Intervista, Libri

“Il libro della creazione”: Sarah Blau e il desiderio di essere un barbiere…

di Gabriele Ottaviani

Sarah Blau ha scritto Il libro della creazione: Convenzionali è davvero felice di intervistarla per voi.

Perché ha scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché dovevo. Perché sentivo che stavo per esplodere. Perché ero infelice e sola e sentivo che il quotidiano non mi bastava più e gli esseri umani non mi bastavano e allora mi sono rivolta a ciò che mi ha sempre aiutato: il passato, le leggende, la tradizione. E mi sono rivolta all’oscura leggenda ebraica che mi ha sempre aiutato: il golem. Ma ho deciso di scriverla capovolta. Ho deciso che chiunque lo avesse creato non sarebbe stato un rabbino, un uomo, bensì sarebbe stata una donna.

Qual è il potere della cultura e della religione nella nostra società?

Penso che il loro potere sia enorme. E cresce sempre più. Ora anche in tempo di Covid si può vedere come la cultura, i libri e la televisione salvino le persone e d’altra parte si può vedere come le persone si rivolgano alla religione e a Dio come fonte di conforto. Il problema è che a volte la religione sembra resistere alla cultura moderna, ma io dico che non è vero! Entrambe hanno bisogno di lavorare insieme per farci salvare noi stessi da questo mondo fatiscente.

Cosa significa essere una donna ora nel nostro mondo?

Penso che oggi sia il momento migliore per essere una donna, ovviamente c’è ancora spazio per migliorare, ma per esempio nella società religiosa molti dei divieti del passato stanno iniziando a scomparire. Ci sono sempre più femministe religiose e attiviste per i diritti delle donne. Sono molto contenta di essere una donna, non vorrei svegliarmi la mattina e scoprire che sono un uomo.

Cosa pensa del #metoo?

Sono molto contenta che questo movimento esista. È quasi ora! Penso alle mie nipotine e sono molto felice che cresceranno in un mondo diverso da quello in cui sono cresciuta io. Nel mio libro ho capovolto i ruoli, è la donna quella che crea il golem. Lei è l’attiva e lui è il passivo: ho scritto questo libro prima del #metoo e oggi lo leggo sotto una nuova luce.

Qual è la via per la libertà oggi?

Avere fiducia in sé stessi, avere consapevolezza, leggere, esser in grado di avere un’indipendenza economica e smettere di sentirsi in colpa.

Cosa pensa della politica degli Stati Uniti e di Israele?

Dio, che domanda enorme. Rapporto questo tema alle relazioni ebraiche in Israele e negli Stati Uniti. Amo il fatto che le comunità conservatrici lì riescano a rinnovare il giudaismo e sento che gli ebrei religiosi qui in Israele possono imparare molto da loro. E sta iniziando a succedere…

Come possiamo creare un mondo migliore per le generazioni future?

Prima di tutto, cerchiamo di non distruggere l’attuale generazione… Penso che tutti dovrebbero, tanto per cominciare, cercare di essere persone migliori per sé. Poi per la comunità a loro vicina. Siamo in un periodo difficile. Per me, la cultura ha un ruolo reale da svolgere nel trasmettere idee. È vero che ora il mondo intero è impegnato nella sopravvivenza effettiva a causa del Covid, ma ricordiamo anche lo spirito. A proposito, di recente ho iniziato a fare meditazione ebraica, e questo mi aiuta. Ero una persona molto nervosa e questo mi ha calmato. Questo è il mio piccolo passo, un punto di partenza per il miglioramento di me che spero continuerà.

Qual è l’importanza dell’amore, del sesso e della passione nella nostra vita?

Wow! Attribuisco loro grande importanza, sono sola da più di due anni e sento la mancanza di amore, passione e sesso nella mia vita, cerco di trasmettere tutto questo nella scrittura, e la mia scrittura è davvero appassionata e piena di passione, ma mi manca la mia vita. Non è lo stesso. Peccato che non riesca a crearmi qualche golem…

Perché è una scrittrice? Cosa sarebbe se non potesse scrivere romanzi?

Scrivo perché lo devo a me stessa per vivere, ma da ragazzina in realtà volevo fare il barbiere.

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“The Book of Creation”: a conversation with Sarah Blau

by Gabriele Ottaviani

Sarah Blau wrote the amazing Yetzer Lev ha-Adamah – The Book of Creation: Convenzionali is really happy to interview her for you.

Why did you write this book?

I wrote the book because I had to. Because I felt I was about to explode. Because I was miserable and lonely and felt that everyday is no longer enough for me and human beings are not enough for me and then I turned to what has always helped me: the past, the legends, the tradition. And I turned to the dark Jewish legend that always helped me: the golem. But I decided to write it upside down. I decided that whoever created it would not be a rabbi, man, it would be a woman.

Which is the power of culture and religion in our society?

I think their power is huge. And it’s only growing. Now even in the Corona period one can see how culture and books and television save people and on the other hand one can see how people turn to religion and God as a source of comfort. The problem is that sometimes religion seems to stand up to modern culture, and I say, that’s not true! They both need to work together to make us save ourselves from this crumbling world.

What means to be a woman now in our world?

I think today is the best time to be a woman, of course there is still room for improvement, but for example in religious society, many of the prohibitions in the past are starting to disappear. There are more and more religious feminists and activists for women’s rights. I’m very glad I’m a woman, I would not want to wake up in the morning and find out I’m a man.

What do you think about #metoo?

I am very glad that this movement exists. It’s about  time! I think about my little nieces and am very happy that they will grow up in a different world than the one I grew up in. In my book I turned the roles, the woman is the one who creates the golem. She is the active and he is the passive, I wrote this book before #metoo,  and today I am reading it with a new look.

Which is the way for freedom nowadays?

Self-confidence, awareness, reading, the ability to make money on your own, and stop feeling guilty.

What do you think about US and Israel politics?

God, what a huge question. I will take this to Jewish relations in Israel and the United States. I love the conservative communities there that succeed in renewing Judaism, and I feel that the religious Jews here in Israel can learn a lot from them. And it’s starting to happen…

How can we make a better world for future generations?

First of all, let’s try not to destroy the current generation… I think everyone should first try and be a better person themselves. Then in the community close to him. We are in a difficult period. To me, culture has a real part to play in conveying ideas. It is true that now the whole world is engaged in actual survival because of the corona, but let us also remember the spirit. By the way, I recently started doing Jewish meditation and it helps me. I was a very nervous person, and that calmed me down. That’s my little thing. Self-improvement that I hope will pass on.

Which is the importance of love, sex and passion in our life?

Wow! I attach great importance to it, I have been alone for more than two years and feel the lack of love and passion and sex in my life I try to convey all this to writing, and my writing is really passionate and full of passion, but I miss my life. It’s not the same. Too bad I can not create for myself some golem.

Why are you a writer? What would you be if you couldn’t write novels?

I write because I owe it to myself to live, but when I was a kid I really wanted to be a barber.

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Libri

“Il libro della creazione”

di Gabriele Ottaviani

Non riuscirò mai a chiedere, non riuscirò mai ad ammettere nulla, certo non con delle parole che portano allo scoperto quella parte imbarazzante dell’animo, quella parte nera e desiderosa, quella parte che riguarda la piccola maiala che grugnisce. La tua lingua non collaborerà mai, anche se fossi condannata a scioglierti per la brama e lasciar dietro di te una pozza di desiderio, non lo esprimeresti mai a parole. È il tuo peccato originale.

Il libro della creazione, Sarah Blau, Carbonio, traduzione di Elena Loewenthal. Telma ha trent’anni e non si ama. Non ama la sua vita. Non ama l’ambiente in cui vive. Non ama il mondo che la circonda, le regole cui tutti si aspettano che lei si attenga, le convenzioni, il vuoto riproporsi pedissequo, costante e sempiterno di schemi che la imbrigliano, imbarazzano, soffocano e fanno sentire sbagliata, insufficiente, inadeguata. Ma poi c’è nonna Gerta. Che ha partecipato alla rivolta del ghetto di Varsavia, e che rappresenta in questo crogiolo, cambiando quel che dev’essere cambiato, di ortodossia ebraica à la Disobedience (si veda alle voci Alderman e Lelio) una breccia nel muro, uno squarcio in un polveroso sipario, una ventata d’aria fresca, il suo posto nel mondo, il suo centro di gravità, la sua autodeterminazione. Quando Gerta muore, per giunta in circostanze tutt’altro che chiare, Telma eredita una casa. E il libro della creazione. Un testo in cui ogni cosa, improvvisamente, appare illuminata. Deflagrante, magnetico, magnifico, connotato da una prosa maestosa.

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Scardanelli e il senso del destino: “L’accordo”

di Gabriele Ottaviani

Paolo Scardanelli è l’autore dell’ottimo L’accordo: Convenzionali lo intervista con gioia per voi.

Da quale esigenza nasce questo libro?

Dalla necessità di raccontare un mondo, quello della fine degli anni ‘70, con i suoi personaggi compressi i tra ansia di futuro e prepotenza del passato, dei loro destini e di quel sentire comune per il quale non è possibile prolungare quegli attimi che ci appaiono come vere e proprie epifanie di felicità, brevi e intensi a un tempo: l’accordo, appunto, tra sé e il mondo. Sostanzialmente dalla necessità di raccontare il senso del destino, cui ci opponiamo, quantomeno ci proviamo, con tutte le nostre forze ma che ci trascina inesorabile nel suo incessante scorrere, quella che Rilke chiamava “responsabilità cognitiva”.

Che anno è stato il millenovecentosettantanove?

Un anno crepuscolare: l’inizio della fine delle ideologie, il disincanto sullo sfondo, la fine di una utopia, di un’ipotesi di società collettiva che mostra i limiti insiti nella sua stessa progettualità. L’uomo  nuovo bussa alla porta del presente ma non riesce a trovare la sua strada nel mondo, dal momento che esso è solo l’ennesima utopia. Dietro di lui sta acquattato “l’eterno scontento”, che Andrea, personaggio principale, sorta di uomo destinato ad una volontaria sconfitta, incarna perfettamente. Nel frattempo il mondo e la società cominciano quel mutamento che condurrà sino all’uomo odierno, fondato sull’individualità. Ecco, il 1979 fotografa questo passaggio in una sorta di crepuscolo di tale “uomo sociale”.

Quali tipi umani rappresentano i suoi protagonisti?

Svariati, come si deve a un romanzo polifonico e corale. Su tutti spiccano Andrea, figlio di un ricco imprenditore dell’isola, compresso fra dovere e necessità di libertà, introverso e chiuso nel suo stesso duro sentire, che svicola dalle responsabilità in merito al futuro personale e collettivo accettando l’inaccettabile ad un prezzo però altissimo quello del Gesto estremo; e Paolo, l’ amico fraterno e io narrante, che con Andrea condivide un sentire comune, ma si muove su un’altra strada: quella dell’idealità e del compimento d’essa. Paolo accetta la vita o meglio il destino come una sfida ineliminabile cui è necessario dare senso e motivo, andando per il mondo gravati dalla necessità di costruirne uno. E Anna, donna compiuta e moderna che della propria libertà fa il cardine del suo agire per il mondo. 

Qual è il valore dell’amicizia e quello della politica nel suo romanzo, in letteratura e nella quotidianità?

L’amicizia è fondante, come pensava Seneca, superiore all’amore stesso per purezza e valore. Andrea e Paolo ne incarnano il valore più alto, quello dello scambio assoluto, intessuto di nostalgia del passato e di struggimento per il futuro; condividono i momenti del quotidiano, del personale e del politico. Li divide il destino e il tono di fondo col quale si proiettano nel mondo, come fossero due versanti diversi della stessa montagna. In letteratura l’amicizia fonda mondi, costellazioni quasi; si pensi al rapporto tra Hans Castorp e il cugino nella Montagna Incantata di Thomas Mann, e a come il destino segua in qualche misura questo nesso si pensi ad Achille e Patroclo nell’Iliade, o a Sal e Dean in Sulla strada di Kerouac. L’amicizia aiuta a crescere e a guardarsi l’un l’altro sin nei recessi più profondi, divenendo così in qualche misura levatrice del proprio e dell’altrui io. L’amicizia è anche politica, si sarebbe detto appunto nel 1979; è il campo dove i nostri due protagonisti accettano il cimento e in esso e per esso – con convinzione vieppiù decrescente – lottano e combattono. La politica per loro era quotidiana fiamma viva cui attingere ispirazione e da lì  provare ad attraversare il mondo, per noi oggi – per me quantomeno – è pallido riflesso sulle pareti della Caverna.

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Libri

“L’accordo”

di Gabriele Ottaviani

La distanza che ci separa da noi stessi è talmente minima da essere incolmabile…

L’accordo – Era l’estate del 1979, Paolo Scardanelli, Carbonio. La perfezione non è di questo mondo, e spesso e volentieri abbiamo piena contezza di quel che possediamo soltanto nel momento in cui lo perdiamo, o siamo sul punto di smarrirlo: è nella natura umana impigrirsi, adagiarsi sugli allori, dare molto, forse troppo, per scontato. Del resto, come, meravigliosamente, ha scritto Sergio Claudio Perroni, la gente se ne va, smette di colpo, lascia in asso cuori, persone appena cominciate, bambini da finire, tutte cose che non potranno più esserlo, che fingeranno di esserlo, che lo saranno solo per mancanza e mai per presenza, perché lasciare altri a metà è quello che riesce meglio a tutti, finiscono per farlo tutti, lasciare qualcuno solo, lasciarlo ancora più solo, finché non toccherà anche a lui andarsene, lasciare un altro solo, lasciare un altro vuoto, d’altronde siamo qui per questo, siamo fatti per questo, per andarcene sul più bello di qualcun altro, promesse d’assenza sempre mantenute, cose che non smettono mai di essere state. Paolo Scardanelli, con delicatezza sublime, indaga questa percezione d’assenza con il tocco lieve dell’incanto della memoria, dando vita a un vero e proprio Bildungsroman sentimentale senza sentimentalismo alcuno che, splendido sin dalla copertina, narra l’amicizia e le prove che la vita impone di affrontare in una stagione di impegno politico e disillusione. Da leggere.

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Hafid Bouazza: “La vita è uno scherzo tragicomico”

C31_SITO_FILOdi Gabriele Ottaviani

Hafid Bouazza è un grande scrittore e l’autore del formidabile Paravion: Convenzionali, con orgoglio, lo intervista per voi.

Qual è il messaggio di Paravion?

In realtà nessuno. So che alcuni lettori lo considerano un appello per i diritti delle donne, ma a mio avviso questa è una lettura che riduce il libro a un pamphlet. (Io, ovviamente, sostengo con tutto il cuore qualsiasi movimento per i diritti delle donne). Ciò che mi stupisce è che, in generale, i lettori sembrano trascurare il fatto che il libro sia raccontato in gran parte da una donna, Mamurra, e che, alla fine, lei esprima disperazione per qualsiasi forma di cambiamento. E scrivendo, per quanto in modo fiabesco, di un piccolo villaggio marocchino, sarebbe falso ignorare la sfacciata misoginia e la normalità del razzismo (sì, Baba Baluk è nero).

Lei è nato in Marocco ma vive pressoché da sempre nei Paesi Bassi: quali sono i punti di contatto e le differenze tra le due nazioni?

Ho lasciato il Marocco quando avevo sette anni e ho rivisitato tre volte la mia città natale, l’ultima nel 1986. Fu allora che decisi che non avevo e non ero disposto a coltivare un “legame” con la mia madrepatria. Entrambi eravamo cambiati. Non ho mai considerato la nostra immigrazione come un punto di rottura, o una cesura, se vuoi. È stato tutto un continuum, per me. So per certo che il Marocco vorrebbe far parte dell’UE e il re Mohammed VI ha apportato grandi cambiamenti per aprire e modernizzare il paese, per non parlare del suo sostegno ai diritti delle donne. Temo, però, che l’unico vero contatto tra i due paesi siano gli immigrati marocchini, che ogni anno visitano il paese.

Perché, nonostante il fatto che la società sia sempre più evoluta, aperta, libera e piena di opportunità sotto molti punti di vista, la paura del diverso è ancora così forte e radicata?

Perché la paura è, evolutivamente parlando, profondamente dentro di noi; è un meccanismo di sopravvivenza. Vedo questa paura specialmente nelle comunità musulmane che voltano le spalle alla società occidentale. Le persone temono la disintegrazione di un’identità sociale, ma le identità sono fluide.

Siamo tutti migranti, nessuno può scegliere dove e da chi nascere: allora perché così tanti pregiudizi?

I pregiudizi sono una semplificazione delle persone intorno a noi, ancora una volta, come meccanismo di sopravvivenza e un modo per proteggere ciò che è nostro. Lombroso potrebbe aver sbagliato con la sua teoria fisiognomica, ma psicologicamente aveva ragione su come le persone vedono e interpretano.

Come si può superare la sperequazione sociale?

Pensi che possa essere superata? Io credo che la democrazia occidentale non abbia fatto e non stia facendo un cattivo lavoro. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è una cosa bella, che può essere accolta da braccia malvagie. Ma deve far fronte ad altre visioni sulla disuguaglianza sociale, basate su ideali culturali, religiosi e politici, visioni che essenzialmente le si oppongono. È il paradosso della democrazia: porta in sé la propria fine, come un veleno in un anello.

Cosa significa la letteratura per lei?

Questa è dura. Penso che, dopo l’invenzione del linguaggio, gli esseri umani abbiano scoperto la loro capacità di creare storie. Quindi uno scherzo potrebbe essere la più antica forma di letteratura. Se la vita è uno scherzo tragicomico (e a volte lo è, anche di pessimo gusto), la letteratura dimostra che gli umani sono i più grandi burloni.

Qual è il suo consiglio per un ragazzo che vuole diventare scrittore?

Leggere. Rileggere. Leggere ancora.

Prossimi progetti?

Negli ultimi anni, più o meno (più meno che più, ahimè), ho lavorato a un romanzo, e sto traducendo in olandese Le Spleen de Paris, Petites Poèmes en prose di Charles Baudelaire per il suo duecentesimo anniversario (aprile 2021): le illustrazioni saranno dei dipinti dell’artista Marlene Dumas.

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Hafid Bouazza: “Life is a tragicomic joke”

C31_SITO_FILOby Gabriele Ottaviani

Hafid Bouazza is a great writer and the author of the stunning Paravion: Convenzionali is proud to interview him for you.

Which is Paravion’s message?

None, really. I know that certain readers regard it as a plea for women’s rights, but that’s, in my view, a reading which reduces the book to pamphletistic writing. (I do, of course, whole-heartedly support any female rights movements.) What amazes me is that, generally, readers seem to overlook the fact that book is told largely by a woman, Mamurra, and that, in the end, she expresses despair of any form of change.  And writing, however fairy-tale like, about a small Moroccan village, it would be disingenuous to ignore the blatant misogyny and casual racism (yes, Baba Baluk is black).

You were born in Morocco but you have quite always lived in Netherlands: what are the points of contact and what are the differences between the two countries?

I left Morocco when I was seven years and have revisited my native city three times, the last time in 1986. It was then that I decided that I had no and was not willing to cultivate a ‘bond’ with my birthplace. We both had changed. I have never regarded our immigration as a breaking point, or a caesura, if you want. It was all continuity, for me. I know for a fact that Morocco would love to be part of the EU and King VI has made great changes to open up and modernize the country – not to mention his support of women’s rights. I am afraid, though, the only real contact between the two countries are the Moroccan immigrants, who annually visit the country.

Why, despite the fact that society is increasingly evolved, open, free and full of opportunities in many ways, is the fear of the different still so strong and rooted?

Because fear is, evolutionary speaking,  hard-wired in us; it is a survival mechanism.  I see this fear specially in Muslim communities which turn their back on Western society. People fear disintegration of a social identity, but identities are fluid.

We are all migrants, since no one can choose where to be born and from whom to come into the world: why, then, so many prejudices?

Prejudices are a simplification of the people around us, again, as a survival mechanism and a way to protect what is ours. Lombroso might have been wrong with his theory of physiognomy, but he was psychologically right about how people view and interpret.

How can social inequality be overcome?

Do you think it can be overcome? I think Western Democracy has not done and is not doing a bad job. UDHR is a thing of beauty, which can be embraced by some ugly arms. But it has to cope with other views on social inequity, based on cultural, religious and political ideals – views which essentially oppose it. It is the paradox of democracy: it carries its own demise within itself,  like a poison in a ring.

What does literature mean for you?

That’s a tough one. I think that after the invention of language, human beings discovered their ability to invent stories. So a joke might be the oldest form of literature. If life is a tragicomic joke (which it is, sometimes in very bad taste), then literature proves humans are the bigger jokers.

Which is your advice for a teenager who wants to be a writer?

Read. Then read. Then start rereading.

Next projects?

I have been working on a novel for the last years, on and off (more off than on, I am sorry to say) and I am translating Charles Baudelaire’s Le Spleen de Paris, Petites Poèmes en prose into Dutch for his 200th anniversary (April 2021). The artist Marlene Dumas is providing paintings as illustrations.

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“Paravion”

C31_SITO_FILOdi Gabriele Ottaviani

Lui deglutì e cominciò a perdere una parte del suo intelletto: il sangue veniva pompato verso il basso. Alla fine il disgusto ebbe la meglio sulla lussuria, la fermezza sull’erezione, e pronunciò la parola con la p allontanandola da sé con un gesto di disprezzo. Per quanto avesse qualche difficoltà di pronuncia – i moreani non conoscevano tutti i suoni previsti – lei capì fin troppo bene cosa intendesse, e nulla avrebbe potuto prepararlo alla furia che seguì.

Paravion, Hafid Bouazza, Carbonio, traduzione di Laura Pignatti. In realtà non è altro che l’espressione legata alla posta aerea, ma per chi la vede stampigliata su quelle missive così singolarmente connotate Paravion si legge tutto attaccato, ed è il nome di una città mitica, dove scorre latte e miele o quasi, dove davvero la fortuna arride agli audaci, ai meritevoli, a chi cerca un avvenire migliore, più sereno, più giusto, più felice e sicuro, per sé e per chi ama: Paravion è la terra dei sogni, in un continente ricco e lontano, per gli abitanti di un villaggio della Morea, nell’Africa settentrionale, laddove la vita va strappata con le unghie e i denti, e spesso la morte si diverte a falciare le anime più fragili. Non manca però una poetica cifra di realismo e di magnetica magia in questo romanzo che conferma una volta di più la forza indomabile della raffinata voce narrativa di Bouazza, che con sopraffina sensibilità da vita a una commedia umana corale, un emozionante mosaico dai mille colori. Profondo, intenso, avvincente, imperdibile, induce alla riflessione e fa bene all’anima.

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Jennifer Pashley: sesso e società

Portraitsdi Gabriele Ottaviani

Jennifer Pashley ha scritto il dirompente Il caravan: Convenzionali la intervista con gioia per voi. (Foto di © Martirene Alcantara)

Cosa rappresenta il sesso per lei?

Per me il sesso è un tentativo di portare al culmine il desiderio, di placarlo. E in un certo senso, poiché vi è collegato, riguarda il possesso. Ma soprattutto per me è la speranza di arrivare alla completezza, la via attraverso la quale si trova in algebra la soluzione per un’incognita. Speri sempre che sia la risposta al pezzo mancante.

Perché la società contemporanea è così violenta?

Penso che la violenza derivi dalla disuguaglianza. È un tentativo primitivo di pareggiare i conti e, in questo momento, la disuguaglianza è più visibile che mai. Non è che la disuguaglianza sia peggiorata, ma, piuttosto, più persone si stanno svegliando e alcune delle reazioni a ciò passano per la violenza.

Qual è la condizione femminile ai nostri giorni?

Una donna è come un barile di fulmini soffocati dal coperchio.

Da dove vengono il razzismo e l’omofobia?

Dalla paura. Penso che qualsiasi tipo di odio verso un’identità derivi da una paura radicata, dell’ignoto o del fallimento. La cultura dominante corre sempre il rischio di essere distrutta e sovvertita e questo spaventa le persone che detengono una posizione dominante. Penso che se tutto ciò che hai sempre conosciuto è il privilegio, per esempio quello legato al fatto di essere bianco, maschio ed eterosessuale, allora può essere difficile immaginare un mondo in cui non sei al vertice.

Che paese sono gli Stati Uniti dell’era Trump?

Penso che gli Stati Uniti siano esattamente quella cultura dominante in procinto di essere rovesciata cui facevo riferimento poc’anzi. Trump rappresenta il peggio di quella cultura: eccezionalismo, eterosessismo, supremazia bianca, disparità economica e dominio della ricchezza. Gli Stati Uniti si sentono divisi e volatili, ma anche il catalizzatore del cambiamento è all’interno di quella turbolenza. Penso che la cultura stia cambiando, in meglio, ma qualsiasi crescita e guarigione è dolorosa.

Cosa ne pensa del #metoo?

Penso che il movimento #metoo abbia rappresentato una rete incredibilmente potente per tutte le vittime sopravvissute all’aggressione e alla violenza sessuale. Il riconoscimento che le molestie e le aggressioni sono così diffuse ha dato a molte persone il potere di aiutare a cambiare le cose.

Cosa spera che questo romanzo possa dire ai lettori?

Spero che questo romanzo dirà alle persone che c’è bellezza nell’oscurità e nel dolore, che il trauma è reale e che la connessione e la guarigione sono possibili, ma devi essere abbastanza coraggioso da approfondire le parti più oscure.

Cosa sta scrivendo adesso?

Ho in cantiere un nuovo romanzo, uscirò negli Stati Uniti a settembre 2020. È un thriller dark incentrato sulla povertà rurale, i segreti e lo scontro tra classi. E attualmente sto lavorando a un follow-up di The Watcher.

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Jennifer Pashley: sex and society

Portraitsby Gabriele Ottaviani

Jennifer Pashley is the author of the stunning The scamp: Convenzionali is proud to interview her for you. (Photo by © Martirene Alcantara).

What does sex represent for you?

I feel sex is an attempt to culminate desire, to quench that longing. In a way, because it’s connected to desire, it’s about possession. But more so I feel that it’s the hope to become complete, the way you solve for an unknown in algebra. You’re always hoping it’s the answer to the missing piece.

Why is contemporary society so violent?

I think violence stems from inequality. It’s a primitive attempt to even the score, and right now, inequality is more visible than ever. It’s not that inequality has gotten worse, but rather, more people are waking up to it, and some of the reaction to that is violence.

What is the female condition in our day?

A woman is like a barrel of lightning with a tight fitting lid.

Where do racism and homophobia come from?

Fear. I think any kind of hatred toward an identity stems from a deep-seated fear, either of the unknown, or falling short. Dominant culture is always in danger of being disrupted, of being toppled, and that scares the people who hold that dominant position. I think if all you’ve ever known is dominance, e.g., being white, male, heterosexual, then it can be difficult to imagine a world where you’re not on top.

What country is the US of the Trump era?

I think the US is exactly that dominant culture that’s being toppled. Trump represents the worst of that culture – exceptionalism, heterosexism, white supremacy, economic disparity and wealth-dominance. The US feels divided and volatile, but also like the catalyst for change is within that turbulence. I think the culture is changing, for the better, but any growth and any healing, is painful.

What do you think about #metoo?

I think the #metoo movement has been an incredibly powerful connection for survivors of sexual aggression and violence. The recognition that harassment and assault is so widespread has given power to a lot of people to help change the problem.

What do you hope this novel can tell readers?

I hope this novel will tell people that there’s beauty in darkness and pain, that trauma is real, and that connection and healing are possible, but you have to be brave enough to delve deep into the darkest parts.

What are you writing now?

I have a new novel, I being released in the US in September 2020. It’s a dark thriller that centers around rural poverty, secrets, and the clash between classes. And I’m currently at work on a follow-up to The Watcher.

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