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“Era l’anno dei Mondiali”

era l'anno dei mondialidi Gabriele Ottaviani

Ivan stava appollaiato sul ciglio dello scoglio, ma preferì non tuffarsi in mare. Sul “Tirreno” avevano titolato a nove colonne nella prima di cronaca che le meduse si erano fatte vedere prima del solito lungo la costa. Figuriamoci: mancavano solo i tentacoli viola pruriginosi sulla pelle a rendergli la vita ancora più impossibile. E così ripose asciugamano e iPod dentro lo zaino, si infilò le infradito e i pantaloni corti, e scalò la scogliera fino a raggiungere lo scooter posteggiato di fronte a un’auto in palese divieto di sosta, e perciò multata di fresco. Inforcò il motorino e si avventurò in un’avventata inversione a U, tale da provocare un vibrante strombettio dalle vetture in arrivo da entrambe le direzioni. Ma tanto, meglio così: magari finiva sotto le ruote della Jeep di un operaio specializzato della Continental, e addio a questo mondo infame. Invece la Jeep inchiodò, e l’altra automobile, un’utilitaria guidata da un novantenne, procedeva troppo a rilento per poterlo colpire in maniera decente.

Era l’anno dei Mondiali, Jimmy Morrone, Augh!. Si sa, i campionati del mondo di calcio sono l’evento dell’anno in Italia, quando ci sono. Ma può succedere – per fortuna, per tutti gli appassionati, di rado – che la nazionale azzurra non si qualifichi. E quindi il tempo che sarebbe stato occupato in un certo modo viene dedicato ad altro: le ore libere, si sa, sono del resto la fertile zolla in cui germoglia il virgulto del nostro scontento, sono la noia che ci consente i sogni, i bilanci, che ci costringe a guardare le cose per come sono, sono lo specchio in cui si riflette la nostra società precaria e senza certezze. Eva ha una vita abbastanza bigia, e soprattutto ha accanto Ivan, che è in profonda crisi, a causa in primo luogo della perdita del lavoro. In quel lembo bellissimo di terra fra Livorno e Viareggio un giorno incontra un uomo, Giorgio, il cui fascino la conquista: che sia la sua occasione per dare una svolta alla sua quotidianità? E se invece le cose non fossero come appaiono? Jimmy Morrone scrive bene, in modo credibile, intenso, chiaro, limpido, preciso, fa vivere, sentire, toccare ciò che narra, con una prosa d’ampio respiro che si gode a leggere. Da non perdere.

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