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“Charcoal Joe”

di Gabriele Ottaviani

Si sedettero l’uno di fronte all’altro e misero i gomiti in posizione. Poi unirono le mani e si sfidarono con lo sguardo…

Charcoal Joe – Un’indagine di Easy Rawlins, Walter Mosley, Bompiani, traduzione di Fabrizio Coppola. Siamo a maggio, ma non è quello di Parigi, benché l’anno sia lo stesso, il millenovecentosessantotto, né quello selvaggio di Albinati che ha dato alle stampe l’immersiva esperienza di dodici mesi da insegnante dietro le sbarre, bensì nella calda stagione in boccio losangelina, nella quale un veterano riesce finalmente, dopo anni come detective privato, ad aprire la propria agenzia investigativa, e si trova subito alle prese con un caso spinosissimo, poiché un vecchio amico gli chiede di incontrare un detenuto convinto dell’innocenza del figlio di una persona a lui cara, un giovane e brillante laureato in fisica trovato sul luogo di un duplice omicidio. Si dà il caso che le vittime siano bianche, l’accusato sia nero, il detective pure, le tensioni razziali siano esplosive e il detenuto sia noto a tutti come Charcoal Joe… Brillante, intrigante, ben scritto, ben caratterizzato, ben congegnato: da leggere, rileggere  e far leggere.

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“Nella quiete del tempo”

di Gabriele Ottaviani

L’Annegato era mosso dalla curiosità…

Nella quiete del tempo, Olga Tokarczuk, Bompiani. Traduzione di Raffaella Belletti. La Collina dei Maggiolini è una delle alture che caratterizzano il panorama di Prawiek, luogo al tempo stesso fuori da tutto e al centro dell’universo, protetto da quattro arcangeli, percorso dai fiumi Bianca e Nera e connotato dal procedere lento e neghittoso di attività rituali, l’ambiente in cui si dipanano le vicende di una comunità in cui ogni dettaglio è la rappresentazione simbolica di una tipologia di viventi: la commedia umana messa in scena con sapienza dal premio Nobel del duemiladiciotto è un vivido e sapido affresco della condizione esistenziale. Lieve e sublime.

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“M – L’uomo della provvidenza”

di Gabriele Ottaviani

A petto di quel corpo denudato, nessun argomento è più lecito, nessun ragionamento, nessuna obiezione, nessuna giustizia, legge, giurisprudenza, nessun appello alla divina provvidenza, alla umana pietà, alla clemenza. Al popolo non resta che adorare. Adorare quel corpo, o straziarlo. Quel corpo è un evento, crea da sé la propria drammaturgia, divide il tempo in un prima e in un dopo. I contadini, maschi e femmine, congregati a centinaia attorno a quel torso nudo, pur avendo tutti un corpo, e in ragione di ciò, sono entusiasti, riluttanti, sgomenti. Da questo momento in avanti, lo presentono oscuramente, il potere irradierà da quel corpo, da quel corpo e da nessuna altra fonte, sino alla dedizione fervente, o alla carneficina. L’uomo che fu Benito Mussolini, e che adesso è una particola sacra del suo stesso corpo – ventre, torace, spalle, braccia, mani, schiena –, preparandosi a trebbiare il grano in un qualche agro romano, a separare la granella dalla paglia e dalla pula in mezzo a una folla di lavoratori della terra, li fa suoi, li possiede e ne è posseduto, si stende su di loro, con atto di copula sessuale e di gesto medicamentoso, pelle contro pelle, corpo su corpo, al tempo stesso penetrazione ed escrescenza, fallo eretto e tessuto cicatriziale ipertrofico a rimarginare le ferite aperte della nazione. La mietitura è compiuta. La gloria, il suo splendore, sono una qualità della luce. La falcidia delle spighe, mischiando simboli di vita e di morte in un unico emblema, è già avvenuta. La battaglia del grano – questa la promessa formulata da quel corpo nudo – si combatterà su di un campo da cui sarà bandito ogni inganno, ogni oscurità, ogni equivoco, su cui saranno dimenticati i secoli di solitudine, d’angoscia, d’inconcludenza, le ere glaciali del nostro scontento, le epopee della miseria, le apocalissi svuotate di ogni rivelazione. Ora inizia un’altra età degli eroi…

M – L’uomo della provvidenza, Antonio Scurati, Bompiani. Di questi tempi ci sono dei mentecatti che parlano di dittatura sanitaria perché viene chiesto a ognuno di proteggere sé e gli altri dalla pandemia mettendo sul viso una mascherina, cosa che per inciso, per molti, è un gran vantaggio. Scurati ci riporta al tempo della dittatura vera, quella per cui se non eri d’accordo potevi essere purgato, mandato al confino o fatto secco: il vincitore del premio Strega continua la sua esegesi della figura di Benito Mussolini con la seconda puntata del romanzo d’Italia, paese fascista bramoso di rivalsa in cerca d’un uomo forte che risolva i problemi al posto suo, con una prosa ampia, solida, maiuscola e magnetica, ricca di livelli di lettura, suggestioni, citazioni, riferimenti, chiavi d’interpretazione.

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“Favola del castello senza tempo”

di Gabriele Ottaviani

“Bene,” disse. “Che devo fare?” La voce rispose: “Quello che io non ho saputo: entrare, parlare coi prigionieri e incoraggiarli all’evasione.” “Guidami,” fece Dino spavaldamente. Atropo s’involò per il bosco, precedendo il ragazzo e incitandolo senza dargli modo di riprendere lena un momento. Finalmente giunsero a un luogo aperto, da cui si poteva vedere sorgere, sulla linea orientale dell’orizzonte, la sagoma d’un immenso edificio d’oro. “Rivelami a questo punto le tre parole,” supplicò Dino, e Atropo: “Cugnu, Cutugnu, Bacalanzìcula,” disse, e si volse indietro, riparò fra le chiome degli alberi; non senza prima averlo da lontano ammonito: “Grida il mio nome, se avrai bisogno. Ti udrò dovunque tu sia.” Cammina cammina, Dino giunse alla porta della gran torre, dove la mole d’un gigantesco guardiano ingombrava tutto lo spazio fra stipite e stipite.

Favola del castello senza tempo, Gesualdo Bufalino, Bompiani, illustrazioni di Lucia Scuderi. Personaggio unico scoperto da Leonardo Sciascia e dalla geniale Elvira Sellerio, cui per galanteria non seppe né volle dire di no quando gli chiese un manoscritto da pubblicare, inimitabile, inconfondibile, stranissimo e bizzarro, magnetico e intrigante, colto eppure capace di essere popolare nonostante, o forse proprio per, la fatica del suo scrivere, che riproduce il peregrinare dell’essere umano in cerca, inesausto, del suo posto nel mondo, Gesualdo Bufalino, che ha descritto come nessun altro mai la fragilità parlando d’un cuore di carta velina, che sanguina per niente, come la pelle dei vecchi, qui, tra Kafka, Borges e Buzzati dà vita a una fiaba nera allegorica adatta a tutti, la storia di Dino che inseguendo una farfalla che porta un teschio sul dorso si addentra nel fitto d’una selva e… Imperdibile.

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“La speranza”

di Gabriele Ottaviani

Guernico cercò di correre…

La speranza, André Malraux, Bompiani, traduzione e note di Giovanni Pacchiano. Introduzione di Enzo Golino. Scrittore e politico, antinazista, antifascista, conosce Trockij, come moltissimi altri personaggi di spicco del mondo politico e culturale a livello internazionale, e certo non se ne sente distante, ma nonostante questo è apprezzato anche dai comunisti ortodossi, vissuto a cavallo fra il millenovecentouno e il millenovecentosettantasei, dopo un’infanzia che si divertirà a raccontare infarcendone di menzogne la realtà frequenta ambienti raffinatamente intellettuali, si sposa, va in Indocina in cerca di fortuna e di reperti archeologici da rivendere a caro prezzo, viaggia in Unione Sovietica e negli Stati Uniti d’America, si schiera al fianco del governo repubblicano nel conflitto che vede in Spagna sull’altro fronte opposto Franco e i sostenitori del totalitarismo, si arruola nei carristi durante la seconda guerra mondiale, viene fatto prigioniero dai tedeschi, evade, dopo un’iniziale riluttanza aderisce alla resistenza per poi, antidogmatico per eccellenza e grandissimo oratore, diventare di fatto il cantore del gollismo e molto altro ancora: tutto questo e non solo è stato Malraux, protagonista della cultura europea e mondiale, discusso, discutibile, inafferrabile, magnetico. In questo volume racconta con prosa epica ma mai retorica, prendendo le mosse dalla sua diretta esperienza, le vicende di un manipolo di uomini che combattono nelle prime fasi della guerra civile spagnola, indagando temi universali come la fragilità della condizione umana con stile solenne e maestoso. Da non perdere.

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“Questa non è propaganda”

di Gabriele Ottaviani

Se lasciamo che prendano il sopravvento, il paese tornerà indietro di secoli…

Questa non è propaganda – Avventure nella guerra contro la realtà, Peter Pomerantsev, Bompiani, traduzione di Andrea Silvestri. L’informazione è il cane da guardia del potere, che mantiene la propria endogamia attraverso l’ostentazione dei risultati che ottiene e soprattutto di quelli che millanta. O meglio, dovrebbe esserlo. E Pomerantsev lo sa bene. In particolare, sa alla perfezione, e sulla pelle sua e dei propri familiari, quale sia il peso specifico delle parole. Delle calunnie. Della prepotenza dell’ordine costituito che non ammette libertà di pensiero, eterodossia, contestazione, dissidenza. Questo nuovo volume della collana diretta da Roberto Saviano squarcia un velo sul KGB, sull’Unione Sovietica che costrinse Pasternak a rinunciare al Nobel, e che ha edificato un arcipelago di gulag, e sullo stato che è nato dalle sue ceneri, quella Russia dalla mentalità fondamentalmente ancora e per sempre zarista anche se sono passati oltre cent’anni da quella rivoluzione d’ottobre che di fatto avvenne a novembre in cui anche amare chi si vuole può essere visto come un oltraggio o un vulnus per una presunta, sacra, monolitica e indiscutibile, mentre tutto muta, nonostante tutto cambi, identità. Potente e non privo d’ironia sin dalla copertina, è un volume intenso, significativo, profondo, denso, solido e necessario, per conoscere, riflettere e capire.

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“L’anno della scimmia”

di Gabriele Ottaviani

La notte delle elezioni ho raggiunto un gruppo di bravi compagni…

L’anno della scimmia, Patti Smith, Bompiani, traduzione di Tiziana Lo Porto. Cantautrice di chiarissima fama, attivista al di sopra di ogni sospetto, intellettuale raffinata, Patti Smith è anche scrittrice di gran pregio, come dimostra ancora una volta, qualora ve ne sia bisogno, questo volume che indaga un anno ben preciso, l’ultimo bisesto prima di questo funestissimo, ossia il duemilasedici, una dozzina di mesi in cui tutto evidentemente è stato possibile, e che incarna appieno la simbologia del tempo del viaggio e del bilancio esistenziale, del fronte della consapevolezza che si raggiunge acquisendo una visione d’insieme della connessione, talvolta anche del tutto incomprensibile, almeno con i limitati strumenti di cui siamo in possesso come esseri umani, tra i numerosi tasselli del mosaico della vita. Poetico, lacerante, solenne, politico nell’accezione più elevata e universale del termine.

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“Il ricco e il povero”

di Gabriele Ottaviani

Mentre guardava, vide che il fuoco si propagava…

Il ricco e il povero, Irwin Shaw, Bompiani, traduzione di Attilio Veraldi, introduzione e cura di Mario Fortunato, che ha completamente ragione, ed esprime il concetto come in tutta onestà davvero meglio non si potrebbe, quando dice che il romanzo è tuttora l’unico strumento affidabile di conoscenza che l’umanità abbia elaborato per riuscire a comprendere qualcosa di sé stessa. Sposato con un’orfana, figlio di un piccolo commerciante migrato negli Stati Uniti da un altrove meno ricco e felice esattamente come colui che gli ha dato vita sulle pagine, al secolo Irwin Gilbert Shamforoff, scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e produttore cinematografico, il protagonista di questo romanzo, una saga familiare d’amplissimo respiro scritta con prosa fluviale, potente e credibile, da cui quasi quarantacinque anni fa è stata tratta la serie sul piccolo schermo che ha lanciato Nick Nolte nel firmamento delle stelle della settima arte è l’epica incarnazione e l’ennesima ma niente affatto banale, tutt’altro, declinazione del sogno americano nelle sue molteplici sfaccettature, specialmente quelle più oscure e discutibili: maestoso e magnifico.

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“La cura dello sguardo”

di Gabriele Ottaviani

Nel paese si sente l’odore del vuoto…

La cura dello sguardo – Nuova farmacia poetica, Franco Arminio, Bompiani. La bellezza salva il mondo. La bellezza è necessaria. La bellezza cura. La bellezza passa attraverso il paesaggio, lo sguardo che lo osserva, le parole che servono per esprimerlo, descriverlo, raccontarlo, immortalarlo, vincere la corruzione del tempo, fermare l’attimo e goderne per sempre: la forza della lirica di Franco Arminio sta nel dare voce all’anima, materia immateriale che ognuno accomuna.

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“Tempo con bambina”

di Gabriele Ottaviani

Lei è di ottimo umore…

Tempo con bambina, Lidia Ravera, Bompiani. Giornalista, scrittrice, intellettuale, nell’accezione più ampia e decisamente politica del termine, che non ha bisogno di presentazioni e che con il suo volume d’esordio, che a più di quarant’anni di distanza è ancora una pietra miliare e di paragone per quel che concerne i diritti civili e l’autodeterminazione dell’individuo nella società, Lidia Ravera, con una consapevolezza ulteriore e nuova, quella in cui ognuno di noi si è imbattuto per forza di cose essendosi scontrato con l’inimmaginabile, ossia una pandemia, mantenendo però intatta la consueta e riconoscibilissima efficacia narrativa, dà alle stampe una delicata, mai retorica e sempre solida e potente lettera d’amore, piena di senso e di sensi, per la vita nel suo molteplice divagare, conclusa dopo essersi specchiata negli occhi dell’amatissima nipotina che vive in Texas, e aver così potuto riflettere

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