Libri

“L’arrivo delle missive”

41wx-ha7cPL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

“Maggio è un mese fantastico” dice rivolgendo un cenno di saluto alla signora Norman e ai suoi figli: sono sei e si tengono tutti per mano, formando una lunga fila decrescente alle sue spalle che mi ricorda la coda di un coccodrillo. “Ma non siamo ancora a maggio”. “No, però manca poco. E tu e Daniel, tra un mese o poco più, finirete l’ultimo anno di scuola, giusto?”. “Forse” rispondo con aria distaccata. “Oh!” esclama, senza però aggiungere altro. Quanto detesto questo paese e i suoi abitanti, in certi casi. Finalmente arriviamo alla scuola, anche se la mia destinazione si trova sul retro: è un capanno seminascosto dall’erba alta, dietro quello che un tempo era il campo da cricket, costruito quando il professore in carica era il signor Fisk e insisteva a farci fare sport, sebbene nessuno di noi si fosse dimostrato minimamente in grado di tirare una palla. È una piccola baracca di legno fatiscente, in cui è stato stipato ogni genere di oggetti: mazze e porte da cricket, ma anche libri di testo ormai obsoleti e vecchie lavagne rotte. “Per l’occasione mi è stata data la chiave” spiego tirandola fuori da una tasca del grembiule, mentre il signor Redmore fissa il capanno con aria confusa. Ci vuole un po’ per far scattare la serratura, ma alla fine cede e si apre. La porta si schiude mostrando l’interno della baracca, tappezzato di ragnatele e file di scaffali polverosi, pieni di un ammasso confuso di vecchi oggetti in disuso che starebbero bene in un museo.

L’arrivo delle missive, Aliya Whiteley, Carbonio, traduzione di Olimpia Ellero. Splendido e originalissimo sin dalla sorprendente copertina, il romanzo è la conferma di un talento maiuscolo, che molti vedono nel solco nientedimeno che di Margaret Atwood: e non mancano certo i punti di contatto e le analogie, ma anche le peculiarità specifiche. Con prosa attenta, curata, raffinata, elegante e intensa, molto particolareggiata e ben caratterizzata in ogni complessa sfumatura, Aliya Whiteley, nominata a molti riconoscimenti e premiata in più occasioni, con pieno merito, verrebbe da dire in tutta onestà ed evidenza, racconta nell’Inghilterra del primo dopoguerra l’avvincente Blidungsroman di una giovanissima, Shirley, che sembra avere, come tutte le sue coetanee, un destino letteralmente segnato: eppure l’amore che prova per un suo insegnante la porterà a scoprire uno sconcertante segreto, e nulla sarà più come prima… Da non perdere.

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Libri

“La Bellezza”

51Ynm5T9odL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io voglio dire di più, lo desidero con tutto me stesso.

La Bellezza, Aliya Whiteley, Carbonio, traduzione di Olimpia Ellero. L’incontaminata Valle delle Rocce è isolata, il resto del mondo la circonda ma non la scalfisce, come se fossero due sfere concentriche ma impermeabili l’una all’altra, non ci sono comunicazioni, non esiste contatto: lì vive una comunità rurale di soli uomini, che non ha altra possibilità per far passare le notti gravide d’angoscia e orrore che sedersi attorno al focolare e raccontare e raccontarsi. In passato c’erano anche le donne con loro, ma ora il femminile è stato estinto da una malattia, un morbo orribile, che le ha colpite con inusitata e chirurgica violenza. Ma… Il mondo non finirà mai perché le donne lo raccontano, e sono le donne a dare la vita e a custodire la bellezza, ma sono anche le prime e più frequenti vittime della più cieca ferocia: in questa straziante e distopica allegoria Aliya Whiteley dà voce all’infinito.

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