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“Un dubbio necessario”

51fou6A7xpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Erano anni che non mi capitava di sentirmi così arrabbiata e al tempo stesso impotente.

Un dubbio necessario, Colin Wilson, Carbonio, traduzione di Nicola Manuppelli. Già dalla copertina, che fa subito venire alla mente Escher e al tempo stesso buona parte del cinema di Hitchcock e non solo suo, si capisce che si finirà in breve tempo per essere catapultati in un vorticoso gioco di specchi, riflessioni, sensazioni, emozioni, turbamenti, una narrazione destabilizzante che travalica ogni genere, ricchissima di livelli, riferimenti, chiavi di lettura, modalità possibili d’interpretazione: Wilson gioca con l’arte, la letteratura, la filosofia, dà vita a un mystery impareggiabile che attanaglia ineluttabilmente l’attenzione del lettore, seduce, conquista e lascia sbigottiti. Può davvero esistere il delitto perfetto?

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