Teatro

“Così per caso”

77358055_2700993133301576_3987040655095365632_ndi Gabriele Ottaviani

È il millenovecentoquarantaquattro quando nonostante siano cattolici a Trieste solo per le origini semite del loro cognome e per la spiata di qualche collaborazionista Marta Ascoli e il padre vengono presi e internati, prima nella Risiera di San Sabba e poi nei lager oltreconfine. Anche la madre viene catturata, ma il cognome diverso la salva, è subito rilasciata, non cessa di combattere per la liberazione dei suoi cari, ma invano. Il padre morirà, Marta tornerà a casa, nonostante abbia sperato più volte, in quei giorni terribili in cui le era stata tolta l’identità, sostituita con un numero marchiato a fuoco sulla pelle, che le sue sofferenze finissero. Tornerà, e racconterà, in un libro di rara asciuttezza, una cronaca semplice, cruda, deflagrante, da cui è stato tratto Così per caso, spettacolo ancora oggi in scena al Teatro Portaportese. Regia di Angelita Puliafito, nel cast, che dà vita a una prova sensibile e ricca di pathos, Valeria Mafera, Gloria Luce Chinellato, Alessandra Vagnoli, Manfredi Gelmetti e Cristiano D’Alterio. Da vedere, per non dimenticare, e per tenere sempre a mente che dal male, dalla sua feroce banalità, nessuno può sentirsi al riparo o al sicuro, non si deve pensare che certe cose possano accadere solo a qualcun altro.

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Intervista, Teatro

“Spoglia-Toy”: Lorenzo Balducci

SpogliaToy_1di Gabriele Ottaviani

Dopo il successo di Torino debutta domani ed è in scena fino al ventisei di maggio a Roma all’Eliseo Spoglia-Toy, uno spettacolo di Luciano Melchionna (produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro in collaborazione con SportOpera nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia) con testi di Luciano Melchionna e Giovanni Franci, costumi firmati Milla, scene di Chiara Carnevale, musiche a cura di Riccardo Regoli, installazioni fotografiche di Mario Pellegrino, assistente alla regia Sara Esposito, consulenza sportiva di Sebastiano Gavasso e foto di Tommaso Le Pera. I protagonisti sono Lorenzo Balducci, Orazio Caputo, Mauro F. Cardinali, Adelaide Di Bitonto, Gennaro Di Colandrea, Emanuele Gabrieli, Sebastiano Gavasso, Pierre Jacquemin, Gianluca Merolli, Fabrizio Nevola, Roberto Oliveri, Marcello Paesano e Agostino Pannone. Convenzionali ha chiesto di che spettacolo si tratti e quale sia il suo ruolo, ed è sempre un immenso piacere parlare con lui, a Lorenzo Balducci. Ecco la sua risposta:

onven.PNGLo spettacolo racconta la vita all’interno di uno spogliatoio. Ogni calciatore racconta la sua storia, il pubblico viene guidato all’interno di uno spettacolo itinerante che evidenzia il forte contrasto tra la vita dorata di queste stelle del calcio e i loro racconti privati pieni di dolore, frustrazioni, follie, violenza… Una vita sempre sotto pressione, per essere sempre al top, per essere sempre fedele a quell’immaginario di cui i tifosi hanno bisogno. Il mio monologo (ogni calciatore ne ha uno) si intitola Gay Over, sono un calciatore spagnolo appassionato di videogiochi e pornografia, vive in un modo tutto suo, preferisce tutto ciò che è virtuale all’umano. Odia l’allenatore e ha un fidanzato… virtuale. Oltre al Mister, che è una figura chiave, c’è una figura femminile, l’unica dello spettacolo, che rappresenta uno sguardo spietato, critico e allo stesso tempo ironico su questo mondo.

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Teatro

“Basta una valigia”

IMG-20190420-WA0011Cosa serve per fare uno spettacolo?
Un teatro, le luci, un copione…
Cosa serve a un attore per fare uno spettacolo?
Gli basta una valigia, qualche gag e la sua passione…
“BASTA UNA VALIGIA”
Il racconto divertente di una passione, delle sue dinamiche, degli affetti e dei ricordi di chi, nel circo della vita, cerca di restare in equilibrio tra una lacrima e un sorriso…
Regia Angelita Puliafito
Testo di Cristiano D’Alterio
Tecnico audio e luci Enrico Marcacci
Grafiche Sara Caruso
Bit 13€
Ridotto 10€
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Teatro

“Divina Commedia Opera Musical”

catone copiadi Giulia Cantarini

Arriva a Roma al Teatro Brancaccio fino al 7 aprile, dopo il successo del tour delle precedenti stagioni, La Divina Commedia Opera Musical di Andrea Ortis, che rielabora il poema dantesco per il palcoscenico con l’aiuto di videoproiezioni animate, effetti speciali, scenografie immersive e coreografie acrobatiche.

Il risultato è uno spettacolo di indubbio impatto visivo, impreziosito dalle ottime interpretazioni e splendide voci di tutti gli interpreti, dalla voce narrante di Giancarlo Giannini ad Antonello Angiolillo (Dante) allo stesso regista e autore Andrea Ortis (Virgilio) a Manuela Zanier (Francesca e Matelda), Angelo Minoli (Ulisse e Guido Guinizzelli), Francesco Iaia (Caronte, Ugolino, Cesare e San Bernardo), Mariacarmen Lafigliola (Pia dei Tolomei e La Donna), Brian Boccuni (Catone, L’Uomo [primo atto] e San Tommaso), Daniele Venturini (Pier delle Vigne, Arnaut Daniel e L’Uomo [secondo atto]), e Noemi Bordi (Maria).

Naturalmente, la sfida principale nell’adattare per la scena (in due ore e quindici minuti) l’opera fondante della letteratura italiana è il rapporto con il testo. Quali episodi mantenere? Quali possono essere sacrificati?  Quanto mantenere delle terzine originali? Quanto è accettabile la parafrasi? E qui cominciano, come direbbe il Sommo Poeta, le dolenti note. Premesso che lo splendido poema di Dante presenta ben maggiori difficoltà di adattamento della Bibbia (e anche lì, è stato necessario il genio di Andrew Lloyd Webber per plasmare il capolavoro che è Jesus Christ Superstar), cerchiamo di valutare cosa possiamo aspettarci da questo spettacolo, e di capire fino a che punto la musica e la messa in scena compensino il riadattamento del testo.

Cominciamo dall’Inferno: gli aficionados possono contare sugli immancabili Caronte, Francesca, Ulisse e Ugolino, gioiranno per Pier delle Vigne ma qualcuno, come la sottoscritta, sentirà la mancanza degli Ignavi, delle anime del Limbo, di Farinata degli Uberti e Brunetto Latini. È vero che la figura paterna di Dante è già incarnata pienamente da Virgilio, ma lo splendido incoraggiamento di quest’ultimo al timoroso Dante nel secondo canto va perduto in uno sbrigativo “e allora torna indietro, se vuoi; sei tu che lo scegli” (cito a memoria, sto parafrasando la parafrasi). La ragione per questa selezione dei personaggi è esplicitata nel sestetto che chiude il primo atto, in cui il pellegrino e i peccatori inneggiano alle forme di amore che li hanno condannati o che li salveranno, prima che Dante esca “a riveder le stelle”.

Nel Purgatorio, non sorprendetevi troppo di trovare un ventisettenne muscoloso e succinto assiso in trono accogliere Dante e Virgilio dopo l’iniziale obiezione, e abbandonarsi ai dolci ricordi di Marzia e ai tristi ricordi di Cesare, al posto del vecchio solitario dalla grigia barba a doppia lista che normalmente associamo all’integerrimo Catone. Segue Pia de’ Tolomei, titolare di una splendida aria, mentre brilla per l’assenza il poeta Stazio. Compaiono, in compenso, Guido Guinizzelli e Arnaut d’Aniel, che sviluppano ulteriormente il tema dell’amore per la donna preparando il terreno per l’imminente arrivo di Matelda e Beatrice. Al momento di prepararsi all’ingresso del Paradiso, gli autori Gianmario Pagano e Andrea Ortis inseriscono un inedito momento dedicato a Virgilio, rimasto solo senza Dante, che si prepara a tornare dolorosamente nel Limbo dopo aver proclamato il suo discepolo “signore di sé stesso”.

Nel paradiso terrestre, il fatidico incontro di Dante con Beatrice, al termine della suggestiva processione di anime, si risolve in un parziale anticlimax, specialmente se anche voi credete che il far apparire Beatrice a Dante dopo sessantaquattro canti soltanto per dargli una strigliata di novanta versi sia stata una delle idee più geniali dell’originale dantesco. In compenso, nel Paradiso la scenografia si apre decisamente al pubblico, e valorizza il movimento dei cantanti, acrobati e ballerini più che la videoproiezione. Il finale dello spettacolo è forse quello in cui la musica orchestrale di Marco Frisina è più efficace nel celebrare il trionfo dell’uomo/poeta nel suo percorso dall’errore a Dio e alla libertà attraverso l’amore. Qui lo spettacolo soffre meno che in altre parti del confronto con lo splendido testo originale, delle discutibili parafrasi e della selezione alternata di versi da citare, per valorizzare invece gli aspetti scenici (Lara Carissimi), coreografici (Massimiliano Volpini) e fotografici (Valerio Tiberi).

Nel complesso, si tratta di uno spettacolo coinvolgente, che si sforza, nelle parole del regista, di “creare una fantasia e portare l’azione registica, le visioni e le idee in forma di musical, in maniera armonica, leggendo in chiave moderna il capolavoro di Dante, grande scrittore, poeta, genio e soprattutto uomo”.

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Teatro

“LORO SONO MIE, E IO SONO M…”

loro-sono-mie-e-io-sono-m-.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nella suggestiva cornice del Teatro Ivelise in Via Capo d’Africa a Roma ancora oggi in scena con due repliche alle ore diciassette e alle ventuno LORO SONO MIE, E IO SONO M…, di e con Alessandra Vagnoli, che con grande intensità e invidiabile souplesse tiene saldamente la scena per tutta la durata dell’avvincente monologo, diretto da Angelita Puliafito e ulteriormente impreziosito dalla voce off di Alberto Bognanni, attore e doppiatore, dalle splendide musiche di Marco Olivieri e da un raffinato allestimento, ricco di riferimenti, livelli di lettura e chiavi d’interpretazione: è la storia di lei, una donna con l’iniziale maiuscola, brava e piena di virtù, e di lui, fascinoso ammaliatore, che difficilmente può mettersi nei panni di lei, mentre è assai più semplice e consueto il contrario, quando le ampie vesti si fanno colme di attenzioni, che però sono a vantaggio esclusivo di uno solo. Per chi ha l’onere della cura, infatti, spesso, si tratta di continue ferite, che via via si fanno più profonde… Da non perdere.

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Intervista, Teatro

“Triangolo rosa”: intervista a Gabriele Cantando Pascali

53365761_392143644955263_6089214038800072704_ndi Gabriele Ottaviani

Alla stessa stregua della stella gialla, emblema dello stigma che il regime del Terzo Reich rivolgeva nei confronti del popolo ebraico, il triangolo rosa marchiava gli omosessuali, tra i nemici più invisi e le vittime più dimenticate e atrocemente bersagliate dal progetto di sterminio nazista iniziato di fatto con l’avvento al cancellierato di Adolf Hitler nel millenovecentotrentatré, tanto che si è parlato di vero e proprio “Omocausto”: e Triangolo rosa è il titolo dello spettacolo in scena dal quindici al diciassette di questo mese al Teatro Elettra di Roma. Convenzionali ne parla con uno dei protagonisti, Gabriele Cantando Pascali.

Di che spettacolo si tratta?

Lo spettacolo è liberamente tratto da Bent di Martin Sherman, rappresentato in tutto il mondo e dal quale è stato tratto un bellissimo film con lo stesso titolo (in Italia mai distribuito) magistralmente interpretato da Clive Owen, Lothaire Bluteau, Mick Jagger e Ian McKellen. È un opera intensa e cruda che racconta le atrocità dell’Omocausto.

Da quali fonti avete tratto spunto?

Da tempo cercavo un testo che parlasse di un rapporto di amicizia/amore tra due uomini non coetanei e così tra le varie ricerche ho trovato questo testo che mi ha particolarmente colpito per la delicatezza della storia raccontata vissuta nell’orrore dell’epoca. Abbiamo trovato insieme al regista dei documenti dell’epoca che poco si discostavano dalla sceneggiatura di Sherman. Nella versione di Angelo Curci l’attenzione è posta su Hans e Mathias e sul loro incontro nel campo di concentramento di Dachau; Hans (il più anziano dei due) è quello più consapevole degli orrori, quasi rassegnato, mentre Mathias, arrivato da poco, ha ancora negli occhi la speranza che “tutto questo non sta accadendo”. Tra i due, nonostante tutto, nascerà un sentimento.

Chi è in scena e con quali ruoli?

Nel ruolo di Hans ci sono io, Gabriele Cantando Pascali, mentre Mathias è interpretato da Federico Gatti, un giovane attore molto bravo e attento.

E dietro le quinte?

Le scenografie sono di Alexandra Busiri Vici, che è una “figlia d’arte”, diciamo, figlia di Liliana Eritrei, meravigliosa attrice, scrittrice e sceneggiatrice, e di Andrea Busiri Vici, noto direttore della fotografia al cinema; i costumi sono di Alice Sinnl, Alberto Buccolini sarà il nostro tecnico e alla regia Angelo Curci.

Qual è il messaggio della vostra rappresentazione?

Io spero che lo spettacolo resti nel cuore di tutti ma soprattutto che accenda nelle nuove generazioni il sentimento della memoria perché gli orrori vissuti dagli omosessuali, dagli Ebrei e da tutti in generale, non siano dimenticati.

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Intervista, Teatro

“LORO SONO MIE, E IO SONO M…”: intervista ad Alessandra Vagnoli

53660810_10218027160373469_6484859279282012160_ndi Gabriele Ottaviani

In scena il ventitré e il ventiquattro di marzo al Teatro Ivelise di Roma LORO SONO MIE, E IO SONO M…, di e con Alessandra Vagnoli, che Convenzionali, con gioia, intervista.

Come nasce questo spettacolo?

Nasce dalla mia, innata, voglia di raccontare, in chiave più o meno ironica: mi aiuta a elaborare, a riflettere, a metabolizzare, a esorcizzare, a rivivere e ricordare (anche come “monito”). Nello specifico nasce sul lettino di uno stabilimento balneare, lo scorso 28 agosto.

Qual è il suo messaggio?

Uno spunto di riflessione, una sorta di “alert”, una piena condivisione (eh sì, stavolta mi metto in gioco parecchio) di esperienze, condivisibili al di là del proprio vissuto, e soprattutto UNISEX. Mi è venuto spontaneo definire il testo con questo termine, perché in fondo nel/nei personaggio/i di cui si parla, al di là del sesso di appartenenza, ci si può ritrovare parecchio.

Oltre a te, chi altro è coinvolto in questo progetto?

In primis, la mia fantastica Amica e bravissima regista Angelita Puliafito. Con lei ci sono molta intesa e complicità, ci capiamo al volo. Non ci siamo mai “perse” dopo l’ultimo spettacolo teatrale da lei diretto e nel quale ho recitato e, comunque, ci siamo “ritrovate” con una grande comunione di intenti e con lo scalpitìo da messa in scena. Le ho dato il mio testo, lo ha amato da subito (e ciò mi fa molto onore) e volevamo portarlo in scena già l’8 marzo, una data significativa e appropriata. Però le difficoltà tecnico-logistiche e, soprattutto, burocratiche, non ce l’hanno permesso. Ecco, senza presunzione, sarebbe un testo da proporre anche nelle scuole.

Poi c’è il mio fantastico Amico e musicista Marco Olivieri. Non inflaziono l’aggettivo “fantastico”, è che davvero i miei amici sono tutti così! Lui ha curato tutte le musiche e suoni dello spettacolo, la sua colonna sonora, che sarà, da adesso in poi, la colonna sonora portante della mia vita, tanto la “sento” nelle viscere e mi emoziona. Anche con lui è nato tutto per caso: è stato il primo uomo a leggere il testo, ancora da sistemare, a darmi un parere, e dal “ci mettiamo qualche suono …” ne è nata una poesia!

E ancora Alberto Bognanni, amico doppiatore e attore, che ci ha letteralmente “prestato” la sua splendida e azzeccatissima “voce off”.

E, dulcis in fundo, il magico Enrico Marcacci che curerà luci e fonica … e che stiamo facendo impazzire, con le modifiche last minute (ride).

Cosa rappresenta il teatro per te?

Tanto, tutto direi, dopo la mia famiglia. Una passione irrinunciabile, che coltivo da più di 15 anni ormai. E lo vivo sempre “anema e còre”, senza cuore io davvero non riesco a fare nulla. Il bello è che sono circondata sempre da bellissimi cuori. In questo spazio di condivisione e benessere assoluti per me, non potrebbe essere altrimenti.

Qual è, oggi, la condizione della donna nella nostra società?

Ti rispondo in modo crudo e sintetico, stavolta, con una mia riflessione. Se festeggiamo l’8 marzo come giornata internazionale della donna, non possiamo poi eleggere il 25 novembre come giornata internazionale contro la violenza sulle donne! Qualcosa non va. Non si può. Non se ne può più. Tutto quello che intercorre tra le due date, e non solo purtroppo, è ORRORE. Io sono una Donna, parte lesa, coinvolta e attiva, e almeno con quello che posso e so fare vorrei apportare il mio contributo. Il Teatro è il mezzo a mia disposizione, mi aiuta in questo, purché riesca a trovare un “pubblico” che abbia voglia di ascoltare.

Prossimi progetti?

Vorrei che LORO SONO MIE, E IO SONO M… non finisse qui, non con il suo esordio dei prossimi giorni. Vorrei che fosse un progetto da portare avanti, magari condiviso e “accorpato” ad altri bellissimi testi al femminile che ho avuto la fortuna e l’onore di portare in scena più volte. Altre due meravigliose creature di un mio fantastico Amico autore, sceneggiatore, ecc. ecc. che risponde al nome di …

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Teatro

“Dio arriverà all’alba”

teatro.it_Dio-Arriver-all'alba.AntonioNobilidi Gabriele Ottaviani

Ho una nave segreta dentro al corpo, una nave dai mille usi… Diretto con mano sicura e scritto con cura e grazia da Antonio Nobili (aiuto regia: Margherita Caravello), che ben conosce l’arte del teatro e che possiede una raffinata sensibilità nell’accostarsi al linguaggio della lirica, tanto da realizzare uno spettacolo dalla tessitura finissima e perfettamente coerente con la poetica dell’evocata protagonista, di cui cita due componimenti, e alla figura del poeta in quanto emblema di alterità rispetto al volgare materialismo della società in cui si muove a disagio come albatros che non vola (magnifico il suo De profundis, da Wilde, in cui era anche interprete principale), Dio arriverà all’alba – del cui testo è disponibile anche la versione cartacea: il ricavato della vendita aiuterà un’associazione che si occupa di sostegno alle persone affette da disturbi mentali -, in cartellone nella splendida cornice del Teatro Due di Roma fino al ventiquattro di questo mese, grazie a un allestimento più che appropriato (belli i costumi, la colonna sonora di Paolo Marzo, la scenografia di Fabio Pesaro) e alla valida recitazione di un’ampia compagine di attori che prevede Antonella Petrone, eccezionale protagonista di questo totalizzante e immersivo atto unico di oltre un’ora e mezza, Valerio Villa, Daniel De Rossi, Davide Fasano, Virginia Mendez, Sharon Orlandini, Armando Puccio e Alberto Albertini, indaga l’interessante e complessa, molto più di quanto sembri e sia stata sinora raccontata, figura di Alda Merini, scrittrice dagli umili natali che non fu ammessa al liceo perché non superò la prova d’italiano, aforista, poetessa, artista, fumatrice incallita vissuta in una casa popolare lungo i Navigli milanesi dai muri trapunti di crepe e ricoperti di appunti e disegni tra il millenovecentotrentuno e il duemilanove, malmostosa, esilarante, fragile, tenera, fortissima, che tanto amò e che mai non ebbe pace, per citare l’epitaffio per sé medesimo di Pietro Fucci, anima bambina esistita per la poesia, madre di quattro figli affetta da un disturbo bipolare che la costringe al primo internamento quando è solo sedicenne, subito dopo che Giacinto Spagnoletti ne è diventato mentore… Da non perdere.

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Teatro

“Love’s kamikaze”

lovek.pngdi Erminio Fischetti

Il conflitto israelo-palestinese è una morsa che va avanti da decenni e stringe sulla gola delle persone che quotidianamente mangiano, dormono, leggono, lavorano e amano nei territori dove si consuma, è la lotta per un confine che si ripete da oltre settant’anni e che riveste un ruolo primario nell’opera teatrale di Mario Moretti, lo scrittore e drammaturgo italiano di origine genovese morto nel 2012 (da non confondersi col brigatista numero uno degli anni Settanta, artefice, fra gli altri, del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro e di altri svariati crimini): Love’s kamikaze, il cui testo è stato recentemente pubblicato da Caissa Italia Editore e curato da Yuri Garrett, messo in scena il 23 e il 24 gennaio al Teatro di Villa Torlonia a Roma e riproposto dal 7 febbraio al Teatro Marconi.

Naomi e Abdel lavorano nello stesso albergo a Tel Aviv e si incontrano in segreto, appena possono, nei sotterranei dell’hotel, dove si consuma il loro amore, che non è ben visto perché lui è palestinese e lei è israeliana. Nelle ore che passano insieme, oltre alla passione, ha luogo un feroce dibattito sul mondo e le tradizioni che li divide: con ironia e intelligenza sanno che le barriere che il mondo ha costruito per loro sono finte, sbagliate, malate, ma ben presto capiscono che il loro amore è più forte, e per farlo sopravvivere è necessario compiere un gesto estremo che possa diventare manifesto di un pensiero nuovo.

Diretto dal veterano regista di teatro Claudio Boccaccini, classe 1953, l’opera è un atto unico di ottanta minuti che vede protagonisti i giovani Marco Rossetti, che ha ricoperto più volte questo ruolo, e Giulia Fiume, che ha sostituito la collega Eurdice Axen, volti molto noti nell’ambito del primetime della fiction essendo passati per i vari R.I.S. – Delitti imperfetti, Squadra mobile, Don Matteo, Il cacciatore, etc.. I due sono perfettamente in parte nel raffigurare dolentemente e con una leggera, come detto, ironia le inquietudini di due cuori piegati, ma non spezzati dalle brutture della loro terra, capaci di prendersi la loro rivincita e dire basta! Love’s kamikaze è opera di denuncia politica, che di politica si fa atto, capace di parlare non solo attraverso il linguaggio dell’amore, ma soprattutto della semplicità.

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Teatro

“I fiori del latte”

i_fiori_del_latte_ph_gaetano_livigni_06 copiadi Gabriele Ottaviani

Casal di Sotto Scalo è una località campana nella quale due cugini stanno per aprire un avveniristico caseificio assolutamente ecologico per il quale hanno investito tutta la loro vita, I fiori del latte. Peccato che poco prima del fatidico giorno uno di loro rinvenga un bidone di rifiuti dall’apparenza niente affatto atossica: la coscienza comincia dunque a rimordere, inoltre… Biagio Izzo è la punta di diamante di un’ottima compagine – Mario Porfito, Angela De Matteo, Stefano Jotti, Ivan Senin e Stefano Meglio – che interpreta assai bene una commedia ben scritta da Eduardo Tartaglia e ben diretta da Giuseppe Miale di Mauro, esilarante e di chiaro impegno civile, in scena anche oggi pomeriggio al teatro Brancaccio di Roma: da non perdere. (Foto di Gaetano Livigni)

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