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“Del pericolo di rimanere a letto”

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Trentacinque anni fa ero impegnato a fare prospezioni minerarie…

Del pericolo di rimanere a letto, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Mattioli 1885 continua la meritoria opera di pubblicazione dell’intera produzione letteraria di uno dei giganti della storia dell’arte della parola: in questa collezione di racconti e brevi romanzi, fra i quali non manca persino un’inconsueta, sorprendente e sapidissima – come d’abitudine – incursione nel genere sentimentale, si tratteggiano con cenni coloratissimi la varietà e l’alterità dell’esistenza in tutta la loro straniante ed esilarante pochezza. Per non parlare delle contraddizioni o dei surreali paradossi: per dire, avevate mai pensato al fatto che nessuna polizza copre il rischio di restare fra le coperte?… Geniale.

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“La mia avventura nel West”

Screenshot (13).pngdi Gabriele Ottaviani

A ogni angolo incontravo gente che possedeva da un migliaio a 30000 piedi di giacimenti d’argento non sfruttati…

La mia avventura nel West, Mark Twain, Mattioli 1885, traduzione di Livio Crescenzi. Probabilmente in un dizionario illustrato della lingua italiana alla voce ironia si accompagna l’immagine del suo volto: se non è così, quantomeno si può dire, senza timore di essere smentiti, che l’idea potrebbe a buona ragione dimostrarsi appropriata, in quanto la prosa di Mark Twain, così frizzante da apparire più che contemporanea, mentre in realtà ormai da decenni e decenni su di essa la polvere del tempo, che Mattioli, con azione di recupero sempre meritoria, soffia via d’un fiato, si deposita impietosa, è semplicemente scintillante. E stavolta il geniale scrittore, che nel milleottocentosessantuno si fa più pioniere dei pionieri, è alle prese con l’epica e l’ipocrisia del mito della conquista: imprescindibile.

 

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“Favole erudite per vecchi bambini”

favole-erudite-per-vecchi-bambini-300x270.jpgdi Gabriele Ottaviani

Figlia mia, è giunto il momento che ti sveli il mistero che ha reso ingarbugliata tutta la tua giovane esistenza.

Favole erudite per vecchi bambini, Mark Twain, Mattioli 1885. A cura di Livio Crescenzi. Mark Twain è morto centosette anni fa. Eppure è più vivo che mai. Perché la sua produzione letteraria è sconfinata. Sembra il pozzo di San Patrizio. Aforista, umorista, docente, scrittore. Si trova sempre, nelle sue parole, qualcosa di nuovo, attuale, bellissimo, moderno, brillante, ironico, ribelle, capace di squarciare il velo delle convenzioni e indurre a guardare le cose da un’altra prospettiva, da un punto di vista diverso, meno banale o scontato, più significativo, contemporaneo. Prende in giro sé e gli altri Twain, la protervia del mondo, le ridicole ossessioni, le manie infondate, le storture, la saccenza paludata e ingessata: lasciatemi divertire!, sembra palazzeschianamente gridare felice come un bimbo che si strappa di dosso il vestito della comunione per rincorrere un aquilone. La raccolta di racconti in questione è un crepitio esilarante di storie piene di grazia: da leggere e rileggere.

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“Storia del ragazzino cattivo”

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Buttai giù dal letto quel povero malato e lo portai a casa. Visitò la bambina e disse che non stava affatto morendo. La cosa mi procurò una gioia enorme, ma mandò su tutte le furie mia moglie come se il medico le avesse inferto un’offesa personale.

Storia del ragazzino cattivo, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Per Pirandello l’umorismo era in realtà un riso niente affatto dolce, qualcosa in verità di molto simile a quella derisione che gli eroi dei poemi omerici temevano più di ogni altra cosa, il ludibrio che rischia di mettere alla berlina chi non si rende conto del ridicolo cui si espone per insicurezza, per timore di non essere abbastanza amato, per smisuratezza, per impossibilità e paura di essere felici. Per Twain invece l’umorismo è eversione, ribellione sardonica, ribaltamento delle convenzioni, una vivificante nuotata controcorrente, implacabile condanna dell’ipocrisia: per questo è ancora così attuale, basta vedere la realtà di questi giorni: altro che American beauty… I racconti dissacranti qui raccolti sono una ventata d’aria fresca: imprescindibili, cattivi e orgogliosi di esserlo. Hallelujah!

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“Cannibalismo in treno”

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Certamente non esiste al mondo nessun ambito più nobile, in cui l’uomo si possa misurare, di quello costituito dalle assicurazioni – soprattutto le assicurazioni contro gli infortuni.

Cannibalismo in treno, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Mark Twain è una delle più stentoree e squillanti voci letterarie che si sono messe al servizio del racconto del Bildungsroman di un’intera comunità, ossia quella dei nascenti Stati Uniti e del loro immaginario collettivo, così fortemente radicatosi, via via, con il passare del tempo, da valicare i suoi naturali confini e raggiungere la dignità di allegoria e sintesi di un certo tipo di società. In questa collezione di brevi ma densissimi racconti, in cui la caratterizzazione di ogni dettaglio è come sempre vivissima, e nei quali tutti gli elementi hanno almeno un duplice significato, concreto e astratto, e compongono un mosaico variegatissimo di suggestioni, il pendolo oscilla fra il tema dell’immaginifico e quello del grottesco: entrambi dipingono infatti più che il reale le sue storture, le sue contraddizioni, le sue zone d’ombra nemmeno sfiorate dalla luce,  gli istanti di incoerenza che portano alla soglia della coscienza dell’uomo domande esistenziali e universali per le quali la risposta pare essere il rifugio nella leggerezza, nello smantellamento delle sovrastrutture razionali ma di fatto irragionevoli e nell’ironia, tratto di congiunzione fra destino e autodeterminazione, tenuta sospesa dalle infinite possibilità dell’immaginazione.

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“Come andarono i fatti”

Layout 1di Gabriele Ottaviani

Tra i due fratelli esiste una sintonia così profonda e raffinata che i sentimenti, gli impulsi, le emozioni che prova l’uno sono immediatamente avvertiti anche dall’altro.

Come andarono i fatti, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Giornalismo in Tennessee, La mia prima avventura letteraria, Come l’autore fu ingannato a Newark, Come andarono i fatti a proposito del gran contratto della carne di manzo in scatola, Come andarono i fatti a proposito di George Fisher, deceduto, Il giudice e il racconto della “ragazza focosa”, Com’è che fui licenziato da segretario privato di un senatore, Come andarono i fatti nel processo scienza versus fortuna, L’esatta “localizzazione” del punto dov’è stato ucciso Giulio Cesare (semplicemente geniale, tratteggia un quadro del giornalismo, di Roma e delle umane sorti talmente autentico e contemporaneo nelle sue avvilenti constatazioni da lasciare sbigottiti), La protesta della vedova, Una storia vera, I gemelli siamesi, Com’è che diressi un giornale per agricoltori, Come andarono i fatti a proposito dell’uomo pietrificato, Come andarono i fatti a proposito del mio sanguinoso massacro, A proposito delle chiacchiere di un impresario di pompe funebri, Come andarono i fatti a proposito dello sfortunato giovanotto d’Aurelia, Come andarono i fatti a proposito delle mie recenti dimissioni, Com’è che partecipai all’elezione per governatore. Diciannove racconti. In cui sembra palesarsi in maniera incontrovertibile quella che molto più che una semplice passione pare essere per l’autore che ha eternato la figura di Huckleberry Finn e non solo: una vera e propria ossessione etica, i toni sono quelli. Per Mark Twain i fatti, le vicende, le storie, gli accadimenti sono la base dalla quale non si può prescindere nel momento in cui ci si incammina nella realizzazione di un affresco, come sempre ironico, pungente, brillante, profondo, mai banale delle varie sfaccettature, misere, miserande e miserrime, spesso e volentieri, dell’umanità e degli individui: il vero si fa insieme tavolozza e tela, significante e significato, mezzo, obiettivo e metafora che rappresenta il bene e soprattutto il male per raccontarlo, denunciarlo e offrire la possibilità della catarsi e della rivalsa nei riguardi dell’ipocrisia. Da leggere.

 

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