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“Ho imparato a odiarti”

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Non incolpo quel ragazzo per essersi arrabbiato…

Ho imparato a odiarti, Vi Keeland, Penelope Ward, Newton Compton. Traduzione di Chiara Gualandrini. Il destino ama giocare con le vite delle persone, la natura non si cura di noi, come sa bene l’islandese leopardiano, ci mette al mondo e basta, poi tutto il resto non è più affar suo: e così capita che in un negozio di abiti usati una donna che è andata a disfarsi dell’eredità del suo fallimento sentimentale trovi tracce di un uomo che in apparenza sembrerebbe perfetto per lei. Tanto che inizia a cercarlo, e… Divertente.

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“La linea del sangue”

Linea_coverdi Gabriele Ottaviani

Nell’autunno del 1990, prima che chiudesse, Ma-mee e lo zio Paul li avevano portati in gita al luna park di Pontchartrain Beach. Avevano appena compiuto tre anni, e tutto quello che Joshua ricordava di quel giorno era il ruggito dello Zephyr, il colossale ottovolante bianco su cui era troppo impaurito per salire, le riserve di pesca stranamente deserte e la strada che portava al luna park. Con il braccio fuori dal finestrino e l’aria salmastra e pulita che sibilando gli entrava nelle narici, a Joshua tornò in mente Ma-mee che lo teneva per mano mentre guardava Christophe allontanarsi con lo zio Paul per fare un giro sull’ottovolante. Quando aveva chiesto com’era a suo fratello, che era appena sceso, lui si era limitato a rispondere che andava velocissimo, e ballava tutto. Christophe non aveva preteso un altro giro, si era accontentato di sedersi vicino al fratello su una panchina lungo la passerella a mangiare i panini che Ma-mee aveva portato da casa. Durante il viaggio di ritorno si era addormentato con la testa sulla sua spalla, mentre Joshua succhiava lo zucchero filato che gli era rimasto intorno alle unghie e guardava Ma-mee dondolare la mano fuori dal finestrino, salutando la notte che scorreva via tra i fruscii dell’erba di palude

La linea del sangue, Jesmyn Ward, NN. Traduzione di Monica Pareschi. Dopo Salvare le ossa e Canta, spirito, canta arriva finalmente in Italia il nuovo volume della trilogia di Bois Sauvage, Mississippi, dell’autrice, che in quello stato vive, insegnando scrittura creativa alla Tulane University, che per prima si è aggiudicata nientedimeno che il National Book Award e che è pertanto diventata riconoscibile in senso assoluto, e con pieno merito, dato il suo stile denso, ricco, profondo, simbolico, policromo, in cui non esiste nulla che non sia assolutamente pieno e preciso, una delle voci letterarie più liriche, amate, autorevoli e prestigiose a livello internazionale in ambito narrativo. Questa è l’epica storia di due gemelli che vivono a Bois Sauvage assieme alla nonna, cieca, che da sempre con infinito amore si prende cura di loro. Ma… Come d’abitudine, impeccabile e imperdibile.

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“Anime feroci”

41gCwpq4CeL (1)di Gabriele Ottaviani

Ian rimase basito quando vide quant’era piccolo il mio appartamento…

Anime feroci, Annie Ward, Longanesi, traduzione di Federica Garlaschelli. Lei è una scrittrice che è andata a trovare la sua migliore amica, lui un militare in missione nei Balcani nei ranghi dell’esercito di sua maestà britannica, si incontrano e inizia una storia d’amore. Passano ore, giorni, settimane, mesi, anni, tutto appare perfetto. Niente è come appare. Così avviene che un giorno la polizia riceva una concitata telefonata: dall’altra parte del ricevitore c’è la voce di un bambino, e la scena che si trovano di fronte le forze dell’ordine è indescrivibile… Mozzafiato, formidabile, straordinario.

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“Canta, spirito, canta”

91u8w2OrriL._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni volta che dici qualcosa, lo guardi come se fossi un cagnolino. Come se aspettassi una carezza.

Canta, spirito, canta, Jesmyn Ward, NN, traduzione di Monica Pareschi. Secondo volume (che sin dalle prime battute appare – il che per un episodio intermedio, che non può trarre vantaggio né dalla sorpresa iniziale né dalla compiutezza d’una conclusione, all’interno di un’ideale narrazione seriale, che sia antologica e dunque volendo anche parcellizzabile e autoconclusiva o strettamente cementata, è pressoché un miracolo – ancor più potente del primo, il magnifico Salvare le ossa, di cui scrivemmo così: Bois Sauvage, Mississippi, è letteralmente nell’occhio del ciclone. La tempesta sta arrivando. È questione di minuti, ore, giorni. Un uragano potrebbe abbattersi sulla località, e devastare ogni cosa. Ci sono baracche. Boschi. Rottami. E la Fossa. Un avvallamento. In cui vive una famiglia. Non c’è madre. Skeetah deve assistere il suo pitbull da combattimento dopo il parto, Randall, quando non gioca a basket, si prende cura del piccolo Junior, il padre cerca di barcamenarsi come può per far fronte all’emergenza incombente, Esch, la protagonista, unica figura femminile in un mondo pressoché tutto al maschile e mascolinizzato, in questi dodici epici giorni in cui la vita e il mito si intrecciano, i legami si cementano, l’amore è l’unico faro nella notte, disperato anelito di pace contro tutto e tutti, narra la sua vicenda, legge la storia degli Argonauti, è innamorata di Manny e scopre di aspettare un bambino. Scritto in stato di grazia, è una monumentale cornucopia di delizie. Appagante.) della trilogia di Bois Sauvage, in un Mississippi aspro, selvaggio, impastato di sangue, memoria e dolore, intessuto d’amore, retaggi, tradimenti e fiducia, in cui la formazione dell’individuo viene edificata dalle sconfitte e dalle prese di coscienza più che dalle soddisfazioni, che si palesano assai di rado all’orizzonte, cantato con lingua tragica ed epica, il nuovo romanzo di Jesmyn Ward, che sa affrescare anche l’invisibile, racconta la storia di Jojo, che ha tredici anni e sta diventando un uomo, ma non ha molti punti di riferimento, a parte il nonno materno, Pop, padre di Leonie, amorevole e dalla pelle nera. Jojo è figlio anche di Michael, un bianco galeotto della Bible belt la cui famiglia non ha la benché minima intenzione di avere a che fare col ragazzo, ed è custode della memoria dello zio Given, morto adolescente, che di notte appare anche a Leonie, la quale, quando Michael sta per tornare a vedere il sole senza scacchi, lascia Bois Sauvage per raggiungerlo. Forse per Jojo è questa l’occasione di diventare davvero adulto? Monumentale.

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“Salvare le ossa”

51NrmQMi+fL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Andrò da Skeetah come Medea da suo fratello…

Salvare le ossa, Jesmyn Ward, NN. Traduzione di Monica Pareschi. Bois Sauvage, Mississippi, è letteralmente nell’occhio del ciclone. La tempesta sta arrivando. È questione di minuti, ore, giorni. Un uragano potrebbe abbattersi sulla località, e devastare ogni cosa. Ci sono baracche. Boschi. Rottami. E la Fossa. Un avvallamento. In cui vive una famiglia. Non c’è madre. Skeetah deve assistere il suo pitbull da combattimento dopo il parto, Randall, quando non gioca a basket, si prende cura del piccolo Junior, il padre cerca di barcamenarsi come può per far fronte all’emergenza incombente, Esch, la protagonista, unica figura femminile in un mondo pressoché tutto al maschile e mascolinizzato, in questi dodici epici giorni in cui la vita e il mito si intrecciano, i legami si cementano, l’amore è l’unico faro nella notte, disperato anelito di pace contro tutto e tutti, narra la sua vicenda, legge la storia degli Argonauti, è innamorata di Manny e scopre di aspettare un bambino. Scritto in stato di grazia, è una monumentale cornucopia di delizie. Appagante.

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