Libri

“La forma del buio”

61J2DJOuJZL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io resto. Ci sono ancora troppe cose, qui. Cose che devo capire.

La forma del buio, Mirko Zilahy, Domenico Esposito, Round Robin. Scrittore fantastico, traduttore sopraffino, in primo luogo del monumentale Cardellino divenuto anche un film con Nicole Kidman, Zilahy ha dato alle stampe tempo addietro La forma del buio, romanzo che narra una vicenda ambientata a Roma, quella dello Scultore. La capitale d’Italia è difatti nelle mani di un killer dal potere incredibile e devastante: sa dare forma al buio, che invece, com’è noto, come l’acqua, forma non ha, e rendere l’intangibile concreto, dare sfogo alle sue folli visioni per il tramite delle sue incolpevoli vittime, mettendo a dura prova il commissario Enrico Mancini, non più quello d’un tempo. Questa è la versione graphic novel: eccellente.

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Libri

“Così crudele è la fine”

51ro-dEciAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nessuna luna brilla nel cielo festoso di stelle. L’intrico di viuzze cieche, discese e strettoie, tratteggia un geroglifico inestricabile. Sonia è appena uscita di casa. Non è casa sua, è quella del suo uomo, quello che da un anno la protegge e le fa regali. L’uomo a cui ha deciso di dare anima e corpo. Per farsi sua amante. Sorride al pensiero. «Attenta, sgualdrinella», l’ammoniva scherzando sua nonna quando correva a giocare coi maschietti del quartiere a Palermo. Se la vedesse ora che s’è fatta donna, se solo immaginasse quante cose ha conquistato da sola, il diploma serale, l’appartamento a Prati e quella relazione. È quella che la fa stare bene, la sua singolare forma d’amore. Sì, perché è così che la vive, o che se la racconta. Anche se stasera lui è stato cattivo. Hanno litigato e l’ha minacciata. Altrimenti lei sarebbe ancora lassù, tra le sue braccia. Per un istante l’umore vacilla ma Sonia lo riprende prima che precipiti e accelera, dando forza al suo passo. Secchi, i suoi tacchi rintoccano sul lastricato e lei si riscopre ad ascoltarli incantata mentre procede sulla strada che conosce a memoria. Li immagina come lancette di un grosso orologio. Tic toc. Ma poi, per un attimo, il ritmo cambia. Raddoppia. E Sonia si volta. Nessuno. Non c’è nessuno.

Così crudele è la fine, Mirco Zilahy, Longanesi. Roma è meretrice e santa, signora e popolana, bella e crudele, dolce e perversa, sudicia e speranzosa: è tutto e il suo contrario, vive di opposti e contrasti e lotta contro l’oblio che la perseguita e ne corrode le ossa e la carne. Il delitto è la linfa mefitica che scorre nei dotti che la attraversano, e nel silenzio inquietante di enigmi labirintici da risolvere si muove il commissario Enrico Mancini, personaggio di fattura formidabile come assai di rado si legge, finalmente di nuovo pronto ad affrontare la sfida del crimine: supportato dalla psichiatra della polizia che l’ha in cura, e affiancato dalla sua fedele squadra, che non l’ha mai abbandonato, nemmeno nel momento del dolore, della rabbia, della vergogna, della paura, della disperazione, dell’abulia, inizia la sua forsennata rincorsa, tra vicoli e rovine senescenti e marcescenti, elaborando il profilo dell’assassino, che sempre gli sfugge, vittima dopo vittima, tra presente e passato, realtà e illusione. Cos’è del resto, l’identità, se non uno specchio che riflette un’immagine ignota? Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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