Cinema

“Lamb”

di Gabriele Ottaviani

Lamb. A Cannes, nella sezione Un certain regard. Il film di debutto del cineasta islandese Valdimar Jóhannsson, con Noomi Rapace, è il ritratto destabilizzante e deflagrante di una coppia senza figli che vive nell’Islanda rurale e che, un giorno, fa un’inquietante scoperta… Formidabile.

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Cinema

“I WeirDO”

di Gabriele Ottaviani

I WeirDO. Di Liao Mingyi. Da Taiwan. Vincitore del premio MYmovies al FEFF nell’edizione del duemilaventi. Terzo classificato nella graduatoria del premio del pubblico nel corso della medesima rassegna. Non può che fare scintille l’incontro di Ching e Po-ching, due “strani”, e dunque stranieri ed estranei per il mondo che tutto e tutti vuole omologati, che, preda delle loro manie ossessivo-compulsive, attraversano la vita con leggerezza, commozione e ironia. Da vedere.

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“Better Days”

di Gabriele Ottaviani

Better Days. Candidato agli Oscar nell’edizione del duemilaventuno e vincitore del premio del pubblico l’anno scorso al Far East Film Festival, come sempre straordinaria fucina di proiezioni memorabili, la pellicola, una coproduzione tra Cina e Hong Kong, che altrove non vanno granché d’accordo, indaga con maestosità l’adolescenza, tempo fragile e tormentoso, ritraendo con icastica ed empatica perizia le vicissitudini, sullo sfondo di una megalopoli cinese, di due straordinari personaggi in lotta per la loro sopravvivenza, un ragazzo con la deprecabile e pericolosa abitudine di mettersi nei guai e una ragazza vittima di bullismo. Un capolavoro. Di Derek Tsang.

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“Neurim”

di Gabriele Ottaviani

Neurim. Nei più prestigiosi palcoscenici internazionali fa splendida mostra di sé un cortometraggio intenso, avvincente, raffinato, delicato, potente, ricco di livelli di lettura e di chiavi d’interpretazione, autobiografico ben oltre la misura in cui lo sia ciascuna opera dell’ingegno umano, in cui inevitabilmente, anche quando si inventano mondi altri, si rispecchia la sapienza dell’artefice, che indaga con profondità la dimensione della malattia, la ricerca dell’autodeterminazione e dell’affermazione di sé per il tramite della corrispondenza d’amorosi sensi, nell’accezione più elevata del sintagma. Di e con Shaylee Atary. Da non perdere.

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“Raffaello – Il giovane prodigio”

di Gabriele Ottaviani

Raffaello – Il giovane prodigio. Al cinema per Nexo il ventuno, ventidue e ventitré di giugno. Il docufilm, impreziosito dalle animazioni realizzate dall’illustratore pluripremiato Giordano Poloni che, attraverso un linguaggio evocativo e sognante, portano in scena alcuni momenti emblematici della storia di Raffaello e delle sue opere più celebri in un mix di leggenda, realtà e mito, patrocinato dalla città di Urbino, firmato da Sky e da Progetto Immagine, diretto da Massimo Ferrari e con la fascinosa voce narrante di Valeria Golino, narra Raffaello a partire dalle protagoniste della sua esistenza che ha immortalato nelle sue opere, indagandone l’estro, la produzione e il significato da nuove e ammalianti prospettive. Da vedere.

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“La guerra a Cuba”

di Gabriele Ottaviani

La guerra a Cuba. Di Renato Giugliano. Finalmente in sala. Sviluppato all’interno del progetto Tra la via Emilia e il sud sui territori di Valsamoggia, Spilamberto (MO) e Savignano sul Panaro, fra le province di Modena e Bologna, per la durata di diciotto mesi, coinvolgendo centinaia di ragazzi e decine di famiglie attraverso laboratori di scrittura cinematografica e di fotografia, con lo scopo di sensibilizzare la popolazione verso una società più aperta e solidale, il progetto di questo interessante lungometraggio di finzione, il cui nutrito cast vede nei ruoli principali Elisabetta Cavallotti, Laura Pizzirani, Luigi Monfredini, Antonio De Matteo, Younes El Bouzari, Marco Mussoni, Lorenzo Carcasci, Ousman Jamanka, Viola Casadei, Annalisa Salis, Piergiuseppe Francione e Filippo Marchi, prende le mosse da un evento drammatico, che si ricollega alle storie immediatamente precedenti di cinque personaggi: qualcuno, infatti, si è barricato nella torre campanaria, e il giorno della festa del santo patrono di un piccolo borgo inizia a sparare sulla folla lì radunatasi… Da vedere.

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“La nuova peste”

di Gabriele Ottaviani

La nuova peste. Su YouTube. Prodotto da Sicomunicazione. Da un’idea di Marco Caiano. Napoli, il Covid, l’impensabile che si fa tragicamente reale: intenso, avvincente, appassionante, interessante, emozionante, commovente, doloroso, straziante, un docuracconto da vedere e rivedere, per ricordare e non dimenticare.

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Cinema

“Maschile singolare”

di Gabriele Ottaviani

Maschile singolare. Da oggi su Prime Video. Di Alessandro Guida e Matteo Pilati, al loro esordio dietro la macchina da presa, e se tutti gli esordienti avessero questa mano così sicura e la capacità di scrivere in maniera così credibile, delicata, intensa, misurata, riconoscibile, precisa, dettagliata, garbata, umile, schietta, efficace ed empatica la settima arte vivrebbe davvero un’età dell’oro in cui dalla terra senza sforzo spuntano frutti prelibati. Ben scritto, ben diretto, ben confezionato, ben recitato, con Lorenzo Adorni, Carlo Calderone, Vittorio Magazzù, Alberto Paradossi, Barbara Chichiarelli, Michela Giraud, Giancarlo Commare, Eduardo Valdarnini e Gianmarco Saurino, il film racconta con naturalezza la storia di un uomo che deve riprendere in mano la sua vita, rimettersi in gioco, ricominciare e riaprirsi alla possibilità dell’amore dopo che l’unione con suo marito, che credeva indissolubile, è naufragata. Da vedere.

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“L’occhio di vetro”

di Erminio Fischetti

L’occhio di vetro. In sala da oggi, il nuovo film di Duccio Chiarini, regista, sceneggiatore e produttore di chiara fama e gran talento (suoi i lungometraggi Short skin, L’ospite e il documentario dedicato alla nonna paterna Hit the road, nonna), ma soprattutto onesto. Con L’occhio di vetro è vincitore del premio per il miglior documentario italiano al 61esimo Festival dei Popoli, prodotto da Asmara film, in associazione con Istituto Luce Cinecittà, con il supporto di Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo (MiC), in collaborazione con La Règle du jeu. Chiarini qui indaga con partecipata emozione e addolorato stupore la dimensione delle risposte elusive e reticenti dei nonni, in particolare della nonna materna Liliana, da lui chiamata Danda, per preservare un passato che è meglio tenere insabbiato, o meglio sotto sale, un’intricata e avvincente storia di famiglia, che induce lo spettatore alla riflessione e alla consapevolezza. La ricostruzione della storia prende le mosse dalle ricerche fatte in prima persona dal regista, nella casa materna pisana, fra armadi e soffitte impolverate, dove anche le analisi degli anni Sessanta sono perfettamente conservate. Qui gli eventi riaffiorano nella dimensione dei ricordi e in particolare dal diario vergato di proprio pugno da Ferruccio Razzini, il fratello della nonna, all’epoca dei fatti quindicenne, le cui pagine ripercorrono anche i destini delle due sorelle maggiori, Liliana per l’appunto e Maria Grazia, sposate l’una a un fascista l’altra a un partigiano comunista, il futuro senatore Giorgio Piovano (anche scrittore e vincitore di un premio Viareggio) e dei loro genitori Ida e Giuseppe, un veterano della prima guerra mondiale, che vi andò volontario appena diciottenne e vi perse un occhio. Giuseppe rappresenta la radice primaria della cieca fede al partito fascista, colui che vi aderì fin dalla marcia su Roma, a cui partecipò quel violento 27 ottobre 1922, continuando nelle file delle attività di provincia nel ventennio successivo e a cui spinse i figli a credere. Senza mai disconoscere nemmeno dopo, quando i crimini di quegli anni erano ormai chiari e lampanti anche a coloro che si erano voltati dall’altra parte e ora brillanti protagonisti di un solido trasformismo. Chiarini, insieme ai suoi genitori, al contempo anche loro investigatori e investigati, inizia una ricerca che non mancherà di sconvolgerlo ancora per come il diario di Ferruccio racconta la sua famiglia e se stesso, un ragazzino accecato stoltamente da quella fede come suo padre, tanto da combattere nelle fila degli ultimi difensori della Repubblica di Salò negli ultimi istanti di guerra a liberazione ormai avvenuta. In quei giorni terribili di processi sommari e fucilazioni repentine sarà soltanto Piovano a salvarli da se stessi. E poi non ne parleranno più. Né alle feste, né ai pranzi, né a Natale, dove saranno tutti presenti sempre, continuando come se nulla fosse. Come è possibile, che le due sorelle ormai politicamente così diverse abbiano continuato a vedersi e a volersi bene dopo questa frattura? Questo un altro degli interrogativi di Chiarini. Il film analizza gli spettri di un Paese che ha dimenticato quello che è stato e le colpe che ha commesso, sulla capacità di non fare i conti con quegli anni, ma semplicemente di metterli da parte, eluderli, far finta di dimenticare quello a cui scientemente si è aderito. Come può la nonna amata, che per il piccolo Duccio è stata il centro del suo mondo, dell’amabilità e della bontà, essere così fervidamente sostenitrice di un partito che ha firmato le leggi razziali, tolto la libertà di pensiero a milioni di persone e condotto un Paese impreparato in campagne militari dalle scellerate espansioni imperiali e alla fine in una Guerra suicida con un alleato impegnato in una pulizia etnica nel cuore dell’Europa? Perché Liliana non ha mai voluto rispondere alle sue domande di ragazzino cresciuto in un mondo completamente diverso? Una riflessione profonda e intelligente, ma non risolutiva – risposte non ce ne sono perché chi poteva darle non c’è più lasciando alle proprie spalle silenzi e dubbi -, per conoscere, comprendere, capire, ricordare. Perché alla storia, che mai deve essere sottovalutata, dimenticata, soprattutto nelle pieghe delle sue ombre, non manchino mai allievi in grado di trarre dal suo insegnamento l’impulso a costruire un mondo migliore.

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“Paolo Cognetti – Sogni di grande nord”

di Gabriele Ottaviani

Paolo Cognetti – Sogni di grande nord. In uscita per Nexo nelle sale italiane – e quanto suona bene quest’espressione, dopo tutto ciò che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo – solo il sette, l’otto e il nove di giugno, intenso, avvincente, emozionante, potente, originale, di chiaro, immediato e deflagrante impatto visivo, ricco di livelli e chiavi d’interpretazione, il film di Dario Acocella è un viaggio letterario, fisico e spirituale dalle Alpi all’Alaska nel quale una delle più interessanti voci narrative nostrane, che è anche fra gli autori della pellicola, è accompagnato dall’amico, viaggiatore  e illustratore Nicola Magrin, e indaga il mistero della natura e la necessità di una nuova condivisione. Da non perdere. Poetico.

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