Cinema

“Dunkirk”

maxresdefaultdi Gabriele Ottaviani

Millenovecentoquaranta, fine maggio. Il male, ossia i nazisti, sembra inarrestabile. Il corpo di spedizione britannico, insieme agli alleati, è costretto a indietreggiare fino a Dunkerque, estrema propaggine nordorientale della Francia occupata e sventrata. Una spiaggia da cui l’Inghilterra si vede, tanto è stretta in quel punto la Manica. Ma non si riesce a raggiungerla, quella casa amatissima. L’arenile è una claustrofobica trappola spazzata dalle abnormi maree che fanno incagliare le grandi navi, un soffocante cul de sac in cui quattrocentomila uomini, per lo più ragazzi dannatamente timorosi di deludere il prossimo loro e forsennatamente aggrappati all’istinto di sopravvivenza, e che padri, madri e innamorati disperano un giorno di rivedere varcare la soglia della propria porta, sono sotto tiro. Bisogna recuperarli. L’aviazione, con i ranghi ridotti ai minimi termini in quelle zone perché considerata più utile altrove, combatte in cielo, per mare arriva la gente comune col guscio di noce con cui va a pesca la domenica a riprendersi i suoi figli. A Churchill ne basterebbero trentamila. Saranno trecentotrentacinquemila. Dunkirk, di Christopher Nolan, in sala dal trentuno di agosto, con Jeffrey Kurland ai costumi, Hans Zimmer alla musica, Lee Smith al montaggio, Nathan Crowley alla scenografia, Hoyte Van Hoytema alla fotografia e una magnifica compagine di attori (Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D’Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy), è epico, maestoso, commovente, monumentale, esaltante, emozionante, perfetto. Imprescindibile.

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Cinema

“Amityville – Il risveglio”

imagesdi Gabriele Ottaviani

Belle è una splendida e problematica diciassettenne che ha perso il padre per un cancro e che si sente immotivatamente in colpa per l’incidente che da due anni ha ridotto a un vegetale attaccato alle macchine il fratello gemello James. La madre, da sempre molto credente e tenacemente attaccata alla speranza, decide, per cercare di ricominciare, di trasferire tutto quel che rimane della famiglia, che comprende anche la piccola Juliet e il cane Larry, un bellissimo pastore tedesco, in una meravigliosa villa in stile coloniale olandese dei primi del Novecento sita in una elegante località di Long Island. È vicina a un ottimo centro di neurologia ed economicamente – guarda un po’… – è stata un vero e proprio affare. Il problema è l’indirizzo: 112, Ocean Avenue. Ovvero la casa infestata più famosa d’America e forse del globo. Quella dove nel millenovecentosettantaquattro, il tredici di novembre, alle tre e un quarto di notte, il ventitreenne Ronald De Feo massacra la famiglia a fucilate. Quella che ha ispirato illazioni, libri e film (uno anche di Damiano Damiani, ed è tra quelli citati nel corso della pellicola, quando Belle comincia a non essere più ignara della storia della magione, e a rendersi conto che qualcosa non va…), il primo dei quali persino con il signor Streisand, ovvero James Brolin (due Golden Globe e un Emmy per Marcus Welbymedical drama con Robert Young trasmesso negli USA tra il millenovecentosessantanove e il millenovecentosettantasei). Quella di Amityville. Nella fattispecie, Amityville – Il risveglio. In sala dal ventitré di agosto. Di Franck Khalfoun. Con Bella Thorne, Cameron Monaghan, McKenna Grace, Jennifer Morrison, Thomas Mann (pleonastico a dirsi che non si tratta del fantasma del premio Nobel, benché il film sia un thriller/horror classico come e quanto più non si può – per non dire prevedibile e già visto – e approssimativo sotto ogni aspetto: può anche andar bene per una serata estiva con gli amici, si lascia guardare ma nulla di più…), Kurtwood Smith, Taylor Spreitler, Hunter Goligoski e Jennifer Jason Leigh. Che veramente brava non lo è mai, ma qui si supera in negativo. Il problema fondamentale però purtroppo di questa pellicola è uno: non c’è un millisecondo che sia uno in cui metta almeno un po’ di paura… Peccato.

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“The teacher”

594-the-teacherdi Gabriele Ottaviani

Bratislava, allora Cecoslovacchia, millenovecentoottantatré, cortina di ferro e palazzoni socialisti spersonalizzanti e grigi, quantomeno all’esterno, che di più non si può (l’incantevole centro storico medievale, mitteleuropeo e asburgico dell’attuale capitale della Slovacchia non si intuisce nemmeno). È vedova di un militare. È la presidente della sezione scolastica del partito di governo, quello, va senza dirsi, comunista. È senza figli. Ha la sorella a Mosca, Unione Sovietica. È una donna non brutta, non giovane, non magra. È un’insegnante. Di letteratura russa. Letteratura slovacca. Storia. Sembra dolce. Veste in modo colorato. Si presenta ai suoi alunni all’inizio dell’anno scolastico e domanda loro quali siano le professioni dei genitori. Per poter chiedere dei favori. E chi si rifiuta viene vessato. Ma padri e madri, giustamente, non ci stanno. The teacher è un film brillante, intelligente, ben fatto, ben scritto, ben diretto, splendidamente interpretato, ironico, pieno di livelli e chiavi di lettura, credibilissimo, al di là delle latitudini, universale, di cristallina importanza etica, civile, morale. Ed è tratto da una storia vera. Da non perdere. In sala dal sette di settembre.

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“Baby driver”

NEgUiv6uI0scjj_1_bdi Gabriele Ottaviani

È un bravo ragazzo ed è un mostro al volante. Ovvio che venga ingaggiato come pilota da un pericoloso criminale organizzatore di rapine con cui ha un debito per colpa di un errore commesso quando era ancora più giovane. Quando il ricordo della tragedia che ha segnato la sua infanzia e che gli ha provocato pure un disturbo dell’udito che può cercare di sopire solo a suon di musica sparata nelle orecchie era ancora più vivo e vicino. Ma certe ferite non si rimarginano mai, anche quando arriva l’amore. Se poi ci si ritrova pure in un mare di guai… In sala prossimamente, Baby driver – L’arte della fuga è un film semplicemente spettacolare e imperdibile. Scritto bene, diretto meglio, interpretato alla grandissima, con una colonna sonora che definire pazzesca è molto più che riduttivo, ironico, divertente, brillante, intelligente, raffinato, esaltante, equilibrato, potente, entusiasmante, piacevolissimo. Con Ansel Elgort, Kevin Spacey, Lily James, Jon Bernthal, Eiza González, Jon Hamm e Jamie Foxx.

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“Dove non ho mai abitato”

DOVE-NON-HO-MAI-ABITATO-film-di-Paolo-Franchi-Emmanuelle-Devos-2017-600x318Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Uscirà il prossimo 12 ottobre nelle sale italiane il nuovo film di Paolo Franchi, “DOVE NON HO MAI ABITATO” con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti e Giulia Michelini.

Prodotto da Pepito Produzioni con Rai Cinema, scritto da Paolo Franchi, Rinaldo Rocco e Daniela Ceselli il film è il quarto lungometraggio del regista che torna alle atmosfere de “La spettatrice”, ed arriva al cinema distribuito da Lucky Red.

SINOSSI

Francesca (Emmanuelle Devos), cinquant’anni, è l’unica figlia di Manfredi (Giulio Brogi), un famoso architetto che da quando è vedovo abita a Torino e che lei va a trovare solo in rare occasioni. Francesca da molti anni vive a Parigi con la figlia ormai adolescente e con il marito Benoît (Hippolyte Girardot), un finanziere sulla sessantina dal carattere introverso ma molto protettivo e paterno con lei. Dopo essere stato vittima di un infortunio domestico, Manfredi, per avere per un po’ di tempo la figlia al suo fianco a Torino, le chiederà di fare le sue veci nel progetto di una villa su un lago per una giovane coppia di innamorati. Francesca si ritroverà così a collaborare con il ‘delfino’ del padre, Massimo (Fabrizio Gifuni), un uomo sulla cinquantina che ha basato tutta la sua vita sulla sua carriera di architetto, tanto che il legame con la sua compagna, Sandra (Isabella Briganti), prevede che entrambi mantengano i propri spazi di autonomia e indipendenza. Dopo un primo approccio difficile, tra Massimo e Francesca piano piano nasce una grande sintonia professionale e un sentimento che li porterà, forse per la prima volta, a confrontarsi veramente con se stessi e i loro più autentici destini…

USCITA IN SALA: 12 ottobre 2017

Distribuzione: LUCKY RED

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Cinema

Una notte al Cine Nabresina

img978_resized_1Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

VENERDÌ 18 AGOSTO 2017
Casa Pertot, Aurisina n. 10
UNA NOTTE AL CINE NABRESINA
ore 20.45
Introduzione di Sergio M. Grmek Germani
I cinema nell’altipiano carsico
ore 21.15
Proiezione del lungometraggio Un anno di scuola di Franco Giraldi (durata 120′), copia restaurata digitalmente dall’unico positivo in pellicola conservato, reperito da Fulvio Toffoli presso la sede Rai di Trieste.
Lo storico “Cine Nabresina” rivive per una sera nella suggestiva corte di Gabriel Pertot, nel borgo di Aurisina con la proiezione del capolavoro di Franco Giraldi, Un anno di scuola. Il Cine Nabresina rimase in attività ad Aurisina per circa un decennio, dal 1946 al 1956, nel complesso edificio che oggi ospita l’Agriturismo Juna e la Birreria Bunker. Nello stesso edificio, qualche anno prima, si insediò nuovamente la scuola elementare di lingua slovena, che durò un anno.
Tratto da un racconto di Giani Stuparich, Un anno di scuola compie proprio quest’anno 40 anni.
Interamente girato a Trieste, fu presentato in anteprima al Festival di Locarno e venne trasmesso dalla Rai nel 1977. L’idea di proiettare Un anno di scuola vuole essere un omaggio a tutta questa pluralità di elementi che si intersecano e convivono in un film altamente evocativo. Si tratta anche del miglior modo di evocare l’anteguerra della prima guerra mondiale, nel contesto degli anniversari di questo tragico evento storico.
Proiezione a cura di Paolo Venier.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.
Info: Maddalena / Agriturismo Juna: 3395081138
Si ringrazia l’Azienda Agricola di Gabriel Pertot per la generosa concessione della corte.

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Cinema

“Monolith”

Locandina Monolith verticale LRdi Gabriele Ottaviani

Monolith. Dal dodici di agosto al cinema in oltre duecento sale per Vision distribution, prodotto da Sky cinema HD, Lock & Valentine e Sergio Bonelli editore, con Katrina Bowden, Damon Dayoub, Brandon Jones, Ashley Madekwe, Jay Hayden, Nixon Hodges, Crew Hodges. È l’auto più sicura al mondo. È una fortezza inespugnabile. Protettiva. Cosa renderebbe più tranquilla una madre che è da sola in mezzo al deserto con un bambino di un paio d’anni per la cui incolumità ovviamente teme ogni istante, visto che è la luce dei suoi occhi? Nulla. Tranne che restarne chiusa fuori. Col figlio dentro. Che non può liberarsi da solo. Chi vincerà, l’amore d’una mamma o la tecnologia cui ormai abbiamo subappaltato anche buona parte del nostro umano raziocinio? Tratto da una graphic novel di culto di Roberto Recchioni, è un thriller/horror psicologico ad alta tensione, che centra pienamente gli obiettivi di genere, lineare, semplice, a tratti un po’ troppo prevedibile (ma in certe situazioni le alternative non possono essere molte, purtroppo…), angosciante, complessivamente ben confezionato e godibile.

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