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“Là dove crescono i cedri”

di Gabriele Ottaviani

Non parlavamo mai di mia nonna. Da mia mamma non veniva una parola e anche io mi sforzavo di evitare il discorso. Avevo troppa paura di potermi tradire. Avevo giurato a papà di non dire a mamma, e in generale a nessuno, delle telefonate. Così la nonna era diventata tabù. Nelle settimane successive alla sparizione di mio padre la mamma aveva i nervi a fior di pelle. Inginocchiata davanti a me, mi prese per le spalle fissandomi con gli occhi rossi di pianto. «Samir, se sai qualcosa che può essere d’aiuto alla polizia devi dirmelo, capito? Devi dirmelo e basta!» Io però tacqui mentre mi affondava le dita nella carne e pensai a papà, anche lui in ginocchio davanti a me, quando mi aveva fatto promettere. «Tu e lui avete passato tanto tempo assieme, davvero non hai notato niente?» Scossi la testa. Non potevo tradirlo. Era il nostro segreto. Dopo un po’ la mamma lasciò perdere e se ne andò. Io presi la scatolina di legno di cedro e la seppellii di nascosto ai piedi del ciliegio davanti a casa, così che la diapositiva fosse al sicuro, che non finisse mai in mano a mia madre, così che io potessi mantenere la promessa. Mi chiesi a lungo come mai non avesse alzato il telefono per chiamare sua suocera. Non lo fece, pareva che per mia madre la donna che io avevo visto solo in foto proprio non esistesse.

Là dove crescono i cedri, Pierre Jarawan, SEM, traduzione di Emilia Benghi. Delicatissima lettera d’amore dedicata alle proprie radici, è la storia di un esilio da un Libano in guerra negli anni Ottanta dello scorso e breve ma intensissimo secolo, nonché la vicenda di un ragazzo che cresce in Europa, in Germania, e la cui vita però d’improvviso cambia irreparabilmente quando il padre scompare senza lasciare traccia: molti anni dopo quel dolore è ancora sordo, cieco e insanato, e costringe a un ritorno e a una rielaborazione… Lirico, solenne e magnifico.

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“L’uomo che morì due volte”

di Gabriele Ottaviani

Patrice è in vacanza di metà trimestre ed è ospite a casa di Chris. Chris non è ancora riuscito a farci l’abitudine. Fa finta di mangiare cibo salutare il che, realizza dopo un paio di giorni, equivale a mangiare salutare. Una mela è una mela, sia che tu la mangi perché ti piace prenderti cura di te stesso, sia che tu la mangi per impressionare la tua nuova fiamma. I nutrienti sono gli stessi. È da lunedì che Chris non tocca le sue barrette di cioccolato e caramello con le arachidi. Stasera dovevano andare a cena a Le Pont Noir. Una volta era un pub e si chiamava The Black Bridge; adesso è il migliore, se non l’unico, “gastropub” di Fairhaven. Tutti i martedì un trio jazz si esibisce durante la cena. A Chris non è mai piaciuto il jazz, non è nemmeno mai riuscito a capire per quale motivo si supponeva che dovesse piacergli, ma sa che a quanto pare la gente a cui piace il jazz sa godersi la vita, e che lui ha bisogno di fingere di starsi godendo la vita un po’ più di quel che realmente fa. E se funzionasse come con le mele? Se fingere di starsi godendo la vita fosse esattamente come godersela e basta? È dal momento in cui Patrice è arrivata che lui ha il sorriso stampato in faccia, quindi forse funziona proprio così. Anche Patrice prendeva del buono da lui, e Chris ne era consapevole. Oggettivamente, si rendeva conto di essere gentile e divertente. Aveva un lavoro vero, catturare criminali. Che altro? Gli avevano detto che aveva dei begli occhi. E che baciava bene…

L’uomo che morì due volte – La nuova indagine del Club dei delitti del giovedì, Richard Osman, SEM, traduzione di Roberta Corradin. Celeberrima è la storia di una donna che visse due volte, come da titolo italiano, ad alto tasso di spoiler, di uno dei più prestigiosi e riusciti film del maestro Hitchcock, che infatti in lingua originale si chiamava in maniera molto più interessante Vertigo, ma stavolta invece è un uomo che per due volte passa a miglior vita al centro della nuova avventura che coinvolge Elizabeth, Joyce, Ron e Ibrahim, che sono ancora scossi dal loro primo caso risolto e non vedono l’ora di godersi un po’ di serenità: del resto vivono in un elegante residence per pensionati, che è davvero, o parrebbe, un luogo niente affatto periglioso… Ma si sa, la vita è quella cosa che succede quando si è in altre faccende affaccendati e che si diverte a giocare con i destini delle persone: e pertanto sui fantastici quattro arzillissimi vegliardi incombe un imprevisto, nella fattispecie la lettera di un ex collega dei servizi segreti che ha commesso un errore e ha bisogno di aiuto. Come rifiutarsi? Da non perdere.

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“2034”

di Gabriele Ottaviani

Quelle acque erano un cimitero…

2034, Elliot Ackerman, Ammiraglio James Stavridis, SEM, traduzione di Anita Taroni e Stefano Travagli. Uno è un pluripremiato romanziere nonché un veterano della Marina, l’altro è un ammiraglio che ha guidato le truppe NATO e che ha speso la sua intera esistenza per sancire la supremazia della superpotenza a stelle e strisce nel globo: insieme scrivono un romanzo ambientato in un futuro talmente credibile che sembra già passato (del resto se ciò che abbiamo alle spalle non esiste più e l’avvenire ancora non esiste cos’altro ci resta se non un eterno e costante presente sempre più ampio e gonfio di memorie?), una storia in cui in un brevissimo lasso di tempo tutte le certezze dell’ Occidente vengono messe in discussione… Meraviglioso.

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“Il cercatore di luce”

di Gabriele Ottaviani

Il cercatore di luce, Mondadori. Carmine Abate torna in libreria con un romanzo epico, visionario, delicatissimo e straordinario, che tratteggia il ritratto di uno dei più grandi nomi della storia dell’arte italiana e al tempo stesso conduce con mano sicura il lettore attraverso la bellezza della natura, la tenerezza degli affetti, la complessità delle relazioni familiari e la storia di un ragazzo, Carlo, dalla spiccata sensibilità, che si avventura sulle montagne e che attraverso un’immagine scopre molto di sé e di chi gli sta accanto. Maestoso.

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“Ragazza, serpente, spina”

di Gabriele Ottaviani

Ragazza, serpente, spina, Melissa Bashardoust, Mondadori, traduzione di Maura Dalai. Tutte le fiabe cominciano nello stesso modo e finiscono nella medesima maniera, con una conclusione felice che rassicura insegnando a coloro che sono i fruitori dell’opera che quali che siano le peripezie che si debbono attraversare alla fine è sempre il bene a trionfare sulle forze più oscure: ma Soraya è al sicuro soltanto all’interno delle mura del suo giardino, e quando per la prima volta deve necessariamente uscirne infatti non può fare a meno di domandarsi se lei sia davvero una principessa. Oppure un mostro. Allegorico e affascinante.

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“A questo poi ci pensiamo”

di Gabriele Ottaviani

A questo poi ci pensiamo, Mattia Torre, Mondadori. Intellettuale raffinatissimo, autore straordinario, coscienza critica ironica e divertente che manca moltissimo a ciascuno di noi e a tutti coloro che hanno potuto godere della piacevolezza delle sue sceneggiature, Mattia Torre continua a farci compagnia grazie alla potenza salvifica della letteratura che sposta un po’ più in là il confine della morte con questo libro che sin dal titolo si mostra come un inno alla vita e alla leggerezza, che non è superficialità, ma, come diceva Calvino, davvero planare sulle cose dall’alto. Impeccabile e imperdibile.

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“Smarrimento”

di Gabriele Ottaviani

Voglio solo fermare il massacro…

Smarrimento, Richard Powers, La nave di Teseo. Traduzione di Licia Vighi. Theodore è un giovane astrobiologo vedovo che indaga il cosmo e cresce da solo e con immenso amore il piccolo Robin, avuto da un’attivista ambientale, un bambino diverso dagli altri, anche se non esiste una vera e propria diagnosi, un sognatore sensibile che vuole immortalare con i disegni tutti gli animali in via d’estinzione ma che finisce presto nei guai a scuola per aver aggredito un compagno. Theodore comincia così, rifiutando l’idea, diffusissima in America, di imbottire i pargoli più vivaci di farmaci, a tenere sotto controllo le intemperanze del piccolo affidandosi a una terapia emotiva sperimentale, che stimola il ragazzo con le registrazioni dell’attività cerebrale della madre. Con risultati strepitosi, che però… Visionario e magnifico.

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“Galatea 2.2”

di Gabriele Ottaviani

Moriva della sua stessa nostalgia impantanata in un numero eccessivo di acquisizioni…

Galatea 2.2. Thriller geniale, intellettuale, raffinatissimo e travolgente, ricchissimo di livelli di lettura e di chiavi di interpretazione, il romanzo di un autore che non è certamente a caso un Pulitzer racconta la storia di un protagonista che si chiama come lui, Richard Powers, e che, dopo quattro libri e diversi anni vissuti all’estero, torna negli Stati Uniti come ricercatore presso il Centro per lo studio delle scienze avanzate dell’università in cui si era laureato, si imbatte in un neurologo cognitivo che vuole plasmare un’intelligenza artificiale attraverso i capolavori della letteratura, riferimenti culturali universali e sempre nuovi, come ogni classico che sia degno di quest’appellativo. Demiurgico, allegorico, salvifico: una stimolante delizia. La nave di Teseo, nella magnetica traduzione di Luca Briasco.

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Il ritorno di “Una coppia perfetta”

di Gabriele Ottaviani

Torna nelle librerie Una coppia perfetta, il libro generazionale di Mariano Lamberti: Convenzionali ne parla con l’autore.

Come mai questa nuova edizione? E in cosa differisce dalla prima?

A parte alcuni aggiustamenti grafici e il cambiamento di alcune chat iniziali che ci sembravano un po’ datate, la sostanza non è cambiata, ci sembrava però significativo  riproporlo dato che questo piccolo romanzo, (divenuto a sorpresa generazionale, fu letto molto dai ventenni che normalmente leggono poco) è sempre più attuale nel descrivere dinamiche relazionali (omo e non) contemporanee basate su conoscenze virtuali, dinamiche alienanti e passionali allo stesso tempo per la capacità degli utenti di proiettare su uno sconosciuto bisogni e desideri inconfessati.

Come sono cambiate le relazioni nell’era del Covid?

Sono peggiorate, temo: l’isolamento ha fatto venir fuori ancora di più la solitudine delle persone che principalmente comunicano attraverso i social, ha esasperato quel tipo di rappresentazione di sé, il nascondersi e il mascherarsi dietro vite sofisticate da filtri e una narrazione di sé spavalda e aggressiva, una metamorfosi avvenuta in poco tempo e in maniera quasi indolore.

Per alcuni le chat e le app sono l’unico modo per sentirsi liberi di essere quel che sono e per incontrare una persona che interrompa la loro solitudine, anche sessuale, ma talvolta ci si imbatte in stereotipi, pregiudizi, atteggiamenti e comportamenti tossici, che riproducono in realtà esattamente, se non persino in modo ancora più violento, quelle stesse dinamiche che a parole tanti sostengono di combattere in nome dell’inclusività (“Io ho un rapporto di amore e odio con Grindr. Mi iscrivo, e dopo un po’ ho una nausea che al confronto quella di Sartre è un Buscopan”, dice nello spettacolo di stand-up comedy “Allegro non troppo”, prossimamente anche a Roma, per la regia proprio di Mariano Lamberti, Lorenzo Balducci, ndr): dov’è, in tutto questo, l’equilibrio?

Il rapporto che molti omosessuali hanno con Grindr è molto problematico e talvolta molto creativo rispetto alle proprie idiosincrasie: c’è tutto un decalogo di manie contrattualizzate che farebbero impallidire il marchese de Sade; da un lato con Grindr ci si difende dall’intimità e quindi dall’esporre le proprie zone fragili, dall’altra sta amplificando questo consumismo dei corpi, epigono finale del consumismo in generale. Tra un po’ ordineremo il sesso su Amazon.

Cos’hanno di diverso e di simile i mondi pre- e post-Grindr?

Credo che se qualcuno non ha voglia di mettere in gioco la propria intimità in un rapporto a due lo possa fare con o senza Grindr: ricordo quel bellissimo film di Bertolucci, Ultimo tango a Parigi… In fondo il mio lavoro parla di quello, dell’eros che diventa thanatos nel momento in cui conosce l’intimità, però Grindr sicuramente ha esasperato questa solitudine e questa tracotanza delle persone nel  comunicare in maniera assoluta i propri bisogni, senza rapportarsi realmente con l’altro che anzi diviene una sagoma su cui sparare le proprie frustrazioni. Le giovani generazioni poi, in molti casi su Grindr, hanno assunto una maschera spietata e canagliesca.

“Come si riconosce un bambino bullizzato? È quello che quando scrive il tema sul superpotere che vorrebbe avere sceglie l’invisibilità” (sempre da “Allegro non troppo”,ndr): cosa vuole dire Mariano Lamberti a un ragazzo che ha paura di non essere più amato solo perché non è eterosessuale?

Gli direi…Tra un po’ non ci sarà più bisogno di aver paura perché la sessualità diventerà il modo di stare al mondo con la propria unicità, l’idea della fluidità di genere sta sempre più prendendo piede nonostante (sembra) ci siano rigurgiti di una destra machista patriarcale, ma è un lucore di stelle morte, ideologie anacronistiche, spesso riesumate dalla politica sia di destra che di sinistra in cerca di una platea elettorale.

Come risponde a chi ritiene che l’omofobia non sia un problema, un’emergenza o una priorità?

Finché ci sarà una società familistica normativa ci sarà anche omofobia perché l’affettività omosessuale in qualche modo mette in discussione, ampliandoli, il perché e il percome si fanno le famiglie, nonostante la sempre più frequente nidificazione della comunità Lgbt. L’omofobia però, attenzione, non è un panno rosso da agitare (da parte della politica) nei casi di cronaca di queer bashing, ma è un lungo e instancabile lavoro che un omosessuale, uomo e donna, fa su sé stesso per riconoscere i tentacoli dell’omofobia introiettata.

Perché per molti le coppie gay sono coppie di serie B?

Perché semplicemente non capiscono che le coppie omosessuali sono quelle che consumano e spendono di più non avendo figli, quindi, dal punto di vista sociale sono di serie A: sono idee antiquate buone solo a fare propaganda. Certo se poi ci si mette pure la legge con il non obbligo di fedeltà delle coppie omo-sposate, voilà!, la frittata è fatta.

Quali passi debbono essere ancora compiuti per una società più aperta ed equa?

Credo che ci sarà da legiferare ancora in maniera più approfondita e capillare per quanto riguarda la giurisdizione delle coppie omosessuali, soprattutto in Italia.

Che cos’è l’amore? E su cosa si basa?

L’amore è un patto di fiducia tra due persone che sono attratte dal punto di vista fisico e spirituale. Semplice e complicato, almeno per me.

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“Sarà solo la fine del mondo”

di Gabriele Ottaviani

Sono in difficoltà quando mi spoglio…

Liv Ferracchiati, regista teatrale, performer e interprete di chiara e meritata fama, è transgender, così come il protagonista di questo libro che non è però un’autobiografia, ammesso e non concesso che esistano artefici in grado di non lasciare traccia di sé nelle proprie creature, quali che esse siano, bensì un viaggio romanzato e romanzesco all’interno del corpo, del suo valore, della sua sacralità, del senso di inadeguatezza che, per lo più senza motivo, spesso ognuno di noi incontra, della differenza, che è ciò che ci rende unici. Maestoso sin dal titolo. Sarà solo la fine del mondo, Marsilio.

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