetti e luoghi comuni, hanno preso in prestito, da quella che viene spesso definita come nobile arte, valori e situazioni per parlare dell’esistenza e delle sue fragilità attraverso lo sport, e quella particolare disciplina, dove si combatte, anche duramente, ma in uno spazio limitato da corde, e in un tempo confinato da un gong, con un arbitro, che deve far rispettare le regole. I colpi bassi non sono ammessi. Ma la vita da quest’orecchio non ci sente, questa norma non l’ha mai capita troppo bene. Alice deve combattere. Non ha più controllo su di sé e sulla propria esistenza. Il Bianconiglio, a forza di correre e di dire “presto, che è tardi”, se n’è andato via, e lei sembra essere in equilibrio precario, come sul greto di un fiume, in procinto di essere affogata dalla piena. Di e con Ilaria Dalle Donne, Alice disambientata va visto. È in scena al Teatro Due, in Vicolo dei Due Macelli, a Roma, da oggi, ventisette di marzo, fino al ventinove.

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