Libri

“Un buon presagio”

untitled.pngdi Gabriele Ottaviani

«Ecco. Era proprio qui.» Indicò da terra al soffitto. Finsi di studiarla da vicino, ma non c’era niente da vedere. L’aveva completamente ripulita, sentivo ancora l’odore della candeggina. «Posso aiutarla» dissi. «C’è una tremenda sensazione di dolore, proprio qui. In tutta la casa, ma in particolare qui. Posso aiutarla.» «La casa scricchiola tutta la notte» disse Susan. «Cioè, è come se gemesse. Non dovrebbe. Tutto l’interno è nuovo. La porta di Miles sbatte a ore strane. E lui… sta peggiorando. È come se fosse in preda a qualcosa. Un’oscurità che si porta dietro. Come la corazza di un insetto. Striscia sempre via. Come uno scarafaggio. Me ne andrei, dalla paura che ho, me ne andrei, ma non possiamo permettercelo. Non adesso. Abbiamo speso un sacco di soldi per questa casa, e quasi altrettanto per ristrutturarla, e… mio marito in ogni caso non lo consentirebbe. Dice che Miles sta solo attraversando una crisi legata alla crescita. E che io sono una sciocca nevrastenica.» «Posso aiutarla» ripetei. «Lasci che le faccia vedere tutto» disse Susan. Percorremmo il corridoio lungo e stretto. La casa era per sua natura buia. Ti allontanavi da una finestra e calava la notte. Susan accendeva le luci man mano che andavamo avanti. «Miles le spegne» disse «e io le riaccendo. Se gli chiedo di lasciarle accese, fa finta di non capire di cosa sto parlando. Ecco il nostro studiolo» aggiunse. Aprì una porta e rivelò una stanza immensa con un caminetto e libri su tutte le pareti. Rimasi a bocca aperta. «È una biblioteca» dissi. Dovevano esserci almeno mille volumi. Libri grossi, notevoli, da persone intelligenti. Com’era possibile tenere mille libri in una sola stanza e chiamarla studiolo? Entrai. Rabbrividii teatralmente. «La sente? Sente la… pesantezza che c’è qui dentro?»

Gillian Flynn, Un buon presagio, Rizzoli, traduzione di Alberto Cristofori. È l’autrice di Gone girl. E già questo basterebbe come garanzia che la penna sia di indubbio talento. Ma questo romanzo in realtà è ancora meglio di quello che ha ispirato il bel film di Fincher con Ben Affleck, Neil Patrick Harris, lontano anni luce dall’incantevole personaggio che lo vide debuttare accanto all’ottima Whoopi Goldberg nel Grande cuore di Clara, diventato un cult plurireplicato anche sul piccolo schermo quasi ai livelli dell’immarcescibile Pretty woman del compianto Garry Marshall, e la diabolica Rosamund Pike, che si beccò pure la candidatura all’Oscar, ma non c’era speranza, quell’anno, contro l’eterna ingiustamente non premiata fino ad allora, ossia Julianne Moore, benché la più brava della cinquina fosse stata senza ombra di dubbio, a meno di essere intellettualmente disonesti, Marion Cotillard. La trama di Un buon presagio? È giovane. È scaltra. È abituata a cavarsela da sola con vari mezzi. È una sedicente sensitiva. Susan va a chiederle aiuto. E lei pensa che sia l’ennesima pollastra da spennare, bionda, bella, ricca e annoiata. Entra nella sua casa, però, e scopre che qualcosa non va sul serio. Ma ancora più inquietante della magione in puro stile vittoriano però c’è Miles. Il figliastro di Susan. Quindici anni, e molti più disturbi mentali. Fa correre molti brividi lungo la schiena, ha un’ottima prosa e un ritmo e una tenuta eccellenti: si legge d’un fiato. Da non perdere.

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