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“Voglio vederti soffrire”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Piermarini l’aveva affrontato appena Enea era entrato in ufficio. Come anticipato da Sara, il capo non gradiva che fosse stato un semplice ispettore a dare spiegazioni ai genitori del ragazzino precipitato dall’albergo. Enea mantenne un basso profilo, Piermarini aveva ragione, era stato scavalcato. Non aggiunse molto, oltre alle scuse. Attese che la sfuriata si esaurisse e poi riprese a lavorare. «Cristofori, sei sempre il solito stronzo.» Tommaso Ricciardi, detto Tom Lo Schiavo per la sua propensione a prostrarsi a qualunque superiore, era incline a perdere ogni occasione buona per tacere. Non era stupido, ma era un leccaculo, e per questo inviso alla maggior parte dei colleghi. Enea si limitò a sorridere. Diversamente la schermaglia sarebbe proseguita prendendo risvolti anche più coloriti. In quel momento un agente si precipitò in ufficio. Senza fiato fece l’annuncio che sconvolse la giornata: «Un uomo ha appena preso ad accettate la moglie in mezzo alla strada!» Gli ci vollero alcuni secondi per riprendersi e dare altre utili informazioni, per esempio l’indirizzo. Insieme a Gabrio, Enea prese il materiale per i rilievi e scambiò ancora qualche parola con il collega che sembrava essere arrivato a piedi da molto lontano, tanto ansimava. «Stai calmo, o ti verrà un infarto.» Gabrio riusciva ad avere parole di conforto per tutti. «Ma l’ha decapitata! Guarda! Mi hanno mandato le foto sul cellulare!» «Cosa?» Dalla gola di Gabrio uscì più che altro un ruggito. «Hai detto che l’ha presa ad accettate! Pensavo fosse ferita. Non così morta!» Gabrio era rosso in viso e la sua collera si sfogò anche in auto, mentre Enea guidava verso il luogo del delitto. «Quel deficiente! Possibile dare le notizie così?» «Fa il poliziotto, non il giornalista.» «Avrebbe dovuto fare il venditore di matitine dell’Ikea! Un coglione! Impiega mezz’ora a dire scemenze e non va al punto. Decapitata.»

Voglio vederti soffrire, Cristina Brondoni, Clown Bianco. Giornalista e criminologa esperta di balistica forense che da anni collabora con l’ex comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano, in casi di omicidio, suicidio e morti sospette, Cristina Brondoni scrive con consapevolezza invidiabile un avvincente e profondo romanzo ambientato in una lunga estate calda meneghina che prende le mosse da una serie di delitti nei quali l’unico elemento fondamentale sembra essere un inestricabile ed esiziale male di vivere che avviluppa, soffoca e mortifica anime fragili ed esistenze ai margini. Ma… Eccellente.

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