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“Uscirò vittoriosa da questa prova”

USCIRò-VITTORIOSA-DA-QUESTA-PROVA-22_04-DEFdi Gabriele Ottaviani

Papà mio carissimo, ho una notizia triste, caro papà. Dopo la zia, tocca a me partire. Ma non fa niente. Io sono su di morale, come tutti qui del resto.

Louise vive a Parigi. Ha ancora diciassette anni nell’agosto del millenovecentoquarantadue. Ha violato il regolamento antiebraico. Non ha la stella gialla sul vestito. È arrestata. Deportata. Prima a Fresnes. Poi a Drancy. Infine ad Auschwitz. Non torna. Muore il diciotto di febbraio del millenovecentoquarantatré. Nel frattempo scrive lettere. A familiari e compagne di scuola. Che commuovono fino alle lacrime. Perché i fiori recisi fanno male al cuore, sono bellezza pura condannata a morte. E perché non c’è traccia di pessimismo. Né di odio. Nadia, sua sorella, ha custodito questi scritti incantevoli e atroci per anni. Nel millenovecentoottantanove la prima pubblicazione. Ora ci pensa nuovamente Castelvecchi, con traduzione di Mirella Caveggia e introduzione di Francesca Sanvitale: il titolo italiano è retorico, ma splendido. Uscirò vittoriosa da questa prova, di Louise Jacobson. Imprescindibile.

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