Libri

“Il circo del Dr. Lao”

41M6spkXOQL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

La sua franchezza brutale possiede uno strano fascino.

Il circo del Dr. Lao, Charles G. Finney, Meridiano zero. Traduzione di Renato Prinzhofer. Abalone, Arizona, il tempo duro e difficile della Grande Depressione. La città non è particolarmente grande, e l’arrivo del circo la sconvolge. Almeno inizialmente. Poi, si sa, nella vita ci si abitua più o meno a tutto, con lo scorrere del tempo, e quindi alla curiosità si sostituisce prima la diffidenza e poi l’indifferenza. La provincia ha i suoi ritmi, la brava e operosa gente di Abalone ha ben altre cose da fare che non perdere tempo con serpenti di mare, maghi, sirene, chimere, belve, creature leggendarie e superuomini che sfuggono a ogni legge naturale. Perché qualcosa non torna, decisamente, in questo caravanserraglio. Ma è possibile cercare una spiegazione logica all’immaginifico? Simbolico e intrigante, è da leggere.

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Libri

“Mondo duplex”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il popolo non si curava più del perché delle cose…

Mondo duplex – Il tradimento di un antico, sorprendente e rivoluzionario messaggio, Paolo Macoratti, Editrice Nuovi Autori. Il primo e premiato saggio di Paolo Macoratti, architetto e appassionato divulgatore di storia e memoria a vario titolo garibaldina, si interroga con profondità sulle umane sorti e progressive. All’uomo infatti si addicono da sempre determinati valori, che poi la religione, la filosofia, le varie attività hanno contribuito a modificare, intaccare, mutare. Riscoprire le origini, le radici dell’esistenza, le fondamenta della dicotomia tra bene e male, alla luce anche del messaggio cristiano, è dunque un compito che non può essere trascurato, per fare in modo che la società sia migliore e più giusta: la necessità dell’impegno è sentita come indispensabile, qualificante, definitiva, e Macoratti la indaga nel dettaglio, avvalendosi anche di una trama allegorica, simbolica e interessante.

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Intervista, Libri

Michele Gambino, la memoria e la storia

51dE4VBrWvL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Michele Gambino è l’autore di Enjoy Sarajevo: Convenzionali ha avuto il piacere di intervistarlo per voi.

Da dove nasce Enjoy Sarajevo?

Il romanzo nasce da due esigenze. La prima, molto privata, di liberarmi raccontandola di una storia che ha segnato la mia vita, nel male e per certi versi anche nel bene, come capirà chi leggerà il libro. La seconda esigenza era quella di raccontare dall’interno, e dal punto di vista della gente che l’ha vissuta, una guerra che abbiamo dimenticato molto in fretta, benché si sia svolta per quattro lunghi anni a poche centinaia di chilometri da noi.

Che cosa rappresenta la guerra?

Tralasciando gli interessi particolari e i calcoli politici che la innescano, la guerra e soprattutto la valvola di sfogo di pulsioni antiche e mai del tutto spente che agitano i popoli in determinate aree del mondo. Per chi la vive da testimone, come è accaduto a me, è la più straordinaria delle esperienze che un uomo possa fare, insieme alla paternità e all’amore.

Che tipo di conflitto è stato quello nell’ex Jugoslavia?

Etnico, religioso, politico. Nelle condizioni date dopo la disgregazione del vecchio ordine, per evitare la guerra serviva una classe politica illuminata e disinteressata sia in Croazia che in Bosnia. Purtroppo una tale classe politica non c’era.

Come ci cambiano le esperienze che viviamo?

Noi siamo le esperienze che viviamo.

Che ruolo ha la memoria?

È la camera di compensazione delle nostre esperienze, la rete attraverso cui passano le cose che ci accompagneranno per la vita, e che scegliamo di raccontare.

Come sono cambiati la società, la politica, l’Italia negli ultimi vent’anni? E i Balcani? Io personalmente conosco in modo diretto solo Belgrado e Banja Luka, una città in cui si costruiscono moschee ma le persone di fede islamica rimaste sono pochissime e laddove ogni scritta, anche sui pacchetti di sigarette o sugli incarti dei biscotti, è ripetuta tre volte, in serbo, che almeno ha dalla sua la diversità dell’alfabeto cirillico, in croato e in bosniaco, che viceversa sono identici…

Ho vissuto gran parte della mia vita professionale in un mondo in cui cose come ideologie, idee, partiti, giornali, avevano un senso ed erano centrali. Un mondo le cui coordinate erano chiare a tutti –  il sud, il nord, l’est, l’ovest – e ognuno poteva collocarsi in un punto preciso, e andare verso una direzione scelta. Oggi, e questo non credo riguardi solo l’Italia, ma forse l’Italia in modo particolare, ognuno ha una sua bussola, e ogni bussola indica punti cardinali diversi. Questo ci rende tutti più confusi, più soli, anche se abbiamo duemila amici su Facebook. In quanto ai Balcani vale sempre la frase di Churchill: essi producono più storia di quanta ne possano digerire. Oggi quell’area produce più fondamentalismi e nazionalismi di qualsiasi altra regione europea, e la miccia della violenza è sempre pronta ad esplodere. Anche per questo ho voluto scrivere un libro che tra le altre cose parla della guerra in quell’area: ricordare può aiutare a scongiurare.

Che fine hanno fatto gli ideali e le ideologie?

Proprio stamattina ho partecipato a un’assemblea pubblica in un liceo romano, e ho ascoltato molti ragazzi parlare di ideali e di valori, con passione e serietà. Quindi quando un quasi sessantenne come me parla di fine degli ideali, come faccio nel romanzo, non prendetelo sul serio, sta solo parlando di sé. In quanto alle ideologie, a me sembra che siano come il bacillo della peste nel romanzo di Camus: dormono tra le pieghe di un lenzuolo dentro un cassetto, e prima o poi torneranno a diffondersi. Depurate dagli ideali, temo, e cariche di estremismo e di storture.

Bene e giustizia vanno sempre di pari passo?

Nel romanzo il protagonista si trova proprio davanti al dilemma di esercitare la giustizia in nome del bene. Ma il protagonista scopre, suo malgrado, che bene e male s’intrecciano, e non può essere fatta giustizia.

Qual è la missione dei mezzi di comunicazione di massa?

Esistono ancora i mezzi di comunicazione di massa? O non dovremo sempre più parlare di una massa di mezzi di comunicazione, il cui scopo non è indirizzare le menti, come facevano i regimi, o formare i cittadini, come faceva la buona informazione, ma molto più semplicemente accumulare click e profilare i fruitori per vendergli merci in maniera mirata?

Qual è l’obiettivo più importante da tenere presente nel momento in cui ci si appresta a raccontare una storia?

Intanto che sia ben scritta. E in secondo luogo che, seppure parli di un singolo essere umano o di pochi esseri umani, essa sia in grado di riguardare molti. Il mio romanzo racconta la storia di una caduta, quella di un cinquantenne che ha rinunciato alle sue battaglie ideali ed è stato piegato dalla vita. A lui questo accade in circostanze eccezionali, ma credo che la sua parabola sia comune al percorso di moltissimi di noi.

Che cos’è il giornalismo oggi? E cos’era quando ha cominciato?

Dovrei scrivere un trattato per rispondere. In sintesi, utilizzando una banale metafora, una volta il giornalista raccoglieva l’acqua nel fiume delle notizie e la infilava nella bottiglia, cioè dentro il giornale o il Tg. Oggi, e sempre di più, ognuno ha la sua bottiglia, e se la riempie da solo.

Quale immagina che sarà l’esito delle prossime elezioni politiche?

Questa risposta è più facile: chiunque vinca, ammesso che qualcuno vinca, vincerà il populismo.

Perché scrive?

Perché quando vado a cena con gli amici, e comincio a raccontare una delle mille storie che ho vissuto, c’è sempre qualcuno che dice: “Cavolo, ma questa la devi scrivere!”

Cosa vorrebbe che i lettori pensassero del suo libro?

Che è un pugno nello stomaco, però ben scritto.

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Libri

“Enjoy Sarajevo”

51dE4VBrWvL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Io correvo davanti al mio destino, e credevo di essere troppo veloce anche per la morte.

Enjoy Sarajevo, Michele Gambino, Fandango. Michele non è più quello di un tempo. Una volta erano ideali nobili a muovere le sue azioni, adesso è avvitato su di sé, chiuso a riccio, deluso e disilluso, cinico. Fa il suo lavoro, ma non è più un giornalista di splendide speranze, volitivo, determinato, appassionato. Fa l’autore in tv, per un programma pomeridiano. Ma poi nella sua esistenza riappare Amos. Amos Profeti. Un mercenario. Che lo riporta indietro nel tempo, e in un altrove. Quello della guerra nei Balcani. Amos è un irresistibile pericolo, un male necessario, sa dove colpire perché il dolore sia più lancinante, e Michele si riscopre di nuovo fragilissimo, in balia degli eventi, costretto a scelte estreme, obbligato al male per raggiungere il bene e la giustizia attraverso una zona grigia fatta di conti da chiudere definitivamente, perché il passato è semplicemente trascorso, non significa che non esista più, né che non sia mai esistito o non continui a influenzare la vita. Travolgente, intenso, ricchissimo di livelli e chiavi di lettura e di interpretazione, caleidoscopico, umanissimo, caratterizzato fin nel minimo dettaglio, sia per quel che concerne gli ambienti che, soprattutto, la raffinata psicologia dei personaggi: da non perdere.

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“Questo minuscolo, inutile cuore”

51fIh5ytRXL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non avrei privato un bambino di un padre perfetto. Non avrei passato la vita sentendomi la cosa giusta da fare per qualcuno. Sapevo che ci sarebbe rimasto di stucco, e cosi fu. Sapevo che era disposto a qualunque sacrificio e compromesso, ma non intendevo affidare i miei prossimi cinquant’anni a sentimenti di pietà e galanteria. Avrei dovuto essere credibile, e lo sarei stata. Quando imboccai il vialetto di casa la decisione era presa.

Questo minuscolo, inutile cuore, Toni Jordan, Marsilio. Traduzione di Anna Rusconi. Australia. Melbourne. Quasi fuori città. Un bel quartiere residenziale. Una roba un po’ à la Big little lies, per intenderci, anche se dissimile e in tono minore. Una villetta. Dove vive Mercedes. Che fa le elementari. Con la maestra Martha. Giovane. Bellissima. Con cui il papà, Henry, sta partendo in vacanza. Per cui il papà, sempre Henry, sta lasciando la mamma. Caroline. Che parte alla rincorsa. E alla riconquista. Non prima di aver infierito sul guardaroba del fedifrago. Nel frattempo i vicini, Craig e Lesley, fanno visita alla famiglia perfetta in crisi. Mostrano la loro solidarietà. Ma poi Craig torna nella casa. Da solo. Con ben altre idee in testa. Mercedes nel frattempo è da zia Janice, sorella di Caroline. Insieme a Paris. Che è piccola. E non vuole parlare. Zia Janice è una donna di scienza. Ci crede. Per lei sa spiegare tutto. Anche l’amore. È questione di batteri, in fondo, secondo lei. Gli adulti sono più bimbi dei bimbi, spesso, ma… Gruppi di famiglia in spassosi inferni e riflessioni profonde su cosa siano vita e amore: lieve, geniale, incantevole.

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“Giorni luminosi”

9788823519022_0_0_180_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Vivrà?» domandò la donna con voce tremante. «Non sono mica Dio» disse il medico senza guardarla.

Giorni luminosi, Aharon Appelfeld, Guanda, traduzione di Elena Loewenthal. Theo è giovane. È ebreo. È sopravvissuto al lager. Vuole tornare in Austria. È di lì, del resto. Ora però è lontano. È solo. Non ha mezzi. È determinato, tuttavia. Passo dopo passo i ricordi si rifanno vivi sulla soglia della sua coscienza. L’infanzia. La madre. Dolce. Gentile. Sensibile. Il tempo trascorso insieme. Le occupazioni che ne punteggiavano la quotidianità. Il padre. La distanza che li divideva. Per pudore, più che per carenza d’affetto. Madeleine. Una cara amica di gioventù proprio del padre. E quel che credeva di sapere d’improvviso non è più così granitico nel novero delle sue certezze. Perché il lungo cammino del ritorno è un viaggio prima di tutto spirituale… Essere reduce significa dovere riappropriarsi della propria normalità, tornare, novelli epigoni di Odisseo, a casa: riecheggiano, ovviamente, Levi e Kertész in questo mirabile affresco che amalgama ansia, paura, attesa, timore, sospensione temporale, incertezza, passato, presente, futuro, speranza. Un libro semplicemente necessario.

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“Senza movente”

51dbVaObPtL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il problema non era più solo quello di portare a buon fine l’indagine…

Senza movente – Un’indagine del capitano Nicola Serra, Flaminia P. Mancinelli, Newton Compton. Nicola è un carabiniere. È capitano. È di Roma. È in vacanza con la compagna Marion. In Bretagna. Dalla famiglia di lei. Hanno in programma alcune escursioni. Però Jeanud, amico di Annie, zia di Marion, muore. Annie è sconvolta. A casa di Serra intanto una ragazza, sentimentalmente legata a una collega del capitano, muore per overdose. Un incidente? Pare proprio di no. In casa di Serra vengono trovate coca ed eroina, in Francia zia Annie sparisce. Che cosa sta succedendo? Chi vuole incastrare Serra? E soprattutto perché?… Un doppio, eccellente giallo, travolgente e molto più che semplicemente ingegnoso e ben caratterizzato sotto ogni punto di vista: da non perdere.

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