Libri

“Europe Central”

unnamed (7)di Gabriele Ottaviani

Lui si ubriacò, io no, vidi scendergli sulla guancia un’unica lacrima.

Europe Central, William Vollmann, Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino. Il nazismo e lo stalinismo sono state due calamità innaturali rese possibili dal culto delle ideologie. Adesso queste ultime si sono liquefatte, e paradossalmente ciò rende ancora più forte il pericolo di una recrudescenza. La rassegna di episodi abietti che l’autore fa in questo testo cambiando continuamente voce, ottica e punto di vista, ripercorrendo la storia passo dopo passo, nel suo caleidoscopico e complesso succedersi di eventi, conduce il lettore nelle profondità del male, istruisce e induce alla riflessione e alla ricerca della conoscenza. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“La camicia di ghiaccio”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nel sottosuolo ci fu trambusto, e i teschi neri come corvi sogghignarono!

La camicia di ghiaccio, William T. Vollmann, Minimum fax. Traduzione di Nazzareno Mataldi. Il mito della fondazione è da sempre, in tutte le civiltà, un tema fondamentale dell’arte, della società, della cultura, dell’etica e della politica, il punto di partenza da cui prende le mosse l’edificazione dell’immaginario collettivo,e  dunque dell’identità: pubblicato, primo di sette testi che declinano il mito del sogno americano nelle sfaccettatura caleidoscopiche e immaginifiche del suo ultraparcellizzato controcanto, per la prima volta nel millenovecentonovanta, quando già molti dei prodromi del nostro tempo erano ben visibili, se solo si fosse voluto vederli, il testo di Vollmann, tra narrativa e storia, protervia del conquistatore e sottomissione del conquistato, spirito d’avventura e bisogno di radici, libertà e nuovi inizi, dipinge l’occidente con tinte brillanti e insieme fosche. Imperdibile.

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“I fucili”

51u-WY6AgbL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Così come la neve che si scioglie diventa trasparente, così il suo cuore a poco a poco si intenerì.

I fucili, William T. Vollmann, Minimum fax, traduzione di Cristiana Mennella. Capitan Sottozero, questo è il soprannome che gli Inuit gli hanno dato: a decenni di distanza da una spedizione alla ricerca del mitico passaggio a Nord-Ovest portata avanti da un esploratore la cui figura si perde nel mito e nella leggenda un uomo ne ripercorre le orma, fin quasi a incarnarne un vero e proprio alter ego. Ma… Intenso, avvolgente, coinvolgente, profondo, allegorico, emozionante, trascinante: un gioiello che brilla come ghiaccio ialino sotto i raggi del sole. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Ultime storie e altre storie”

3Dnn+9_7B_gra_9788804651406-ultime-storie-e-altre-storie_original.pngdi Gabriele Ottaviani

Ricordo che all’inizio della guerra la gente scendeva in cantina, ma non erano proprio cantine, semplici seminterrati: i grattacieli socialisti non erano progettati per fare da rifugio.

Ultime storie e altre storie, William T. Vollmann, Mondadori. Traduzione di Gianni Pannofino. Che Vollmann, cinquantasette anni a breve, sia un autore dalla storia singolare e soprattutto dalla scrittura fascinosa ma piuttosto difficile è cosa scontata a dirsi. Tanto che infatti è abusata anche la continua relazione di paragone con l’altro grande inclassificabile della letteratura americana postmoderna, post-Hemingway e post-molti altri. Ossia David Foster Wallace. Altrettanto innegabile è però che nella sua prosa si avverta distintamente il respiro dell’epica. Non solo di una nazione, bensì di una intera civiltà, quella occidentale che fa i conti con il proprio passato. Cone le proprie debolezze. Con i propri errori. Con le proprie meschinità. Con le teste voltate per non vedere realtà scomode. Che si tratti dell’epopea western come nel ciclo I sette sogni: un libro di paesaggi nordamericani, che guardandola con gli occhi dei nativi altro non è che la storia di un massacro, o dell’apoteosi del totalitarismo come in Europe central. Ultime storie e altre storie è al tempo stesso summa, quintessenza e testamento, un lascito con cui è arduo entrare in sintonia, ma alla cui scarica di suggestioni è ostico resistere.

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