Libri

“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio”

Rapino_coverdi Gabriele Ottaviani

Di queste persone perbene quasi normali me ne ricordo pure qualcuna…

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, Remo Rapino, Minimum fax. «È un libro non collocabile facilmente né per generazione né per lingua in un contesto già noto della narrativa italiana. È un libro che sorprende per la scatenata vitalità e autenticità della lingua. È un libro che poggia sapientemente su una grande tradizione ed è popolare. Sta dalla parte dei matti, degli idioti, fuori dai margini, dove spesso sta la letteratura o comunque dove la letteratura sa stare. Un libro in cui un “cocciamatte” di paese, un uomo che non ha mai conosciuto il padre e che ha perso la madre da ragazzino, ormai anziano, solo, racconta in prima persona la sua vita e nel farlo riattraversa buona parte del Novecento. Con un linguaggio gergale e personalissimo, intriso di dialetto abruzzese, scorrono le vicende di una esistenza segnata da una infanzia e una giovinezza povere , il servizio militare in Friuli, il ritorno a casa, di nuovo la ripartenza per cercare lavoro al nord, il lavoro in fabbrica, lo sfruttamento e la scoperta della politica, il legame e la solidarietà con gli altri emarginati, la disillusione e la fine dei sogni di riscatto, il carcere e il manicomio, fino al definitivo ritorno al paese dove viene accolto come “cocciamatte” e da questa condizione si mette a scrivere, a più di ottanta anni e prima di morire. E scrive con grandissima umanità, commuovendo e divertendo i lettori. È un romanzo che ha una voce. Le vicende narrate e lo stile della scrittura sono il personaggio stesso, coincidono. Il matto Liborio con la sua vita sconquassata, con il suo parlato /scritto, con i suoi amici e i suoi nemici, con la solitudine che lo avvolge, si fa ascoltare e ci conquista.» È con queste parole che lo candida con pieno merito all’edizione del Premio Strega di quest’anno l’autorevole Maria Ida Gaeta, direttrice dell’ufficio convegni – mostre – conferenze dell’assessorato alle politiche culturali della città di Roma e la Casa delle Letterature, centro cittadino da lei ideato e realizzato, interamente dedicato alla letteratura italiana e a quelle d’ogni parte del mondo, dal secolo scorso fino ai giorni nostri, nonché ideatrice, direttrice artistica e curatrice, anche del relativo catalogo, sin da diciotto anni fa, del Festival Internazionale Letterature di Roma che ha luogo alla Basilica di Massenzio al Foro romano, promotrice di progetti culturali, direttrice della collana editoriale Roma/Incontri delle edizioni Fahrenheit 451, atti dei convegni letterari, filosofici e artistici curati nella capitale, curatrice dei volumi degli atti del convegno dedicato a Giovanni Gentile per le edizioni Marsilio e, sempre per Marsilio, della pubblicazione dal titolo La parola ritrovata. Ultime tendenze della poesia italiana, collaboratrice di case editrici e testate sia italiane che straniere, nonché delle principali istituzioni del mondo del libro in Italia e all’estero, fiere, saloni del libro, festival letterari e molto altro ancora. In un paese che non viene mai chiamato per nome si aggira il proverbiale matto del luogo, lo strano (e dunque estraneo e straniero), il diverso, l’altro, la voce fuori dal coro, che non segue a prescindere nessuna regola prestabilita, nemmeno sintattica o grammaticale, perché il fluire torrenziale dei suoi pensieri, delle sue parole, delle sue azioni, delle sue passioni, delle sue meditazioni, è lo specchio della realtà confusa e spersonalizzante in cui si trova immerso l’uomo in ogni tempo e in ogni luogo da quando viene al mondo a quando invece esce di scena, chiude il sipario, concede l’ultima replica dello spettacolo del suo esistere. Bonfiglio Liborio viene alla luce nel millenovecentoventisei, l’anno delle leggi fascistissime, e ottantaquattro anni dopo, nel duemiladieci, si prepara all’estremo saluto, e il racconto della sua vita, caleidoscopica, contraddittoria, esilarante, tragica, buffa, farsesca, ardua, impavida, unica, insostituibile e incomparabile come la prosa di questo libro, che rifugge ogni catalogazione, si dipana alla stregua d’una matassa attraverso la guerra, la lotta partigiana, il lavoro operaio, gli amori, gli incontri con personaggi immaginifici e straordinariamente concreti, simbolici e realistici assieme, la storia con l’iniziale maiuscola e quella degli individui, come una processione sacra e profana al tempo stesso, come una banda a carnevale, come il finale di 8 ½. Sensazionale: perderlo significa farsi un torto. Grave.

Standard