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“Vita eterna”

vita-eterna-dara-torn-edizioni-di-atlantidedi Gabriele Ottaviani

All’improvviso era di nuovo un adolescente, tranne per il fatto che era nonno. La distinzione tra adolescente e adulto le sembrava futile. In effetti ricordava molti secoli in cui quella particolare distinzione neppure era esistita. Era futile, pensò, insieme alla distinzione tra nascita e morte. Tutto e tutti attraversavano il mondo in un soffio, foglie trasportate dal vento. Tutto aveva importanza, o era tutto una scandalosa perdita di tempo?

Vita eterna, Dara Horn, Atlantide, traduzione di Matteo Vignali. Scrittrice, professoressa, con questo, splendido sin dalla raffinatissima copertina, selezionato fra i cento migliori libri di due anni fa dal New York Times, romanzo, il suo quinto, Dara Horn, autrice di chiara e meritatissima fama a livello internazionale, racconta di un dono. O forse di una maledizione. Dà corpo al desiderio, all’anelito, all’incubo – del resto si dice che quando Dio vuole punirti ti realizza i sogni – di molti. Vivere per sempre. Rachel era una ragazza quando il Tempio di Gerusalemme fu distrutto, e da allora continua a vivere, vede morire chi ha amato, gli uomini, e i figli che ha dato alla luce. Filosofico, magistrale, elegantissimo, monumentale: più che un romanzo, una rivelazione.

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