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“Incontriamoci a Montecarlo”

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La mia testa vorticava di idee…

Incontriamoci a Montecarlo, Hazel Gaynor, Heather Webb, tre60, traduzione di Claudine Turla. È l’anno del Signore millenovecentocinquantacinque, e gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di lei. È giovane. È bellissima. È affascinante. È elegante. Ha appena vinto un Oscar. È una diva. Il destino a breve le riserverà una sorpresa spettacolare. Diverrà moglie. Madre. Principessa d’un reame delizioso. Morirà poi troppo giovane, e finché il suo vedovo sarà in vita non mancheranno mai, sulla sua tomba con la lapide vergata in latino, nella cattedrale, fresche rose rosse a simboleggiare un amore spezzato ma non domo. A Cannes, il festival del cinema che più d’ogni altro fa della grandeur la sua cifra, i fotografi inseguono Grace Kelly ovunque. E lei, un giorno, si rifugia nella profumeria gestita da Sophie. Nasce un’amicizia. E per Sophie anche un amore ricambiato col paparazzo – così l’avrebbe chiamato Fellini – che braccava l’attrice per un’istantanea esclusiva. Lui però deve lasciare la Costa Azzurra. Salvo poi tornarvi, per le nozze di colei che sarà incarnata in un brutto film da Nicole Kidman con sua altezza Ranieri Grimaldi di Monaco, e… Intenso, grazioso, da leggere.

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“Bentornata, Mrs. Robinson”

51Ao0-xf6iL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Mio Dio, posso farcela? È stata questa la prima cosa che mi sono detta dopo aver ascoltato il nastro. Andare da quest’uomo che non ho mai visto in vita mia, nel bel mezzo di una partita di baseball e portarmelo a letto.

E chi mai dubiterebbe che possa farcela? È la seduttrice per eccellenza. Il genero lo sa bene. È per questo che si rivolge a lei. A otto anni di distanza dalla loro fuga Benjamin ed Elaine vivono in un sobborgo di New York a migliaia di miglia dalla California. Ma siccome la scuola di zona si oppone al fatto che loro educhino i propri due figli a casa debbono escogitare un piano. E l’espediente coinvolge proprio lei. La mamma di Elaine. Mrs Robinson. Ed è come se non fosse passato un secondo… Il ribelle della letteratura Charles Webb, uno che convive con l’ex moglie artista da cui ha divorziato senza separarsi in segno di protesta contro le leggi sul matrimonio, torna sugli scaffali (la cura è di Paolo Cioni per Mattioli 1885) con il sequel del Laureato. Bentornata, Mrs. Robinson. Ed è uno di quei rari casi in cui il sequel è ancora meglio dell’originale. Viene subito voglia di noleggiare un Duetto rosso e andarsene in giro col vento fra i capelli…

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“Il laureato”

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Elaine dorme ancora…

Il laureato, Charles Webb, Mattioli 1885, traduzione di Paolo Cioni. È un mito. Soprattutto per il film. Buono ma non ottimo, per carità. Però iconico, benché niente affatto facile. A uno sguardo superficiale sembra tutt’altra cosa rispetto a ciò che in realtà è. Perfettamente figlio del suo tempo, di cui è a vario titolo e sotto diversi aspetti sintesi ed emblema, ma capace anche di valicare i decenni, è riuscitissimo. Grazie a una scelta di casting per i due protagonisti azzeccata come poche volte nella storia si è visto, a una fotografia evocativa, a un modello d’auto per cui il termine leggenda non è affatto iperbolico, a una regia con i controfiocchi e a una colonna sonora che si commenta da sé. Ma è anche, per non dire in particolare, visto che da qui tutto, a partire proprio dalla tutto sommato fedele e coerente trasposizione filmica, trae origine, un libro. Un vero e proprio classico postmoderno, un bruciante e nabokoviano ritratto di borghesia in un patinato inferno. Se non l’avete letto, è il momento di colmare la lacuna.

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