Libri

“Nessuno scrive al federale”

di Gabriele Ottaviani

Fusagna Carpignati aveva risposto amabilmente a tutte le domande…

Nessuno scrive al federale – I casi del maresciallo Ernesto Maccadò, Andrea Vitali, Garzanti. Su un ramo del lago di Como c’è un medico che è anche un grandissimo scrittore, che ha un’inventiva formidabile, un lessico impareggiabile, una conoscenza dell’animo umano profonda e magnifica: Andrea Vitali riproduce anche le gocce della bruma autunnale con la grazia di un impressionista, e trascende, per l’ennesima volta, il genere poliziesco e quello storico d’ambientazione d’era fascista, per fare un affresco ironico, bonario, comprensivo e monumentale della miserabile natura dei giochi di potere e della fragilità meschina, ma anche tenera, dei comportamenti delle persone, che cercano un senso laddove non c’è e un po’ di pace per il proprio orticello. Incantevole.

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“Documenti, prego”

71E9tp8EJZL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le sembro un sogno, io?

Documenti, prego, Andrea Vitali, Einaudi. Cambiando quel che dev’essere cambiato, questo interessante, piacevole, leggibilissimo, fluido e asciutto testo ricorda un po’ per Vitali, che siamo abituati ad associare per lo più, in maniera immediata e quasi pavloviana, a brume lacustri, quello che per Camilleri è stato L’intermittenza: un’incursione in un territorio almeno in apparenza altro, inconsueto, con cui di primo acchito non ci si aspetterebbe di veder misurare la sua scrittura, comunque versatile e pregevole. In un autogrill del Nord Italia un funzionario di una ditta commerciale, in viaggio notturno verso casa con dei colleghi di ritorno da una stancante trasferta di lavoro, si ritrova infatti improvvisamente, inaspettatamente e incredibilmente stritolato nell’impersonale e implacabile ingranaggio della giustizia…

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“Certe fortune”

41NzhJ+HuhL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Benito? Ma si poteva chiamare un toro col nome del presidente del Consiglio?

Certe fortune, Andrea Vitali, Garzanti. Andrea Vitali è una garanzia: la nota frase di Daria Bignardi che sosteneva di essersi presa finanche il raffreddore dopo essersi immersa nelle sue perfette descrizioni delle brume lacustri è infatti opinione simpatica, efficace e veridica. La prosa di Vitali, sempre ottima, credibile, curata, divertente, brillante, riconoscibile e rassicurante, mai ripetitiva, comunque originale, torna in questa riuscitissima occasione ad affrontare le vicende del maresciallo Ernesto Maccadò, la cui moglie continua a svenire e a non ambientarsi, di nuovo alle prese con un esercizio di pazienza da far tremar le vene dei polsi a Giobbe: un turista tedesco rimane chiuso nel bagno del battello, il nuovo tiro a segno sta per essere inaugurato, un eccezionale toro da monta, una tonnellata e due di massa, un metro e settanta al garrese di altezza, per non parlar del resto, semina feriti a destra a manca. E così, nell’estate del millenovecentoventotto, a Bellano… Da non lasciarsi sfuggire. Splendida la copertina che ricorda, cambiando quel che si deve, le tauromachie antiche raffigurate a Creta.

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“Bello, elegante e con la fede al dito”

51Jmd7RaEbL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Aspettiamo e vediamo…

Bello, elegante e con la fede al dito, Andrea Vitali, Garzanti. Il panorama del lago di Como, si sa, anche senza voler per forza citare il Manzoni o chi per lui, è splendido come pochi altri paesaggi al mondo, almeno a queste latitudini, come insegnano anche, in tempi molto più recenti rispetto alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso in cui è ambientata questa vicenda solo in apparenza tranquilla, persino le star hollywoodiane. Ne resta affascinato anche Adalberto Casteggi. Ha quarant’anni. È bello. È elegante. È raffinato. È colto. È un medico. Un oculista. Ha lo studio a Milano. A Bellano, però, c’è un ospedale in cui di tanto in tanto va per delle sostituzioni. È così che conosce il paesaggio della zona. È così che se ne innamora, rendendosi conto di quanto sia speciale. È così che decide di eleggerlo a suo personale posto delle fragole. Anche perché lì c’è Rosa. Rosa Pescegalli. È una sua paziente. Ha superato i trentacinque, ma non sembra affatto. Ha una scollatura mozzafiato. Ha sofferto per amore, tutta colpa di un calciatore. Fa la profumiera. Il dottor Casteggi ne rimane soggiogato. Ma ogni cosa ha il suo prezzo, e… Vitali è una macchina da guerra, la sua vena sembra inesauribile, la potenza scintillante delle sue storie neoclassiche (nel senso che la superficie è placida, ma appena sotto il pelo dell’acqua si agita la corrente del turbamento, un po’ come diceva Winckelmann guardando i gruppi scultorei di Roma, insomma) impeccabile, descrive alla perfezione le umane virtù e le umanissime miserie, sembra di essere per le strade che descrive in quel tempo di cui narra le vicende. L’ennesimo bel regalo per tutti i suoi numerosi e affezionati lettori.

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“Viva più che mai”

9788811687672.jpgdi Gabriele Ottaviani

E non gli aveva chiesto dove stava andando poiché lo aveva già capito.

Viva più che mai, Andrea Vitali, Garzanti. Torna il lago. Tornano i misteri. Tornano dialoghi serrati, colori vivi e sfumati, personaggi caratterizzati, visi scolpiti nella pietra e resi ragnatele di rughe e tavolozze di sentimenti dal passare erosivo del tempo, volti che tutti noi abbiamo visto, magari seduti su un molo a pescare o al tavolino di un bar di un piccolo centro con amaro, sigaretta e carte da briscola in mano di fronte a una chiesa. Torna negli scaffali della libreria un narratore capace di ascoltare, riprodurre, fotografare e raccontare, di capire e far capire, di scrivere e descrivere, di essere credibile e sensibile, semplice, brillante e lirico, e di attraversare il tempo, parlando del passato per dipingere il presente e il futuro. Nei paesi ci si conosce per soprannome, che spesso si tramanda, non con i dati dell’anagrafe, è risaputo. E il soprannome di Ernesto è Dubbio. Che tentenna sempre. Contrabbanda sigarette tra Italia e Svizzera. E si imbatte nel cadavere di una donna… Da non perdere.

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“Le mele di Kafka”

vitali_mele kafkaOK2.jpegdi Gabriele Ottaviani

“Scvainzelgruzinzertenimmglachnotfinugghe!”

Questo è ciò che le orecchie del Ferrascini percepirono. Un rumore di ferraglia, di vetrate rotte, di freni arrugginiti trasformato in linguaggio. Quelle parole ostrogote, si chiese, erano rivolte a lui o a qualcun altro?

Abramo Ferrascini boccia bene, specie in coppia. Può vincere il torneo provinciale a Cermenate. Ma Eraldo, suo cognato, sta male. Gli rimangono quarantotto ore, hanno detto i medici. E se non sono precisi loro, che sono svizzeri… Sua moglie Rosalba vuole a ogni costo raggiungere la sorella e il moribondo. Ma riusciranno a tornare in tempo per le semifinali del campionato? In fondo sono poco più di duecento chilometri, e se Eraldo si spiccia… Ok, deciso. Si va. Il 1100 è a posto, i documenti in ordine, la strada si srotola sotto gli pneumatici. Però… Ambientato nel millenovecentocinquantotto e ispirato a un aneddoto legato a un vero soggiorno in Svizzera dell’autore della Metamorfosi, Le mele di Kafka è l’ennesima, e quasi superflua, conferma del talento irresistibile di Andrea Vitali (Garzanti), che dipinge con tinte senza eguali e la consueta scintillante caratterizzazione di luoghi e personaggi le tenere ed esilaranti miserie, le grottesche debolezze e le delicate e malmostose virtù del vivere comune. Da non perdere.

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