Libri

“L’esploratore Voss”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Quante persone scivolano sulla parola insieme, e la danno per scontata.

L’esploratore Voss, Patrick White, Mondadori. Traduzione di Piero Jahier. Introduzione di Thomas Keneally. Premio Nobel per la letteratura nel millenovecentosettantatré, conferitogli con la riconoscenza che si deve a chi ha dato vita, stando alla motivazione proferita dall’accademia, a un’arte narrativa epica e psicologica che ha introdotto un nuovo continente nella letteratura, Patrick White narra la vicenda di Johann Voss, la cui figura volitiva, assertiva, piena di sé e altamente drammatica, segnata dalla brama di sapienza e gloria, è significativamente ispirata a quella di Ludwig Leichhardt, esploratore tedesco partito nel milleottocentoquarantotto per l’incontaminato interno del nuovissimo continente fatto di vombati, canguri, aborigeni, boomerang e insidie. Da cui non ha mai e poi mai fatto ritorno. Un classico da leggere, rileggere e far leggere.

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Libri

“Un giovane americano”

41lck2YsPGL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Come le mani di un cieco intente a esplorare un viso, anche la memoria indugia su un lineamento caratteristico o prediletto, trascurando, però, il resto: una curva, una protuberanza, un piano.

Un giovane americano, Edmund White, Playground. Traduzione di Alessandro Bocchi. Fino ai sette anni vive in una casa in stile Tudor alla fine di una strada nella città dove poi il padre, che ogni tanto la madre gli diceva di massaggiare sulla schiena perché era stanco, rimarrà anche dopo il divorzio, mentre la sua genitrice cambierà residenza e un mare di uomini e lui, nell’America bacchettona degli anni Cinquanta, quella, per citare Todd Haynes, lontana dal paradiso, cresce sognando amore, desiderio e sesso, un amante che si arrampichi su un abete e lo porti via con sé, lavora quattordicenne per il padre, che vuole impari il valore dei soldi, quel tanto che gli basta per pagarsi un prostituto, e l’anno successivo, durante una gita in barca, si concede più volte penetrazioni via via sempre meno impacciate con un dodicenne che sia fa sempre più smaliziato di volta in volta, tanto che l’utopia d’una fuga insieme trascolora e in breve svanisce. Bildungsroman sensazionale tra vergogna e autodeterminazione, primo volume di una tetralogia, è travolgente come un uragano. Semplicemente un romanzo ottimo e imperdibile.

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“The devil in the kitchen”

download-5di Gabriele Ottaviani

Datemi una regola e probabilmente la infrangerò.

The devil in the kitchen – La vita dannata di uno chef stellato, Marco Pierre White, Giunti, traduzione di Sara Reggiani. Sono quasi vent’anni che ormai si è ritirato dalla trincea vera e propria delle cucine in senso stretto, ma continua a rivestire il suo ruolo di mentore, maestro, eminenza grigia. Un uomo di talento straordinario, appassionato, ribelle nell’accezione più vera e meno retorica dell’abusato lemma. Un cane sciolto, capelli al vento e sigaretta sempre accesa fra le labbra, una persona che fa quello che crede, dice quello che pensa, come lo pensa e quando lo pensa, non curandosi affatto di apparire migliore, più intelligente o più brillante di quanto in realtà non sia. Ma nemmeno sminuendosi, anche perché non esiste errore più grande che si possa fare in generale, dato che nessuno al mondo ha mai ricevuto una medaglia per modestia, al massimo è stato trattato male. Straordinariamente carismatico, generoso nel trasmettere alcune delle sue ricette, si mette a nudo pagina dopo pagina, e la lettura si fa – non poteva del resto essere altrimenti – più che gustosa.

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“L’astore”

216c89f6fc2cf40d2c885005dee0d5cf_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ci mantenevano efficienti e mansueti. Così funzionava il buon esercizio del dominio.

L’astore, T. H. White, Adelphi. Traduzione a cura di Giovanni Ferrara degli Uberti. Terence Hanbury White, uno per il quale l’aggettivo “erudito” suona quanto mai appropriato, nato nel millenovecentosei a Bombay, allora ancora a pieno titolo località dell’impero britannico, e morto presso il Pireo, il porto di Atene, cinquantotto anni dopo, a bordo della nave su cui, essendo in viaggio, si trovava, deve gran parte della sua fama al ciclo di romanzi Re in eterno. Una tetralogia ispirata alle vicende arturiane, in cui spicca La spada nella roccia. Questo volume però è di tutt’altro genere: per certi versi tuttavia si può anche in questo caso dire che al centro ci siano tematiche come la lotta, la sfida, la tenacia, gli ideali, l’onore, l’amore. È infatti un rapporto che oscilla pericolosamente tra l’odio e il suo contrario quello che intreccia, e che viene raccontato, lungo diverse settimane, in questa sorta di vibrante diario – arricchito in questa edizione da una messe di splendide illustrazioni – che rielabora la trattatistica antica, con un astore. White decide infatti, senza avere la benché minima preparazione preliminare, ma solo spinto dalla curiosità, dal desiderio e dalla fascinazione, di dedicarsi all’addestramento del rapace, che diviene un componente fondamentale della sua esistenza. Da leggere.

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