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“Quello che serve”

di Gabriele Ottaviani

Quello che serve, Massimo Cirri, Chiara D’Ambros, Manni. Bene supremo del quale ognuno spera di non essere privato, perché altrimenti l’esistenza diviene un vero e proprio inferno, la salute è anche, perlomeno, pur tra mille difficoltà, storture e problematiche, un diritto sacrosanto, sancito dalla costituzione e più che degno d’esser in ogni modo tutelato, nel nostro Paese, che ha la fortuna di potersi avvalere del Servizio Sanitario Nazionale, che si fonda su un prezioso capitale umano e che cura chiunque, senza lasciare serrate le porte di un nosocomio e inaccessibile l’opportunità di aver salva la vita solo perché non si ha un’assicurazione che copra i costi. Prendendo le mosse da una storia personale il testo dà vita a un’ampia, potente e profonda riflessione a tutto campo. Da leggere.

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“Il teatro futurista”

di Gabriele Ottaviani

Il teatro futurista, Salvatore Margiotta, Carocci. La sola vera avanguardia che abbia mai preso piede sul serio in Italia, il Futurismo, la sovversiva, rombante, bramosa e forsennata creazione di Filippo Tommaso Marinetti che a suon di manifesti voleva dar fuoco alle biblioteche e aborriva con disgusto il chiaro di luna, e quindi le svenevolezze passatiste, quale che fosse il modo per il tramite del quale venissero declinate, rivoluzionò il concetto accademico, classico e tradizionale dell’arte, contaminando i precetti creativi delle discipline plastico-visive e letterarie con i tratti della modernità, e terreno privilegiato di questa spasmodica e inesausta ricerca fu il teatro, teorizzato fra il millenovecentoundici e la fine degli anni Venti, e capace di fornire, come questo agile e denso testo racconta con dovizia di particolari, nel processo di riformulazione del codice scenico del Novecento e non solo.

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“Qualcosa rimane”

di Gabriele Ottaviani

Qualcosa rimane, Stefano Mariantoni, Funambolo. Intenso, avvincente, emozionante, brillante, potente, lirico, il romanzo di Mariantoni narra con grazia ed empatia, tra le pagine chiare e le pagine scure, la vicenda di Alberto Durante, a cui la vita riserva lo scherzo crudele della malattia, rendendo in salita la strada da compiere per trovare il suo posto nel mondo, lasciando il suo piccolo paese per diventare uno dei tanti ferrovieri emigrati nelle grandi città, testimone e protagonista di un’Italia che nel dopoguerra ha il febbrile desiderio di lasciarsi il dolore e la miseria alle spalle. Costretto a tornare nel suo romito borgo selvaggio, anziano ma non domo, ripercorre però in un breve volgere di tempo, il suo cammino, lezione d’amore  e dignità per tutti. Da leggere.

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“Quello che non sai di me”

di Gabriele Ottaviani

Quello che non sai di me, Jesper Stein, Marsilio. Traduzione di Maria Valeria D’Avino e Luca Vaccari. Assoldato dai servizi segreti americani, Axel Steen lavora sotto copertura per stanare uno spietato boss della mafia russa, e fra Amsterdam e Copenaghen, mentre è costretto a frequentare criminali brutali, scopre, non senza rovelli e tormenti, quanto fingere di essere uno di loro assecondi in realtà i suoi lati più oscuri. Intanto alla sua ex collega Vicki Thomsen viene assegnato il non semplice caso di furto nel caveau di una banca, e anche lei si renderà ben presto conto di come, se si vuole davvero sconfiggere il male, sia necessario non avere remore a sporcarsi le mani. Eccellente.

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“Dalla parte di Proust”

di Gabriele Ottaviani

Dalla parte di Proust, Stefano Brugnolo, Carocci. Dopo la Recherche viene da chiedersi, in effetti, che cosa si continui a scrivere a fare, perché sfogliando le pagine di quel capolavoro immortale, una vera e propria esegesi della coscienza, è impossibile non trovare almeno un paragrafo che non sembri essere scritto per noi, con le parole che almeno una volta avremmo voluto sentirci dire, o saper dire. Non v’è dubbio, tuttavia, che il percorso per affrontare l’opera di Proust possa apparire impervio, e che la sua stessa grandiosità spaventi e respinga, tanto da far sembrare l’avventura della sua scoperta inaccessibile: questo volume realizza invece un vero e proprio dialogo con l’opera soffiandone via l’aura di mito restituendole un’immagine più amichevole, indagando il testo da molteplici prospettive e concentrandosi su umanissimi temi ricorrenti e sempiterni come, solo per fare qualche esempio, lo snobismo, la politica, la gelosia, l’arte. Ottimo e appagante.

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“Dieci lettere di Vis a Rāmin sulla crudeltà”

di Gabriele Ottaviani

Dieci lettere di Vis a Rāmin sulla crudeltà, Fakhr al-Din Gorgāni (a cura di Nahid Norozi), Carocci. Per la prima volta in traduzione italiana il più celebre epistolario amoroso del medioevo – siamo nell’undicesimo secolo – persiano, inserito nel Vis e Rāmin di Fakhr al-Din Gorgāni, un poema persiano che s’imporrà come modello nella letteratura autoctona e che, con ogni probabilità, molti studiosi sostengono abbia significativamente influenzato anche il ciclo di Tristano, cui lo legano non poche affinità. Si tratta di dieci appassionate lettere (dah-nāmé) in distici in rime baciate, che vanno a comporre un vero e proprio trattato che manifesta con pienezza concezioni e rituali cortesi proprie di quelle latitudini, scritte di suo pugno dalla bella Vis al principe Rāmin, incentrate su infedeltà e crudeltà in amore, cui seguono le risposte dell’amato. Un gioiello imperdibile.

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“La grande trattativa”

di Gabriele Ottaviani

La grande trattativa, Nicola Terrenato, Carocci. La tradizione ci ha raccontato che i romani, per costruire la pace, erano proverbialmente abituati a preparare la guerra, ma siamo proprio certi che la conquista dell’Italia da parte dell’Urbe sia stata solo, o comunque principalmente, un’operazione militare di strepitoso e solido successo? Il volume in questione, infatti, dalla spiccata indole divulgativa, propone una nuova interpretazione del processo che portò all’unificazione della penisola nel quarto e nel terzo secolo prima di Cristo, fondando la propria esegesi su una dettagliata rassegna di fonti e materiale epigrafico e archeologico, tessendo un quadro complesso ed eterogeneo di connessioni che legavano fra loro famiglie romane e italiche, attraversando l’Italia intera. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“La vita segreta di Petra”

di Gabriele Ottaviani

La vita segreta di Petra, Cristina Cori, Alpine Studio. Dopo innumerevoli viaggi, Cristina Cori decide di lasciare Roma e trasferirsi a vivere a Petra, volendo penetrare la facciata delle convenzioni della fascinosa meta turistica per scoprirne la verità di chi in quel luogo abita, compiendo, passo dopo passo, prima di tutto un percorso interiore, che racconta con lirismo il magnetismo di un luogo e della sua gente, le sofferenze vissute e le gioie credute, l’incontro di due persone e lo scontro con una cultura che, ostinata, vi si oppone. Da non perdere.

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“Fiabe e leggende del Piave”

di Gabriele Ottaviani

Fiabe e leggende del Piave, Laura Simeoni, Santi Quaranta. Il Piave è il più grande fiume veneto, nasce sopra Sappada, ora in Friuli Venezia Giulia, e si getta nel Mar Adriatico. Laura Simeoni, in un viaggio favoloso e favoleggiante fra memoria, fantasia e leggenda dall’andamento zampillante ed estroso che ricorda quei ciuffi d’erba che, carsicamente, come la benevolenza, riescono a penetrare e fendere l’asfalto del nostro disincanto, contro tutto e tutti, finendo per spuntare, ora qui, ora lì, senza preavviso, senza regola, addolcendo comunque l’ambiente, segue, dalle sorgenti alla foce, passando attraverso ventitré racconti punteggiati dalle graziosissime illustrazioni d’Ivo Feltrin, il corso d’acqua, vero e proprio personaggio, voce e controcanto d’ambienti e situazioni. Da leggere.

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“La ballata delle sette pietre”

di Gabriele Ottaviani

La ballata delle sette pietre, Antonio Messina, Il foglio letterario. Ramon è vittima di un dolore misterioso, un uomo solo attorno al quale ruotano diversi personaggi, ma non è chiaro se si tratti di entità autentiche o di demoni generati dalla fantasia di una mente malata, che avviluppa nelle sue spire anche il lettore, che si ritrova senza punti di riferimento, in una dimensione onirica che amalgama e deforma il tempo e lo spazio, inducendolo a mettere in discussione ciascuna delle certezze sulle quali ha fondato la sua immagine del mondo. Intenso e profondo.

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