Libri

“Il quinto dominio”

quinto_dominio_fronte_highdi Gabriele Ottaviani

Nella quiete apparente di quel silenzio, il ronzio della stampante si preparò a dare forma all’inchiostro e un senso al foglio bianco. Ambrosi lo attese con un impercettibile stato di ansia. Aveva bisogno di rileggere nella tridimensionalità cartacea il testo inviato da Altedo in cui, ne era sicuro, aveva colto un messaggio nascosto. Quando il movimento meccanico del dispositivo restituì il documento ormai stampato nella vaschetta ogni rumore cesso. Il nastro si riposizionò dov’era inizialmente, pronto a rimettersi al lavoro al prossimo input. La mano di Ambrosi si allungò per prenderlo e subito dopo cancellò il messaggio dal form della pagina riservata. Lo lesse, poi lo rilesse di nuovo, stavolta più lentamente separando bene le parole, come farebbe un software di lettura. Altedo aveva voluto comunicare qualcosa che non poteva dire espressamente, temendo forse che la comunicazione non fosse del tutto protetta. Si rimproverò per non aver stabilito un codice con quell’agente anomalo, perso da qualche parte all’altro capo del mondo. Fece un rapido calcolo sulla differenza di fuso orario. Decise di chiamarlo. Non per chiedere spiegazioni. Qualunque cosa Altedo avesse trovato non gliel’avrebbe certo spiegata al telefono. In ogni caso, era ora che tornasse a casa. La reception dell’albergo rispose e, rapidamente, collegò la camera richiesta da Ambrosi. Uno squillo, due, poi tre. Sei, sette. Riattaccò.

Il quinto dominio, Antonio Valenzi, Imprimatur. Un gran bel libro. Per vari motivi. Prima di tutto è un libro di genere. C’è il thriller, il giallo, lo spionaggio, l’intrigo, e le redini della scrittura sono tenute in maniera salda, solida, sicura. Si vede che alle spalle c’è un lavoro attento, accurato, preciso, intelligente e consapevole. Ma il genere è inevitabilmente trasceso. Si va ben oltre. Senza retorica. Senza prosopopea. Anzi, con ironia. Un libro con un ritmo buono senza essere inutilmente forsennato, semplice, chiaro, leggibile, fluido e fluente. Ma niente affatto banale, o approssimativo. Ci sono molte chiavi di lettura (finalmente l’economia esce dalle pagine infarcite di numeri e di difficile comprensione che stanno di norma al centro dei quotidiani e che nell’immaginario collettivo medio ne sono immediata rappresentazione, e rientra a pieno titolo al centro della vita, in quanto ne governa diversi settori), molti temi, una ricchezza e un’ampiezza di prosa non consuete. Incasellare questo volume in un solo e specifico settore sarebbe un esercizio di tassonomia non solo riduttivo, ma vano, inutile, vacuo, arido, dannoso, insensato. Al tempo stesso la corposità e la densità non lasciano spazio a passaggi a vuoto: e questo è un pregio ulteriore, soprattutto in un periodo in cui sovente, viceversa, capita di leggere libri e vedere film in cui ci sono palesi fasi di stanca, parti che andrebbero tagliate ma che invece, forse per affezione (perché si fa fatica a cancellare una parte del proprio lavoro, a eliminarla, a cestinarla, poiché, come diceva Zola, in un’opera letteraria o in una pièce l’autore non ci mette solo il lavoro manuale, ma la testa, il cuore e tutta la sua vita) restano lì dove sono, e diluiscono la trama. Che d’altro canto Valenzi, giornalista e romanziere, concentra, e assai bene, partendo da uno spunto originale – così come non consueta, hallelujah!, è l’ambientazione – e contemporaneo (l’oro, in tempo di crisi, è sempre più un bene rifugio, e il paesaggio metropolitano ormai è punteggiato di negozi più o meno ambigui, spesso apparsi sulla scena con una velocità tale da indurre, pur senza essere malevoli, al sospetto) che sviluppa con invidiabili tenuta e souplesse: Flavio Altedo è un economista, concentrato per lo più sulla carriera. Non divide la sua sfera sentimentale con nessuna persona, è tornato da poco in Italia dopo anni negli Stati Uniti, e tutto sembra procedere normalmente. Poi un giorno lo accusano di contrabbando… Da non perdere. Così Convenzionali recensiva qualche tempo fa Golden standard, con cui Antonio Valenzi, insegnante, cronista di politica ed economia del cinema e dei media, curatore di un blog sull’Huffington Post e vincitore dei premi intitolati a Domenico Meccoli e a Giuliana Gallo è stato insignito nel duemilasedici del Casa Sanremo Writers. E dopo il riuscitissimo romanzo ambientato nel mondo del traffico internazionale di oro la vena autoriale ha un’ulteriore conferma: l’econometrista Flavio Altedo torna di nuovo alla ribalta per un assai avvincente intrigo, ispirato di nuovo a molta della cronaca degli ultimi anni, tra alta società, politica e malaffare. Viene difatti richiamato come agente fuori quadro dal Dipartimento di Intelligence Economica dei Servizi di Informazione con lo scopo di scoprire cosa realmente si celi dietro la decisione di Lorenzo Borghi, presidente della Italcom, di riportare in Italia – di solito il movimento avviene in direzione ostinata e contraria… – il domicilio fiscale della controllata Trans Ocean Cable, società proprietaria di cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Ma… Da leggere e rileggere.

Standard