Libri

“Una vita senza fine”

71d0X3LdA9L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Aggiunta alla lista delle ragioni per vivere di Woody Allen: – Tutti i film di Woody Allen, tranne La maledizione dello scorpione di giada. – Le tette di Edita Vilkevičiūtė. – Il crepuscolo di settembre nella baia di San Sebastian, visto dal monte Igueldo. – Les Contrerimes di Paul-Jean Toulet, in particolare la numero lxii: Mes rendras-tu, rivage basque, Avec l’heure envolé Et tes danses dans l’air salé, Deux yeux, clairs sous la masque. – Il passante incrociato di rovescio a una sola mano di Roger Federer, in particolare nel quinto set della finale degli Australian Open a Melbourne il 29 gennaio 2017. – La saletta del caffè La Palette, Rue de Seine (classificata monumento storico). – Perfect Day di Lou Reed. – Le tette (col piercing) di Lara Stone. La sua frase il giorno del matrimonio al Claridge’s di Londra: “Conosco ogni stanza di questo hotel.” – Le tre bottiglie di Château de Sales del 1999 che mi restano in cantina. – Le canzoni di Cat Stevens. – I Frosties della Kellogg’s. – Qualsiasi film con John Goodman. – Salvators della Maison Fouquet. – I lampi nel cielo durante un temporale estivo. – I letti al primo piano della libreria Shakespeare & Company a Parigi. – Only You di Yazoo. – I primi raggi di sole che filtrano dalle tende tirate. – Non dimentichiamo che un giorno un italiano ha inventato il tiramisù. – Fare l’amore e poi riaddormentarsi ascoltando la persona che ami farsi la doccia. – Le tette di Kate Upton quando balla Cat Daddy ripresa da Terry Richardson (2012). – Questa frase in Full Metal Jacket: “The dead know only one thing: it is better to be alive.” – Il parco di villa Navarre a Pau in autunno, quando i Pirenei diventano viola, poi blu, con una brezza tiepida e il ghiaccio che si scioglie in un bicchiere di Lagavulin. – Il pirata del mare aperto di Francis Scott Fitzgerald. – La rua Madureira di Nino Ferrer. – Le fusa di un gatto davanti al caminetto scoppiettante. – Le fusa di un caminetto davanti a un gatto che scoppietta (più raro). – Sentire la pioggia picchiettare sul tetto stando a casa. – Quando, dopo l’amore, si ha una nuova erezione. – La versione di People Have the Power cantata dagli Eagles of Death Metal sul palco con gli U2, tre settimane dopo la macelleria del Bataclan. – I monologhi di presentazione di Ricky Gervais ai Golden Globe. – L’Instagram di Marisa Papen. – I monologhi di Jean-Pierre Léaud in La Maman et la Putain. – Ritrovare un vecchio tascabile di Colette impolverato, con il bordo ingiallito, e leggerlo fino alla fine, in piedi nel salone. – Le feste che finiscono nella mia cucina alle cinque del mattino. – Avere il telefono spento. – Le tette di Ashley Benson in Spring Breakers. La sequenza in cui lei è in cella in bikini. Quella della piscina in cui abbraccia Vanessa Hudgens. Certo che la vita vale la pena di essere vissuta. – Il Journal littéraire di Paul Léautaud (l’edizione in tre volumi pubblicata dal Mercure de France). Da sfogliare quando si hanno dubbi sulla letteratura. – La vecchia galera francese di Poulo Condor, sull’isola di Côn Sơn in Vietnam, diventata una spa a cinque stelle della catena Six Senses. – La notte quando fa caldo, sotto un cielo stellato, allungarsi su un’amaca e non pensare più a niente. – Il museo Gustave Moreau, Rue de La Rochefoucauld, soprattutto quando si è l’unico visitatore. – L’eiaculazione in una bocca contenente della Perrier fredda. – Le ortensie blu e rosa d’Arcangues, aspettando un’omelette ai funghi, con degli amici ubriachi. – La voce di Anna Mouglalis. – I posti dove non sono ancora stato: la Patagonia, l’Amazzonia, il lago Vittoria, Honolulu, le piramidi, il Popocatépetl, il Kilimangiaro. Non esiste di morire prima di aver navigato sui fiumi Isonzo e Amur. – Il Galak della Nestlé. – Il grande Lebowski, ovviamente, soprattutto la scena in cui John Turturro dice: “Non si scherza con Jesus.” – Il gratin di tagliolini al prosciutto da Harry Cipriani sulla Fifth Avenue. – “Ascoltare la canzoncina di una bambina che si allontana dopo avervi chiesto la strada” (Li Po). – Lo sketch del ministero delle camminate beote dei Monty Python. – Le tette di Léonore. – La risata di Romy. – I capelli di paglia di Lou: una peluria da pulcino.

Ho avuto una figlia in un momento in cui me ne fregavo del futuro. No, errata corrige. Ho avuto due figlie. Adesso aspetto un futuro.

Frédéric Beigbeder, Una vita senza fine, Bompiani, traduzione di Silvia Ballestra. Con ogni probabilità, dopo Odisseo, è in assoluto la persona nella storia cui meglio si addica la definizione di uomo dal multiforme ingegno. È un intellettuale finissimo. Un provocatore nato. Parte dalla sua vita e indaga la società e l’arte. È un critico letterario. Un editore. Ha lavorato nella pubblicità e ne ha denunciato le infime storture. È stato conduttore tv. Pessimista, edonista (lo sfacelo è a un passo, godiamo dunque!), nichilista. Ha fascino da vendere e da appendere, è pluripremiato e geniale, e in questo volume riuscitissimo fin dalla magnifica copertina narra la vicenda tragicomica, deliziosa, irresistibile di Frédéric, brillante conduttore di una trasmissione su Youtube, che supera il mezzo secolo di vita e inizia con sgomento a rendersi conto che i postumi d’una sbornia non gli passano più in poco tempo, il nipotino adolescente lo batte a tennis e le ex fidanzate gli sembrano vecchissime (ha parlato Lolita…). Insomma, sente come se il suo cervello fosse quello d’un rampante leone ma il corpo quello di una gallina pronta a diventare un buon brodo, e non ha nemmeno a portata di mano un quadro da far invecchiare al posto suo come Dorian Gray: ossessiva dunque si fa la presenza nei suoi pensieri della nera signora munita di falce. E dunque inizia una ricerca su tutte le tecniche pù innovative per fermare l’inarrestabile: ma… Eccellente.

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