Libri

“London Blood”

di Gabriele Ottaviani

Lui indicò un punto alle sue spalle, verso la riva del fiume. Lei si voltò, riparandosi con il dorso della mano dalle luci lampeggianti delle auto della polizia. Poi iniziò a camminare più veloce che poté. Michael cercò di trattenerla, ma Gillian riuscì a divincolarsi. I suoi passi sulla ghiaia fecero più rumore di quanto si aspettasse. Quando fu abbastanza vicina, quello che vide le provocò un capogiro più forte del primo. Claire era distesa sulla riva, con la testa in direzione dell’acqua. Da lontano, poteva sembrare addormentata tanto il suo corpo era composto. Da vicino, tuttavia, l’espressione attonita del suo volto, con gli occhi spalancati e vitrei, raccontava tutta un’altra storia. Gillian osservò la sua gola squarciata, i sottili rivoli di sangue che avevano impregnato la ghiaia fangosa e si erano uniti al fiume come un ruscello che affluisce nel corso d’acqua principale. Ma non fu questo che la sorprese. Ciò che la stupì fu che quella non era Claire. Non lo era più. Non era più la ragazza che lei aveva cercato invano di salvare dall’assassino.

London Blood, Giulia Nebbia, SEM. Ha ventidue anni, è italoinglese, dieci anni fa è stata spedita via da Londra a studiare contro la sua volontà nello Stivale dal padre assente rimasto tragicamente vedovo. Il suicidio della madre ha segnato la vita di Gillian, e di tutti quelli attorno a lei, cui non mancano tendenze sociopatiche: un giorno, però, riceve una telefonata che la spinge a tornare velocemente al di là della Manica. Perché è la sola che può mettere fine a una terribile catena di delitti… Mozzafiato.

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Cinema

“Lamb”

di Gabriele Ottaviani

Lamb. A Cannes, nella sezione Un certain regard. Il film di debutto del cineasta islandese Valdimar Jóhannsson, con Noomi Rapace, è il ritratto destabilizzante e deflagrante di una coppia senza figli che vive nell’Islanda rurale e che, un giorno, fa un’inquietante scoperta… Formidabile.

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cannes

“Little Palestine”

di Gabriele Ottaviani

Little Palestine – Diary of a siege. A Cannes. Documentario coprodotto da Libano, Francia e Qatar, per la regia di Abdallah Al-Khatib, il film racconta con toni asciutti, non retorici ma potentissimi, l’assedio di Yarmouk, un distretto della martoriata Damasco che dal millenovecentocinquantasette al duemiladiciotto ha ospitato il più grande campo profughi palestinese di tutto il mondo: da vedere.

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cannes

“Free men”

di Gabriele Ottaviani

Free men. A Cannes. Di Óskar Kristinn Vignisson. Con Anton Hjejle e Nicholas Jørgensen. Cosa sceglierà Daniel, la sua libertà o il proprio migliore amico Emil nel momento in cui la vita lo metterà dinnanzi a un bivio, all’incertezza, alla precarietà, lavorativa e dunque emozionale? Per cosa opterà, il certo o l’incerto? Ottimo.

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cannes

“In the soil”

di Gabriele Ottaviani

In the soil. A Cannes. Altro riuscitissimo e orrorifico corto danese che racconta in un vibrante crescendo di emozioni l’allegorica e archetipica storia di un padre a dir poco instabile che trascina nel gorgo delle sue ossessioni anche la figlia: mozzafiato.

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Libri

“Le avventure dell’apprendista Hlapić”

di Gabriele Ottaviani

Questo ragazzo è più forte e più saggio del fratello di Topino…

Le avventure dell’apprendista Hlapić, Besa, traduzione di Diana Bosnjak Monai. Di Ivana Brlić-Mažuranić, prima donna a essere accettata in qualità di membro corrispondente all’interno dell’Accademia jugoslava delle Scienze e delle Arti, vissuta fra il milleottocentosettantaquattro e il millenovecenototrentotto, nominata per quattro volte al Nobel, ancora inedita in Italia, definita la Andersen della Croazia: Hlapić è un piccolo apprendista calzolaio che, il giorno in cui decide di scappare dal terribile maestro Mrkonja che lo tiene in casa da quando è orfano, lo fa lavorare e lo maltratta, inizia un’avventura straordinaria, e… Incantevole.

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Libri

“L’immigrazione albanese in Istria”

di Gabriele Ottaviani

Nel 1499 è attestata la presenza di un doge…

L’immigrazione albanese in Istria – Secoli XV-XVIII, Besa. Di Matteo Mandalà, filologo pluripremiato pubblicato anche in parte in Albania, laddove fra l’altro è, come pure nella Kosova, dove alle scienze si aggiungono pure le arti, membro onorario dell’Accademia delle Scienze, originario della comunità arbëreshe di Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet), professore ordinario di Lingua e Letteratura albanese presso il Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo, cofondatore e direttore del Laboratorio di Albanologia, disciplina in merito alla quale ha preso parte a diversi convegni, organizzandone persino taluni, responsabile di progetti di ricerca sulle comunità albanesi d’Italia, alle quali ha dedicato numerosi studi di dialettologia, filologia, critica letteraria e storia, autore di diverse monografie, edizioni critiche di opere letterarie e di saggi di critica letteraria albanese, attualmente dedito a ricostruire il processo di costruzione di identità nelle comunità arbëreshe tra il diciottesimo e il ventesimo secolo, che, assetato di conoscenza, bramoso di capire i nessi causali che caratterizzano la natura composita della storia dell’emigrazione dei popoli balcanici, ha condotto negli ultimi decenni una ricerca approfondita negli archivi civili ed ecclesiastici: un lavoro eccellente ed entusiasmante.

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Libri

“La città della gioia e della pace”

di Gabriele Ottaviani

E così rise, di gusto…

La città della gioia e della pace, Zdravka Evtimova, Besa, traduzione di Francesca Sammarco. In questo periodo più che mai si parla e si straparla di resistenza e resilienza: e chi più di questi personaggi femminili straordinari, emblemi di dignità, raccontati da quest’autrice dalla voce unica, inconfondibile e insostituibile, pluripremiata, con evidente e pienissimo merito, può incarnare al meglio questi concetti? Inganno, criminalità, miseria, degrado, prostituzione, sesso, violenza, alcolismo e rapine: questa è Radomir, Bulgaria. Ma la bellezza, si sa, spunta ovunque, specie dove nessuno se l’aspetta, e con tenacia, ironia e dolcezza, le protagoniste di quest’opera formidabile non si arrendono all’abiezione, anzi, la combattono. Un’occasione unica per leggere qualcosa di meraviglioso.

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Libri

“Il pioniere”

di Gabriele Ottaviani

Facile dire che le guerre siano lontane quando non ti toccano personalmente, o non toccano un tuo caro…

Il pioniere, Tatjana Đorđević Simić, Besa, introduzione di Gabriele Nissim, postfazione di Davide Rossi. Boško è al suo primo giorno di scuola quando fa giuramento al Presidente Tito, morto da anni, diventando così un suo pioniere. Ancora non sa quanto questo momento segnerà la sua vita: di lì a poco il deflagrare della guerra in quella che oggi è l’ex Jugoslavia, ed è ancora una terra ferita e tutt’altro che pacificata, lo costringerà ad abbandonare tutto per l’Italia, dov’è uno straniero senza radici, senza identità, che cerca riscatto per sé e per la sua gente, la sua terra bella e violata, e guarda con vagheggiata nostalgia a un passato spensierato e lontano. Tatjana Đorđević Simić, giornalista serba, Consigliere Delegato dell’Associazione Stampa Estera Milano, corrispondente dall’Italia, dove vive da quindici anni, per vari media della Serbia e degli altri paesi della ex Jugoslavia, collaboratrice di molte riviste di geopolitica italiane e internazionali, autrice di contributi per Al Jazeera Balkans e per la versione in serbo della BBC, nonché del portale Frontierenews.it, dà vita a un ritratto vivido, intenso, indimenticabile.

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Libri

“La terza geografia”

di Gabriele Ottaviani

Crescevi muta sotto l’ombra di pochi sguardi,

bello saperti con le finestre chiuse e i cardi sulle scale,

facile vederti sola o in compagnia di un funerale.

I ragazzi sono partiti

lasciandoti sbiadire nei ricordi della loro infanzia

adesso finalmente hai trovato qualcuno che ti ama:

la poesia, le capre, gli scapoli, le erbe di montagna.

La terza geografia, Neo. Di Carmine Valentino Mosesso, ventisettenne consigliere comunale di Castel del Giudice, piccolo borgo dell’Alto Molise nel quale è tornato dopo essersi laureato in Agraria. Socio fondatore di un’azienda agricola che a breve raggiungerà la piena autosufficienza sotto ogni aspetto e che è da lui gestita insieme alla sua famiglia, affianca alla cura dei campi e degli animali un limpido – come la sua voce, che dà voce a chi non l’ha, che recupera un nuovo sentire, che indica la strada per una realtà più sana – e diffuso impegno sociale, culturale, politico nell’accezione più ampia ed elevata del termine, che lo vede particolarmente attivo nel mettere in risalto e in contatto fra loro i tanti territori e le numerose realtà rurali marginali in Italia, soprattutto nell’entroterra, gravido di potenzialità e bellezza ma spesso poco considerato, sconosciuto, dimenticato, vilipeso, credendo nell’importanza della tradizione, della conservazione, della tutela, della cura, della memoria, ideali che tessono pure la trama della sua poesia, immediata e brillante, un ponte verso il trascendente con le radici saldamente immerse in terra fertile. Imperdibile.

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