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“Ultimo giro al Guapa”

cover_9788866327554_1607_600di Gabriele Ottaviani

Osservai il calzino grigio, che sembrava pulito, morbido e perfetto, e pensai a quanto avrei voluto essere io la persona che lavava quei calzini, li stendeva ad asciugare e poi li piegava delicatamente e li riponeva in un cassetto. Lo avrei fatto tutti i giorni per assicurarmi che Sufyan avesse una vita comoda. Passai delicatamente la mano sui contorni delle dita, seguendo ogni unghia lungo il percorso. Cominciai a massaggiargli il piede, prima delicatamente e poi con maggior forza. Affondai le dita nella pelle morbida sotto la stoffa. Sufyan sospirò pesantemente e si rilassò, con un braccio abbandonato lungo il fianco. Gli lasciai il piede, gli presi una mano ed esaminai la pelle, dalla tenue sfumatura olivastra. Era morbida, ma le vene sul dorso erano spesse e io le seguii con le dita. Mi sembrava quasi di sentire il pulsare del sangue. Volevo consumare ogni parte di lui, la carne, il sangue e l’anima. Gli baciai delicatamente la vena.

Medio Oriente. Rasa è giovane. È un ragazzo. È gay. Non è dichiarato, non può. Fa l’interprete. È andato in America. Poi è tornato. Non è riuscito a integrarsi. La mamma lo ha abbandonato da bambino. Ora vive con la nonna. Che è abbastanza tirannica. E lo becca, una notte, a letto con Taymour. Il suo amante segreto. Che ovviamente di lì a poco si sposa con una ragazza, non sia mai che ci sia un po’ di coerenza e dignità nella vita. Rasa è in fondo solo il suo giocattolo, purtroppo. Il Guapa, invece, è un locale underground, una specie di Stonewall con decenni di ritardo, in quella realtà difficilissima. Il suo migliore amico, Maj, drag queen proprio lì, viene arrestato in un cinema. E il vento della primavera araba comincia a spirare, ma sembra non sollevare altro che un po’ di polvere. L’anima fragile di Rasa, dunque, va in frantumi. Ultimo giro al Guapa di Saleem Haddad, nato da madre iracheno-tedesca e padre libano-palestinese, cresciuto in Kuwait, Giordania e Cipro, felicemente innamorato del suo Adam e attualmente a Londra, è palpitante ed emozionante. Edito da e/o, è tradotto da Silvia Castoldi.

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