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“Una casa troppo tranquilla”

51KsDB7C2QL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dal suo ritorno, due settimane fa, è a malapena entrato in quella stanza, non si è ancora seduto in quella sedia. La sedia di Ted. Neanche Ted ci si sedeva tanto, ora Albie capisce perché. È costantemente in piedi a gestire i reparti e il laboratorio in assenza di Ed. Ted aveva sostenuto di aver dato il laboratorio al figlio perché sapeva che Albie era troppo impegnato: poteva, in fin dei conti, essere vero? Si spalanca un dubbio, un baratro oltre il dirupo. Indietreggia.

Una casa troppo tranquilla, Jane Shemilt, Newton Compton, traduzione di Lucilla Rodinò. Beth ha un passato difficile. E per nulla felice. Poi un giorno incontra Albie. E tutto cambia. Migliora. Anche a lui le cose paiono andare tutte per il verso giusto. È un chirurgo. È bravo. È oggetto di una sempre maggiore considerazione. Il suo mentore ne ha profondissima stima. Insomma, la perfezione non sarà di questo mondo, ma l’esistenza di questa coppia sembra sfiorare molto da vicino questo concetto. Ma… Semplicemente angosciante. E magnifico. Come dev’essere un thriller. Ad altissima tensione.

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