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“Appunti per un dizionario delle amanti”

unnamed 2di Gabriele Ottaviani

Le figlie della notte si muovono sempre in tre. Esse hanno la faccia nera e le membra nere. A volte dipingono le loro palpebre, la parte alta delle guance e il naso d’oro. Portano anche una maschera che brilla sotto le luci pur lasciando il mento e la mandibola invisibili. Prima dell’età della gloria esse sono state cacciate e perseguitate perché vivevano la notte. Ma esse padroneggiavano l’arte della sparizione quando si credeva di averle in pugno. Dopo l’età della gloria le figlie della notte si sono moltiplicate. Le cantastorie dicono che le abitanti della notte abbiano sviluppato delle conoscenze notturne. Per esempio, esse sanno quali sono le piante che vivono di notte, i fiori che si aprono di notte. Le cantastorie dicono che raccolgano la rugiada in orari differenti, perché non c’è una sola rugiada ma diverse rugiade che non hanno tutte le stesse proprietà. Le cantastorie dicono che esse abbiano legami con le civette, le coniglie, le lepri, le talpe, le serpi, le tope, le ratte, le pipistrelle, le gatte, le volpi. Amano passare nei corpi di queste animali. Le cantastorie dicono che ci siano delle figlie della notte dovunque e che sia necessario abitare la notte per poterle avvicinare.

Monique Wittig, Sande Zeig, Appunti per un dizionario delle amanti, Meltemi. Traduzione e cura di Onna Pas. Poetessa, docente universitaria, saggista e molto altro ancora, vissuta tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, Monique Wittig è in assoluto una delle più nobili fra le madri nobili del femminismo, idea portatrice di istanze ancora oggi necessarie: per un certo periodo si è pensato che ci fossimo decisamente evoluti, è ora di ammettere che ci siamo sonoramente sbagliati, e di correre una volta per tutte ai ripari. Questo testo, ironico e geniale sin dal titolo, è un’esegesi maiuscola del mito, del preconcetto, del pregiudizio, della narratologia, della storiografia, della linguistica, della sociologia: agilissimo e politico nel senso più elevato del termine, è imprescindibile.

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