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“I leader e le loro storie”

62629dccover28024.jpegdi Gabriele Ottaviani

L’elemento dell’empatia è cruciale per comprendere la comunicazione di Clinton e la sua narrazione.

I leader e le loro storie – Narrazione, comunicazione politica e crisi della democrazia, Sofia Ventura, Il Mulino. The great communicator, la convinzione, il monarca, il cancelliere della riunificazione, the new democrat, il fascino e la convinzione, il cancelliere mediatico, l’inossidabile, la speranza, giocare con il fuoco, l’iperpresidente, la kanzlerin venuta dall’est, l’eroe della fiaba: ossia, rispettivamente, Reagan, Thatcher, Mitterrand, Kohl, Clinton, Blair, Schröder, Berlusconi, Obama, Cameron, Sarkozy, Merkel e Renzi. Sofia Ventura, professore associato di scienza politica all’università di Bologna, con lapidaria, avvincente, interessante e accattivante chiarezza divulgativa, presentando tredici casi specifici, indaga, avvalendosi anche degli insegnamenti che si possono trarre delle scienze sociali, della psicologia e delle neuroscienze, la storia, descrivendo al tempo stesso così l’attualità, i meccanismi dello storytelling, le derive cui possono portare il depauperamento e la spettacolarizzazione del discorso politico, ormai più preoccupato di trovare risalto sui social network che non nelle sedi istituzionali, in cui vige comunque un certo rigore disciplinare, le possibilità per invertire la rotta e modificare le conseguenze: da leggere.

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“Il campione e il bandito”

41h3FwcGsVL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Alberga in Pollastro, ancora, lo spirito della Frascheta, ma la vita lo ha condotto a superare i confini. Adesso lo dobbiamo immaginare con il panciotto e il papillon, non più con la zuava del Borgo. Con le ghette di pelle sulle scarpe, non con i sandali sfondati o gli scarponcini sformati. In abiti di sartoria, non in tuta da operaio. (L’anarchia detesta un solo abito: l’uniforme.) Pollastro diventa il bandito numero uno anche in Francia. I proventi dei furti lo trasformano in un gentiluomo che frequenta locali, cocotte e circoli politici. A Monaco si è trovato male. Parigi, invece, fa per lui. In Francia, vuoi per la vicinanza «etnica» con i cugini d’oltralpe, vuoi perché parla la lingua, vuoi perché Parigi ospita una vasta comunità di esuli antifascisti, Sante mette radici. Progetta rapine con le più avanzate tecniche del tempo. Sono anni felici, per la banda. Pollastro conserva qualche rimpianto della vita precedente: la nostalgia per la madre, la sorella e Maria, e il rimorso per quei due ragazzi che sono in carcere al posto suo, Carrega e Leggero. Nonostante i crucci e la vita tormentata, ha tagliato il traguardo della libertà e della ricchezza. Vive come vuole, fa quel che gli piace. Forse per la prima volta, riesce persino a godersi la vita.

Il campione e il bandito – La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro, Marco Ventura, Il saggiatore. È una storia talmente bella, suggestiva, interessante, avvincente, emozionante, ricca di colpi di scena, piena di livelli e di chiavi di lettura e di interpretazione, che induce costantemente alla riflessione in merito a come davvero la vita appaia dispettosa e stralunata: due persone che hanno una condizione di partenza simile imboccano strade diametralmente opposte, eppure si mantiene salda l’amicizia. Ne ha parlato la canzone, il cinema, la televisione: ora, con stile vibrante e travolgente e una dovizia di particolari a dir poco impressionante, ne scrive Marco Ventura. La storia del campione e del bandito, del ciclista e del criminale, di Girardengo e Pollastro: in cui si riverbera il passato di una nazione fatta di radici, usi, costumi, tradizioni, valori, drammi e ingiustizie. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Direct food”

0b58d132b06ee93983b88ddf6c6a22ec_w_h_mw600_mh900_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il mercato è stato per secoli il luogo fisico per lo scambio di prodotti agricoli e agroalimentari. Nel passato era legato principalmente agli eventi e ai tempi che caratterizzavano i processi agricoli e di allevamento. i mercati più importanti erano rappresentati dalle fiere stagionali che si svolgevano nel periodo dei raccolti o al ritorno degli animali dal pascolo o in occasioni di ricorrenze religiose anch’esse spesso legate al mondo dell’agricoltura. in questi mercati vi era una relazione diretta tra agricoltore e consumatore e l’accesso era libero, limitato solamente dalla disponibilità degli spazi per esporre la merce. Nel corso dell’ultimo secolo questi mercati sono stati via via sostituiti da forme diverse che hanno sempre più allontanato il consumatore dall’agricoltore e dai luoghi di produzione.

Flaminia Ventura, Antonio Schiavelli, Pierluigi Milone, Direct Food – Agricoltori e consumatori alla riconquista del mercato, prefazione di Jan Douwe van der Ploeg, Donzelli. Siamo ciò che mangiamo. È un adagio antico, ma sempre valido, una frase formulare che in realtà, per certi versi paradossalmente in questa società sempre più globalizzata, nella quale grazie alla tecnologia si può essere dappertutto in un baleno anche rimanendo comodamente seduti alla propria scrivania di casa, rappresenta bene lo spirito del nostro tempo. Tra produttore e consumatore è infatti in atto con sempre maggiore frequenza un rapporto stretto, di condivisione e coesione sociale, di appartenenza, fondato sull’attenzione alla provenienza dei cibi, al rispetto della natura, delle corrette dinamiche produttive. C’è un interesse crescente in merito a queste tematiche, dovuto a una nuova presa di coscienza, a un recupero di consapevolezza e di comprensione dell’impatto, come un effetto domino, che hanno su larga scala anche i comportamenti individuali cui spesso non si è dato il peso dovuto. E quindi il mercato ritorna al centro, come luogo di scambio, di contatto. Il saggio pubblicato da Donzelli è ampio ed esauriente, e analizza con sguardo attento e accuratezza divulgativa il fenomeno e, partendo da lì, la contemporaneità.

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