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“Via Ripetta 155”

ripettadi Gabriele Ottaviani

Firmai il contratto a inizio novembre, nel giorno dell’elezione di Nixon, repubblicano che cancellava ogni possibile speranza; pochi giorni dopo i colonnelli greci condannarono a morte Panagulis, socialista e poeta: tutto si teneva, il nemico era ben individuabile, sulla vittoria finale io insieme a tanti non nutrivo dubbi. Anche se il Maggio si era già smorzato. Concordai con il padrone di casa che avrei fatto io i lavori necessari di tinteggiatura: in quel modo avrei pagato tremila lire di meno ogni mese, e questo contava. Il costo dell’affitto equivaleva a metà del mio stipendio, pensavo che in un modo o nell’altro ce l’avrei fatta: oltre il lavoro a tempo pieno nell’associazione dei cineasti, ogni tanto riuscivo a trovare una traduzione, una correzione di bozze, qualche volta con L’Armadio ci chiamavano per uno spettacolo e qualche lira ne usciva. Quando ero proprio a secco facevo la baby-sitter, i bambini non mi appassionavano ma quando i genitori volevano la serata libera mi lasciavano qualcosa per cena, incentivo apprezzabile. Mio padre mi diede la cifra corrispondente ai tre mesi di deposito richiesti: avrei voluto fare a meno del suo contributo, non potevo.

Inserendosi nella tradizione, per certi versi, avviata negli ultimi anni da Fiato d’artista – Dieci anni a Piazza del Popolo di Paola Pitagora e da Addio a Roma di Sandra Petrignani, Clara Sereni con Via Ripetta 155, che è un civico non facile da trovare, nemmeno per chi conosce bene Roma e il suo centro storico, perché sembra già Via della Scrofa, e invece no, fa l’autobiografia di un’intera generazione. Edito da Giunti, è un catalogo di emozioni molto interessante, tra ritratti vividi di personaggi del mondo dell’arte, intellettuali e politici (i fratelli De Gregori, Giovanna Marini, Paolo e Antonio Pietrangeli…) tra musica, impegno e parole. Anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta del secolo scorso, lustri di lotte per i diritti civili. Per un futuro più giusto e più bello.

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