Libri

“Marie Grubbe”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Era l’undici dicembre. Nella grande anticamera rivestita di pelle marrone che conduceva alla stanza in cui Ulrik Christian giaceva malato, il cappellano di corte Hans Didrichsen Bartskjær camminava inquieto avanti e indietro sul pavimento coperto di stuoie intrecciate ad arte. Si fermò con espressione assente davanti ai dipinti alle pareti osservando, apparentemente con grande attenzione, le ninfe discinte e paffute distese all’ombra degli alberi scuri, le Susanne al bagno e la dolce Giuditta con le forti braccia nude. Ma non riuscirono a catturare a lungo la sua attenzione. Andò alla finestra lasciando correre lo sguardo agitato dal cielo grigiastro ai tetti di rame bagnati e scintillanti, fino ai mucchi di vecchia neve sporca giù nel cortile del castello. Poi cominciò di nuovo a camminare inquieto, mormorando e gesticolando. Gli sembrò che aprissero la porta, d’improvviso si fermò ad ascoltare: no! Poi fece un profondo respiro, si lasciò cadere su una sedia e rimase lì a sospirare, strofinandosi ansiosamente le palme delle mani una contro l’altra, quando la porta si aprì davvero e una donna…

Marie Grubbe – Interni del diciassettesimo secolo, Jens Peter Jacobsen, Carbonio. Traduzione e introduzione di Bruno Berni. Raffinatissimo sin dalla copertina, questo testo che il suo stesso autore definì come un ricamo in perle narra con piena e autonoma dignità letteraria pur prendendo le mosse (ma del resto quand’è che la letteratura non trae spunto dalla vita, di cui è interpretazione ed eco?) da una vicenda reale, per il tramite di una prosa elegante, articolata, limpida e affascinante, preziosa e intensa, la storia vera, preconizzatrice, coinvolgente, esaltante, appassionante e per certi versi senza dubbio rivoluzionaria di una nobildonna, la Marie Grubbe del titolo, caratterizzata fin nel dettaglio con perfezione fotografica, che nella Danimarca del diciassettesimo secolo incarna istanze di autodeterminazione e desideri universali, moderni, attualissimi, sempiterni. Vuole amare. Essere amata. Essere libera. Artefice del proprio destino. Vivere pienamente, senza restrizioni in una società, di cui Jacobsen fornisce un vividissimo e variopinto affresco, che invece fa dell’eterno ritorno dell’uguale, della sovrabbondanza di lacci e lacciuoli, della riproposizione passiva, pedissequa e acritica delle tradizioni il suo scheletro. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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Una risposta a "“Marie Grubbe”"

  1. Pingback: MARIE GRUBBE di Jacobsen recensito sul blog "Convenzionali"

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