Libri

“La caduta del re”

di Gabriele Ottaviani

Così morì vivendo. Come neve che si scioglie…

La caduta del re, Johannes Vilhelm Jensen, Carbonio, traduzione e introduzione di Bruno Berni. Per la prima volta in italiano, in una splendida edizione, il romanzo – inizialmente uscì diviso in tre parti – più importante della letteratura danese del Novecento, secolo che di fatto, palesandosi sugli scaffali nel millenovecentouno, in un’epoca coloniale fatta di imperi centrali e deboli stati liberali, prima delle carneficine dei conflitti mondiali e dei totalitarismi, aprì e definì da subito, il capolavoro del premio Nobel per la letteratura del millenovecentoquarantaquattro, il primo a riceverlo dopo quattro anni di stop dovuti al massacro planetario iniziato dai nazisti, per, stando alla motivazione ufficiale, la sua fervida immaginazione poetica con la quale ha combinato una intellettuale curiosità e uno stile fresco e creativo, un monumentale e sontuoso affresco storico, onirico, naturalistico, emozionale e solenne sul potere, sull’umanità, sul destino e le illusioni, sulla condizione umana, sulla dicotomia tra volontà e caso, tra azione ed esitazione, tra bene e male, verità e menzogna, amore e morte, felicità e rancore: quattro anni dopo la scoperta dell’America il giovane e introverso Mikkel Thøgersen, originario della penisola dello Jutland, si trasferisce a Copenaghen per studiare, ma più che dedicarsi ai libri bighellona, e spasima per un amore infelice, quello per Susanna, esattamente come il suo nobile corregionale, incontrato un giorno per caso nella capitale, Otto, patisce per Ane Mette, lontana da lui. Ciononostante, è proprio con Susanna che Otto giace, e per Mikkel questo è un affronto, un dolore, un insulto, un crudele e intollerabile sberleffo, un sopruso: il giovane cambia completamente, diviene un soldato mercenario animato solo dalla brama di vendetta, indifferente a ogni emozione, devoto esclusivamente al re Cristiano II, in cui si è imbattuto, rimanendo straordinariamente colpito dal suo carisma, quando questi era ancora principe, e di cui è divenuto nel tempo il cavaliere di maggior fiducia, tanto da condividere con lui, quando il progetto di rinsaldare l’unione dei tre regni di Danimarca, Norvegia e Svezia naufraga miseramente e il sovrano è costretto all’ergastolo nella fortezza di Sønderborg, finanche la cella. Meraviglioso.

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Libri

“L’uomo senza ombra”

di Gabriele Ottaviani

Abbiamo solo bisogno di una guerra per dimostrare quanto sia fragile la ‘civiltà’. Gli uomini cercano stupri e sadismo come se fosse un istinto innato. Ricordo un tizio che era venuto a tenere una conferenza a scuola, e che ci aveva raccontato di come fosse stato coinvolto in un disastro ferroviario e, nonostante le ferite, avesse aiutato i soccorritori a liberare le persone intrappolate. Ma ricordo ancora che il mio istinto principale fu l’eccitazione sessuale al pensiero di quelle donne incoscienti nei vagoni del treno che potevano essere rapidamente violate prima di essere trascinate in salvo. Mi chiedo quanti altri ragazzi che stavano ascoltando quel giorno abbiano avuto lo stesso tipo di pensiero. Non l’ho mai detto a nessuno; mi sarei vergognato troppo, e anche la franchezza sessuale degli scolari raramente arriva fino a quel punto. Eppure, quale stabilità possiamo aspettarci da una civiltà costruita su queste basi? A meno che, ovviamente, non possa consolarmi con il pensiero di essere completamente anormale e che altri uomini non accarezzino mai tali sogni a occhi aperti. Quali conclusioni traggo da tutto ciò? Credo che, lungi dall’essere ‘anormale’, l’intensità del mio impulso sessuale faccia parte dell’energia complessiva che mi rende ciò che sono: un essere intelligente, che risponde con insolita immediatezza ai problemi della civiltà moderna. Guardo il mio impulso sessuale al lavoro con una sorta di stupore. Potrei non sapere perché sono vivo, ma qualcosa dentro di me lo sa. Il sesso è l’unico potere che conosco che può sconfiggere la terribile pressione del presente. Il mondo sembra vuoto e insignificante, grigio, inutile, deride la mia transitorietà e la mia fame con la sua stabilità e serenità. Solo quando il desiderio sessuale divampa in me posso superare la sua indifferenza…

La seduzione e la ripulsa, come la farsa e la tragedia, si muovono sullo stesso sottile e sdrucciolevole crinale tenendosi la mano: un uomo che si definisce tormentato dal desiderio, che appaga con donne che tende a non considerare come individui, sin dalla più tenera età, aspira a diventare scrittore per raccontare l’esistenza, l’oscurità dell’animo, le passioni e le ossessioni, e nella fervida e fremente Londra degli anni Cinquanta del secolo scorso attraversa, prendendo le mosse, o almeno questo è ciò che racconta a sé medesimo, da una inderogabile ricerca esistenziale, una disturbante, satanica, orgiastica, lisergica, compulsiva, bulimica, abietta iniziazione. L’uomo senza ombra – Il diario sessuale di Gerard Sorme, di Colin Wilson, intellettuale prolifico e ribelle alle convenzioni, giunge in libreria – la prima comparsa in assoluto sugli scaffali fu cinquantasette anni fa, ed è stato poi rivisto nel millenovecentonovantuno, a dimostrare che è certo un testo figlio del suo tempo e delle istanze coeve, ma anche vivo e mutevole – per Carbonio nella traduzione, come sempre magistrale e dirompente, di fiammeggiante modernità, di Nicola Manuppelli, incarnando l’allegorico, magnetico, intrigante obbligo di guardare laddove non si vuole vedere.

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Intervista

In viaggio con Ruth

di Gabriele Ottaviani

Ruth Lillegraven (foto di Ann Sissen Holte) ha scritto un romanzo formidabile, Fiordo profondo, ricco di temi molto significativi: ecco le sue risposte alle nostre domande.

Come descriverebbe la Norvegia a chi non la conosce?

Ah, beh, da dove cominciare… La Norvegia è un piccolo paese nell’estremo nord, con temperature piuttosto rigide rispetto all’Italia. Siamo pochissimi abitanti rispetto alla zona, e, da quando abbiamo avuto la fortuna di trovare il petrolio, abbiamo da molti anni un’economia piuttosto privilegiata. Siamo conosciuti in tutto il mondo tra i turisti di ogni provenienza per i fiordi e le montagne e i prezzi molto al di sopra della media.

Che città è Oslo? E come sono i suoi abitanti?

Oh, chiedermi come sia Oslo è come chiedermi: come sono i tuoi genitori? O i tuoi figli? Non mi sento in grado di fornire una visione obiettiva di Oslo. Mi sono trasferita a Oslo nel 1997, a 19 anni, proprio da una fattoria nella parte occidentale di Oslo (sì, come Clara – ma per fortuna la mia famiglia è molto più armonica). Anche se ora da dieci anni vivo nei boschi alla periferia di Oslo, Oslo è la città della mia vita. È splendidamente circondata da grandi foreste e da fiordi. È una piccola città rispetto alla maggior parte delle capitali europee, ovviamente. E come nella maggior parte delle città ci sono grandi differenze sociali. Clara e Haavard nel mio libro vivono in una delle zone più privilegiate.

Com’è la società norvegese?

Domanda molto complessa per cercare di rispondere in poche frasi. Il reddito dovuto al petrolio ha anche permesso di avere un buon sistema di welfare, di cui siamo orgogliosi e grati. Ma le cose non sono perfette da nessuna parte.

Che influenza ha avuto il Covid sulla Norvegia?

Come tutti gli altri paesi, siamo influenzati da questa pandemia globale a tanti livelli. Ma, devo dire, finora siamo stati abbastanza fortunati, rispetto all’Italia e alla maggior parte delle altre nazioni. Abbiamo avuto un basso numero di morti rispetto a molti altri paesi. Difficile dire perché, forse grazie alla bassa densità della popolazione. Ma ovviamente il Covid 19 ha cambiato la vita sociale e la vita in generale in misura estrema per molte persone. E le conseguenze economiche per tanti sono enormi. Molte persone hanno perso il lavoro o le loro attività sono andate in rovina. Per esempio è molto grave per la vita culturale e per i ristoranti, i pub e via discorrendo. Sono tempi davvero strani. In realtà, ho finito per scrivere una raccolta di poesie ispirata a questa strana primavera e alla situazione del Covid 19, e quest’autunno è stata pubblicata.

Per noi mediterranei la Scandinavia è la terra della socialdemocrazia e del welfare, della ricchezza, del benessere, della tranquillità, della sobrietà: è davvero così?

Eh… Difficile rispondere. A molti livelli penso sia così, sì. Penso che i paesi scandinavi siano tutti un po’ diversi, sebbene abbiano anche molto in comune. Quando si tratta della Norvegia, c’è da dire che siamo stati fortunati ad avere questa economia privilegiata, e ciò ha permesso di costruire un buon sistema di welfare. Ma nessun sistema è privo di buchi e punti deboli.

Di cosa ha bisogno la Norvegia oggi?

Questa è una grande domanda e possono esserci molte risposte. Personalmente, penso che dobbiamo imparare come affrontare la crisi climatica e la crisi mondiale dei rifugiati. E magari preparare un piano B per affrontare la fine del petrolio quando arriverà…

Cosa si può fare per proteggere meglio i diritti dei bambini?

Beh, non sono un’esperta nel campo, ma immagino che si debba lavorare su diversi fronti allo stesso tempo: con le leggi (come fa la mia Clara), con l’istruzione e la formazione nell’ambito di di diverse professioni, con l’informazione, all’interno della polizia, eccetera eccetera…

Come è cambiata la Norvegia dopo Utøya?

È molto difficile da dire. Penso che quasi tutti i norvegesi siano rimasti profondamente scioccati e rattristati il ​​22 luglio del 2011 (non c’è stata solo la sparatoria a Utøya, ma anche il bombardamento di alcuni edifici governativi nel centro di Oslo). Penso che tutti credessimo che a quel punto tutto sarebbe diventato davvero diverso. Ma non è facile trarre conclusioni in merito a differenze molto grandi. Per certi versi la sicurezza è ovviamente migliore. A quel tempo lavoravo al ministero dei trasporti e ricordo di essere tornata a lavorare (nell’edificio di fronte a quello principale dove si trovava l’ufficio del primo ministro, quello che Clara descrive nel libro). All’improvviso si è avuto un sistema di sicurezza diverso e più rigido. Ma era anche molto strano vedere le ferite fisiche negli edifici e nelle strade, ancora una volta solo simboli delle tante vite distrutte. Molti di noi speravano in una società più calda e tollerante dopo quel trauma. Ma, come ho detto, non sono sicura che sia cambiato davvero qualcosa e in che misura. Beh, una cosa è che forse ci rendiamo conto che cose del genere possono succedere anche qui, sulla nostra “isola sicura”.

Qual è il significato della giustizia per lei?

Ah, questa è forse la domanda più difficile fra tutte quelle che mi hai fatto. È così filosofica, così essenziale. Non mi sento in grado di dire qualcosa di molto intelligente al riguardo. Immagino che la giustizia riguardi tutte le persone che sono state minacciate allo stesso modo, che sono state trattate con lo stesso rispetto e che hanno avuto le stesse possibilità. E, sfortunatamente, la giustizia a quel livello non è mai esistita, e forse non lo farà mai. Nel mio libro Haavard crede che la giustizia sia possibile, mentre Clara dice che non esiste una cosa come la giustizia. E forse hanno ragione entrambi. Comunque è qualcosa per cui dovremmo lavorare tutti, penso, ogni giorno.

Quanto è importante il background di origine nella storia di una persona? I tuoi protagonisti provengono da ambienti molto diversi…

Ah, questo varia da persona a persona e da caso a caso, credo. Ma sì, Clara e Haavard sono molto diversi e sono assolutamente prodotti del loro background culturale: Clara come figlia di un contadino/soldato e di una madre malata di mente, cresciuta in una fattoria desolata nella parte occidentale e selvaggia della Norvegia. Haavard, dal canto suo, viene da una famiglia privilegiata con un patrimonio grande e antico e un vasto capitale culturale, nel “lato soleggiato” di Oslo. Clara pensa che lui sia “arrivato facilmente a tutto” e immagino che abbia ragione. Quindi sì, sono opposti, e questo influenza moltissimo il loro matrimonio. Le differenze che una volta forse li attraevano, l’uno verso l’altro, ora sono qualcosa che li irrita.

Sei anche poeta e drammaturga: in Italia ormai per via del Covid i teatri sono chiusi, se avessi il potere di riaprirli che tipo di spettacolo offriresti?

Beh, ho avuto la fortuna di scrivere un dramma da zero e anche di drammatizzare uno dei miei libri di poesie. Lavorare con il teatro è stato davvero come un mondo nuovo di zecca e molto eccitante per me. E spero davvero di farlo di nuovo in futuro. È così triste con i cinema chiusi, è la stessa cosa a Oslo adesso, uno dei tanti tristi effetti di questa situazione. Attendo con impazienza la riapertura dei teatri. Ma di cosa vorrei scrivere? Beh, non è un pensiero nuovo, però è da un po’ di tempo che ho voglia di scrivere di qualcosa che coinvolge sia la crisi climatica che la storia di famiglia e le relazioni al suo interno (forse disfunzionali). E l’amore, oscuro e difficile. Clima e amore. Un’idea piuttosto vaga, ma …

Perché scrive?

A essere onesti, penso che la vera risposta sia che scrivo perché mi porta gioia e piacere e un senso di significato nella mia vita, almeno al suo meglio. E perché, dopo tutti questi anni (quindici anni di scrittura, anche se solo gli ultimi cinque come scrittrice a tempo pieno) sento che è l’unica cosa che so davvero fare (anche se a volte penso di non saperlo affatto fare).

Cosa rappresenta per lei la letteratura?

Per me personalmente è sopra ogni cosa: il modo di sognare me stessa, prendere parte alla vita di altre persone, a volte in altri luoghi e tempi. Può essere un modo per fuggire dalla mia unica vita, e quindi anche un modo per rilassarmi. Ma la buona letteratura ci rende anche più brillanti, immagino. Esseri umani più brillanti e migliori.

Chi sono Clara e Haavard, i suoi protagonisti?

Lei è una giurista, lui è un pediatra. Lei viene da una piccola fattoria nella Norvegia occidentale, lui viene da una parte privilegiata di Oslo, la capitale, dove ora vivono. Tendono a vivere una vita perfetta, ma conducono esistenze separate, in un certo senso, ed entrambi hanno segreti che si nascondono l’un l’altra. Lui è una persona calda e accomodante, lei è più tesa, penso che molti la considerino fredda o almeno anche fredda. Ha spigoli vivi, in un certo senso, ed era importante per me che fosse così, un personaggio più spigoloso ed esigente (come nelle serie TV che cito di seguito) rispetto a molti personaggi femminili. Hanno due figli gemelli, e penso che si possa dire che Haavard sia un genitore più attento e premuroso di Clara. Sono entrambi molto impegnati nel loro lavoro e hanno un interesse comune nell’impegno per dare condizioni di vita migliori ai bambini vulnerabili.

Il tuo romanzo diventerà un film: se potessi scegliere, chi sarebbero Clara e Haavard, e perché?

Ah, bella domanda. Ho sempre pensato a Clara come a una bella, fredda, bionda signora, come Cate Blanchett, Uma Thurman, Robin Wright Penn, Elizabeth Debicki. Per quanto riguarda Haavard, davvero non lo so. Qualche suggerimento?

Michael Fassbender. Michael Fassbender è il mio suggerimento… Quanto sono importanti la storia e il passato nella vita?

Questo è diverso da persona a persona, credo. Per alcune persone, il passato definisce chi sono e ha un impatto enorme sulle loro vite. Per altri, non così tanto. Nel mio libro, i traumi nel passato di Clara sono molto determinanti per lei e per il modo in cui agisce. E anche quello che è successo a suo padre come soldato in Libano ha avuto un grande impatto su di lei.

Prossimi progetti?

Beh, in questi giorni sto davvero cercando di finire un nuovo, secondo libro su Clara – spero che possa essere pubblicato qui in Norvegia nella primavera del 2021. Dopo di che: forse la pièce sul clima e l’amore di cui parlavamo prima, e un terzo libro su Clara. Sto anche lavorando a una nuova serie per bambini, una sorta di “crime fiction” – sui casi ambientali, per ragazzi dai 6 anni in su. I primi due libri sono usciti quest’anno, i prossimi due arriveranno l’anno prossimo. Quest’autunno ho anche una nuova raccolta di poesie, la prima in quattro anni, si intitola qualcosa come Questi sono giorni diversi, è stata scritta questa primavera/estate e riguarda in parte lo strano anno del 2020 e come il Covid 19 influisca sul mondo e la nostra vita quotidiana.

Il tuo libro e film preferiti e perché.

Ah, sono così tanti. È così difficile scegliere. Uno degli autori preferiti, in realtà della stessa regione norvegese da cui provengo io, è Jon Fosse: è tradotto in molte lingue, anche in italiano, credo. Un romanzo americano – molto diverso dal libro di Fosse – che mi ha straziato il cuore quando finalmente l’ho letto l’estate scorsa è stato Una vita come tante di Hanya Yanagihara. Un libro ricco e profondamente commovente su quanto possa essere crudele e bella la vita. Per quanto riguarda i film, negli ultimi anni devo ammettere che sono state più le serie TV a tenermi compagnia da quando sono diventata madre otto anni fa, e Netflix e HBO specialmente. Homeland, The Americans e House of Cards sono tra ciò che mi ha ispirato nel mio lavoro con il libro, e forse soprattutto nella creazione della mia protagonista, Clara. Money heist, Fauda e Le bureau sono tra le mie altre preferite. Ma questo mi ricorda che ho visto troppo pochi veri e propri film nell’ultimo decennio! Anche questo è un segno di cambiamento…

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Intervista

From South to Northwest: a travel to Norway with the amazing Ruth Lillegraven

by Gabriele Ottaviani

Ruth Lillegraven (photo by Ann Sissen Holte) has written a formidable novel, full of very significant themes: here are her answers to our questions.

How would you describe Norway to those who don’t know it?
Ah, well, where to start: Norway is a small country far up north, with quite cold temperatures compared to Italy. We are quite few inhabitants compared to the area, and since we’ve been lucky enough to find oil, we’ve had a quite privileged economy for many years. We are world known among tourists from all over the world for fjords and mountains and prices way above average. 

What city is Oslo? And what are its inhabitants like?
Oh, to ask me: how is Oslo, is to ask me: how is your parents? Or your kids? I feel unable to give an objective view on Oslo. I moved to Oslo in 1997, 19 years old, right from a farm in the western part of Oslo (yes, like Clara – but luckily my family is a lot more harmonic). Although I now live in the woods in the outskirts of Oslo, and have done that for a decade, Oslo is the town of my life. It’s beautifully surrounded by big woods and the fjord. It’s a small city compared to most European capitals, of course. And like in most cities, it has big social differences. Clara and Haavard in my book live in one of the most privileged areas.

How is Norwegian society?
Ah, very big question to try to answer in a few sentences. The oil income has also made it possible to have a good welfare system, that we are proud of and grateful for. But things are not perfect anywhere.

What influence has Covid had on Norway?
As all other countries we are influenced by this global pandemia in so many levels. But, I have to say, we have been quite lucky so far, compared to Italy and most other countries. We’ve had low numbers of deaths compared to many other countries. It is difficult to say why, maybe thanks to the spread population. But of course Covid 19 has changed social life and life in general to an extreme degree for many people. And the economic consequences for many people are enormous. Many people have lost their jobs, or their businesses have been ruined. For instance it is very serious for the cultural life and for the restaurants, pubs etc. It’s really strange times. Actually, I ended up writing a collection of poetry inspired by this strange springtime and the Covid 19-situation, it was published this autumn. 

For us Mediterranean people Scandinavia is the land of social democracy and welfare, of wealth, well-being, tranquility, sobriety: is this really so?
Heh… Difficult to answer. On many levels I think it is so, yes. I think the Scandinavian countries all are a bit different, although they also have a lot in common. When it comes to Norway, we’ve been lucky to have this privileged economy and that has made it possible to build good welfare systems. But no systems are without holes and weaknesses.

What does Norway need today?
That’s a big question and it can be many answers to that. Personally, I think we need to learn how to deal with the climate-crisis and the worlds refugee-crisis. And maybe have a plan B for how to cope with it when the end of the oil comes…

What can be done to better protect children’s rights?
Well, I’m no expert in the field, but I guess one most work at different fields at the same time: with the laws (like my Clara does), with education and schooling of different professions, with information, within the police etc.

How has Norway changed after Utøya?
That’s very difficult to say. I think almost every Norwegian were deeply shocked and saddened by 22th of July 2011 (it was not only the shooting at Utøya, but also a bombing of some of the governmental buildings in the center of the city). I think we all thought that now everything would become really different. But it’s not easy to conclude on any very big differences. In some ways security is better of course. I worked in the ministry of Transport at that time, and I remember coming back to work (in the building opposite the main building where the prime minister’s office was, the one that Clara describes in the book). It was suddenly a different, more strict security system. But it was also very strange to see the physical wounds in the buildings and the streets, again just symbols of the many destroyed life. Many of us hoped for a warmer, more tolerant society after that trauma. But as I said, I’m not sure to what degree anything has really changed. Well, one thing is that maybe we realize that things like that can happen also here, on our “safe island”.

What is the meaning of justice for you?
Ah, that’s maybe the most difficult question of all you’ve asked me. It’s so philosophical, so essential. I don’t feel able to say something very clever about that. I guess justice is about all people been threated the same way and with the same respect – and given the same chances. And unfortunately, justice on that level has never taken place, and maybe never will. In my book Haavard believes that justice is possible, while Clara says that there is no such thing as justice. And maybe they are both right. Anyway it’s something we should all work for, I think, every day.

How important is the background of origin in a person’s history? Your protagonists come from very different backgrounds…
Ah, that differs from person to person and case to case, I think. But yes, Clara and Haavard are very different, and very much products of their cultural background: Clara as a daughter of a farmer/soldier and a mental ill mother, raised at an desolated farm in the wilder, western part of Norway. Haavard, on his side, from a privileged family with old money and a lot of cultural capital, in the “sunny side” of Oslo. Clara feels he has “come easily to it all” – and I guess she’s right. So, yes, they are opposites, and that influences their marriage to a great deal. The differences that once maybe attracted them to each other, is now something that irritates them.

You are also a poet and playwright: in Italy now due to Covid theaters are closed, if you had the power to reopen them what kind of show would you offer?
Well, I’ve been lucky enough to write one playwright from zero, and also to dramatize one of my poetry books. To work with the theatre was really like a brand new, and very exciting, world for me. And I really hope to do that again in the future. It’s so sad with the closed theatres, it’s the same thing in Oslo now, one of the many sad effect of this situation. I am really looking forward to the reopening of the theatres. But what I would like to write about? Well, it’s not a new thought, but for quite a while I have been wanting to write about something that involves both the climate crisis and a story about a family and their (maybe dysfunctional) relations. And dark and difficult love. Climate & love. A quite vague idea, but …

Why do you write?
To be honest, I think the true answer is that I write because it brings me joy and pleasure and a sense of meaning in my own life – at least at its best. And because, after all these years (fifteen years of writing, although only the last fice as a fulltime writer) I feel that it is the only thing I really know how to do (although sometimes I don’t think I know how to do that either).

What does literature represent for you?
For me personal, above all: I way to dream myself away, take part in other people’s life, sometimes in other places and times. It can be a way to escape from my one life, and therefore also a way to relax. But good literature also makes us brighter, I guess. Brighter – and better – human beings.

Who are Clara and Haavard, your protagonists?
She’s a jurist, he’s a pediatrician. She’s from a small farm in western Norway, he’s from a privileged part of Oslo – the capital – where they now live. They tend to live a perfect life, but they live separate lifes, in a way, and they both have secrets that they hide from each other. He’s a warm, easy-going person, she is more uptight, I think many regards her as chilly or cold, too. She has sharp edges, in a way, and it was important for me that she was like that, a more edgy and demanding character (like in the TV-series I mention below) than many female characters. They have twin sons, and I think one can say that Haavard is a more close and caring parent than Clara. They are both very engaged in their work – and have a common interest in the work for better conditions for vulnerable children.

Your novel will became a movie: if you could choose, who will be Clara and Haavard, and why?
Ah, lovely question. I’ve always thought of Clara as a beautiful, chilly, blonde lady, like Cate Blanchett, Uma Thurman, Robin Wright Penn, Elizabeth Debicki. As for Haavard, I really don’t know. Any suggestion?

Michael Fassbender. Michael Fassbender is my suggestion… How important are history and the past in life?
That differs from person to person, I think. For some persons, the past defines who they are – and has enormous impact on their lives. For others, not so much. In my book, traumas in Clara’s past are very defining for her and how she acts. And also what happened to her father as a soldier in Lebanon has had big impact on her too.

Upcoming projects?
Well, these days I am really trying to finish a new, second book about Clara – I hope it can be published here in Norway the spring of 2021. After that: maybe the climate&love-play, and a third book about Clara. I am also working on a new series for kids, also some kind of “crime fiction” – about environmental cases, its for kids from 6 years and up. Book 1 and 2 came this year, the two next will come next year. This autumn I also have a new collection of poems, the first one in 4 years, called something like “These are different days” – it was written this spring/summer and its partly about the strange year of 2020 and how Covid 19 affects the world and our daily lifes.

Your favorite book and movie, and why.
Ah, it is SO many. So difficult to choose. One favorite author, actually from the same region as I come from in Norway, is Jon Fosse, he’s translated into many languages, also Italian, I would believe. One American novel – very different from Fosse’s book – that made me cry my heart out when I finally read it last summer, was A little life by Hanya Yanagihara. A rich, deeply moving book about how cruel and beautiful life can be. As for films, the last years I have to admit that it has been quite a lot of TV-series the last years, after I became a mother 8 years ago, and Netflix and HBO took over the world. Homeland, The Americans and House of cards are among those who has inspired me in my work with the book, and maybe especially in the creation of my main character, Clara. Money heist, Fauda and Le bureau are other favorites. But this reminds me that I’ve seen too few real movies the last decade! That has too be changed.

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Libri

“Fiordo profondo”

di Gabriele Ottaviani

L’omicidio di Ahmad potrebbe essere spiegato secondo questa teoria. Ma non altrettanto facilmente quello di Melika Omid Carter, per metà iraniana e per metà americana.

Fiordo profondo, Ruth Lillegraven, Carbonio. Traduzione, come sempre brillante e raffinata, di Andrea Romanzi, che esalta la voce di quest’opera, non a caso redatta da un’autrice che è anche poetessa e drammaturga, che conosce perfettamente la misura del ritmo narrativo (il romanzo è in corso di traduzione in varie nazioni, ed è stato opzionato per il cinema) e la lirica delle parole, solida, potente, importante, densa di significati, ricca di livelli di lettura e di chiavi d’interpretazione, multiforme e avvincente, sobria, cesellata, accuratissima nell’indagine del contesto sociale, economico, culturale, politico ed emotivo, immortalato perfettamente a fuoco, che induce a una riflessione seria e determinata in merito a tematiche da cui spesso si volge altrove lo sguardo, per non mettere in discussione rassicuranti abitudini, luoghi comuni e comode convenzioni. Clara è una funzionaria del ministero della giustizia, Haavard è un medico stimato, hanno due bambini e una splendida villa in una delle zone più eleganti di Oslo, che è già di suo una città di nitore abbacinante; lui ha un background ricco, quieto e privilegiato, lei un passato doloroso che si è lasciata alle spalle ma che non ha mancato di restarle addosso nella forma di solchi e nette cicatrici che la riportano sempre a casa, alle radici, al profondo ovest della Norvegia: e nel momento in cui è in procinto di presentare la più radicale fra le proposte di leggi degli ultimi anni, che obbliga chiunque lavori negli enti pubblici, il simbolo della comunità, dello stato, della collettività che paga le tasse e contribuisce alla collettività e al mosaico sociale in quella Scandinavia felix che forse, nonostante una lunga storia socialdemocratica e un welfare reso formidabile anche dal fatto di essere pochi e mediamente benestanti, tanto felix davvero poi non è, a denunciare, anche, se non soprattutto, a titolo di esempio, e come emblema della presenza affidabile della legge, a cui nulla sfugge, casi sospetti di violenza o vessazione su bambini avvenuti tra le mura domestiche, combattendo quello che lei chiama maltrattamento minorile istituzionalizzato, il vaso di Pandora perde il coperchio, e una serie di omicidi turbano la quiescenza… Maestoso.

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Libri

“Buio”

di Gabriele Ottaviani

Con tutta la furia del proprio desiderio soffocato, Tadeusz ha dipinto l’unico bel quadro di tutta la sua vita…

Buio, Anna Kańtoch, Carbonio, traduzione di Francesco Annicchiarico. Non è solo quello che ha nella mente, il buco nero del passato che cerca di dimenticare fin sotto il livello della coscienza e della consapevolezza piena e che la conduce, lei che non ha nome né nessuno, a parte il fratello maggiore, che l’accompagna dal sanatorio sulle sponde del mar Baltico da cui, nell’anno del Signore millenovecentotrentacinque, è stata finalmente dimessa, a Varsavia, con la speranza di ricominciare. Buio non è solo una condizione, la sua, è anche un luogo. Il luogo. Quello della sua infanzia. Quello della sua crescita. Quello della perdita dell’innocenza. Quello dov’è morta, oltre vent’anni prima, Jadwiga Rathe. Un’attrice. Bella. Bellissima. Sensuale. Irrefrenabile. Irresistibile. Chi l’ha uccisa? E perché? Omosessualità, femminismo, perversione, ossessione, malattia, incesto, la psiche e i suoi recessi reconditi, i suoi meandri torbidi: c’è tutto questo, e molto altro, in un romanzo, premiato col principale riconoscimento letterario, mai prima d’allora appannaggio d’una donna, appena uscì, otto anni fa, e adesso finalmente se ne può celebrare pure l’edizione italiana, in patria, la Polonia in cui da un lato si manifesta, fino a coinvolgere con tali istanze anche il parlamento europeo, per i diritti civili e arcobaleno e dall’altro si promulgano decreti che paiono estremisti e oscurantisti, e persino che hanno ben poco a che vedere col messaggio d’amore universale della fede che pretendono di difendere da quella che è considerata una pericolosa deriva eterodossa, che si legge in un lampo ma si radica nel cuore.

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Intervista, Libri

“Il libro della creazione”: Sarah Blau e il desiderio di essere un barbiere…

di Gabriele Ottaviani

Sarah Blau ha scritto Il libro della creazione: Convenzionali è davvero felice di intervistarla per voi.

Perché ha scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché dovevo. Perché sentivo che stavo per esplodere. Perché ero infelice e sola e sentivo che il quotidiano non mi bastava più e gli esseri umani non mi bastavano e allora mi sono rivolta a ciò che mi ha sempre aiutato: il passato, le leggende, la tradizione. E mi sono rivolta all’oscura leggenda ebraica che mi ha sempre aiutato: il golem. Ma ho deciso di scriverla capovolta. Ho deciso che chiunque lo avesse creato non sarebbe stato un rabbino, un uomo, bensì sarebbe stata una donna.

Qual è il potere della cultura e della religione nella nostra società?

Penso che il loro potere sia enorme. E cresce sempre più. Ora anche in tempo di Covid si può vedere come la cultura, i libri e la televisione salvino le persone e d’altra parte si può vedere come le persone si rivolgano alla religione e a Dio come fonte di conforto. Il problema è che a volte la religione sembra resistere alla cultura moderna, ma io dico che non è vero! Entrambe hanno bisogno di lavorare insieme per farci salvare noi stessi da questo mondo fatiscente.

Cosa significa essere una donna ora nel nostro mondo?

Penso che oggi sia il momento migliore per essere una donna, ovviamente c’è ancora spazio per migliorare, ma per esempio nella società religiosa molti dei divieti del passato stanno iniziando a scomparire. Ci sono sempre più femministe religiose e attiviste per i diritti delle donne. Sono molto contenta di essere una donna, non vorrei svegliarmi la mattina e scoprire che sono un uomo.

Cosa pensa del #metoo?

Sono molto contenta che questo movimento esista. È quasi ora! Penso alle mie nipotine e sono molto felice che cresceranno in un mondo diverso da quello in cui sono cresciuta io. Nel mio libro ho capovolto i ruoli, è la donna quella che crea il golem. Lei è l’attiva e lui è il passivo: ho scritto questo libro prima del #metoo e oggi lo leggo sotto una nuova luce.

Qual è la via per la libertà oggi?

Avere fiducia in sé stessi, avere consapevolezza, leggere, esser in grado di avere un’indipendenza economica e smettere di sentirsi in colpa.

Cosa pensa della politica degli Stati Uniti e di Israele?

Dio, che domanda enorme. Rapporto questo tema alle relazioni ebraiche in Israele e negli Stati Uniti. Amo il fatto che le comunità conservatrici lì riescano a rinnovare il giudaismo e sento che gli ebrei religiosi qui in Israele possono imparare molto da loro. E sta iniziando a succedere…

Come possiamo creare un mondo migliore per le generazioni future?

Prima di tutto, cerchiamo di non distruggere l’attuale generazione… Penso che tutti dovrebbero, tanto per cominciare, cercare di essere persone migliori per sé. Poi per la comunità a loro vicina. Siamo in un periodo difficile. Per me, la cultura ha un ruolo reale da svolgere nel trasmettere idee. È vero che ora il mondo intero è impegnato nella sopravvivenza effettiva a causa del Covid, ma ricordiamo anche lo spirito. A proposito, di recente ho iniziato a fare meditazione ebraica, e questo mi aiuta. Ero una persona molto nervosa e questo mi ha calmato. Questo è il mio piccolo passo, un punto di partenza per il miglioramento di me che spero continuerà.

Qual è l’importanza dell’amore, del sesso e della passione nella nostra vita?

Wow! Attribuisco loro grande importanza, sono sola da più di due anni e sento la mancanza di amore, passione e sesso nella mia vita, cerco di trasmettere tutto questo nella scrittura, e la mia scrittura è davvero appassionata e piena di passione, ma mi manca la mia vita. Non è lo stesso. Peccato che non riesca a crearmi qualche golem…

Perché è una scrittrice? Cosa sarebbe se non potesse scrivere romanzi?

Scrivo perché lo devo a me stessa per vivere, ma da ragazzina in realtà volevo fare il barbiere.

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Intervista, Libri

“The Book of Creation”: a conversation with Sarah Blau

by Gabriele Ottaviani

Sarah Blau wrote the amazing Yetzer Lev ha-Adamah – The Book of Creation: Convenzionali is really happy to interview her for you.

Why did you write this book?

I wrote the book because I had to. Because I felt I was about to explode. Because I was miserable and lonely and felt that everyday is no longer enough for me and human beings are not enough for me and then I turned to what has always helped me: the past, the legends, the tradition. And I turned to the dark Jewish legend that always helped me: the golem. But I decided to write it upside down. I decided that whoever created it would not be a rabbi, man, it would be a woman.

Which is the power of culture and religion in our society?

I think their power is huge. And it’s only growing. Now even in the Corona period one can see how culture and books and television save people and on the other hand one can see how people turn to religion and God as a source of comfort. The problem is that sometimes religion seems to stand up to modern culture, and I say, that’s not true! They both need to work together to make us save ourselves from this crumbling world.

What means to be a woman now in our world?

I think today is the best time to be a woman, of course there is still room for improvement, but for example in religious society, many of the prohibitions in the past are starting to disappear. There are more and more religious feminists and activists for women’s rights. I’m very glad I’m a woman, I would not want to wake up in the morning and find out I’m a man.

What do you think about #metoo?

I am very glad that this movement exists. It’s about  time! I think about my little nieces and am very happy that they will grow up in a different world than the one I grew up in. In my book I turned the roles, the woman is the one who creates the golem. She is the active and he is the passive, I wrote this book before #metoo,  and today I am reading it with a new look.

Which is the way for freedom nowadays?

Self-confidence, awareness, reading, the ability to make money on your own, and stop feeling guilty.

What do you think about US and Israel politics?

God, what a huge question. I will take this to Jewish relations in Israel and the United States. I love the conservative communities there that succeed in renewing Judaism, and I feel that the religious Jews here in Israel can learn a lot from them. And it’s starting to happen…

How can we make a better world for future generations?

First of all, let’s try not to destroy the current generation… I think everyone should first try and be a better person themselves. Then in the community close to him. We are in a difficult period. To me, culture has a real part to play in conveying ideas. It is true that now the whole world is engaged in actual survival because of the corona, but let us also remember the spirit. By the way, I recently started doing Jewish meditation and it helps me. I was a very nervous person, and that calmed me down. That’s my little thing. Self-improvement that I hope will pass on.

Which is the importance of love, sex and passion in our life?

Wow! I attach great importance to it, I have been alone for more than two years and feel the lack of love and passion and sex in my life I try to convey all this to writing, and my writing is really passionate and full of passion, but I miss my life. It’s not the same. Too bad I can not create for myself some golem.

Why are you a writer? What would you be if you couldn’t write novels?

I write because I owe it to myself to live, but when I was a kid I really wanted to be a barber.

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Libri

“Il libro della creazione”

di Gabriele Ottaviani

Non riuscirò mai a chiedere, non riuscirò mai ad ammettere nulla, certo non con delle parole che portano allo scoperto quella parte imbarazzante dell’animo, quella parte nera e desiderosa, quella parte che riguarda la piccola maiala che grugnisce. La tua lingua non collaborerà mai, anche se fossi condannata a scioglierti per la brama e lasciar dietro di te una pozza di desiderio, non lo esprimeresti mai a parole. È il tuo peccato originale.

Il libro della creazione, Sarah Blau, Carbonio, traduzione di Elena Loewenthal. Telma ha trent’anni e non si ama. Non ama la sua vita. Non ama l’ambiente in cui vive. Non ama il mondo che la circonda, le regole cui tutti si aspettano che lei si attenga, le convenzioni, il vuoto riproporsi pedissequo, costante e sempiterno di schemi che la imbrigliano, imbarazzano, soffocano e fanno sentire sbagliata, insufficiente, inadeguata. Ma poi c’è nonna Gerta. Che ha partecipato alla rivolta del ghetto di Varsavia, e che rappresenta in questo crogiolo, cambiando quel che dev’essere cambiato, di ortodossia ebraica à la Disobedience (si veda alle voci Alderman e Lelio) una breccia nel muro, uno squarcio in un polveroso sipario, una ventata d’aria fresca, il suo posto nel mondo, il suo centro di gravità, la sua autodeterminazione. Quando Gerta muore, per giunta in circostanze tutt’altro che chiare, Telma eredita una casa. E il libro della creazione. Un testo in cui ogni cosa, improvvisamente, appare illuminata. Deflagrante, magnetico, magnifico, connotato da una prosa maestosa.

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Intervista, Libri

Scardanelli e il senso del destino: “L’accordo”

di Gabriele Ottaviani

Paolo Scardanelli è l’autore dell’ottimo L’accordo: Convenzionali lo intervista con gioia per voi.

Da quale esigenza nasce questo libro?

Dalla necessità di raccontare un mondo, quello della fine degli anni ‘70, con i suoi personaggi compressi i tra ansia di futuro e prepotenza del passato, dei loro destini e di quel sentire comune per il quale non è possibile prolungare quegli attimi che ci appaiono come vere e proprie epifanie di felicità, brevi e intensi a un tempo: l’accordo, appunto, tra sé e il mondo. Sostanzialmente dalla necessità di raccontare il senso del destino, cui ci opponiamo, quantomeno ci proviamo, con tutte le nostre forze ma che ci trascina inesorabile nel suo incessante scorrere, quella che Rilke chiamava “responsabilità cognitiva”.

Che anno è stato il millenovecentosettantanove?

Un anno crepuscolare: l’inizio della fine delle ideologie, il disincanto sullo sfondo, la fine di una utopia, di un’ipotesi di società collettiva che mostra i limiti insiti nella sua stessa progettualità. L’uomo  nuovo bussa alla porta del presente ma non riesce a trovare la sua strada nel mondo, dal momento che esso è solo l’ennesima utopia. Dietro di lui sta acquattato “l’eterno scontento”, che Andrea, personaggio principale, sorta di uomo destinato ad una volontaria sconfitta, incarna perfettamente. Nel frattempo il mondo e la società cominciano quel mutamento che condurrà sino all’uomo odierno, fondato sull’individualità. Ecco, il 1979 fotografa questo passaggio in una sorta di crepuscolo di tale “uomo sociale”.

Quali tipi umani rappresentano i suoi protagonisti?

Svariati, come si deve a un romanzo polifonico e corale. Su tutti spiccano Andrea, figlio di un ricco imprenditore dell’isola, compresso fra dovere e necessità di libertà, introverso e chiuso nel suo stesso duro sentire, che svicola dalle responsabilità in merito al futuro personale e collettivo accettando l’inaccettabile ad un prezzo però altissimo quello del Gesto estremo; e Paolo, l’ amico fraterno e io narrante, che con Andrea condivide un sentire comune, ma si muove su un’altra strada: quella dell’idealità e del compimento d’essa. Paolo accetta la vita o meglio il destino come una sfida ineliminabile cui è necessario dare senso e motivo, andando per il mondo gravati dalla necessità di costruirne uno. E Anna, donna compiuta e moderna che della propria libertà fa il cardine del suo agire per il mondo. 

Qual è il valore dell’amicizia e quello della politica nel suo romanzo, in letteratura e nella quotidianità?

L’amicizia è fondante, come pensava Seneca, superiore all’amore stesso per purezza e valore. Andrea e Paolo ne incarnano il valore più alto, quello dello scambio assoluto, intessuto di nostalgia del passato e di struggimento per il futuro; condividono i momenti del quotidiano, del personale e del politico. Li divide il destino e il tono di fondo col quale si proiettano nel mondo, come fossero due versanti diversi della stessa montagna. In letteratura l’amicizia fonda mondi, costellazioni quasi; si pensi al rapporto tra Hans Castorp e il cugino nella Montagna Incantata di Thomas Mann, e a come il destino segua in qualche misura questo nesso si pensi ad Achille e Patroclo nell’Iliade, o a Sal e Dean in Sulla strada di Kerouac. L’amicizia aiuta a crescere e a guardarsi l’un l’altro sin nei recessi più profondi, divenendo così in qualche misura levatrice del proprio e dell’altrui io. L’amicizia è anche politica, si sarebbe detto appunto nel 1979; è il campo dove i nostri due protagonisti accettano il cimento e in esso e per esso – con convinzione vieppiù decrescente – lottano e combattono. La politica per loro era quotidiana fiamma viva cui attingere ispirazione e da lì  provare ad attraversare il mondo, per noi oggi – per me quantomeno – è pallido riflesso sulle pareti della Caverna.

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