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“Via col vento”

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Bambini, bambini, bambini. Ma perché il buon Dio fa nascere così tanti bambini? Ma no, non è il buon Dio che li fa venire al mondo: è la gente stupida.

Quando finisce il libro e ha ottenuto quello che ha sempre detto di volere – Ashley ed essere tanto schifosamente ricca da poter mandare ognuno al diavolo – ma che in realtà non vuole né ha mai voluto ha solo ventotto anni, eppure ce la immaginiamo donna fatta. E in realtà certo a quell’età si è assolutamente adulti, e se la società lo consente si può, per non dire che si deve, prendere in mano il proprio destino. Eppure è d’altro canto indubbiamente giovane. Ne ha passate molte, troppe, più di quante la gran parte delle persone ne affronti in una vita intera, in solo dodici anni: facciamo la sua conoscenza quando non è che una sedicenne viziata innamorata di un uomo che sposerà un’insipida cugina. Diventerà un’eroina, grazie anche al film dei film e a un’attrice come non ce ne sono più ne ce ne saranno mai. Racconta, questo romanzo indubbiamente strepitoso, qui nella traduzione storica, certo niente affatto politicamente corretta, ma non si può pretendere l’apertura – perlomeno dichiarata e presunta – del ventunesimo secolo decenni prima che si abbia coscienza di quanto accaduto nel frattempo, di un’odiosa rampolla di un sud che ha solo schiavi, cotone e arroganza e di un popolo che non riconosce la sconfitta nemmeno, per non dire soprattutto, quando ce l’ha di fronte, che disprezza tutto e tutti, in primo luogo sé medesima, perché così, con questa mentalità asfittica e al tempo stesso modernissima, è stata cresciuta, e non avrebbe potuto essere ragionevolmente altrimenti, ma che non si tira indietro se c’è da guidare un carro, prendere al lazo una mucca o svellere dal terreno patate dolci per sfamarsi, sognando le carezze di Mummy: Scarlett, per tutti noi Rossella O’Hara, a settantun anni dalla morte di colei che le ha dato viva, è più affascinante che mai. Via col vento, Margaret Mitchell, BUR, traduzione di Ada Salvatore ed Enrico Piceni.

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“Via col vento”

Via col vento 01di Gabriele Ottaviani

Erano arrivati i nordisti!

Via col vento, Margaret Mitchell, Neri Pozza. Operazione davvero significativa e interessante quella dell’editore, che ripropone un classico formidabile con l’introduzione di Mariarosa Mancuso e la nuova e validissima traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani. Del resto è in generale cosa buona e  giusta che le versioni in lingua diversa dall’originale in cui è stata redatta l’opera periodicamente vengano aggiornate, non per infarcirle di anacronismi, ma perché meglio si leghino allo spirito del tempo: a maggior ragione in questo caso specifico, nel quale la riscrittura precedente risentiva pesantemente ancora della censura e dell’autarchia finanche linguistica imposta dal regime fascista, che non consentiva in nessun ambito alcun lemma straniero, giungendo persino a esiti caricaturali e grotteschi, quando non meramente e biecamente razzisti, come d’altronde avvenne nel doppiaggio coloniale del monumentale film tratto da questo romanzo impareggiabile, opera di fatto unica della sua autrice, cresciuta in Georgia ascoltando i racconti dei veterani della guerra di secessione, premio Pulitzer erroneamente definito come sudista tout court (non è che si faccia fare una bella figura agli stati confederati quando viene fatto dire a Rhett che hanno solo cotone, schiavi e arroganza…), bensì vero e proprio grande romanzo americano, quasi tolstojano, sulla scia di quel rinascimento a stelle e strisce che diversi decenni prima di questo testo che è una vera e propria colonna dell’immaginario collettivo, non foss’altro per celebri citazioni divenute aforismi e frasi formulari, aveva prodotto i capolavori di Melville e non solo. Scarlett O’Hara, per tutti Rossella, inestricabilmente legata al volto perfetto di Vivien Leigh, attrice di talento eccezionale, è per molti versi la prima grande eroina anticonformista moderna, un personaggio insostituibile per un libro da leggere, per una storia che tutti crediamo di conoscere ma riserva invece numerose sorprese.

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