Libri

“Inverno”

518xwBpeaUL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In questo senso lo Schiaccianoci è più di un esempio: è soprattutto una delle prime attestazioni di quel nuovo modo di sentire il Natale.

Inverno – Il racconto dell’attesa, Alessandro Vanoli, Il Mulino. Storico, scrittore, esperto in storia mediterranea, Vanoli si cimenta qui con il racconto della morta stagione. Che morta non è affatto. Anzi. È vivissima. È gravida. È il tempo, appunto, dell’attesa, della vita che si prepara a sbocciare di nuovo ciclicamente come è dalla notte dei tempi e come sempre sarà finché esisterà il mondo e fino a quando l’umanità non l’avrà talmente violato dal renderlo del tutto innaturale, quando Proserpina ricomincia a tornare sulla terra per i sei mesi che il marito che l’ha rapita e condotta nell’Ade le concede per poter stare anche con la mamma, la sventurata Cerere che l’ha cercata in lungo e in largo quando si è avveduta del fatto che le era stata portata via senza colpa né peccato per pura e proterva brama di possesso. L’inverno, che per Vivaldi viene descritto in tre momenti in fa minore, ossia l’azione spietata del vento gelido, la pioggia che cade lenta sul terreno ghiacciato e la serena accettazione del rigido clima, nel testo è narrato in tutta la sua potenza espressiva, immaginifica, simbolica. Da leggere.

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Libri

“Nella terra di mezzo”

31ApRDOslRL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Prima del duemila, un solo regista si segnala per la tendenza a rappresentare luoghi e temi poco frequentati della penisola. Si tratta di Carlo Mazzacurati…

Nella terra di mezzo – Cinema e immigrazione in Italia 1990-2010, Giancarla Vanoli, Meltemi. Il popolo italiano è un popolo di migranti. E abita una terra verso la quale, appena è giunto il benessere – o presunto tale – e anche oltre il confine se n’è diffusa la voce (o meglio la fola), pure attraverso i mezzi di comunicazione di massa, per lo più la televisione, specialmente quella commerciale, intrisa di edonismo reaganiancraxiano, molti, in cerca di un futuro migliore, si sono riversati. E la settima arte, anche quando inventa mondi e parla d’un altrove, è specchio del reale, sempre e comunque, perché a un pubblico vivo e vegeto, in carne e ossa, dunque per sua natura contemporaneo, anche se l’aspirazione di ogni cineasta è sempre quella di riuscire a far valicare alla sua opera l’angusto limite del tempo, si rivolge: Giancarla Vanoli mette a confronto tre diverse generazioni di registi, alle prese con l’alterità. E dunque con noi stessi, perché ognuno è straniero a sé medesimo: il saggio è denso, chiaro, interessante.

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