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“L’eredità insanguinata”

l-eredita-insanguinata_00di Gabriele Ottaviani

Come promesso ai carabinieri, Maria si presentò in caserma subito dopo la fine del corteo funebre. Era all’incirca mezzogiorno. Il maresciallo e il brigadiere erano già pronti per raccogliere la testimonianza di Maria Orlando. Il carabiniere Bartoli fece accomodare la signora e poi andò a sedersi nella piccola scrivania a lato di quella del maresciallo, era pronto a battere a macchina l’interrogatorio. «Innanzitutto, grazie per essere stata puntuale e di parola, signora Orlando, siamo pronti per sentire cosa avrà da riferirci.», al maresciallo non sembrava l’ora di sentire le rivelazioni della donna. Il brigadiere guardando il profilo della donna notò una somiglianza lampante con la sua attrice preferita, Silvana Mangano, avrebbe voluto dirglielo ma la professionalità per lui stava al primo posto nella graduatoria dei valori e quindi evitò.

L’eredità insanguinata, Letizia Tomasino, Youcanprint. Il volume, inserito nella prestigiosa longlist di quest’anno di una delle più importanti rassegne letterarie italiane, il Premio Comisso, giunto alla trentanovesima edizione, di Letizia Tomasino, da sempre appassionata di fotografi, lettura e canto e ora accostatasi, con sobria eleganza, alla scrittura, narra la storia di Anna, che da tanto, troppo tempo non si cura più di sé. E così, il giorno che viene a conoscenza del fatto che il maresciallo, un uomo che l’aveva subito attratta, incuriosita, intrigata, e del quale da tempo in paese si vociferava, l’ha convocata nel suo ufficio, decide che è il momento per rimettersi al centro della propria vita, e del proprio destino. Dipingendo un affresco intenso, in cui luci e ombre si alternano e corrispondono, Letizia Tomasino caratterizza con cura ambienti, personaggi, situazioni, tratteggiando una commedia umana dettagliata e ricca di sfumature, che desta e conquista l’attenzione del lettore.

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“Isìra”

IMG_20200402_182450di Gabriele Ottaviani

Non ti è mai capitato che, all’improvviso, una forza ti esploda dentro inondandoti di allegria?

Glielo dice l’ex cuoco che le vende a poco prezzo, quanto lei ha ricavato da un quadretto dell’anziano fidanzato della più pettoruta delle sue due sole amiche, il camper con cui è fuggito da tutti gli amori della propria vita e si è andato a incagliare davanti alla sua finestra, camper che lei tingerà di giallo, che le rammenta un sottomarino e dove andrà ad abitare appena ottenuto il diploma da geometra (a casa non sta volentieri, i genitori sono tutti presi dal ristorante, sono più tristi dei condòmini che prendono parte alle riunioni estive: oltretutto anche lì, come ovunque, la chiamano Scrat, come lo scoiattolo dell’Era glaciale, mentre lei si sente una principessa, la Jasmine di Aladdin…). Glielo ripete una dolce vecchina, una degli anziani che assiste, mentre passa il tempo dell’esistenza senza esistere, mentre il resto del mondo va avanti, e la sua altra amica, un pozzo di scienza, è finita addirittura in quel di Harvard. Glielo ribadisce un altro dei diversamente giovani cui bada, un raffinato, generoso e stravagante ex architetto di nome Renato cui piace legarla ma non per farle male, affatto: a lui interessano solo la PlayStation e le scommesse folli col suo amico. Non si conoscono, ma le rivolgono tutti le medesime parole. Deve fare attenzione agli indizi che la vita le dissemina dinnanzi. Deve lasciarsi fiorire. E così finalmente un giorno arriva la scossa dall’abulia, si risveglia la memoria, deflagra il boato d’una rivelazione: Isìra – Storia di una donna che fiorisce, di Claudio Proietti, allievo di Leo Benvenuti, drammaturgo, produttore, autore, regista e scrittore, è un bellissimo volume (edizioni Youcanprint) lirico e profondo, che esorta tutti noi a non cadere nell’infida trappola di pensare di essere sbagliato, e non solo. Delicato e delizioso.

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“Il prigioniero del Sultana”

COVEREBOOKdi Gabriele Ottaviani

Leonard aveva controllato con molta facilità l’impulso di allungare la mano e svegliare Keegan. Si era già fermato a osservarlo. Lo aveva fatto la prima volta che lo aveva visto, mentre scendeva dalla vettura di James, rimanendone sorpreso. Aveva svolto diverse ricerche su di lui, ma non aveva mai visto una sua foto e ora si ritrovava davanti a un ragazzo che sembrava ben lontano dall’idea che si era fatto. In realtà, aveva evitato accuratamente di immaginarselo, forse per non lasciarsi influenzare e per mantenere intatto il suo risentimento. Quel viso dai tratti delicati e gentili era stato comunque una sorpresa inaspettata. Lo aveva osservato con attenzione poche ore prima, assopito in quella stanza, vinto dal sonnifero che aveva versato nel latte con l’unico scopo di ricordagli quanto fosse incerta la sua sorte, appesa unicamente ai suoi desideri. Ora si ritrovava di nuovo vicino a lui a fargli da custode. Gli occhi di Leonard indugiarono sui fogli che erano accanto al ragazzo; sicuramente li aveva letti e ora poteva proseguire. Li raccolse, piegandoli con cura e li rimise nella tasca della felpa, lasciandogliene altri. Si rialzò incamminandosi verso la porta. Posò la mano sulla fredda maniglia d’acciaio, quando quella voce lo costrinse ad arrestarsi. «Se sei così ossessionato da me spero che tu, prima o poi, mi spiegherai il perché.» Leonard dovette ammettere che la parola che Keegan aveva scelto era la più appropriata. Ossessione. Sì, pura e semplice. L’ossessione di conoscere il discendente di quel maledetto capitano Mason, un assillo che lentamente aveva cambiato pelle, come un serpente…

Si può essere assai ferrati in storia, quella con l’iniziale maiuscola, quella che determina e tesse le sorti collettive, ma non altrettanto sulle vicende che coinvolgono la propria famiglia, soprattutto se si torna assai indietro nel tempo, di numerose generazioni. Keegan, giovane studente, ignora, finché non gli viene rivelato, un episodio che riguarda il passato del nucleo cui appartiene, che ha luogo addirittura nel milleottocentosessantacinque, l’anno in cui ha termine la guerra di secessione tra nord abolizionista e sud schiavista nei territori degli Stati Uniti d’America: il grande fiume, il Mississippi, è il teatro del naufragio di un battello, che custodiva numerosi misteri e segreti… Il prigioniero del Sultana, nuova prova letteraria di Cristiano Pedrini per Youcanprint, è una prosa avvincente e ricca di interessanti spunti di riflessione. Da leggere.

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“Gli occhi dell’oceano”

71s+boqKT6L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ti ho mostrato un atteggiamento comune a molti che versano nella mia stessa condizione, ma che sfogano la loro rabbia sulle persone che hanno attorno prima di chiudersi in se stessi colpevolizzando il mondo per ciò che non potranno mai avere. Altri, al contrario, sono così ossessionati dal cercare di apparire normali che ricercano spasmodicamente un’autonomia che non potranno mai ottenere completamente e finiscono con il compiere il passo più lungo della gamba.

Gli occhi dell’oceano, Cristiano Pedrini, Youcanprint. Cristiano Pedrini ama scrivere e scrive con amore, d’amore e d’emozioni, di sentimenti, senza sentimentalismo. È con prosa agile e gradevolissima che dunque racconta la vicenda intensa di due uomini feriti: Julien, che ama il mare visceralmente, è il nuovo custode del faro di Owls Head, laddove si è rifugiato per cercare di ritrovare un senso alla sua esistenza, e soprattutto per recuperare un po’ di quella pace che ormai gli sembra un miraggio sin da quando ha perduto la sua amatissima barca. Al faro però si spinge anche Corey, un ragazzo cieco che il nonno, convinto che in questo modo avrebbe potuto “vedere” qualcosa che gli sarebbe stato altrimenti per sempre precluso, sprona all’impresa: e appena i due si incontrano…

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“Illusioni sommerse”

COVEREBOOKdi Gabriele Ottaviani

Giles scambiò un veloce sguardo con la donna, sordo alla seconda richiesta  dell’ispettore, che iniziava a spazientirsi. «Io… io non ho… ucciso Norman» si difese il libraio gesticolando convulsamente.  «Questo lo deciderò dopo aver ascoltato le vostre spiegazioni. Ora, o parlate qui o lo farete a Scotland Yard» replico Cedric. «L’accusa di ricatto ha ben altro peso rispetto a quella di un omicidio, quindi vi consiglio caldamente di collaborare.» L’ennesimo sguardo smarrito tra Giles e la donna venne interrotto dal lento rialzarsi di Jayce, che dopo essersi sistemato il nodo della cravatta si accostò al mobile bar versandosi dell’acqua naturale. «Vi esorto a parlare o sarò costretto a svelare io stesso il vostro piccolo segreto» rivelò voltandosi verso di loro, poi bevve a piccoli sorsi dal bicchiere di cristallo. «Non abbiamo molta scelta a quanto pare» sospirò Luise. «Un anno fa sono venuta a conoscenza di un fatto che riguarda l’esordio di Norman. Il suo primo romanzo, che si intitola I due principi, non è stato scritto da lui.»

Illusioni sommerse, Cristiano Pedrini, Youcanprint. Norman è uno scrittore di chiara fama che ad anni dal suo dirompente e formidabile esordio ha ormai conquistato saldamente un ampio pubblico. È in procinto di presentare in una delle più prestigiose librerie di Londra la sua ultima e attesissima opera: tra gli astanti c’è però anche un uomo che ha ordito un piano diabolico. Difatti non mancheranno i colpi di scena in questa indagine di Scotland Yard dall’impianto classico e dal ritmo sostenuto, intrigante e ben caratterizzata, ricca di temi e di chiavi di lettura: il mistero si infittisce pagina dopo pagina, così come più densa di momento in momento si fa la riflessione su quanto influisca l’immagine che diamo e il parere degli altri su di noi in merito alla nostra vita… Da leggere.

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“L’isola di Corentin”

41rBAs0W5ZL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non aveva idea del motivo che aveva spinto Corentin a rimanere in quella posizione, ma ciò non aveva molta importanza. La luce e la potenza di quella figura erano lì, pronte a essere catturate per sempre e non intendeva attendere oltre. «Ecco emergere dal nulla la semplice figura che nascondeva un’anima alla ricerca del suo posto del mondo» sussurrò l’uomo a quella visione. Allungò il pennello sulla tela. Scivolò leggero lungo quel mare candido, imprimendo il primo segno di ciò che la sua mente bramava di realizzare. Il silenzio s’impossessò di loro isolandoli da ogni cosa, l’uno a contatto dell’altro, nudi davanti alla loro unicità. Flavie vedeva finalmente il demone della passione e dell’estro impossessarsi di lui e non aveva alcun desiderio di combatterlo, sospinto dalla presenza di Corentin che, come un moderno Isacco, si stava consegnando a lui, racchiuso in una quiete che sembrava estraniarlo dal sentirsi al centro di quella fervente attività. Attese diverso tempo prima di decidersi a riaprire gli occhi. La prima cosa che mise a fuoco fu il volto di Flavie che si affacciava dal bordo della tela catturando il particolare che desiderava per poi trasfonderlo su quel quadro che sarebbe rimasto unicamente suo. «Perché hai scelto quella posa?» domandò il pittore, nascondendosi dietro la tela. «Ha importanza?» «No… ma cercavo di metterti a tuo agio.» «Lo sono già» ammise Corentin…

L’isola di Corentin, Cristiano Pedrini, Youcanprint. Ha un passato difficile, un presente faticoso, il futuro più che l’avvenire pare un miraggio, una promessa che lui spera davvero sia di felicità, ma che per il momento non sembra che sarà affatto mantenuta. Soprattutto non pare che in nessun modo riuscirà a integrarsi con quel mondo che gli ha fatto e fa tanto male e da cui si protegge separandosi anche fisicamente, rintanato nella sua isola e vagando tra le strade di Parigi e la libreria galleggiante sulla Senna, eredità del nonno, il Monet Verde, il suo posto delle fragole, il suo rifugio. Si sa però che la vita è quel dispettoso insieme di eventi che si susseguono mentre si è impegnati a preoccuparsi di questioni non prioritarie, e che nel frattempo scorre in un’unica direzione. Ma poi un giorno Corentin incontra Flavie, un famoso pittore, e… Intenso e vibrante.

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“L’alba è d’argento”

41lgELo4ECL._SX323_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le sorprese per quel giorno non erano finite…

L’alba è d’argento, Ilaria Mainardi, Youcanprint. Attivissima sui social, contributor per varie testate, appassionata cultrice d’arte, cinema e teatro, penna di rara intelligenza e indomita arguzia – il suo adorabile libello satirico in italo-pisano di cui chi scrive ha avuto l’onore di redigere la prefazione, Ma se divento famosa, poi mi presentano Fassbender?, uno zibaldone che sembra una jam session, è assolutamente imperdibile -, Ilaria Mainardi, donna di multiforme ingegno, dà alle stampe una delizia di delicati sentimenti e atmosfere soffuse e lievi ma mai vacue, caratterizzata in profondità in ogni dettaglio, con una trama ben congegnata e resa preziosa dalla sapienza della lingua e della struttura: è la storia di George, un detective di Londra che è solito tentare di affogare i dolori che lo tormentano, e che riguardano soprattutto, come sovente accade agli umani, che tendono a ricordare quel che vorrebbero svanisse nell’oblio e a dimenticare quel cui più tengono, il proprio passato e le sue più o meno dirette conseguenze, in un paio di bicchieri di whisky. È noto però che i turbamenti dell’animo nuotano meglio di Phelps, e così la manovra appare del tutto infruttuosa: un giorno, poi, in occasione d’un’infausta ricorrenza, l’inquietudine è tale da spingerlo a intraprendere un viaggio, che… Da leggere e rileggere.

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