Libri

“Motel Life”

di Gabriele Ottaviani

«Hai scoperto qualcosa sul ragazzino?». «Niente di che» bisbigliai. «Si chiamava Wes Denny. Viveva in una casa, una specie di casa famiglia, mi pare. Ho parlato con un tizio che lo conosceva. Ha detto che i suoi erano morti in un incidente d’auto e che per tutta la vita era stato sballottato da un istituto all’altro. Da quello che ho capito, di lui non gliene fregava un tubo a nessuno». Jerry Lee cominciò a piangere. «Davvero?». «Già» dissi. «Non te la sei inventata?». «No» dissi, «era come noi. Non aveva nessuno». «Così mi sento ancora peggio, cazzo» disse Jerry Lee. «Mi detesto, Frank. Non ho combinato niente nella mia vita»…

Motel Life, Willy Vlautin, Jimenez, traduzione dall’inglese di Gioia Guerzoni, traduzione della postfazione di Gianluca Testani. Dici motel e vengono subito in mente le autostrade in mezzo al niente dell’America profonda, stanze un po’ squallide messe su alla bell’e meglio, dove non si fanno troppe domande e non ci si concede nemmeno il lusso della speranza, al massimo, un po’ di corsa, si cerca un effimero antidoto alla solitudine facendo l’amore con chi non si può dire: Willy Vlautin, autore magnetico e magnifico, racconta la storia di due fratelli in fuga, in primo luogo da sé stessi e dalla loro neghittosa, ingenua e candida immaturità. Magistrale.

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Libri

“The free”

the-free_libri-191x300.jpgdi Gabriele Ottaviani

Leroy è sempre stato influenzabile, specialmente con gli uomini.

The free, Willy Vlautin, Jimenez, traduzione di Gianluca Testani. Il tema fondamentale di questo romanzo magnetico e magnifico è la disperata speranza: quella di Pauline, che fa l’infermiera di notte in ospedale e si dona anima e corpo ai suoi pazienti, anche per distrarsi dal pensiero fisso, costante e doloroso dell’ingombrante presenza del padre, un uomo dalla psiche malata. Quella di Freddie, che era sempre così preoccupato per il lavoro e i soldi che la moglie se n’è andata con un altro e con le figlie, e che ora, sommerso dai debiti, ha attraversato un pericoloso confine. Quella di Leroy, giovane soldato americano ferito in Iraq, inquieto, traumatizzato, che arriva a tentare il suicidio fallendolo, e sono solo Pauline e Freddie che gli portano un po’ di conforto. Sperano tutti e tre in un cambiamento, in una svolta, in uno scampolo di tenerezza: e Vlautin li dipinge con mano straordinaria.

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Libri

“Io sarò qualcuno”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Il tramonto lasciò il posto alla notte…

Io sarò qualcuno, Willy Vlautin, Jimenez. Traduzione di Gianluca Testani. È mezzo indiano e mezzo irlandese, si chiama Horace, vuole diventare qualcuno. Qualcuno di importante. Vuole che il suo nome sia forte. Rispettato. Potente. Sulla bocca di tutti. Noto. Popolare. Che dia un’immagine di successo. Ha vissuto tutta la vita nel ranch dei suoi tutori. Che lo hanno amato. E lo amano. Visceralmente, incondizionatamente, completamente. Ricambiati. Ma in ogni modo lui si sente vuoto. Non riesce a superare il fatto di essere stato abbandonato da chi ha con lui in comune il sangue, senza cui non esisterebbe, non avrebbe un corpo, né guizzanti muscoli. È bravo con i pugni, vuole riuscire a emergere come boxeur professionista. E quindi va via, lontano dalle montagne del Nevada, in cerca delle luci della ribalta sul ring della nobile arte. Ma per quanto distanti si possa finire, da sé medesimi è impossibile separarsi… Monumentale, magnifico, sensazionale, epico, classico e insieme originale. Bellissimo.

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