Cinema

“Iron butterflies”

di Gabriele Ottaviani

Iron butterflies. Di Roman Liubyi. Nella sezione berlinese di Panorama, settantatreesima edizione, nonché nella selezione del Sundance: un documentario magistrale, maestoso, bellissimo, un pugno nello stomaco figlio con ogni evidenza di un lavoro e di una ricerca imponenti. Il diciassette di luglio di nove anni fa, il volo Malaysia Airlines 17 da Amsterdam a Kuala Lumpur è stato abbattuto dalle forze russe sopra l’Ucraina orientale, uccidendo tutte le duecentonovantotto persone a bordo. La realtà di questo attacco, e le sue possibili conseguenze per la guerra in corso nel Donbass e per le relazioni dell’Occidente con la Russia, furono immediatamente messe in dubbio dal governo e dai media russi, con menzogne via via sempre più aberranti e stravaganti. Imperdibile.

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“When it melts”

di Gabriele Ottaviani

When it melts. Di Veerle Beatens. Nella selezione ufficiale dell’edizione duemilaventitré del Sundance. Con Amber Metdepenningen, Charlotte De Bruyne, Sebastien Dewaele, Spencer Bogaert, Simon Van Buyten, Naomi Velissariou, Femke Van der Steen, Charlotte Van Der Eecken, Matthijs Meertens, Anthony Vyt, Rosa Marchant e tanti altri. Un film intenso, potente, bellissimo, ben scritto, ben diretto, ben girato, un coming of age delicatissimo, una storia di memoria e ritorni, perché si può scappare da tutto tranne che da sé medesimi, e dal proprio passato. Una delizia imperdibile.

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“Slow”

di Gabriele Ottaviani

Intenso, avvincente, tenero, romantico, emozionante, potente, dalla Lituania – la regista è Marija Kavtaradze – nella selezione ufficiale di questa edizione del Sundance, Slow, con Greta Grinevičiūtė e Kęstutis Cicėnas, con grazia e limpidezza, senza retorica, racconta la vicenda di una ballerina e di un interprete del linguaggio dei segni che costruiscono, non senza le difficoltà che sono proprie dell’incontro fra due mondi diversi, complessi e lontani: da non perdere.

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“Great freedom”

di Gabriele Ottaviani

Commovente, intenso, avvincente, emozionante, poetico, profondo, ottimo candidato austriaco agli Oscar dell’anno passato dopo il premio a Cannes nel duemilaventuno, Great freedom, in esclusiva sulla sempre eccellente e meritoria piattaforma Mubi a partire dal ventisette di gennaio, finora inedito in Italia, è uno straordinario racconto di libertà collettiva e individuale. Nella Germania del secondo dopoguerra, la liberazione degli Alleati non fu infatti sinonimo di libertà per tutti, anzi, spesso è d’apertura che si veste l’ipocrisia. Hans Hoffman, un bravissimo Franz Rogowski, è giudicato colpevole per la sua omosessualità, ritenuta motivo di detenzione ai sensi del comma 175, legge che nella Germania dell’ovest considerava le relazioni omoerotiche un crimine (com’era del resto per esempio anche nel civilissimo Regno Unito, si veda alla voce Turing…), e nel corso di decenni verrà spiato e ripetutamente incarcerato. In prigione svilupperà un forte legame con il suo compagno di cella Viktor, condannato per omicidio. Da non perdere per nessuna ragione.

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“Good morning Tel Aviv”

di Gabriele Ottaviani

Good morning Tel Aviv. In sala da lunedì sedici per Luce Cinecittà. L’ottimo documentario di Giovanna Gagliardo è uno spaccato vividissimo della città che non dorme mai, la metropoli del Pride, coacervo di incontri, personalità e culture, un crogiuolo ribollente di atmosfere, emozioni, sensazioni e suggestioni. Un vero, bellissimo viaggio.

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“Almost home”

di Gabriele Ottaviani

Almost home, diretto da Nils Keller e prodotto da Jonas Lembeck, non è solo bellissimo, intenso, avvincente, emozionante, ben scritto, ben diretto, ben confezionato, ben realizzato da ogni punto di vista e ben recitato, ma è anche un delicato coming of age nonché storicamente uno dei primi cortometraggi di fantascienza a essere selezionato per un Oscar: potente, presto visibile al Film Festival Max Ophüls, racconta la storia di Jacob, un adolescente che, dopo aver trascorso due anni insieme alla mamma negli angusti spazi di un’astronave, vede finalmente prossimo alla realizzazione il suo sogno di tornare sulla Terra. Ma… Impeccabile e imperdibile.

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“Acqua alle corde”

di Gabriele Ottaviani

Acqua alle corde, dalla nota vicenda dell’erezione in Piazza San Pietro dell’obelisco. Di Paolo Consorti. Dal nove gennaio in sala per Kimera Film e Opera Totale. Con, fra gli altri, Elio, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta, Natasha Stefanenko e Cristiano Caldironi, una originale, lieve e piacevole commedia presto ulteriormente rappresentata anche in numerosi festival internazionali dopo l’anteprima recente a Capri e che, ambientata a Montalto due anni fa, in occasione della storica ricorrenza del cinquecentenario della nascita, proprio in quel luogo, di papa Sisto V, prende le mosse dalla decisione del sindaco del paese di ingaggiare un autore di musical religiosi per realizzare uno spettacolo. Ma… Divertente.

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“Un beau matin”

di Erminio Fischetti

Un beau matinUn bel mattino, in sala dal 12 di gennaio per la sempre meritoria Teodora Film fondata ventitré anni fa insieme a Cesare Petrillo dal compianto Vieri Razzini -, l’ultimo bel film – brava la protagonista, Léa Seydoux, così come straordinari sono Melvil Poupaud, Pascal Greggory e Nicole Garcia – di Mia Hansen-Løve, racconta, affrontando con intensità, splendido garbo, misura, equilibrio e profondità, molteplici temi, fra i quali anche quello dell’eutanasia, la storia di una giovane donna alle prese con una delicata e incerta storia d’amore con l’amico d’un tempo, ora uomo sposato, la quale ha anche una figlia piccola, con tutta l’esistenza davanti, cui badare, nonché un papà da accudire cui resta poco perché ha la sindrome di Benson, una malattia neurodegenerativa, la stessa che ha colpito il padre della cineasta, scomparso nel 2020. È la quotidianità da far quadrare stando sempre sul filo come un funambolo che porta avanti la pellicola, il racconto forte e dolce del rapporto fra la mente e il cuore: straordinario il passaggio in cui la giovane protagonista ricorda che i libri sono tutto per il padre e ne definisce il rapporto fra il pensiero e il corpo, il corpo è quello che è rimasto, l’involucro, la mente sono i libri, che lui ha scelto e che fanno parte di lui. Un elemento importante, perché la cosa principale del suo appartamento da svuotare, un appartamento stracolmo di volumi. Ancora una volta la regista trova un senso di equilibrio fra vita e morte, una riflessione sulla modernità, sul senso della fine, su come l’affrontiamo, su come la viviamo, su come la cerchiamo di dimenticare, di chiudere dentro un cassetto nascosto, un tassello della memoria remoto, dentro un ospizio. Non vogliamo vederla: eppure proprio attraverso questo elemento la pellicola è un grande inno alla vita e al desiderio di ricordare che questa comunque nonostante tutto, parafrasando lo splendido titolo di Abbas Kiarostami, continua. Da non perdere.

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“Aftersun”

di Erminio Fischetti

È la delicata, antiretorica, policroma e straziante pellicola – sulla perdita, la memoria, il passato, gli anni Novanta, l’amore, la depressione, la paura d’essere felici, le parole non dette o ammesse troppo tardi, i silenzi, gli sguardi, l’incapacità di volersi bene, anche se nessuno più di noi stessi se lo meriterebbe, perfettamente riassunta sin dalla locandina, dal dolore di una schiena e di uno sguardo tenero, pudica richiesta d’aiuto e complicità – che quest’anno forse più di tutte ha raccolto globalmente consensi unanimi: Aftersun (su Mubi, imperdibile, dal 6 gennaio), sentita, intensa e sotto ogni aspetto riuscita opera d’esordio di Charlotte Wells che già si è segnalata in numerosi premi anche per il suo bravissimo protagonista, Paul Mescal, autore di una prova maestosa, tutta in sottrazione come già in Normal people; lì aveva eccelso, qui si supera e mostra ancora una volta di più, qualora ve ne fosse bisogno, la formidabile capacità di dare voce, corpo e vita a una gamma espressiva amplissima. Il film narra la storia del rapporto fra un padre trentunenne che non vive con la figlia undicenne (la piccola, straordinaria Frankie Corio) con cui viene immortalato dalla macchina da presa, almeno all’inizio, quando tutto sembra tranquillo – l’ultima mezz’ora è un uragano… -, mentre è in vacanza sulle coste mediterranee della Turchia, un uomo giovane che ha dentro un demone che non gli dà pace, e pian piano tutto si fa insieme chiaro e oscuro. Ottimo.

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“Volti coperti”

di Gabriele Ottaviani

Da sempre attento esegeta della società nella sua struttura liminale, Stefano Calvagna indaga con approccio verista il tifo da stadio, quello più facinoroso, della curva, popolato da un’umanità varia e ampia e mutato, assieme al contesto circostante, nel tempo, il cui ritratto induce a molteplici riflessioni: disponibile su Prime Video, Volti coperti è uno spaccato vivido e accurato.

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