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“Un’estate del 1892”

91B88TTBNsL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Contro un cumulo di foglie di granturco si appoggia il nonno…

Un’estate del 1892, Camilla Salvago Raggi, Lindau. Convenzionali ama visceralmente Camilla Salvago Raggi, perché è una grande scrittrice e perché ogni sua parola è un’avventura meravigliosa, una passeggiata in luoghi splendidi: come la dimora nella quale passa ancora oggi sua estate, un ex monastero cistercense risalente ai primi anni del dodicesimo secolo incorniciato dalle case di un piccolo e suggestivo borgo e dai variegati profili degli Appennini. La stessa residenza di campagna in cui si trovò a trascorrere la prima estate da sposata un’altra Camilla, la nonna della scrittrice, appena maritatasi con casate Giuseppe Salvago Raggi, erede di due nobili casate genovesi, futuro senatore del regno d’Italia, diplomatico, che finirà persino a Pechino, assieme alla consorte, nei giorni durissimi della rivolta dei Boxer: quel tempo però è ancora lontano nell’estate del milleottocentonovantadue, che la prima Camilla immortala con una macchina fotografica e che la seconda fa rivivere, oltre che con le immagini, con l’arte immaginifica  caleidoscopica della parola.

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