Libri

“Ungaretti, poeta”

3172235di Gabriele Ottaviani

La striatura ferita d’un morso, dal crepuscolo alla spalla, assale, di poeta in poeta, l’ultimo riverbero d’immagine, che già volta, per perdersi, nella notte.

Ungaretti, poeta, Carlo Ossola, Marsilio. È il cantore della fragilità umana che attraverso la sua produzione poetica, definita semplicemente e talvolta semplicisticamente ermetica, ha raccontato la trincea, la città, i fiumi, la precarietà, l’amicizia, la morte e l’inesauribile tensione della vita a eternarsi e imporsi al di sopra di ogni sventura e delle stesse umane sorti, volontà e rappresentazione dell’essenza. È un classico ancora oggi, anche se al di fuori delle antologie scolastiche il suo nome non ha più la potenza evocativa di un tempo, benché in questo paradossalmente la tecnologia possa essere d’aiuto, dato che non mancano su Internet i filmati in cui si possa vederlo, sentirlo parlare, commentare, discettare, leggere e declamare i suoi immortali versi (anche se certo non si tratta, va detto in tutta onestà, di un oratore alla Pietro Nenni, per intenderci). Non lo si conosce più tanto, dunque: è questo uno dei più importanti fra i numerosi e vari pregi dell’opera di Ossola, che presenta, testimonia e consegna anche, per non dire soprattutto, alle nuove generazioni di lettori, con stile denso, dotto e insieme accattivante, mai ridondante o complicato, il racconto intenso di un’esperienza creativa che si rifà al passato (Racine, Shakespeare, il sempiterno canone di Petrarca…) e al tempo stesso intesse una rete non dell’oro, dalla quale per Quasimodo pendevano ragni ripugnanti, ma di legami, contribuendo alla fondazione di un’Europa come comune patria per la civiltà, dove ogni arte ha diritto di cittadinanza. Interessante.

Standard