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“Hero”

51I-Vbzy6ML._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era una tortura. Il familiare e delizioso profumo dell’acqua di colonia di Caine mi pizzicava il naso, e altri punti molto meno innocenti. Gli stavo stringendo le braccia al collo mentre lui mi trasportava, tenendomi stretta al corpo muscoloso. Fissai tristemente le sue labbra, vicine al mio viso, e lottai contro la voglia di baciarlo. «Sai, con tutti i tuoi soldi, avresti anche potuto far installare un ascensore dentro al tuo appartamento, così da non dovermi trasportare in braccio su per le scale», borbottai, scherzando ma solo in parte, mentre mi posava sul letto nella camera degli ospiti. Appoggiò le mani ai lati delle mie spalle, sul materasso, chinandosi su di me. Aggrottò le sopracciglia, osservandomi attento. «Ti ho fatto male?». Il passaggio dall’ospedale all’appartamento di Caine non era stato molto comodo, ma no, non mi aveva fatto male. Almeno, non fisicamente. «No», borbottai, distogliendo lo sguardo. Caine sospirò. «Sei ancora arrabbiata con me?». Sì, ma ora per un motivo diverso. Lo guardai male. Perché non si spostava? Spostati! «Sì». «Sto cercando solo di proteggerti». Si scostò, e sospirai di sollievo. «Sarei potuta andare da Rach. Si era offerta di ospitarmi». «E ritrovarti in casa un’esagitata bambina di quattro anni che non avrebbe avuto la seppur minima considerazione per le tue condizioni? Mi sembra il modo più adatto per assicurarti lo strappo di qualche punto, semmai». Non potevo dargli torto, ma continuai a guardarlo con astio. Lui sorrise, sornione. «Non avrei mai immaginato che tu fossi una paziente bisbetica».

Hero, Samantha Young, Newton Compton. Traduzione di Emanuele Boccianti e Francesca Noto. Alexa Holland è l’assistente di un fotografo di fama mondiale e da quando ha scoperto che il padre non è l’uomo che ha sempre creduto che fosse ha messo un muro fra sé medesima e gli altri. Non si fida di nessuno. Ha paura di amare. Ma si sa che la vita si diverte a giocare col destino delle persone, e quindi, com’era prevedibile le piomba tra capo e collo un uomo. Un uomo che ha sofferto. Per colpa di suo padre. Un uomo che la attrae. Irresistibilmente. Sensuale e facile a leggersi, avvince e convince.

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“I giorni del ritorno”

88116819369788811681939-300x449.jpgdi Gabriele Ottaviani

Oh, tu sei stato ferito. Ti hanno spezzato il cuore.

I giorni del ritorno, Louisa Young, Garzanti, traduzione a cura di Roberta Scarabelli. È una storia semplice, eppure non banale. La sua intensità conquista perché c’è sentimento senza sentimentalismo, emozione senza ricatto, ritmo senza esagerazioni. La prosa è brillante e lineare, lo stile piano, la trama gestita con decisione e mano ferma. È anche vero che il coraggio se non lo si ha non ce lo si può dare, come insegna uno dei passi più celebri di un classico della nostra letteratura, ma non è falso che il coraggio non risieda anche nelle piccole cose, nei piccoli gesti, non solo nelle grandi imprese. Ha il tono di un’elegia, che commuove e che sa accarezzare il prossimo con pietà, senza emettere giudizi: la guerra è un disastro che lascia traumi indelebili, e nella Londra del millenovecentodiciannove, vestita di voile e di chiffon, come recita una celebre canzone, Nadine sta finalmente per convolare a giuste nozze. Il suo Riley, che ama da sempre, è ancora convalescente, ma lei ha atteso anni che tornasse dal fronte: adesso, finalmente… Ma Nadine non è la sola a lottare per una speranza… Delizioso.

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“The recovery”

9788851139728_ced15582a2276e0e5ba9cf4df3d439cadi Gabriele Ottaviani

Richiuse il portabagagli e, voltandosi, notò una ragazza due macchine più in là, appoggiata al cofano di una Honda, intenta a scrivere un messaggio sul cellulare. Sembrava fuori posto in quel motel, tanto quanto lui e James. Era carina, gambe lunghe e una massa di capelli corvini che le arrivava a metà schiena. Portava una camicia di flanella legata in vita, appoggiava un anfibio sul paraurti. Alzò gli occhi, come se si fosse accorta che qualcuno la stava fissando, e Realm si girò precipitosamente dall’altra parte, rischiando di far cadere le borse. Pregò che James si sbrigasse. Tenne gli occhi puntati davanti a sé, sforzandosi di non guardare la ragazza. Ovviamente il tempo sembrava non passare mai. Che cavolo stava facendo James? «I computer sono in tilt» disse la ragazza, facendolo trasalire. Si girò verso di lei con aria sorpresa, come se non l’avesse vista. «Che hai detto?» chiese. «Solo contanti, perché i computer non funzionano. Ho dovuto chiamare un amico per farmi portare i soldi; quello stronzo non ha voluto la mia carta di credito. Ecco cosa succede a scegliere un motel con pessime recensioni.» Lui sorrise, posò le borse e si preparò ad aspettare un po’. James aveva contanti con sé, ma Realm non riusciva a immaginare che potesse spenderli senza fare storie. La ragazza tornò a guardare il cellulare e lui rimase a osservarla finché lei non rialzò gli occhi. «Mi chiamo Michael Realm» si presentò con un sorriso. «Ma quasi tutti mi chiamano Realm e basta.» «Grazie delle informazioni dettagliate.» La ragazza ricominciò a digitare sul telefono. Lui si passò una mano tra i capelli, ma non si stupì di essere stato liquidato in quel modo. Passò qualche altro minuto e poi lei sospirò. «Sei uno stronzo, Michael?» Lui scoppiò a ridere. «Eh?»

Il Programma è stato chiuso. Da sei mesi. E dunque sono sei mesi esatti che Michael si sente in colpa. Giustamente, perché è in colpa. Perché ha cancellato le memorie di tante persone. Ora tenta di rimediare. Perché così facendo recupererà anche qualcosa che lo riguarda molto da vicino… Suzanne Young scrive con brillantezza un nuovo capitolo della sua fortunata saga, che parla con semplicità non banale di argomenti come il tempo, la memoria, l’etica, sempre tradotto, con agilità invidiabile, da Ilaria Katerinov, e pubblicato in Italia da De Agostini. The recovery.

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“The treatment”

9788851138349_3a77c41a97b16fb53c9d13082c82b4eedi Gabriele Ottaviani

«Cos’ha provocato l’epidemia?» gli domando. Il pensiero di scoprire finalmente la risposta mi fa correre una scarica elettrica in corpo. «È stata una combinazione di fattori» risponde lui semplicemente. «Gli effetti collaterali dei farmaci, la diffusione delle notizie, il contagio comportamentale. Il governo sta per varare una legge che proibisce ai media di parlare dei suicidi perché favorisce i casi di emulazione. Non sapremo mai esattamente com’è iniziato, Sloane, possiamo solo tirare a indovinare. Quel che è certo è che abbiamo iniziato subito a cercare una cura. Io stesso ho messo insieme un comitato e ho selezionato un gruppo di genitori talmente disperati da offrire i loro figli come cavie. Su di loro abbiamo sperimentato un mix di counseling e farmaci, una psicoterapia intensiva. Abbiamo persino lobotomizzato un ragazzo, su insistenza del padre. Le abbiamo provate tutte. Finché non abbiamo scoperto che, eliminando i comportamenti – che sono la parte contagiosa dell’epidemia –, i pazienti potevano conservare quasi intatta la personalità. È stato quello il momento di svolta.

Sloane è stata dimessa, ma è ancora sotto osservazione. Il Programma vuole sincerarsi che stia bene. il Programma è un progetto sperimentale. Gli adolescenti inclini alla tristezza vengono costretti a dimenticare i ricordi che li hanno fatti soffrire. Ma chi non ricorda ripete, si sa. E lei cade di nuovo fra le braccia di James, che ha sempre amato. E anche lui è stato sottoposto al Programma. Che non può fallire. Inizia dunque al caccia… Distopico, angosciante, drammatica allegoria del mondo contemporaneo che ci vuole vincenti a ogni costo, si legge con souplesse. The treatment, Suzanne Young, De Agostini. Traduzione di Ilaria Katerinov.

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