Libri

“Perle”

copertinaperle1di Gabriele Ottaviani

La ragna, quella particolare ragna, era davvero unica: non cessava di tessere tele! Ne produceva in ogni forma e misura. Vi era, comunque, un tuttavia: le faceva, ma non attribuiva loro utilità alcuna. La bestiolina reimpaginava il mondo.

Perle di Mia Couto, pseudonimo di António Emílio Leite Couto, per Quarup, tradotto da Bruno Persico, è un libro che si legge con la stessa facilità con cui si manda giù dell’acqua quando si ha sete, o si mangia quando i morsi della fame si fanno più pressanti: eppure non è affatto facile. Perché squarcia ogni velo sulle pieghe più intime dell’anima. Sono storie che risplendono di mille bagliori, compiute, per lo più brevi ma intense, nette, profonde, dolorose. C’è la vita in queste pagine, quella da vivere e quella da raccontare, e raccontando la si vive (Il bambino che scriveva versi, un capolavoro, ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta: ventinove racconti tutti diversi e al tempo stesso legati da un comune denominatore): la narrazione è la sola speranza. E il principale autore mozambicano, uno dei più importanti in lingua portoghese, racconta del bene e del male, senza retorica, con una scrittura affilata, chirurgica, rigorosa, in cui mai però si avverte il retrogusto dell’artificio, dell’affettazione. Gli eventi esplodono sulla pagina, e colpiscono dritto al cuore chi legge.

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