Cinema

“Dito at Doon”

di Gabriele Ottaviani

Dito at Doon. Su TBAPlay@TVCO (https://tbaplay-tvco.eventive.org/welcome), la piattaforma italiana creata dalla casa di produzione filippina TBA Studios in collaborazione con la TVCO di Vincenzo Mosca. Una graziosa commedia romantica diretta da JP Habac e scritta da Alex Gonzales e Kristin Barrameda: nel cast, fra gli altri, Janine Gutierrez, JC Santos, Victor Anastacio, Yesh Burce e Ms. Lotlot De Leon. Ambientata in piena pandemia, la pellicola racconta la storia di due ragazzi dalle opposte visioni del mondo che cominciano a conoscersi per il tramite di uno schermo: ma chissà che oltre la tecnologia a unirli non ci sia qualcosa di più… Divertente.

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Cinema

“Due”

di Erminio Fischetti

Due. Finalmente al cinema, grazie alla sempre meritoria Teodora. La pellicola di esordio di Filippo Meneghetti, regista che è una vera rivelazione e a cui si augura una carriera prestigiosa, candidata ai Golden Globe come miglior film in lingua straniera, presentata agli Oscar dalla Francia come proprio portacolori, pluripremiata e plurinominata, con pieno merito, a livello internazionale, ripercorre, con toni anche genuinamente hitchcockiani e à la Polanski, grazie a una regia sicura, ferma, ottima, lirica, empatica, emozionante, efficace, tecnicamente dotta e sopraffina, soprattutto per quel che concerne la scelta dello straniante punto di osservazione privilegiato dello spioncino e per il formidabile piano sequenza finale, la storia d’amore di due donne non più giovanissime, Barbara Sukowa e Martine Chevallier, che stanno insieme da vent’anni, vivono sullo stesso pianerottolo e sognano di continuare a invecchiare l’una accanto all’altra finché la malattia e tutto il non detto di una vita intera non cercheranno di mettersi fra di loro. Ma chi ama non si scoraggia di fronte a nulla e a nessuno, è disposto anche a compiere azioni non propriamente legittime, perché legittimate proprio dalla forza dell’amore, narrato con scomposta compostezza: il film è ben scritto, ben diretto, ben interpretato, ben confezionato, ricco di preziosi dettagli (su tutti il tema principale della colonna sonora, la storica cover dell’immarcescibile Chariot di Petula Clark affidata alla cristallina voce di Betty Curtis), asciuttissimo, profondamente, malinconico, drammatico, intenso, angosciante, brillante, perfino a tratti felicemente politicamente scorretto. In un anno che ci ha chiuso in casa e resi diffidenti, insicuri, timorosi, fragili e ansiosi, e in cui il tema della malattia è affrontato anche in una pellicola per certi versi diametralmente opposta come The father di Florian Zeller, il film di Filippo Meneghetti, che si svincola dai triti canoni della settima arte contemporanea per guardare agli anni Sessanta e Settanta, riuscendo tuttavia a essere al tempo stesso originalmente delicato e profondamente incisivo, a sublimare e insieme a concretizzare, affronta un ulteriore livello e un tema importante come quello della coppia e dei suoi diritti, a prescindere dai vincoli matrimoniali, sociali o di sangue, declinando e definendo i contorni dell’amore e dei sentimenti, laddove si farebbe qualsiasi cosa pur di continuare a vivere assieme a chi si è scelto e si desidera, anche se a volte non si ha il coraggio di ammetterlo, per accudire ed essere accuditi, amare ed essere amati. Da non perdere. In sala dal sei maggio.

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“Leaving Paradise”

di Gabriele Ottaviani

Leaving Paradise. Di Ofer Freiman. Intenso, interessante, ben confezionato, vincitore – con questa motivazione: Un’epopea documentaria di ampio respiro che descrive con umanità e sguardo amorevole e curioso la formazione e la disintegrazione di un sogno utopico, selvaggio e controverso: una comune familiare nel cuore di una bellissima foresta brasiliana. Un meraviglioso film girato, montato e diretto con grande talento, che affronta i temi della comunità ebraica e della vita personale mentre tocca affascinanti questioni universali proprie delle relazioni familiari, il patriarcato nel mondo moderno, la tensione tra la natura e il progresso e una vasta gamma di visioni del mondo individualistiche ed esistenzialiste – come miglior film nella sezione Israeli Documentary Film Competition della trentaseiesima edizione dell’Haifa Film Festival, Leaving Paradise racconta una storia di autodeterminazione, di identità, di ricerca del proprio posto nel mondo, con passione, impegno, coraggio. Da vedere.

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“Nonostante la nebbia”

di Gabriele Ottaviani

Esce oggi, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, sulle piattaforme Prime Video, CGDigital, Itunes, Gplay, RakuteneChili, distribuito da 102 Distribution, Nonostante la nebbia, di Goran Paskaljević, con Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Francesco Acquaroli, Anna Galiena, Luigi Diberti, Francesca Cutolo, Gabriele Donnini, Yousef HassaEl Nabbi, Paolo Triestino, Pino Calabrese e tanti altri, riuscita pellicola che racconta la vicenda di Paolo, ristoratore in un paese della provincia di Roma, che una sera tornando a casa trova per strada un bambino bisognoso di aiuto, Mohammed, un rifugiato siriano che ha perso i genitori durante il viaggio verso l’Italia, a bordo di un gommone. Ma questo non è che l’inizio… Da vedere: per riflettere ed emozionarsi.

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“Il gioco del silenzio”

di Gabriele Ottaviani

Il gioco del silenzio. Di Diego Loreggian e Alessandra Gonnella, anche sceneggiatrice assieme a Ezzelino Girotto. Su Chili. Produzione Redstring, in collaborazione con il comune di Monselice. In diciannove minuti il cortometraggio, delicato e insieme potentissimo, prende le mosse da una storia vera e, portando lo spettatore indietro nel tempo fino all’epoca del secondo conflitto mondiale, stigmatizza l’inutilità atroce ed esiziale della guerra narrando la negazione dell’infanzia e le sue conseguenze e la tragedia della morte di quattro bambini e del ferimento di altrettanti quattro, per colpa delle munizioni nascoste dai tedeschi di fronte all’avanzata degli alleati e usate incoscientemente come un gioco dai giovanissimi Sergio, Franco, Mario e Silvio e dagli amichetti Beppino, Ildemino, Lucia e Luciano. Con Francesco Petit Bon, Franco Petit Bon, Marcella Braga, Elisabetta De Gasperi, Tommaso Finco, Angela Girotto, Eva Girotto, Leonardo Masin, Alberto Piatto, Lele Piovene, Chiara Pulze, Lorenzo Salvetti, Francesco Sestito, Michele Vigilante e Giacomo Vigo.

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“Apples”

di Erminio Fischetti

Apples. Di Christos Nikou. Con Aris Servetalis, Sofia Georgovasili, Anna Kalaitzidou, Argiris Bakirtzis e tanti altri. Dal 31 marzo, in esclusiva su MioCinema, il debutto dietro alla macchina da presa in solitaria del regista e scrittore Christos Nikou, già assistente del celebre, pluripremiato e talentuosissimo Yorgos Lanthimos, di cui, pur edificando un suo lessico originale, riecheggia molti tratti, soprattutto dell’allure di The lobster, e pertanto entrato immediatamente e con pieno diritto fra i principali esponenti di quell’affascinante corrente cinematografica che va oggi sotto il nome di weird wawe ellenica e che si sta sempre più affermando a livello internazionale. Il film è riuscito, intenso, compiuto, potente, raffinato, elegante, profondo, curato nel dettaglio, maestoso, ben scritto, ben diretto e ben interpretato, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, allegorico, monumentale e significativo, ed è stata la pellicola d’apertura della sezione Orizzonti della settantasettesima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che ha avuto luogo al Lido della città lagunare nel settembre scorso. Per il tramite di immagini ammalianti, anticonvenzionali, destabilizzanti e perturbanti, Nikou mette in scena una lirica meditazione sulla memoria, l’identità e il labirintico meccanismo di archiviazione dei ricordi, raccontando il viaggio esistenziale e sentimentale di un uomo che si ritrova, assieme ai suoi simili, a vivere la pandemia della perdita del ricordo a breve termine, labile come la buccia di una mela, e quindi della propria identità. Splendido.

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“Cattività”

di Gabriele Ottaviani

Cattività. Di Bruno Oliviero per 102 Distribution, online su Chili, CGDigital e iTunes a partire da venerdì prossimo, il documentario è prodotto da Qualityfilm e Flat Parioli con Rai Cinema e la Cooperativa Sociale Teatroincontro come produttore associato, la sceneggiatura è scritta dallo stesso regista con Mimmo Sorrentino e Luca Mosso, la direzione della fotografia affidata ad Alessandro Abate, il montaggio a Carlotta Cristiani, e racconta il percorso di emancipazione attraverso il teatro di Teresa, Michela, Rosaria, Margherita, Marina, Maria A., Maria D., Federica, Maria C. Graziella, Magda, Carla, Diana, Sonia e Assunta, detenute della Casa di Reclusione di Vigevano (Pavia), reparto di Alta Sicurezza. Da vedere.

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“Dark crimes”

di Gabriele Ottaviani

Dark crimes. Da oggi su Prime Video, distribuito da 102 Distribution, il thriller, molto intrigante, del regista greco Alexandros Avranas, che fece scalpore alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia di otto anni fa con Miss Violence, con cui si è aggiudicato finanche il Leone d’Argento, con Jim Carrey, Charlotte Gainsbourg, Marton Csokas, Robert Wieckiewicz, Agata Kulesza e tanti altri, si basa su una storia vera raccontata in un articolo di David Grann sul The New Yorker e prende le mosse dalla vicenda di Tadek, l’ultimo poliziotto onesto della Polonia che indaga sul vecchio caso irrisolto dell’assassinio di un abituale frequentatore di un club bondage BDSM, The Cage, dove si è recato spesso anche lo scrittore Kozlow, che ha per compagna una delle ragazze del club e che in un romanzo ha raccontato un omicidio praticamente identico. Ma… Da vedere.

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“Proxima”

di Gabriele Ottaviani

Proxima. Di Alice Winocour. Con Matt Dillon, Zélie Boulant-Lemesle, Lars Eidinger, Sandra Hüller, Aleksey Fateev e soprattutto Eva Green, talentuosa e con un fascino magnetico che conquista e che mette bene al servizio anche di questa storia piacevole e coinvolgente, per un film ben confezionato, presentato non a caso al Festival di Toronto di due anni fa, e interessante a vedersi, disponibile grazie a Koch Media su Sky, Infinity, Tim Vision, Rakuten TV, Chili, Itunes, Google Play e YouTube. La pellicola indaga il cosmo, è proprio il caso di dirlo, di pressioni, sentimenti ed emozioni che incombe su Sarah, donna, madre e astronauta, che si sta preparando per dodici mesi a stare lontana dalla sua bambina di otto anni… Intenso.

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“Music”

di Erminio Fischetti

Uno dei film di cui senza dubbio più si sta parlando in questa complessa stagione cinematografica è ora disponibile on demand (qui) fino al 28 febbraio: si tratta di Music, di Sia, cantautrice sensibile, interprete formidabile, artista eclettica, enigmatica e profonda che, pescando a piene mani anche dal sostrato del cinema australiano, che rielabora a suo modo, non sempre con piena efficacia, si cimenta, con passione, empatia, buona fede e ingenuità, con la regia, volendo raccontare, attraverso lo strumento del musical, una storia, che talvolta patisce la giustapposizione dei pezzi musicali sviluppati con estetica da videoclip, di celebrazione della vita nonostante le avversità, di integrazione della differenza, di amore per la bellezza e soprattutto per il potere salvifico delle note (magnetica la colonna sonora). Si è detto delle polemiche, esplose specialmente in seguito alle due candidature della pellicola, girata in realtà nel 2017 e sugli schermi solo ora, a questa edizione dei Golden Globe: il film è stato accusato di raccontare il disagio in maniera stereotipata e non avvalendosi di protagonisti che siano realmente connotati da caratteristiche come quelle che vengono descritte. In tutta onestà la querelle però appare eccessiva, figlia più che altro di questo tempo che vive di estremismi, che troppo spesso considera la linearità come qualcosa non solo di banale ma persino di colpevole e che a furia di agitare il vessillo del pericolo del revisionismo e dell’ipocrisia si fa revisionista e ipocrita alla massima potenza e si disinteressa completamente dei problemi che dice di voler mettere al centro dell’attenzione: viene alla mente lo sbigottimento di Cate Blanchett alla Festa del cinema di Roma quando le fu chiesto che effetto le avesse fatto interpretare un’omosessuale non essendolo. La risposta fu da Oscar (e lei ne ha vinti due): sono un’attrice. Music è la storia di un’adolescente che inizialmente vive in un quartiere difficile di New York con la nonna ma poi di lei si prende la cura la sorellastra, che ha il doppio dei suoi anni, un passato di tossicodipendenza, un presente di spaccio e… Buone le prove di Kate Hudson e Leslie Odom jr., soprattutto dal punto di vista canoro.

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