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“Notte mamma, se mi vuoi abbracciare sei davvero gentile”

Cop Notte mammadi Gabriele Ottaviani

Le ho chiesto di accompagnarmi dal dottore, ieri. È rimasta un po’ spaesata, poi mi ha detto: «Prendi la borsa mamma, andiamo». Mi ha tenuto la mano per le scale e poi mi ha chiesto di venire in braccio. Appena salita mi ha stretto forte e mi ha detto «andiamo dal dottore mamma?», le ho ripetuto «ci stiamo andando amore». Abbiamo fatto le scale, e dopo aver bussato alla porta il medico ci ha detto di accomodarci. Appena lo ha visto non ha voluto lasciarmi un secondo, mi ha stretta ancora più forte a sé. Dopo le prime domande è arrivata l’ora di misurare la pressione, ho dovuto rassicurarla un po’ per permetterle di lasciarmi andare. Qualche minuto dopo io ero stesa sul lettino e lei mi guardava con aria smarrita. Le ho detto: «Guarda, adesso il dottore mi mette una cremina sulla pancia per vedere il bimbo che c’è dentro». Lei ha continuato a guardare ogni passaggio, ogni minuzioso gesto del medico. Il monitor ha trasmesso l’immagine, era nitida. Si vedevano la testa e due gambe che non smettevano di muoversi. Sembrava nuotasse in una piscina in perfetto stile rana. Piegava e poi stendeva, muoveva i piedi e ricominciava. Il medico continuava a dire: «Guarda le gambe Alice», ma non credo che lei abbia capito molto. Fino al momento in cui ha strabuzzato gli occhi. Non era impaurita, era proprio sorpresa. Il medico aveva appena trasformato l’immagine di quel piccolo cucciolo d’uomo in un suono: il suono del suo cuore. Alice guardava, gli occhi spalancati. «Lo senti il cuoricino?» ho pensato guardandola dritta negli occhi. Mi ha risposto con uno sguardo intenso, senza perdersi una smorfia del mio viso. Chissà se ha potuto ricordarsi com’era il mondo lì dentro, dove ogni momento viene scandito dal ticchettio di due cuori. Non lo so. So che in quella stanza ieri una bambina, la mia bambina, è diventata una sorella maggiore.

Notte mamma, se mi vuoi abbracciare sei davvero gentile, Bianca Bruno, Edizioni FogliodiVia. Alice e Marco sono due bambini. E si sa, i bambini sono piccoli, ma non sono affatto stupidi. Si affacciano al mondo nel quale i genitori senza che loro ne facessero richiesta li hanno messi, e ne sono curiosi: pertanto fanno una marea di domande. E non c’è nulla di più sbagliato che farle cadere nel vuoto. Bisogna rispondere, e non tanto per fare, o peggio per dire: i bambini sono persone, meritano il massimo rispetto. Talvolta però non è per niente facile, anzi: sono pirotecnici, proteiformi, destabilizzanti. E quindi qualche volta si piange, qualche volta si ride, qualche volta ci si arrabbia, qualche volta ci si tiene per mano, sempre, irresistibilmente, ci si ama: Bianca Bruno ha scritto un diario, un romanzo, un saggio, una poesia, ha dipinto un affresco preciso, coloratissimo, adorabile, credibile, empatico, che si legge con profonda levità. Delizioso.

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