Libri

“Dammi un’occasione”

image001di Gabriele Ottaviani

Adonais aveva provato a resistere, davvero. Quando Andrew aveva ignorato le sue attenzioni, rifiutato il suo aiuto, si era detto che era meglio così, malgrado fosse ormai a conoscenza del suo orientamento e di quel desiderio represso nei propri confronti. La notte prima non era andato al locale, il lavoro glielo aveva impedito. Ma quella sera la brama di vederlo era stata troppo grande per essere accantonata. Si era ritrovato davanti alla sua porta, ignorando le più elementari regole della buona educazione che avrebbero voluto si annunciasse giù nell’ingresso, ma era arrabbiato, in preda a un’emozione violenta a cui non voleva e non sapeva dare un nome. Non avrebbe davvero voluto comportarsi come aveva fatto, ma ormai comandava il suo istinto. Voleva quell’uomo come l’aria che respirava: non succedeva da un’infinità di tempo, il suo corpo e il suo cuore si struggevano dal desiderio di entrare in contatto con quell’umano che gli aveva rubato i pensieri. Quando gli aveva aperto, coperto dall’accappatoio, i piedi nudi, era stata una stretta al cuore e al ventre. Per la Grande Madre, se era bello. E poi, quelle terribili cicatrici. Il dolore e la sofferenza che gli aveva letto sul volto e nel cuore per la paura di essere rifiutato a causa di esse, per non ritenersi degno della sua attenzione, delle attenzioni di chiunque. Il bisogno di nascondersi agli sguardi disgustati della gente coprendosi con quelle maglie a collo alto. Una rabbia incontenibile gli era nata dentro quando aveva visto cosa gli aveva fatto quel bastardo. Mentre lo seguiva in camera, le dita intrecciate alle sue, lo accarezzò con lo sguardo, promettendo a se stesso che non gli avrebbe fatto del male. Le difese di Andrew erano cadute, percepiva chiare l’emozione, l’attesa. Di fronte al letto, alla luce della sola lampada sul comodino, gli sfilò l’accappatoio gettandolo sulla vicina poltrona. Gli si mise alle spalle, accarezzando il braccio destro deturpato. «Non è bello da vedere.» La voce dell’uomo era incerta. Gli baciò la nuca. «Non mi interessano le cicatrici. A me interessa l’uomo.»

Dammi un’occasione – Chicago winter, Sarah Berardinello, Triskell. A causa di un incidente AJ si è dovuto congedare dai SEAL: i danni fisici che ha riportato sono permanenti. Ma può ancora lavorare, anzi, come tutti, deve farlo: l’occasione gli si propone sotto le vesti di Adonais Malthus, un miliardario che lo assume come capo della sicurezza di un suo locale, il Soul Club. Vesti che lui vorrebbe tanto togliergli di dosso, e l’attrazione non si può definire meno che reciproca, ma chi ha molto sofferto non è assai disponibile a lasciarsi andare con facilità. Ma… Intenso, fluido, piacevole a leggersi.

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“Utopia del software libero”

5135tojJZBL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Questo esempio mette in evidenza una seconda logica, caratteristica dell’economia open source: la messa in comune dei vari settori R&S (Ri­cerca e Sviluppo) fra le grandi imprese del settore informatico. Oggi, moltissimi progetti famosi – soprattutto Apache e Linux – sono infatti finan­ziati e aiutati da grandi imprese, che vedono in essi il mezzo per produrre a spese ridotte software di base, che altri possono in seguito integrare ai propri prodotti. L’esempio di Linux è lampante, visto che la maggior parte del codice è ormai scritto da dipendenti di imprese come Red Hat, Intel, Novell, IBM, Google o Oracle.

Utopia del software libero – Dal bricolage informatico alla reinvenzione sociale, Sébastien Broca, Mimesis, a cura di Giorgio Griziotti. Traduzione di Paolo Missiroli. L’informatica è per antonomasia uno straordinario strumento di conoscenza, innovazione, libertà: ma naturalmente è anche un grande mercato, un’opportunità di arricchirsi in termini non solo teorici ma anche decisamente pratici, per non dire prosaici. Del resto che il capitale svolga un ruolo fondamentale e imprescindibile all’interno della nostra società afflitta da una sempre più marcata sperequazione, che pure, giustamente, si interroga per quel che concerne la dimensione etica dell’economia, è un dato di fatto incontrovertibile: così come non si può negare, a meno di rifiutare la verità o di essere per interesse in malafede, che sia raro che gli ideali e la realtà possano procedere a braccetto di pari passo senza conoscere la necessaria arte del compromesso. Il testo, divulgativo, dotto, ampio, chiaro e articolato scritto con bella prosa dal celebre sociologo e docente di Scienze dell’informazione e della comunicazione presso la prestigiosa Università Paris 8 indaga il ruolo degli hacker e degli imprenditori a confronto con chi fa del pensiero critico e della salvaguardia dei beni primari per la comunità una ragione di vita e d’impegno. Da non perdere.

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“L’anima e il castigo”

51nHfORHv8L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si sentì figlio unico.

L’anima e il castigo, Michele Caccamo, Castelvecchi. Ispirato non troppo liberamente, anzi, a una storia vera, quella di Hermann von Reichenau, detto “lo storpio”, monaco e astronomo vissuto intorno all’anno Mille e venerato dalla Chiesa come beato, lo scritto brillante, intenso, comunque originale, ricco di livelli di lettura e di chiavi di interpretazione, dal respiro ampio e classico, che induce alla riflessione su numerosi temi e in merito a domande esistenziali di capitale importanza, che si deve alla valida penna di Michele Caccamo, racconta la storia di Ermanno, erede di un nobile casato marchiato però dalla deformità. Un’onta da nascondere, un segreto da non rivelare, un orrore da celare: la superstizione non lascia scampo al dubbio, si è certi che quella creatura, serrata in convento e strappata con la forza all’unico affetto sincero e disinteressato, quello della madre, non potrà far altro che rivelare i segni di un’anima proterva, nera, pericolosa. Le cose, però, prenderanno invece, com’è naturale, tutt’altra piega, e… Da leggere.

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“Swedenborg”

41cqQZi-lUL._SX321_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Supposto che la risposta di Swedenborg non sia stata una semplice sconfitta, si può attribuire il suo silen­zio al timore di veder contestare questo fondamento della sua vita intima, ovvero a quel che non fa venir meno la virtù di questo segno con il suo segreto. Tut­tavia lo avrebbe costretto a farlo anche la stessa diffi­coltà di descriverlo. È assai noto che quel che fissa il nostro spirito a una certezza è indefinibile. Non cer­cherò quindi di immaginarlo, ma comunque rischie­rò una certa analogia come semplice suggerimento.

Swedenborg, Paul Valéry, Mimesis, a cura di Barbara Scapolo. Filosofo, mistico, medium, teologo, chiaroveggente, vissuto a cavallo fra diciassettesimo e diciottesimo secolo e considerato uno dei padri dello spiritismo, Emanuel Swedenborg è il protagonista del saggio ampio e denso di Paul Valéry, scrittore e poeta a cui si debbono i duecentosessantuno Cahiers, monumentale zibaldone filosofico, estetico, religioso e antropologico. Una delle principali domande della sua speculazione, ovverosia quali siano le possibilità, le caratteristiche, i limiti e la natura del pensiero, è lo spunto di riflessione da cui questo testo prende le mosse per tentare di conoscere l’inconoscibile e di indagare il mistero dell’immateriale, la trascendenza e l’umana sensibilità nella sua significativa molteplicità.

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“Pensieri oziosi di un ozioso per una vacanza oziosa”

41VfHLMXiNL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

D’altra parte l’uomo timido, modesto nel proprio giudizio, è troppo inquieto per quello degli altri.

Pensieri oziosi di un ozioso per una vacanza oziosa, Jerome K. Jerome, Elliot, traduzione di Gigi De’ Motta. L’ozio viene definito il padre dei vizi, e agli ozi di Capua dovette la sua sconfitta fragorosa Annibale, che si bruciò, nonostante finanche gli elefanti, in quel modo oltre duemilaeduecento anni fa la possibilità di conquistare Roma. Ma al tempo stesso l’otium per gli antichi era quasi una vera e propria necessità, un tempo per dedicarsi a qualcosa di ancor più formativo e importante del lavoro che ne caratterizzava la quotidianità, una parentesi di studio e riflessione, indispensabile per equilibrio e salute. Jerome K. Jerome redige poco più di una dozzina di saggi, qui raccolti in una splendida – sinjdall’azzeccatissima copertina – edizione, che lo consacrano come uno dei massimi umoristi che la storia ricordi, e che inducono alla riflessione mai banale o retorica sui massimi sistemi e sulla vita in genere, in tutti i suoi molteplici e contraddittori aspetti.

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“L’era Marchionne”

519JMoxRZIL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Di certo, uno dei governi più autorizzati a temere la disoccupazione e il disimpegno degli Agnelli era quello italiano. Soprattutto alla fine del 2009. A Termini Imerese le proteste non fanno che montare, e la famiglia di Villar Perosa, ora guidata dal delicato Jaki Elkann, tenta nuove avventure finanziarie. Mentre Marchionne invoca con urgenza il rinnovo degli incentivi, Exor discute con Intesa Sanpaolo la possibile acquisizione di banca Fideuram, giustificando la conseguente dispersione finanziaria con la necessità di “diversificare” il portafoglio. Necessità davvero singolare, visto il momento critico attraversato da Fiat e l’urgenza di concentrarvi risorse. Anche perché la liquidità iniettata nella holding era stata raccolta attraverso l’emissione di bond, ovvero capitale a debito.

L’era Marchionne – Dalla crisi all’americanizzazione della Fiat, Maria Elena Scandaliato, Mimesis. È stato un grandissimo capitano d’industria. Ha portato un’azienda in difficoltà al successo e a un livello di competitività internazionale non facilmente immaginabile per la Fabbrica Italiana Automobili Torino che di piemontese ha ora ben poco ma il cui acronimo non è più così tanto associato a locuzioni che ne prendevano in giro la presunta bassa qualità dei prodotti. Ricco di nazionalità, lauree e pecunia, ben visto da molti, detestato da altrettanti, perché considerato il simbolo di chi ha inseguito il profitto a tutti i costi, nella fattispecie a discapito degli ultimi, dei lavoratori, di quelli senza i quali il prodotto finito da vendere non esisterebbe ma che però nemmeno in dieci vite di usurante catena di montaggio potrebbero mai guadagnare quanto lui in un anno, ha dato il nome a un’era. Che si è conclusa di recente. Con la sua morte. Maria Elena Scandaliato racconta con dovizia di particolari il personaggio e la persona Sergio Marchionne, e tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta. Interessante.

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“L’origine negata”

41gQiQ2FcFL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La costruzione coranica si pone così come una ricostruzione che riscri­ve, alterandola, la storia religiosa precedente. Per un verso, la richiama; per un altro, la modifica. Tale processo rammenta la rimozione in atto nel sintomo: i significanti che lo connotano si presentano associati a dei signi­ficati che non ne colgono il senso inconscio, cioè represso. Come accade nella fobia del cavallo nel celebre caso del piccolo Hans: solo quando il significante del sintomo, il cavallo, si lega a un altro significato, la paura dell’evirazione da parte del padre, la fobia diventa comprensibile. In altre parole, quando il significato rimosso, ovvero il terrore del padre, può veni­re alla luce; solo allora la patologia può essere risolta. Questa analogia fa sorgere un dubbio: quel che è stato alterato nella ripre­sa dei testi precedenti al Corano costituisce l’essenza del rimosso nella tra­dizione coranica? Ciò che è stato alterato è quindi ciò che è stato rimosso?

L’origine negata – La soggettività e il Corano, Angelo Villa, Mimesis, prefazione di Paolo Branca. Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza. Il Corano, ripartito in centoquattordici sure, è il testo sacro e fondativo della religione islamica, un’opera cruciale sia per i credenti, a qualsivoglia fede appartengano, sia per i laici: è un libro che senza dubbio segna la storia dell’umanità. Molti ne parlano, pochi lo conoscono sul serio. Ancora meno, con ogni probabilità, sono quelli che sanno farne un’esegesi tanto approfondita da leggerlo anche in chiave psicoanalitica: Angelo Villa, invece, non teme di affrontare un tale ostacolo, e costruisce una narrazione accurata che induce alla riflessione e genera interrogativi esistenziali in base al proprio rapporto con sé, gli altri, la realtà, il trascendente, la sessualità e non solo. Da leggere.

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