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“La colpa del figlio”

Cover_villivàdi Gabriele Ottaviani

I due continuavano a buttare soldi (o quello che erano) sopra la folla che a questo punto era quasi tutta intenta a rotolarsi per terra per arraffare i foglietti che avevano toccato il suolo, oppure saltellava per acchiapparle al volo. Nel farlo si scontravano violentemente gli uni con gli altri e si rivoltavano come cani rabbiosi contro chi li aveva urtati. Iniziarono le prime risse feroci sotto il palco. Fu un groviglio indistinguibile di corpi quello che il drone mostrava dall’alto e planando quasi ad altezza d’uomo. Si alzò del fumo da chissà dove mentre il drone saliva e superando la strana foschia, si librò nel cielo sopra la fabbrica. Il sole stava tramontando, si udiva un silenzio innaturale. Poi il drone si precipitò ancora giù in mezzo al campo di battaglia. In mezzo a tutto quel fumo bianco c’erano feriti stesi per terra, altri raggomitolati che si tenevano la testa insanguinata, ragazze con vestiti strappati che urlando e stringendo al seno mucchi di banconote correvano a zig zag sfuggendo a chi cercava di brancarle. Un’auto parcheggiata era stata rovesciata su un fianco e incendiata dalla folla. Tutto avveniva in un silenzio rotto solo da un leggero pulsare di basso e batteria elettronica. Sembrava una strana performance artistica e in un certo senso lo era. Regia e coreografia parevano aver raggiunto il risultato desiderato, che era evidentemente il caos. Il fatto che tutto fosse ripreso senza il sonoro accresceva ulteriormente questo senso di desolata inquietudine. Il drone inquadrò il piccolo palco ormai vuoto. Dove erano finite le due figure nere? Come avevano fatto a dileguarsi? Senza dubbio era accaduto in mezzo a quel fumo denso e biancastro. Appena in tempo. Il palco venne preso d’assalto, rovesciato, distrutto. I grossi ventilatori a piantana vennero spezzati e disarticolati. Senza il trucco del fumo i rapper ci avrebbero lasciato la pelle. Avevano calcolato tutto alla perfezione, quei due, lasciandosi dietro migliaia di euro sparpagliate, e qualche ferito. 

Tra i vincitori del torneo letterario online IoScrittore del Gruppo editoriale Mauri Spagnol c’è anche La colpa del figlio di Massimo Villivà, romanzo duro, ruvido, potente, riuscito, che narra la storia di Tommaso Berti, un uomo in crisi, un insegnante ultracinquantenne divorziato da anni sempre più distante dalla realtà, dai ragazzi, dai sentimenti, preda dell’abulia, dell’abiezione, dell’abbrutimento, dello squallore, che passa le sere solo, chattando, cercando un contatto umano, o qualcosa che vi somigli. Quando ormai la rassegnazione pare aver preso il sopravvento incontra, sempre per il tramite dello schermo, Viviana, detta Vivi. Un nome che sembra uno sprone, e tutto sembra procedere per il meglio. Ma Vivi vive per il figlio, che percorre ad ampie falcate la strada della delinquenza e non sembra affatto intenzionato nemmeno a ipotizzare la possibilità di tornare sui propri passi: per Tommaso, a questo punto, è il momento di tuffarsi nei meandri più oscuri dell’esistenza… Da non perdere.

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